Come eravamo… l’8 settembre


… È ormai certo che Eisenhower annuncerà alla radio in serata la firma dell’armistizio da parte dell’Italia e coglierà di sorpresa governo e militari, impreparati all’evento e chissà perché convinti che l’annuncio sarebbe stato dato il giorno 12. Sicché non hanno fatto nulla di quanto era previsto dagli accordi sottoscritti per fornire i mezzi richiesti dagli Alleati in vista del lancio su Roma di una divisione paracadutisti: e quando, la sera del 7, due ufficiali americani si erano presentati segretamente nella capitale per concordare le comuni iniziative, tutti sono caduti dalle nuvole. Il generale Carboni, comandante della difesa di Roma e delegato a riceverli, era a una festa; il capo di stato maggiore generale Ambrosio proprio quel giorno era a Torino per un trasloco; Badoglio era a letto dalle nove, Roatta cenava in famiglia e per quei due ospiti annunciatissimi era a disposizione soltanto un colonnello che non parlava inglese e un principesco banchetto con cui si sperava di addolcire la loro irritazione. Alla fine arrivò Carboni, andarono tutti da Badoglio e lo svegliarono. Lui scese in vestaglia supplicando che si rimandasse ogni cosa, in quelle condizioni c’era il rischio d’un fallimento, i due americani spedissero per carità ad Eisenhower un telegramma di proroga, almeno per salvare i loro paracadutisti. Sia pur di malavoglia, il telegramma venne spedito e quella fu la prima delle sciagurate mosse del tragico balletto alla ricerca di una salvezza purchessia. Il Consiglio della Corona vede seduti intorno al re il primo ministro Badoglio, il generale Ambrosio, Carboni, De Stefanis (per Roatta) e Puntoni, con i tre ministri militari, De Courten della Marina, Sorice della Guerra e Sandalli dell’Aviazione, più Acquarone e un giovane addetto di Ambrosio, il maggiore Marchesi. Comincia il re, annunciando la firma dell’armistizio e i ministri militari, sbalorditi, esclamano: «Armistizio? Noi veramente non ne sapevamo nulla». Non ne sa niente nessuno, forse fingono, ma ormai è tardi per meraviglie e recriminazioni. Si spera solo che Eisenhower accetti la proroga, tutto dipende da lì: e quando il giovane maggiore Marchesi rientra annunciando che Eisenhower ha respinto ogni richiesta e proprio in quel momento da Radio Algeri sta dando l’annuncio dell’armistizio, perdono tutti la testa. Carboni propone di sconfessare la firma già messa, si dia la colpa a Badoglio dicendo che avrebbe agito all’insaputa del governo. Ambrosio è d’accordo, qualsiasi vergognosa trovata pur di non affrontare la reazione dei tedeschi, ai quali fino al mattino di quello stesso giorno il re aveva assicurato che la guerra continuava come aveva proclamato il 25 luglio (mentendo) il maresciallo Badoglio.
 
(tratto dal sito dell’ANPI ROMA)
 
 
L’8 settembre 1943 l’annuncio dell’armistizio fu dato dagli americani con grave anticipo per permetterne la coincidenza con lo sbarco a Salerno. L’accordo era che l’annuncio sarebbe stato dato dagli alleati in una data segreta, ma ufficiosamente si era fatto capire che doveva essere tra il 13 e il 16 settembre.
Una cosa è certa,  l’8 settembre 1943, gli Americani danno inaspettatamente  l’annuncio dell’armistizio con l’Italia.
Non vi era stato il tempo per organizzare nemmeno un abbozzo di piano che consentisse ai Comandi delle Forze Italiane di far fronte alla prevedibile reazione tedesca.
 
(tratto dal sito strategiaglobale.com)
 
— Interessante. Bisognerà tornarci.
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