La voce sui referenda


Per quanto mi riguarda il brano che segue, pur non esaurendo la questione, basta da solo a giustificare il sì al referendum di Domenica.

QUELLO CHE C’E’ DA SAPERE SUI
REFERENDUM

di Sandro
Brusco
17.06.2009

A pochi giorni dal voto, la cortina di silenzio sui referendum è sempre
fitta. E tra i non molti italiani che sanno della loro esistenza, regna la
confusione sulle conseguenze che potrebbero produrre. Cerchiamo di fare un po’
di chiarezza. Il primo e secondo quesito aboliscono la possibilità di formare
coalizioni per ottenere il premio di maggioranza. Ma un eventuale successo non
cambierebbe di molto le cose rispetto alla legge elettorale attuale. Il terzo
impedisce ai leader di presentarsi in più circoscrizioni. Un meccanismo
indifendibile, ma praticato da tutti i partiti.

A pochi giorni dal voto, molti italiani non sanno nemmeno che domenica e
lunedì prossimi si terranno tre referendum elettorali. Anche
tra quanti sono coscienti della loro esistenza, sembra esserci notevole
confusione sui risultati pratici che avranno. Cerchiamo quindi di fare un po’ di
chiarezza.
I referendum elettorali sono tre. Il primo elimina la possibilità
di formare coalizioni per conseguire il premio di maggioranza a livello
nazionale per la Camera. Il secondo fa lo stesso per i premi di maggioranza
regionali al Senato. Il terzo elimina la possibilità, usata principalmente dai
capi-partito, di candidarsi contemporaneamente in più circoscrizioni. La poca
attenzione finora prestata ai referendum si è incentrata sul primo e sul
secondo. Voglio qui andare controcorrente, iniziando la discussione dal
terzo.

IL REFERENDUM SULLE CANDIDATURE MULTIPLE

L’attuale sistema elettorale prevede liste chiuse, ossia gli
eletti di un partito o coalizione vengono determinati dall’ordine in cui
appaiono in lista. Dato che l’ordine è a sua volta determinato dai dirigenti del
partito, questo fornisce loro un enorme potere. Tale potere
sembrò però insufficiente agli estensori della legge elettorale. Dopotutto, alla
fine, quanti deputati e senatori elegge un partito viene ancora determinato dal
numero di voti ricevuti; anche se tutti hanno una idea approssimativa dei voti
che un partito può prendere, sorprese negative o positive sono possibili. Ne
segue che, almeno occasionalmente, il candidato designato può non essere eletto
o il candidato non particolarmente desiderato può farcela. Come fare per rendere
più ferreo il controllo dei capi-partito sugli eletti?
La risposta è:
candidature in più collegi. Questa possibilità, concessa dalla legge elettorale,
viene normalmente sfruttata dai capi-partito per decidere ex post chi eleggere.
Il succo del meccanismo è il seguente. Supponiamo che il partito X si aspetti di
ottenere due seggi nel collegio 1 e due seggi nel collegio 2. A esser sicuri del
risultato, basta mettere persone gradite ai capi-partito nei primi due posti
della lista nel collegio 1 e nel collegio 2. Ma può accadere che ci siano
sorprese, e in almeno un collegio i seggi siano tre, oppure uno. Si rischia in
tal modo di ottenere l’elezione di qualcuno che non è stato unto dai
capi-partito, o si rischia di far mancare la poltrona a qualcuno cui è stata
promessa.
È qui che entrano in gioco le candidature
multiple
. Sostanzialmente, si mette il capo del partito come capolista
nei due collegi, e dietro un paio di nomi di fedelissimi. Supponiamo ora che nel
collegio 1 il partito ottenga due seggi e nel collegio 2 ne ottenga tre. Senza
candidature multiple c’è il rischio che il terzo seggio del collegio 2 finisca a
qualcuno non designato dai vertici, a cui magari era stato promesso un posto
marginale in lista, come contentino. Ma con le candidature multiple il problema
scompare. Ora dietro al capolista, lo stesso nei due collegi, stanno due
candidati controllati dall’oligarchia in ciascun collegio. Il capo-partito, una
volta visti i risultati, opta per il collegio 2. Finiscono quindi eletti i
numeri due e tre nel collegio 1 (i fidati messi dietro al capolista) e i numeri
uno, due e tre nel collegio 2 (il capolista più i due fidati). Chiaramente, se
invece è il collegio 1 quello che genera la sorpresa dando più seggi del
previsto, il capolista opterà per quello. In sostanza solo enormi sorprese, con
variazioni impreviste degli eletti in molti collegi allo stesso tempo, possono
rovinare i piani dei capi-partito. In tutti gli altri casi una sapiente scelta
ex post del collegio in cui essere eletti consentirà ai capi-partito di
mantenere un ferreo controllo degli eletti.
Il meccanismo è
così indecente e spudorato che è difficile immaginare un qualunque argomento in
sua difesa. Infatti, nessuno lo difende, o almeno io non ho visto un singolo
articolo in sua difesa. Salvo poi non fare assolutamente nulla in Parlamento per
eliminare la possibilità di candidature multiple e utilizzar
puntualmente il meccanismo elezione dopo elezione. Al cittadino esterrefatto non
resta che l’arma referendaria. E forse nemmeno quella, vista la cappa di
silenzio che è stata imposta.

segue su http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001158.html

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