Eppur si muove


Che bello!
Esiste ancora qualche traccia di intelligenza.
 
 
Siete proprio tristi, voi comunisti.

Prima di tutto, quelle registrazioni sono false. Se anche non sono false, sono fasulle. Se anche non sono fasulle, sono artefatte. Se anche non sono artefatte, sono pilotate. Se anche non sono pilotate, sono illegali. Se anche non sono illegali, non hanno alcuna rilevanza giuridica. E se anche tu non mi vuoi, tu non mi perderai, so perdonarti le cose che non mi dai, io credo in noi, anche se tu non mi vuoi (cit).

I testi delle registrazioni, pubblicati dai grumi insufflati di criminosità dell’Espresso, hanno però un grande interesse antropologico. Non è tanto importante cosa raccontano, quanto piuttosto come lo raccontano. Da questi aulici dialoghi emerge tutto l’universo berlusconiano.
Le chiameremo le Dieci Tavole del Sultano.

Ne sia fatta una seria esegesi, con un occhio a Francesco Alberoni e un altro a Roberto Cota.

1. Il re della galassia.
Dialogando con Patrizia D’Addario, Berlusconi si preoccupa anzitutto di nutrire il proprio Ego. E’ il padrone di casa tornato dopo le vacanze, che obbliga gli ospiti a guardare le 780 diapositive. E’ il maturo anfitrione che poteva divertirci le serate estive con un semplicissimo mi ricordo (cit). Le feste non mirano tanto all’alcova, quanto alla reiterata celebrazione di sé. L’inno di Forza Italia, i filmini con l’amico Putin, le barzellette raccontate: non è Italia, è stra-Italia. E’ Alberto Sordi che dà vita a un tassinaro più vero del vero. E’ la summa del leader che incarna al meglio il peggio degli italiani. Quello che è sempre più furbo degli altri: che ce l’ha sempre più lungo degli altri.
I regali “li ho disegnati io”, quelli più belli “non li ho fatti io ma l’idea è mia”. Io, io, io. Tutto è oro, perfino il sottosuolo diviene babele archeologica. Patrizia nel paese delle Meraviglie.
Berlusconi diviene poi incontrastato Re della Galassia quando racconta i fantasmagorici successi politici: “Sono il responsabile dell’organismo internazionale che governerà l’economia del mondo… si chiama ora G8, poi sarà G14… E’ un organo che raccoglie i leader dell’80 per cento dell’economia che devono decidere di applicare le leggi dell’economia in un momento complesso di crisi…Io per avventura…io sono l’unico al mondo che ha presieduto due volte nel 1994 e nel 2002, non c’è nessun altro che ha presieduto due volte…Siccome si va a sedici, uno deve stare lì, e si fa un anno ciascuno, ora sono in-su-pe-ra-bi-le…tre volte! ed è un grande risultato per l’Italia”. Lui è unico, insuperabile, lo fa “per avventura” (a differenza di Mogol-Battisti) e la sua gloria – per osmosi – tocca anche la vita degli italiani.
Notevole la risposta della D’Addario, che dopo una tale profusione d’Ego, al cui confronto Morgan è Seppi, riassume il suo interesse così: “Eeeeeeeeeeeehhh”. E non si capisce se sia sbadiglio o catatonia passeggera.

2. L’afasia di Willie Wonka.
I dialoghi hanno un che di lobotomizzato. Spesso i due parlano ma non si capiscono. C’è una incomunicabilità di fondo, forse una citazione dai film di Bergman o solo la prova che a Berlusconi i testi glieli scrive Renzo Bossi.
Tre esempi.

Esempio 1, altresì noto come Apologo dell’Italia agli italiani. Berlusconi parte con una filippica (non chiarissima) sulla Finlandia che di artistico non ha niente, mentre “noi (italiani) qui abbiamo… 40mila parchi storici con tutti i tesori dentro, 3500 chiese, 2500 siti archeologici, pari al 52% di tutte le opere d’arte catalogate al mondo e al 70 % di tutte le opere d’arte catalogate in Europa”.
Non è solo lui che è eccezionale: lo è anche il suo paese. Il più bello del reame nel più bello dei reami. Col solito surplus d’enfasi, Berlusconi conclude: “Questa è l’Italia”. La D’Addario, che come abbiamo visto non è bravissima a tenere alta la concentrazione quando il cliente (ooops) si imbroda, non sa che dire e butta là: “E perché non vengono più?”. Che non c’entra niente (chi non viene più? I finlandesi? I polacchi che non morirono subito? I visigoti? Boh).

