La ricerca per un tozzo di pane


Il supertelescopio per mille euro

(da Repubblica online)
di Carlo Venturini
 
PISA. L’Università di Pisa e l’Istituto nazionale di fisica nucleare vanno in orbita per studiare il Big Bang, ossia le origini dell’universo. Sarà lanciato nello spazio l’11 giugno – c’è stato un rinvio di una settimana per ulteriori verifiche sul sistema di lancio – da Cape Canaveral il satellite Glast dove è montato il più grande e tecnologico telescopio mai realizzato. Il suo compito sarà quello di studiare i raggi gamma emanati da buchi neri, supernovae e stelle di neutroni. Il satellite con il suo telescopio di 18 torri, è come fosse una fantascientifica macchina del tempo. «Studieremo le origini dell’universo quando questo era fatto di solo spazio e materia, quando cioè non si erano formate neppure le stelle». A parlare di questa straordinaria missione spaziale della Nasa, è il professor Ronaldo Bellazzini, e lo fa dalla sede dell’Istituto di fisica nucleare alla ex Marzotto di Pisa dove c’è il quartier generale italiano dell’operazione Glast (questo il nome del satellite) e dove si è progettato ed assemblato il cuore tecnologico della missione. «Si tratta del tracciatore al silicio attivo più tecnologico che sia mai stato realizzato – dice Bellazzini – un tracciatore composto da lastre di tungsteno, che ha una superficie di 83 metri quadrati e che vive grazie ad un milione di canali elettronici».

Questo innovativo sistema che azionerà il telescopio ma soprattutto che riuscirà con le sue barre al tungsteno a catturare i raggi gamma, è stato realizzato grazie ai laboratori della Marzotto dove c’è la clean room, una stanza a dir poco a prova di infinitesimale granello di polvere. «Immaginate di mandare questo circuito elettronico grande come un appartamento – spiega Bellazzini – nello spazio dove le temperature oscillano in pochi secondi tra i meno 30 ed i più 50 gradi e dove basta un granello di polvere per mandare tutto in tilt». Ma il vero cuore di questa missione Glast è il team di fisici e ricercatori pisani. «In totale – spiega Bellazzini – tra Università di Pisa con il suo dipartimento di fisica e l’Infn, hanno lavorato al progetto 23 giovani con un’età che va dai 27 ai 32 anni». Alla domanda seguente, e cioè quanto guadagnano queste persone, il prof. Bellazzini risponde con una punta di comprensibile rammarico: «Poco più o poco meno di 1000 euro. E pensare che sono loro l’anima operativa del progetto e proprio questi giovani fisici, neolaureati, dottorandi, ingegneri e ricercatori hanno dovuto risolvere problematiche mai affrontate al mondo».

«Ricordo infatti – continua il docente – che su una delle torri del telescopio abbiamo avuto un problema che appariva irrisolvibile e che avrebbe mandato a monte l’intera operazione. Costituimmo ciò che in gergo viene chiamato un "Tiger Team" composto da 20 ricercatori per metà pisani, per l’altra metà statunitensi. Questo gruppo di persone lavorò giorno e notte per risolvere in tempi rapidi il problema». Il tracciatore realizzato alla Marzotto è stato poi spedito alla Stanford University ed il 5 giugno inizierà la missione di mappatura del cielo per quanto riguarda i raggi gamma. Così come un altro aspetto affascinante dell’impresa è quello di studiare la materia oscura nell’alone della Via Lattea. Quando si parla di ricerca d’eccellenza made in Pisa, la mente corre subito a Galileo Galilei ed Enrico Fermi. Il prof. Bellazzini ci rivela un’altra chicca. «Il satellite nato da un progetto internazionale che coinvolge anche Francia, Germania, Svezia e Giappone, porta l’acronimo di Glast ma è nostra intenzione, se tutto andrà come previsto, di dedicare il nome ad Enrico Fermi». Il satellite Glast orbiterà a un’altezza media di 550 chilometri, impiegando circa 95 minuti per compiere un giro completo intorno alla terra.

Oggi sappiamo che l’universo è sede di numerosi fenomeni di straordinaria bellezza, alcuni dei quali possono originare quantità inimmaginabili di energia. Buchi neri supermassivi, resti di supernovae, stelle di neutroni sono solo alcune delle sorgenti che generano raggi gamma, la forma di radiazione miliardi di volte più energetica della luce visibile. Tutto ciò sarà studiato, esplorato, filmato e fotografato grazie agli scienziati pisani.

 

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