Appunti di vista


Passer, deliciae meae puellae
Passer, deliciae meae puellae,
quicum ludere, quem in sinu tenere,
cui primum digitum dare appetenti
et acris solet incitare morsus,
cum desiderio meo nitenti
karum nescio quid libet iocari
et solaciolum sui doloris,
credo ut tum gravis acquiescat ardor:
tecum ludere sicut ipsa possem
et tristis animi levare curas!
 
Passero, delizia della mia piccola,
con te giocando, tenendoti in seno,
lei ti porge la punta del dito e tu t’avventi
mentre t’istiga il beccuccio a mordicchiarla,
quando lei, splendido mio desiderio,
tenera inventa qualche allegrezza
che la distolga dal suo star male
–  ma credo sia solo voglia.
Con te come lei potessi sciogliere
giocando il groppo amaro che ho nel cuore!
 
Mi è capitata tra le mani questa traduzione con testo a fronte dei Carmina di Catullo. A suo tempo non apprezzai la bellezza di questi versi.
Chi lo sa, forse bisogna diventare cattivi per apprezzare qualcosa di buono.
Comunque la traduzione non mi tornava, per quanto il mio latino fosse poco più che incerto – beh 25 anni fa!!! – e figuriamoci ora.
Può una traduzione rendere una poesia tutta giocata sul filo dell’offesa al buoncostume, una poesiola da ultimo banco?
PUO’, evidentemente.
Molto meglio capirla male in Latino che non capirla affatto causa libera traduzione.
 
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