Divertissement


Per scansare le fatiche e le angosce quotidiane, vi propongo questo esilarante articolo, trovato sul sito del Giornale.
Lo riporto integralmente perché temo che prima o poi qualcuno lo rimuova (magari una volta caduto Mr. B si vorranno cancellare le prove) e tolga la possibilità di apprezzare il delirante filo logico che per il giornalista (Stefano Lorenzetto) tiene insieme studio delle dinamiche sociali e giustificazione del proprio encefalogramma piatto.
 

articolo di giovedì 17 settembre 2009

Un 20% di italiani sempre "contro"
Ma è solo una questione di cervello

di Stefano Lorenzetto

Secondo lo studio del neurologo Renato Cocchi una quota fissa di cittadini dice
comunque no

In Italia esiste una quota di cittadini «contro». Si tratta di una frazione
cospicua: circa il 20% della popolazione dai 15 anni in su. Per loro non ha
alcuna importanza che cosa sia vero o falso, giusto o sbagliato, apprezzabile o
criticabile. Saranno sempre e comunque «contro». A prescindere. Una fortuna
o una disgrazia? Dipende, anche qui, dai punti di vista. Ogni potere ha bisogno
dei suoi cani da guardia, il cui compito, si sa, è principalmente quello di
abbaiare. Talvolta alla luna.
Converrebbe piuttosto prendere atto che i «contro» se ne fregano di quello che
lo Stato fa o non fa, non gl’importa nulla che governi il centrodestra o il
centrosinistra. Inutile inseguirli, inutile lusingarli, inutile tentare di convincerli.
Saranno sempre e comunque «contro». A prescindere. Quindi, per rimanere in
ambito politico, tanto varrebbe depurare il dato complessivo da questo 20%
scarso di elettori che s’accontentano semplicemente di contestare e di segnalare
con prevedibile fissità che loro non saranno comunque d’accordo, mai. Per
nulla e su nulla. Insomma, impossibile per qualsiasi partito dare
rappresentanza alle loro istanze, ammesso che sappiano esprimerne anche una
sola: un attimo dopo voterebbero contro se stessi pur di confermare che loro
sono, appunto, «contro».
Ma perché sono «contro»? Qui viene il bello: per una particolare
predisposizione degli emisferi cerebrali. A questa conclusione non è giunto il
Renato Mannheimer di turno, bensì uno studioso di Reggio Emilia, Renato
Cocchi, 69 anni, specialista in psicologia medica e in neurologia, laureato anche
in sociologia, che nel corso della sua carriera è stato primario negli ospedali
psichiatrici di Racconigi, Vercelli e Pesaro nonché direttore sanitario della casa
di cura Villa Silvia, per malattie nervose e mentali, a Senigallia. Un ricercatore
con oltre 300 pubblicazioni all’attivo su una cinquantina di riviste scientifiche.
Personaggio eclettico, Renato Cocchi, oggi docente di comunicazione nella
pubblicità all’Università di Bologna. E provvisto di notevole senso
dell’umorismo. «Ho sempre avuto una spiccata capacità intuitiva», racconta di
sé, «che credo mi derivi geneticamente da mia nonna materna. Era una
fattucchiera. Curava con discreto successo i “sinistri”, che erano poi le
lussazioni o gli strappi muscolari, come ho imparato in età adulta. Costruiva
una specie di oggetto magico: un pignattino, in cui c’erano acqua e cenere e due

