Mandelbrot


Mandelbrot non è più su questa terra.

Ho conosciuto Mandelbrot e il suo insieme (con altri compagni come Julia), quando ero un ragazzo appassionato di computer. Dei tempi in cui una manciata di MIPS sembravano vette computazionali irraggiungibili. E dei tempi in cui era uso considerare il raytracing e i frattali limiti invalicabili. Hic sunt leones.

La prima volta che vidi un frattale calcolato in un tempo “umano” (qualche minuto), ebbi l’impressione che qualcosa si stesse rompendo.  Capii completamente quando vidi il primo frattale in tempo reale. Male male malissimo. Stavo diventando vecchio. Tanto da rendermi conto che tra la cosa in sé e l’esperienza lunga faticosa per giungere alla cosa in sé, è quest’ultima a darmi le sensazioni più belle.

Ecco cosa direi a mio figlio, che le occasioni più belle per riflettere e partecipare alla fatica per arrivare ad un risultato, mi sono state date dalle cose più lente a comporsi, e che il risultato è in sé insufficiente a farti sentire parte di una cosa grande.

Un pò come la vita. Grazie Mandelbrot.

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