Trovare di cercare


Non so con precisione perché io continui a leggere.

Non so cosa io cerchi nei libri. E il fatto di non trovarlo mi induce a continuare.

E’ aprire una porta, e sbirciare dietro un mondo che esiste solo in quelle pagine in quel modo, e solo nell’unico modo in cui lo si coglie.

Ognuno il suo. E’ come una torre di Babele, al contrario. Ognuno coglie quello che si infila come una perla nel filo del proprio discorso.

E se le parole sono le stesse, non conta.

L’apparenza, sì, la storia appare a tutti la stessa. Ma la sensazione, il gusto, l’esperienza che ne deriva nella propria vita è per ognuno diversa.

E anche per raccontare la storia espressa si usano magari le stesse parole, ma per ognuno hanno un significato diverso e un diverso rimando ad episodi che solo nel nostro cervello esistono.

Così ogni libro è diverso anche se è uguale, così come ogni poesia.

Alcune porte non riuscii ad aprirle ad un’età, ché mi rifiutarono. Poi tornai a sbirciare, e vi scoprii tesori che non avrei sospettato.

Ma ero cresciuto, ero già diverso, e ancora diverso sono diventato poi.

La ricerca, che si anima del libro come del respiro, e del dubbio come della fiamma, quella è il vero fine ultimo.

cieco

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