nodi della paglia di grano, che veniva rovesciato su un tegame più largo, senza

che il suo contenuto tracimasse, e lasciato in disparte in casa nostra per alcuni
giorni. Come per incanto, il paziente guariva. Intendiamoci, secondo me
sarebbe guarito lo stesso. Una decina d’anni fa ho scoperto che questo
procedimento è chiamato dagli antropologi il “cervello rovesciato”. Curioso che
io avessi già registrato con la traduzione inglese, reversebrain, uno dei miei siti
internet. Il professor Francesco Zerbi della clinica neurologica dell’Università di
Pavia, responsabile del reparto che frequentavo, mi diceva: “Non capisco. Ci
sono quattro oggetti sul tavolo e li vediamo tutti. Per noi sono soltanto quattro
oggetti separati. Tu invece noti subito un legame fra loro. E alla fine ci
rendiamo conto che hai ragione”».
Nei sondaggi e nelle statistiche il professor Cocchi ha trovato la possibile
spiegazione scientifica del fenomeno dei «contro»: «È una quota di individui
che raggiunge un 20% tra i 15-16 anni e le successive età. Si potrebbe trattare di
un insieme variabile di persone, pur fisso come percentuale, ma diverso per
l’entrata di nuovi soggetti adolescenziali e l’uscita verso la razionalità di soggetti
adulti. Lo sospettava anche il presidente americano Lyndon Johnson, che
soleva ripetere, cito a memoria: “Puoi fare qualsiasi cosa, ma ci sarà sempre chi
non è d’accordo”». (In realtà, il successore di John Kennedy diceva qualcosa di
ancora più sottile: «Se siete in politica e al vostro arrivo in una stanza non
potete annunciare chi è con voi o contro di voi, allora state adottando un
sistema sbagliato di lavoro»).
Nella sua ricerca Cocchi si è mosso in tre direzioni: i voti raccolti dai partiti
apertamente «contro» alle elezioni politiche del 2008 e alle europee del 2009 e
lo share (percentuale di spettatori sintonizzati su una rete televisiva in una
determinata fascia oraria) di due trasmissioni notoriamente «contro»,
Annozero di Michele Santoro e Ballarò di Giovanni Floris, basandosi sui dati
forniti dall’Auditel per i primi cinque mesi del 2009.
Vediamo. Alle politiche i partiti «contro» (Italia dei valori, Sinistra Arcobaleno,
Destra Fiamma tricolore, Partito comunista dei lavoratori, Sinistra critica,
Forza nuova, Lista dei Grilli parlanti, Partito di alternativa comunista)
raggiunsero l’11,39% sull’80,51% (percentuale dei votanti complessivi). Quindi
meno del fatidico 20%. Si deve però ricordare che in questo dato non sono
ricompresi i minorenni «contro» tra i 15 anni e i 18 anni meno un giorno, i
quali in base alla legge sulla maggiore età non hanno accesso alle urne.
Alle europee le forze politiche «contro» hanno totalizzato il 16,30%. Manca,
come per le elezioni precedenti, la quota di quindicenni, sedicenni e
diciassettenni. «Se vogliamo far buon peso, cosa discutibilissima, aggiungiamo
il 2,22% ottenuto da Destra, Mpa, Pensionati-Alleanza di centro e arriviamo al
18,52%, quindi meno del 20% su un campione di 32.748.675 votanti», ragiona
il professor Cocchi.
E veniamo ad Annozero e Ballarò. Ammesso che questi due programmi siano
visti solo da persone «contro», il che è implausibile, in 36 delle 37 puntate
mandate in onda dal 13 gennaio al 26 maggio il limite del 19,99% di share non è
mai stato superato e in circa la metà delle puntate (17, per la precisione) ha
oscillato tra il 15% e il 19,32%. Solo nella «puntata riparatoria» di Annozero del
16 aprile, ordinata dal direttore generale della Rai dopo quella sul terremoto in

