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Pitagora non abita in Italia

Emergenza matematica: a dibattito con i docenti del dipartimento "Tonelli"

I ragazzi italiani e la matematica non vanno d’accordo. A parlare sono i dati di alcuni recentissimi studi: 500.000 alunni delle scuole superiori hanno un debito in matematica e solo uno su cinque ha le capacità per risolvere un problema difficile.
Quanto basta per far preoccupare il ministro della Pubblica Istruzione Fioroni che, dati alla mano, ha arruolato un team di trenta esperti con il compito di rimarginare l’“emergenza matematica”. Ma cos’ha questa disciplina di tanto difficile? Lo abbiamo chiesto al professor Mario Salvetti, direttore del dipartimento di Matematica “Leonida Tonelli” dell’Università di Pisa, una delle più illustri scuole italiane in materia.

“In realtà la questione non è la difficoltà o meno della matematica – spiega il professore – il problema è, semmai, di tipo culturale. In Italia è radicato il concetto per cui esistono due culture: quella scientifica e quella letteraria. Purtroppo nella coscienza comune essere ignoranti in fatto di numeri è meno grave che esserlo in italiano. Se un alunno delle medie non sa bene le tabelline non lo si boccia. Se sbaglia i verbi, invece, sì”.
Un problema che sottolinea anche Marco Abate, docente di matematica dell’Ateneo : “Nella cultura occidentale la matematica è considerata tradizionalmente più difficile dell’italiano. Questo perché l’Italia ruota attorno alla cultura letteraria dai tempi della Riforma Gentile, su cui ancora funzionano i licei. Capita spesso che quando mi presento come matematico il mio interlocutore metta le mani avanti e dica che di espressioni e via dicendo non ha mai capito niente. Credo che una cosa analoga non sia mai successa a un collega di Lettere: nessuno di fronte a un letterato si affretta a dire che non sa le coniugazioni dei verbi. Questo per spiegare come, nel nostro paese, il non sapere la matematica sia una situazione di cui non ci si vergogna”.

“L’emergenza di cui ha parlato Fioroni – continua Abate – esiste e va affrontata il prima possibile, partendo dalle elementari ed eliminando i due grossi ostacoli che impediscono la diffusione di questa disciplina: il preconcetto per cui è una materia difficile e il luogo comune secondo cui non serve nella vita di tutti i giorni”.
Dare una veste nuova alla scienza dei numeri, trovare un nuovo approccio scientifico per il suo insegnamento: sembra questo uno dei primissimi obiettivi su cui lavorare per avvicinare i ragazzi alla disciplina.

“Il fatto che circa il 50% degli studenti delle superiori abbia un debito in matematica deve far pensare – spiega Salvetti – è un dato che preoccupa per la condizione critica in cui si trovano i meno inclini alla disciplina, ma anche per la situazione che i più bravi potrebbero subire. Il rischio che i professori abbassino il livello e uniformino gli alunni, per portare la classe a una conoscenza di base, è infatti elevato. Sarebbe invece opportuno esaltare le diversità, seguendo metodi di studio personalizzati sulle inclinazioni dei singoli studenti. E, soprattutto, non bisognerebbe trascurare quella fetta di alunni che hanno un rapporto con la matematica senza infamia né lode. E’ necessario stimolare questa fascia con un supporto didattico adeguato e con un insegnamento accattivante che punti a catturare l’immaginazione degli studenti. La parola d’ordine è mettere in luce non solo gli aspetti tecnici ma anche quelli divulgativi”.

Un lavoro, quello della divulgazione agli studenti, su cui l’Università di Pisa è impegnata da tempo con attività in collaborazione con l’Università di Milano e, soprattutto, con “La settimana della matematica” per i ragazzi delle scuole medie superiori.
“Si tratta di un’iniziativa inserita nel Progetto lauree Scientifiche che riscuote sempre molto successo – racconta Abate – in questa occasione si ha la prova che gli studenti, se opportunamente stimolati, possono avvicinarsi alla materia”. Lo confermano i dati relativi alle iscrizioni che, in assoluta controtendenza con quanto avviene nel resto d’Italia, anche quest’anno vedono una crescita rilevante di studenti proprio alla facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali dell’Ateneo.

Del resto, se è vero che a livello di massa gli italiani non brillano per le loro capacità scientifiche, a livello d’eccellenza, invece, l’Italia non ha nulla di cui rimproverarsi. La scuola di matematica di Pisa, in cui vi è sempre stata stretta collaborazione tra docenti dell’Università e quelli della Scuola Normale Superiore, è riconosciuta a livello mondiale. Da qui sono usciti e hanno insegnato grandi talenti dell’analisi, della geometria e dell’algebra, tra cui (solo per citarne alcuni) Ulisse Dini e Federigo Enriques ai primi del ‘900 e, negli anni ’60, Aldo Andreotti, Jacopo Barsotti, Enrico Bombieri, Ennio De Giorgi, Guido Stampacchia, Edoardo Vesentini. Tutti professori di gran parte degli attuali docenti.
“A Pisa – spiega Salvetti – abbiamo i migliori studenti di matematica del Paese, sono ragazzi provenienti da tutta l’Italia che vengono selezionati anche grazie ai test d’ingresso della Scuola Normale. Del resto chi si iscrive nel nostro Ateneo sa che può aspettarsi un livello di preparazione e di impegno ai massimi livelli e, come conseguenza, arrivano studenti per lo più veramente portati”.

La matematica dell’Università di Pisa, divisa in due dipartimenti – il dipartimento di Matematica “L. Tonelli” e il dipartimento di Matematica applicata “U. Dini” diretto dal professor Massimo Pappalardo – è attiva in una varietà e quantità di gruppi di ricerca, afferenti a gruppi nazionali, che indica la vastità e la ricchezza degli interessi.
“La Scuola di dottorato in Matematica – spiega il professor Salvetti – offre annualmente diverse borse di studio e il sistema attrae molti laureati per il suo inserimento nella Scuola Galileo Galilei, che riunisce 5 diversi dottorati della Facoltà di Scienze e che ha un proprio finanziamento come Scuola di eccellenza”.

Per non parlare della ricerca che a Pisa è molto avanzata. “Lo dimostrano – spiega ancora il professore – la qualità scientifica delle pubblicazioni, che avvengono tutte su riviste di livello internazionale, spesso tra le più prestigiose. La selezione del personale che fa ricerca è un punto rilevante per lo sviluppo del dipartimento e alcuni settori importanti in ambito internazionale esistono a livello d’eccellenza solo a Pisa”.

A questo punto, Salvetti punta il dito su un’altra classifica per cui l’Italia è agli ultimi posti a livello europeo: “Oltre ai dati che vedono gli studenti italiani asini in matematica, lo Stato dovrebbe allarmarsi per un dato altrettanto doloroso. Quello che vede l’Italia agli ultimi posti nella classifica per il finanziamento della ricerca. Basti pensare che i soldi complessivi dati dallo Stato per la ricerca sono inferiori al prezzo di un calciatore come Kakà. Una cifra vergognosamente bassa che non permette ai futuri talenti di trovare una sistemazione adeguata alle loro potenzialità”.

Alice Barontini

www.unipi.it (Università di Pisa)

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