Economia, cultura e padroni


L’intervista di Marchionne da Fazio ha provocato un vespaio. Era quello l’effetto desiderato, penso. Tutti a dissertare su quello che Marchionne vorrebbe fare (ma non fa), potrebbe fare (ma continua a non fare). E se Marchionne, diversamente da quello che i politici nostrani si aspetterebbero, stesse parlando apertamente di una questione, proprio perché gli sta a cuore? Oddio, i padroni sono padroni, ma alla fine Marchionne è padrone di che? A me sembra un dipendente di FIAT come altri, che guadagna magari 100 volte un dipendente medio, ma ha anche responsabilità 100 volte superiori. E che un domani che non dovesse portare risultati, se ne andrebbe via con il portafogli gonfio, quanto il sedere.

E sarà anche vero che l’atteggiamento di FIAT (e quindi di Marchionne) contiene degli elementi sbagliati. Ma la soluzione è davvero quella di rifiutare il discorso che ne fa l’AD di Fiat e ritirarsi sul Monte Sacro dei diritti violati? Perché il problema è che se da una parte c’è lo Zoo (!), dall’altra parte c’è chi pensa che nello Zoo scimmie e leoni, zebre e elefanti, pari sono. E come dargli torto?

Se camminando per una strada di Roma è non solo possibile, ma accettabile trovare un numero di merde di cane spiaccicate che varia statisticamente tra le 3 e le 5 per metro quadro, vuol dire che un complesso di istituzioni, cittadini, utilizzatori finali di cani, ritengono “normale” lasciar fare i propri bisogni in mezzo al passaggio dei pedoni.

E la stessa cosa accade con i diritti. Se il diritto può trasformarsi in privilegio per un complesso (di  nuovo) di istituzioni, lavoratori, sindacalisti, allora quel diritto si annacqua, fino alla spallata finale di un Marchionne che viene dalla Luna (in questo caso dal Canada) e dice: “ma a voi sembra normale uno schifo così?”. E la risposta, sdegnata, è “certo, è un diritto! Guadagnato con il sangue e la volontà dei lavoratori che ci hanno preceduto”. Perché a quel punto, un pò di sana retorica ci sta sempre bene.

Quindi, si potrà evitare anche questa volta il messaggio di Marchionne e continuare come niente fosse, non è escluso. Ma si continua a perdere, perdere, perdere. E un cambiamento sarebbe già il riconoscere quanto si sia perso non di soldi, ma di cultura del diritto, del dovere, e di rispetto sia proprio sia delle istituzioni che – a volte – si ha addirittura la ventura di rappresentare. Ma – adesso – nello Zoo, ci fosse almeno una scimmia o una zebra o anche al limite uno gnu, che si fermi a ricordare agli italiani: noi siamo schifosi ma solo perché cerchiamo di esservi simili.

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