Incivili al volante? E’ colpa dell’assicurazione…


Allarme pirateria stradale
Sotto accusa le assicurazioni
 
Il campanello di allarme è scattato: i casi di pirateria stradale sono in continuo aumento da due anni a questa parte, a fronte di una costante diminuzione di morti, feriti e incidenti stradali. L’osservatorio Asaps, l’associazione amici polizia stradale, che monitorizza i reati commessi dai pirati della strada parla di 113 casi dall’inizio dell’anno a oggi, con un incremento dell’82 per cento rispetto ai 62 episodi alla stessa data del 2007. Tradotto in vittime significa che quest’anno abbiamo avuto 41 morti contro i 31 dello stesso periodo dello scorso anno, con un incremento del 32 per cento.
Da qui l’allarme rosso, scattato in tutte le stanze del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti: "Siamo preoccupati per il fenomeno pirateria stradale – dicono al Ministero – e se il decreto sulla sicurezza di Napoli affronta un po’ anche questa situazione, siamo tuttavia pronti a valutare altre misure che si rendessero necessarie. Il punto è che ci troviamo davanti a un problema più vasto di quello che si possa immaginare in quanto in incidenti del genere sembra mancare del tutto un briciolo di coscienza sociale. L’ultimo caso di Roma, con l’automobilista drogato e senza patente parla chiaro".

 

Il problema è effettivamente strutturale, ed è legato al "sistema" trasporti italiano, indissolubilmente legato a sua volta al bonus malus delle assicurazioni: una specie di subdolo incentivo a fuggire dopo un incidente. La paura di un passaggio da una classe di merito all’altra e quindi la certezza di veder lievitare alle stelle il prezzo della propria polizza di assicurazione trasforma spesso gli automobilisti in potenziali pirati, pronti a fuggire dopo un piccolo incidente. E le dichiarazioni che gli stessi pirati rilasciano agli inquirenti sono emblematiche: "Pensavo di aver investito un cinghiale", "credevo di aver urtato un cassonetto", "Ho sentito un rumore, pensavo fosse uno specchietto di un’altra macchina". La cronaca di questi giorni è piena di casi raccapriccianti.
"Siamo arrivati al punto – raccontano alla Polizia Stradale – che anche dopo gravi incidenti gli stessi feriti spostano le macchine per negare la responsabilità…".
La lotta alla pirateria stradale non può insomma ignorare il meccanismo bonus/malus che regola le assicurazioni, anche perché lo spirito stesso del sistema "assicurazione" (qualcun altro paga per i nostri errori di guida) in questo modo viene completamente a cadere.
Non è un caso che nemmeno il fatto che i pirati della strada vengano quasi sempre arrestati serva a qualcosa: nel 2008, nel 76% dei casi il pirata è stato individuato o immediatamente o nei giorni successivi dalle forze dell’ordine. Eppure il fenomeno non accenna a diminuire, anzi.
Ma non basta: in tutto ciò si innesta il problema alcol e droga: nel 44 per cento dei casi il pirata arrestato era ubriaco o drogato. Una percentuale altissima perché sottostimata visto che in moltissimi casi l’ebbrezza non è stata rilevata per il semplice fatto che l’autore è stato individuato a distanza di giorni, quando gli effetti dell’alcol (o della droga) erano ormai scomparsi.
In tutti i casi combattere la pirateria è un imperativo perché questa tipologia di incidente è sono quasi sempre tragico: nel 33,6 per cento di questi incidenti c’è un morto. E quasi sempre (85%) la vittima è un pedone, in quanto è relativamente facile per il veicolo che ha travolto e colpito il pedone (o il ciclista) essere ancora nella possibilità di marciare e quindi di allontanarsi impunemente, specie di notte. Arginare questo "fenomeno pirati" quindi potrebbe portare a risultati straordinari proprio sul delicato tema della riduzione di morti e feriti su cui tutti i governi di mezzo mondo sono impegnati allo spasimo.
(26 maggio 2008)

 
 
—- Insomma, siamo al punto che pur di non chiamare le cose col proprio nome, si cerca di cambiare disperatamente la realtà.
Gli automobilisti scappano dopo che – sotto effetto di alcool e droga – hanno investito qualcuno? E’ colpa dell’assicurazione…
E perché non incolpare l’Agip se quel liquido che è stato versato sull’immigrato clandestino poi ha preso fuoco?
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