Colaninno: “Se i piloti non firmano li prendiamo da Ryanair”


Una premessa.
Non ho una particolare simpatia per le rivendicazioni dei piloti Alitalia, complessivamente lontane dall’esperienza degli altri comuni mortali, pardon dipendenti.
Fatta la premessa, il commentino all’uscita di Colaninno.
Ma chi glielo ha assicurato che i piloti di Ryanair ci vengano a lavorare per una compagnia così?
E poi il piatto forte: Sacconi.
Accidenti, quale finezza di argomentazioni. Quali eccelse vette della scienza del diritto. Ma che dico, Diritto con la "D" maiuscola.
Altro che. E certo.
Io queste vette non riuscirò giammai a scalarle, e quindi mi accontento di ammirarle.
Mhhh. Però, però… Qualche dubbietto viene.
Allora, l’Alitalia è entrata in una procedura di Amministrazione Controllata.
Normalmente le Aziende posso uscirne in due modi: stese o appiattite.
Stese se l’Azienda finisce di stirare le zampette nelle mani del Commissario.
Appiattite se il Commissario è talmente bravo da liberarsi dei fardelli e far ripartire, magari un pò ridimensionata, l’Azienda.
L’Alitalia – a rigore – ne uscirà stesa.
E questo per l’assunzione di "responsabilità" del socio di maggioranza (noi) che decidiamo di accollarci tutti gli oneri e "vendere" a Colaninno quel che gli serve per creare un’altra Società che farà più o meno (meno) lo stesso lavoro.
Ma, e qui sta il dettaglio importante, con l’obbligo di "soluzione di continuità" tra la vecchia e la nuova Alitalia (altrimenti quei rompini dell’UE avrebbero potuto pensare che i 300 Mln di prestito fossero configurabili come aiuto di Stato).
Tutto questo sproloquio per offrire qualche spunto di riflessione.
Se c’è soluzione di continuità tra la vecchia e la nuova Alitalia, come è possibile a Sacconi dichiarare che chi non firma l’accordo con la nuova Società è automaticamente fuori copertura degli scandalosi ammortizzatori sociali riservati ai dipendenti della vecchia Alitalia?
A tutti gli effetti questo varrebbe soltanto se il singolo dipendente venisse posto in mobilità, POI gli venisse proposta una soluzione in un’altra Società, che per ventura si chiamasse CAI, e QUESTO singolo dipendente si rifiutasse, perdendo il diritto al sostegno degli ammortizzatori.
 
Prima di questo, il fatto che una sigla sindacale decida di buttare all’aria il tavolo e tentare il tutto per tutto, è nelle corde di una situazione trascinata per dieci anni nella più totale mancanza di strategia, sulla quale sei mesi prima si è giocato a soffiare come demiurghi idioti e OGGI con cialtroneria si vuol chiudere con l’esercizio di un decisionismo da Osteria.
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