Le lucide acque dello stagno


C’era una volta uno stagno molto profondo e con grandi alberi ombrosi che nelle calde giornate di estate davano frescura all’aria e nelle giornate d’inverno proteggevano dal vento sferzante.
Tante rane decisero di vivere là, con acqua abbondante, la protezione delle piante e tanti amici.
Certo c’era stato l’anno che le rane avevano pensato di cacciare via i lombrichi, ma poi la crisi era passata, e tutto era tornato come prima.
Negli ultimi anni qualcuno aveva notato che lo stagno stava diventando sempre meno profondo, ma era stato tacciato di sentimenti disfattisti e marxisti ed emarginato, se non cacciato via, in esilio.
Finché non accadde l’irreparabile.
Un’estate molto molto calda, lo stagno si ridusse a poco più che una pozzanghera e i grandi alberi ombrosi si impoverirono fino a diventare scheletri nudi.
Allora ci fu un grande movimento di opinione, per allontanare tutte le rane con le chiazze rosse.
Le rane con le chiazze rosse erano quelle venute da ultime nello stagno, e a loro era attribuibile il disastro.
I capirione di questo movimento presero il controllo dello stagno e si rotolovano nel fango, trovandolo molto divertente.
Comunque non vi si videro più chiazze rosse.
Poi fu la volta degli uccelli che venivano a bere nello stagno.
A loro si doveva pensare come responsabili della siccità.
I capibanda di questo grande movimento, trovavano divertente picchiare chi non dava loro ragione.
Anche gli uccelli furono respinti con successo.
Poi ci fu una grande pestilenza, che disseccava le orecchie delle rane, rendendole sorde e vulnerabili ai corvi che gracchiando venivano a fare man bassa.
Di questa fu data la colpa alle rane medico che non avevano contenuto il contagio.
I ras dello stagno trovavano confacente e gustoso organizzare lapidazioni collettive delle rane medico infedeli.
Un brutto giorno dello stagno non rimase più niente, se non un cerchio di fango disseccato.
Le rane morirono o si spostarono in altri stagni.
I lombrichi sopravvissero, anche se con difficoltà.
Gli uccelli volavano già alla larga.
Alcuni anni dopo, una rana studiosa di civiltà antiche scoprì i resti dello stagno.
Le studiò con cura.
Una delle domande che si pose, fu questa:
"perché le rane di questo stagno hanno continuato a defecarvi dentro fino ad interrarlo?".
Pensò ad una specie di rito, una religione forse.
Ma noi sappiamo che di semplice pigrizia e disattenzione si trattava.
 
 
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