Non è Farina del suo sacco


In questi giorni una polemica quasi seria – finalmente – agita il mondo dell’informazione. Un attacco al cuore del diritto di opinione.

Un giudice geloso che querela un giornale (e quindi il suo direttore) per un articolo dal contenuto discutibile. Ma comunque – si dice – un’opinione legittima e tanto vale.

So che il discorso è scivoloso, e facilmente per intendere una cosa, ne discendono venti conseguenze non volute.

Ma ci sarà un limite valicato il quale la possibilità di esprimere un’opinione, si tramuti nell’odioso esercizio del proprio potere in ragione di un principio che sotto sé tutto sbriciola?

Il caso è quello di un articolo http://www.liberoquotidiano.it/news/italia/1085698/Ecco-l-articolo-di-Dreyfus–che-ha-fatto-condannare-Sallusti.html scritto da Farina e per il quale Sallusti si è trovato indagato.

E’ l’ennesima occasione data al potere politico di mettere sotto il tallone (quando mai fosse necessario) la classe giornalistica tutta, o è l’eccezione che conferma una buona – tutto sommato – regola?

Il fatto è che se si legge l’articolo in questione, questo risulta urlato dalla prima riga, con uno stile che a me non piace, ma che non posso non riconoscere coerente ed anche interessante nel suo genere (quale? la corsa in biga alettata giornalistica).

Ma arrivato al passo incriminato anche lo stesso Farina rallenta un pò, scrive quel che gli preme di scrivere, ma essendo pure consapevole che la sta sparando un pò TROPPO grossa.

No, perché per spararle grosse, quella è l’abitudine, il modo di vivere, il respiro dell’uomo.

Ma il giornalista, forse non sa che le parole possono essere taglienti come spade, anzi sono davvero spade, con tanto di filo tagliente?

Parlare di pena di morte per giudici e medici (salvando per pietà i genitori) non è che sia equivocato per forza, ma sarebbe davvero imperdonabile che un giornalista usasse giocare con queste parole ignorando che le cose che si scrivono hanno una vita propria, che spesso travalica non solo l’intenzione ma a volte anche il semplice concetto espresso. E qui l’intenzione magari no, ma il concetto c’era tutto.

Non è questo un’atto da sanzionare?

Per me sì.

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