Abruzzo giudicata «gravemente lesiva dei sentimenti di pietà per i defunti»,
grazie al formidabile traino mediatico lo share è volato al 20,84%. Per il
professor Cocchi la probabilità che questo risultato sia casuale è pari al 2,70%.
«Potrebbe esserlo», specifica il medico, «solo in un caso su 10.000, come ho
stabilito effettuando un test di significatività statistica. Vale a dire che ci sono
9.999 probabilità su 10.000 che si tratti di una percentuale indicante un vero
rapporto di causa ed effetto».
Sorge però il dubbio che i campioni analizzati dal medico emiliano possano
essere troppo limitati. Mi sono perciò preso la briga di verificare che cosa
accadde alle elezioni politiche di 30 anni fa. Elezioni della Camera del 3 giugno
1979: su 31 liste che si presentarono, circa due terzi erano riconducibili all’area
«contro», con sigle come Partito radicale, Pdup, Nuova sinistra unita, Unità
della sinistra. Misero insieme il 6,46% dei voti. Volendo aggiungere il 5,26%
dell’Msi-Dn di Giorgio Almirante, che era considerato fuori dal cosiddetto
«arco costituzionale», si arriva all’11,72%. Sempre e comunque al di sotto della
soglia «contro» del 20%.
Ma chi sono i «contro» e perché sono «contro»? «Mi occupo di problemi di
dominanza emisferica dal 1994, sia da un punto di vista teorico che clinico.
Ognuno di noi, per ciascuna percezione, sviluppa nel cervello anche
l’engramma opposto. Dicesi engramma l’ipotetica modifica che interviene nel
sistema nervoso centrale in seguito a un’esperienza, modifica che viene
considerata come base dei processi di memorizzazione. Di solito un individuo
che non sia in condizioni di tensione riesce a sopprimere l’engramma opposto a
livello di coscienza, ma non lo elimina: le figure retoriche di opposizione, per
esempio l’antifrasi, l’antitesi e il paradosso, sono possibili solo per la presenza
di questa traccia. Durante la pubertà lo stress neuroendocrino, dovuto
all’ondata di ormoni, produce una sorta d’intossicazione cerebrale, in
particolare nell’emisfero sinistro, che è il più sensibile. Ciò può portare a un
periodo di comportamenti oppositivi, un fenomeno ben noto ai genitori alle
prese con i figli adolescenti».
«In una parte di soggetti», continua il professor Cocchi, «questo
comportamento si stabilizza oltre l’adolescenza. Sono persone che hanno più
facilità a manifestare comportamenti politici “contro” seguendo percorsi che
possono trovare già pronti in frange partitiche estremistiche o in trasmissioni
televisive schierate, come appunto Annozero e Ballarò. Una parte di queste
persone con l’età assume comportamenti più razionali. È un passaggio
cognitivo ben noto alla cultura popolare, che infatti ha coniato il detto “si nasce
incendiari e si muore pompieri”. I profughi verso la razionalità in età adulta
vengono sostituiti dai nuovi ingressi di adolescenti».
Ma una parte dei «contro» non compie però questo passaggio verso il razionale,
o lo fa solo in parte. Sono coloro che chiamiamo bastian contrari, oppositori
programmatici. C’è un corrispettivo specifico in ogni lingua per definirli: in
inglese, «contrary Mary». «Alcuni di essi assumono comportamenti
antisociali», argomenta il professor Cocchi, «senza altra giustificazione che
dimostrare a se stessi il loro essere “contro”. Potrebbe trattarsi di un
meccanismo di compenso neurochimico, dovuto all’adrenalina e al cortisolo,
contro l’eccesso di funzionamento dell’emisfero cerebrale destro. Certuni

trovano un compenso nella politica “contro”, che diventa così una ragione di
vita. Non è detto che siano per forza dei malvagi. E non sono certamente dei
disturbati mentali. Il massimo impegno diventa dimostrare che sono loro a
essere nel giusto, e non la restante maggioranza delle persone. In questo
possono rivelarsi molto fastidiosi».
Ho chiesto al professor Cocchi se vi sia un modo per individuare un «contro».
«Le porrò una domanda. Lei mi risponda immediatamente, senza pensarci
neppure un secondo. Mi dica: qual è il contrario di rosso?». Bianco, ho
ribattuto d’istinto. «Bello. Il bianco è il contrario del nero. È il verde il contrario
del rosso. Ma lei ha una base depressiva e anche un pochino “contro”».
Non sono d’accordo. Anzi, sì.
stefano.lorenzetto@ilgiornale.it

 

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2 Risposte to “Divertissement”

  1. Pietro Says:

    Sono onorato: il Lorenzetto cita "A prescindere" ben due volte in rapida successione…Mi chiedo se il tutto non sia spiegabile, molto più semplicemente e senza scomodare studi cerebrali e biologici (so, per triste esperienza familiare, che la conoscenza del cervello da parte dei cosiddetti scienziati, è inferiore, per scientificità e efficacia terapeutica, alla padella della nonna fattucchiera del Cocchi – e lo sa anche Cocchi, ma non lo dice perchè se ne vergogna).Non sarà che è fisiologico in una comunità che il 20% circa delle persone, statisticamente, non sia daccordo con la maggioranza ? E Cocchi come sa che il 20% è sempre composto dalle stesse persone ?Si, una vera perla di scienza e giornalismo….

  2. Roberto Says:

    Guarda alla fine la cosa più esilarante è che si desume che se non sei d’accordo con Lorenzetto stesso devi avere una qualche aberrazione.E’ un modo carino di dire che chi vota a sinistra deve essere proprio un coglione…

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