Esempio 2, altresì noto come Sindrome del Baglioni ingrifato. La mattina dopo aver passato la notte insieme (casualmente la stessa notte in cui è stato eletto Obama, ma in fondo chi se ne frega di Obama), Berlusconi chiama la D’Addario. Lui: “Come stai questa mattina?”. Lei: “Come stai?”. Se lo chiedono cento volte: e tu come stai, tu come stai, tu come stai, come ti trovi, chi viene a prenderti, chi ti apre lo sportello (cit). Cose così. Passano due minuti, stanno parlando di tutt’altro, e poi lui ancora: “Va bene senti, tutto bene?”. E lei: “Sì tutto bene”. E via così. Sono dialoghi loop, ritualizzati, scanditi da fasi afasiche e cortocircuiti comunicativi (ignoro il significato di ciò che ho appena scritto, ma è voluto, fa molto radical chic).

Esempio 3, altresì noto come Miracolo dei Gelati. Berlusconi si incarta nel celebrare i migliori gelati del mondo (che ovviamente sono di sua proprietà): “Questo è l’ingresso della gelateria questa qua è la gelateria guarda che meraviglia questa è la gelateria con tutti i posti per i gelati”. Rileggete: non vuol dire niente, sembra un intervento di Amicone. Lei però, gentile, risponde: “Ah, è il mio posto ideale …”. E Berlusconi, ancora in loop: “Qua c’è… qua c’è la fabbrica dei gelati …”. Attenzione: non è un semplice reparto gelati, è la fabbrica dei gelati. La fabbrica. Qui non è più Berlusconi: è Willie Wonka. E gli umpa lumpa sono capitanati da Brunetta.

3. I cigni Co.Co.Co.
Berlusconi, sempre Re della Galassia, mostra il parco dei cigni. Che però non ci sono. La D’Addario (che sa essere sagace) lo nota. E lui: “Sì, ma poi li tiriamo fuori perché vogliamo avere l’acqua pulita per fare il bagno…”. Cioè sono cigni co.co.co, con contratto a tempo determinato (pure loro). Domanda: quando non li tengono in acqua, dove li nascondono? Li parcheggiano nel duodeno di Borghezio? Li prestano come claque a Capezzone? Li usano come cavie per gli esperimenti genetici di Elisabetta Gardini? Non si sa.

4. Balena.
Berlusconi cammina sul parco. A un certo punto dice: “Questa è una balena fossilizzata”. Grande sdegno tra archeologi e animalisti. Non ve n’è motivo. Stava solo indicando la cuccia di Calderoli.

5. Meteoriti.
Berlusconi colleziona meteoriti. “Questi qua sono i meteoriti. Questi son quelli che mi ha regalato… visti questi qua io sono andato in India” (sintassi post-atomica). I meteoriti. Lui li colleziona. Ecco: come si fa a collezionare meteoriti? Ti fai sparare in cielo dentro lo Sputnik e rubi nel salvadanaio del Dottor Spock? Telefoni a Marlon Brando e ti fai dare di contrabbando qualche pezzo del pianeta Krypton? Fai merenda con Tom Hanks a bordo dell’Apollo 13? Mah.

6. Tombe fenicie.
Nell’universo berlusconiano c’è una dialettica continua tra terreno e ultraterreno, al di qua e aldilà (questa l’ho scritta per farvi notare come io sappia che “aldilà”, se allude al regno dei trapassati, si scrive tutto attaccato – altrimenti no). Nemmeno la tomba può essere normale, dacché (?) il tratto comune è l’Eccezionalità. Berlusconi non intende limitare al presente il proprio Dominio. Il suo è il regno dei cieli: da qui l’insistenza su mausolei mirabolanti – con la luce sempre accesa, perché lui odia il buio – e pure le tombe fenicie. Che sono tutte prenotate, però. Gasparri c’è rimasto male e, come giaciglio ultimo, si è accontentato di un monolocale sfitto a Scampia.

7. Lettone.
Se n’è parlato tanto. “Aspettami lì”, dice Berlusconi, “nel lettone, sì quello di Putin”. E’ il momento più tenero dei dialoghi. Da una parte c’è l’uomo pubblico, potentissimo, che sottolinea come perfino il letto ce l’abbia lungo. Dall’altra c’è l’uomo privato, che con retaggio infantile allude al luogo del riposo come si faceva da bambini. Il lettone: della mamma, dei genitori. Un letto al tempo stesso maschio e bambino. Corpo e anima. Peccato e santità. Che dolce.

