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2200 informatici di Telecom Italia S.p.A. trasferiti in SSC
S.r.l. rispondono alla lettera dell’A.D. Franco Bernabè del 3 marzo 2010

“Telecom Italia è un patrimonio che appartiene a tutti noi e
dobbiamo fare tutto ciò che è nelle nostre facoltà per continuare a
salvaguardarne le competenze e per garantirle un futuro prospero”…

 

Egr. Dott. Franco Bernabè,

come lavoratori e lavoratrici dell’IT di Telecom Italia
S.p.A. ci rivolgiamo a Lei con questa lettera aperta per esternarLe
l’incredulità, i dubbi ed i timori sul futuro che attende noi, le nostre
famiglie e la stessa Telecom Italia S.p.A.Telecom Italia, colosso mondiale
delle telecomunicazioni fino ad una decina di anni fa, oggi rischia di
implodere nel silenzio dei media attraverso un piano di dismissioni e di
frazionamento di settori aziendali che dal 2001 ha dato luogo ad una lunga
catena di cessioni dirami d’azienda.

Prendendo spunto dalle note vicende giudiziarie che hanno
coinvolto Telecom Sparkle – e verso le quali nessuno di noi ha la benché minima
responsabilità – Lei il 3 marzo 2010 ha inviato a tutti i dipendenti
un’apprezzabile lettera in cui ribadiva concetti che condividia-mo in toto,
quali la priorità della tutela degli azionisti e la costruzione della fiducia
dei clienti, attraverso il lavoro serio e responsabile dei dipendenti, nel
rispetto dei valori etici del Gruppo.

Purtroppo i fatti hanno tradito le intenzioni, poiché già il
4 marzo, ossia il giorno dopo, TI comunicava la decisione di cedere il ramo d’azienda
rappresentato dalla Funzione IT Operations a Shared Service Center S.r.l.
(SSC), sua controllata al 100%. Il mandato assegna-to a SSC è di avviare tutte
le iniziative di razionalizzazione dei propri costi industriali, compreso
l’efficientamento dell’organico in forza,al fine di conseguire i livelli di
competitività necessari.

Annichilire professionalità, esperienze vissute su progetti
importanti e relazioni umane, cresciute nella condivisione di obiettivi azien-dali
comuni, dentro aride espressioni come “efficientamento dell’organico”, suscita
in noi  un sentimento di rigetto, reso ancor più amaro dalla
consapevolezza di non essere la causa delle difficoltà aziendali.

Le origini vanno a nostro avviso ricercate nelle decisioni
sbagliate prese da chi, nel corso dell’ultimo decennio, si è avvicendato alla
guida di TI o che comunque in essa ha rivestito importanti incarichi.

Le prove a supporto della nostra tesi potrebbero essere
innumerevoli, ma ci limitiamo a ricordare che:

1) TI ha subito negli ultimi anni Offerte Pubbliche di Acquisto
a debito che hanno precluso investimenti e quindi la crescita;

2) TI paga circa 400 milioni di euro l’anno per l’affitto di
immobili che prima erano di sua proprietà e poi sono passati  – sotto la
pre-cedente presidenza  – a Pirelli Real Estate (L’Espresso n.10
dell’11/03/2010);

3) Il CDA TI approva congrui aumenti di stipendio per il Top
Management (ANSA del 13/04/2010);

4) TI è costretta, a causa della vicenda Sparkle, ad
accantonare nei bilanci un fondo rischi da 507 milioni di euro con conseguenti impatti
economici.

Aspetti contraddittori si ravvisano pure nella
predisposizione dei piani di riorganizzazione e riassetto aziendale, talvolta
incoerenti tra loro, susseguitisi nel tempo.

Le vicende di IT Operations ne sono un tipico esempio: nel
2003 le S.p.A. del gruppo che realizzavano software, gestivano i Data Center e
l’Esercizio dei sistemi – Sodalia, Telesoft, Saritel, Netsiel – vennero
inglobate in IT Telecom S.p.A. per realizzare le sinergie, le razionalizzazioni
e le ottimizzazioni che un unico polo informatico poteva garantire in attività
“core” per l’azienda.

Nel 2005 tale comparto era ritenuto talmente vitale che la
stessa IT Telecom  veniva incorporata in TI.

Oggi, invece, si fanno confluire le circa 2200 persone con
alte professionalità e qualifiche tecniche di quella funzione in una S.r.l che nel
2009 ha avuto € 3.541.504,00 di perdita d’esercizio, che ha ricavi totali in
declino dal 2007 e che ha in TI, di fatto, l’unica committente. Le nostre
perplessità in merito sono molte: quale autosufficienza può avere SSC se la
produzione e l’implementazione del software vengono separate dalla
progettazione che rimane in TI? Quale consistenza economico/finanziaria può
avere una società in cui non confluiscono neanche gli asset, i server e le
licenze che continueranno, invece, a costituire valore per TI? Quali spazi di
autonomia restano all’AD di SSC se nel CdA di quest’ultima si trovano alti
dirigenti di TI? Cosa succederà se il trend economico di SSC, che ora occupa
598 persone, dovesse protrarsi nell’immediato futuro: TI ne ripianerà il
deficit?Come Lei saprà, nei mesi passati  SSC è stata sul punto di essere
ceduta; adesso se ne incrementa di quasi quattro volte il personale (salvo poi
“efficientarlo”): una logica industriale più congruente non poteva essere
quella di incorporare SSC in TI? Ma forse la domanda più pertinente è un’altra:
TI ha davvero intenzione di investire sull’IT? I segnali, in proposito, non
sono rassicuranti. I numeri resi pubblici nel corso della presentazione del
piano industriale 2010/12 dai protagonisti del settore rimarcano l’intento
della semplificazione infrastrutturale per l’abbattimento dei costi – da 800
sistemi a 180, da 12000 server a 2000, da 8 data center a 3 – ma non ci dicono
nulla sulle reali intenzioni di innovazione.

Le porgiamo i nostri saluti Dottore, con la speranza che si
possa fare chiarezza e superare insieme questo momento di difficoltà: siamo convinti
che le ragioni fin qui espresse possano portare a rivedere le decisioni prese
sotto un orizzonte più ampio dove, oltre agli interessi economici di parte, sia
tenuta nella giusta considerazione la dignità di noi dipendenti.  Siamo
fieri di lavorare in Telecom Italia S.p.A. e sappia fin da ora che saremo
sempre attenti e determinati nella difesa dei nostri Diritti, del nostro Lavoro
e della nostra Azienda, perché, come Lei ha ricordato.

 

I lavoratori e le lavoratrici dell’IT di Telecom Italia
S.p.A

Telecom Dead Men Walking

 

Un sincero ringraziamento va alle tantissime lavoratrici e
ai tantissimi lavoratori, colleghi non IT, consulenti esterni, amiche e amici
che con il loro sostegno e la loro tangibile solidarietà hanno contribuito a
rendere possibile questa iniziativa.

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