8. La rivoluzione di Onan.
Sono i consigli erotici di Berlusconi. Al Premier non passa minimamente per la testa che Patrizia D’Addario, in quanto escort, sappia benissimo che tra i suoi compiti ci sia anche quello di magnificare le virtù sessuali del cliente (oops). A sentire la D’Addario, sembra che fino a quel giorno abbia fornicato (?) solo con eunuchi e sfigati. Invece con Berlusconi tutto è diverso, migliore, indimenticabile: lei ha sentito male (uh), lei ha perso la voce (”eppure non abbiamo gridato”), lei non faceva sesso così da mesi. E’ l’Apoteosi di Casanova: Berlusconi è Goldrake, si trasforma in un razzo missile con circuiti di mille valvole.
“Un giovane sarebbe già arrivato in un secondo”, rincara lei, denotando la stessa fiducia sulle nuove generazioni che aveva Erode. Patrizia è sincera o sta “lavorando”? Berlusconi non ha dubbi: non può averne. Lui è il Re della galassia. Sa che nessuno è come lui. Nemmeno nell’antica arte del dadaumpa. Ed è per questo che, dall’alto della sua virilità, dispensa consigli. Prima allude cripticamente a un “guaio di famiglia” per spiegare la difficoltà a raggiungere l’orgasmo, lasciando intendere che anche qui dipende tutto dall’essere o meno Unti dal Signore. Poi, di fronte alle lagnanze della D’Addario, sintetizza così il suo scibile amatorio: “Mi posso permettere? (variante privata del “Mi consenta” pubblico). Tu devi fare sesso da sola… Devi toccarti con una certa frequenza”.
Toccarsi con una certa frequenza: è la rivoluzione democratica di Onan. Prima di Berlusconi, se ti toccavi parecchio diventavi cieco. Oggi, come minimo, diventi ministro. Daje.

9. Non sono un Santo.
Eccolo, il talento di Berlusconi. La battuta autoassolutoria, il declinare i propri difetti a simpatiche manchevolezze. “Non sono un Santo”: in un colpo solo ha cancellato mesi di bugie, pettegolezzi, sconcezze. Nulla esiste più, la bomba è disinnescata. C’è pure l’autoironia di fondo: l’Unto del Signore che, per un attimo, nega la sua essenza divina.

“Non sono un Santo”. E l’italiano medio ride, ci si rivede, pensa che “anche lui è come me”. Anche lui pensa che la famiglia sia sacra, sì, ma poi si sa che l’uomo è cacciatore e la donna preda (quindi non ci rompete le palle coi vostri moralismi). Giuseppe D’Avanzo e Repubblica possono scrivere quel che vogliono: cucù lo scandalo non c’è più. E’ tutto finito. La Chiesa non si schiera e la Fenice Berlusconi è nuovamente risorta dalle ceneri.

L’unico errore è stato affidarsi per settimane alla strategia di Mavalà Ghedini. Avesse detto subito “Non sono un santo”, la cosa sarebbe finita lì. Invece si è a lungo ostinato a negare l’evidenza, lasciando che Ghedini parlasse (perfino) di “utilizzatori finali”. Che poi, su: Ghedini che parla di sesso è come la Gegia che dà lezioni di striptease, coi bigodini e le infradito. Inaccettabile.

10. Scugnizzi e zoccole.
Berlusconi ama l’abbinamento musicale associativo. Niente metafore, niente astrattismi. Molto meglio la sottolineatura didascalica. Mentre è con la D’Addario, la musica che risuona è quella di Zoccole (e anche qui c’è da applaudire Berlusconi: avere una piena evoluzione mascolina ascoltando Sal Da Vinci non è facile per nessuno). Per Berlusconi, la musica deve amplificare l’azione corporea. Se Berlusconi fa sesso, ascolta Zoccole (secoli di battaglie femministe ammazzate in un colpo solo). Se va a cavallo, ascolta Samarcanda. Se parla con un amico, ascolta Venditti. Se va in missione all’estero, ascolta Wagner (e invade la Polonia).

E ora scusate, vado ad aprire un conto alla Banca Rasini. Ci sentiamo tra due settimane. Che Matteo Salvini sia con voi.

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