Le mani sul turismo


Tratto da “Lavoce.info”

http://www.lavoce.info/mani-sul-turismo/

 

Al recente Festival dell’Economia di Trento, il premio Nobel Michael Spence ha messo in evidenza i problemi di crescita dei paesi europei sia negli ultimi decenni, sia in prospettiva e ha indicato nel settore dei servizi, non in quello manifatturiero, il fattore trainante su cui puntare. Un’indicazione interessante per l’Italia, che gode di un vantaggio comparato  nel campo turistico grazie a un patrimonio senza rivali in termini di bellezze naturali e  tesori artistici. Il tutto condito da clima favorevole e, perché no?, una gastronomia sempre più apprezzata.

 

Eppure, come ha messo in evidenza da ultimo un’importante ricerca della Banca d’Italia (1), nel campo del turismo il nostro paese sta perdendo continuamente terreno. Dal 2001 al 2011, gli introiti per i viaggi dall’estero sono cresciuti solamente dello 0,6 per cento a prezzi correnti; a prezzi costanti sono calati dell’1,5 per cento.
Le cause sono molte ed è sempre il Festival di Trento a fornirci un’indicazione. Nella nuova sezione “Cineconomia” che ho avuto il piacere di curare è stato proposto un grande film dell’epoca d’oro del cinema italiano – “Le mani sulla città” di Francesco Rosi – che denunciava con grande preveggenza l’infiltrazione della corruzione nel tumultuoso sviluppo edilizio di quegli anni. E ci spingeva a riflettere fra due scelte possibili: tentare di convivere con i corruttori rampanti, che comunque garantivano occupazione e nuove costruzioni, oppure combatterli frontalmente.
La prima scelta appariva come frutto del cinismo e del realismo che non mancano mai in politica ed è impersonata nel film dal capo di un partito di centro (De Angelis) che contrasta sì la destra affarista, ma la mette semplicemente al proprio servizio, illudendosi di poterla usare “a fin di bene”, quando al massimo valeva il contrario. Più o meno in quei tempi, Enrico Mattei, grande industriale e altrettanto grande corruttore, diceva di poter usare i politici “come i taxi”.
Una scena fondamentale del film è l’incontro fra De Angelis e il membro della commissione d’inchiesta sugli abusi edilizi, il dr. Balsamo, primario d’ospedale e consigliere di un grande partito di centro. Questi è turbato dai risultati dell’inchiesta e intende ritirare la propria candidatura alle prossime elezioni. De Angelis lo tratta come un bambino a cui bisogna spiegare proprio tutto e gli spiega che “la questione non si pone in termini morali” perché il punto fondamentale è conquistare il potere” e poi, perché preoccuparsi dell’opinione pubblica? “L’opinione pubblica la facciamo noi”.
In questi quattro minuti di sequenza (un capolavoro di recitazione di Salvo Randone, che avvolge il suo cinico realismo di toni suadenti e sornioni) sono riassunti i termini in cui si è posta la questione morale in Italia. Indignarsi e contrapporsi frontalmente ai corruttori oppure cercare di usarli per sostituirsi a loro? Con il rischio – come nota Balsamo . di “finire tutti nello stesso calderone e [non poter] più alzare un dito contro nessuno”.
La realpolitik di De Angelis che ha dominato da quei tempi, non solo era moralmente ambigua, ma ha finito per creare un’area grigia di corruzione e illegalità che ha via via inquinato l’attività economica. Dalla crisi progressiva dell’Iri alle banche di Sindona e Calvi, i problemi del nostro sviluppo economico dal mitico  “miracolo italiano” si intrecciano con corruzione, illegalità  o addirittura criminalità organizzata. Sempre la Banca d’Italia ha più volte denunciato il peso di questi fattori in termini di mancata crescita economica.
Proprio nel campo del turismo, la cronaca di questi giorni ci propone un esempio clamoroso. Valtur, uno dei più grandi operatori turistici è dal 2011 in amministrazione straordinaria, il proprietario è da tempo accusato dalla magistratura siciliana di rapporti mafiosi, in una catena che arriverebbe a Matteo Messina Denaro. Secondo le recenti rivelazioni dell’”Espresso”, la società, nonostante la crisi ha fra l’altro concesso vacanze gratuite o a prezzi irrisori a uno stuolo infinito di politici. Lo stesso settimanale che ben undici anni fa aveva denunciato le infiltrazioni mafiose.
C’è da meravigliarsi se la società nata per rivaleggiare con il Club Mediterranée non ha mai raggiunto dimensioni adeguate alla crescita del turismo internazionale, ha sempre avuto una struttura manageriale e finanziaria debole e quindi non ha dato il benché minimo contributo al turismo nazionale e alla crescita economica?
Lo sviluppo turistico del paese è stato esattamente quello che Rosi prevedeva per l’edilizia di Napoli (tra l’altro, la sua città). E la lezione è quella di allora: questione morale e questione economica non sono distinguibili, ma due facce della stessa realtà. Eppure anche il presente governo, così come quello Monti, continuano a trattarli come cose separate, da affrontare in tempi diversi e con soluzioni separate, fra l’altro – come è accaduto con la legge anticorruzione del 2012 – con effetti perversi.
Se vogliamo vedere tornare a crescere il paese e il Mezzogiorno dobbiamo liberarci non solo dei corruttori e dei corrotti conclamati, ma di tutta l’area grigia che ha goduto di qualche squallido privilegio o si è semplicemente illusa di non sporcarsi le mani. La frase di De Angelis “in politica l’indignazione morale non serve a niente” contiene in sé i germi di gran parte delle malattie economiche di oggi. Basta ricordare l’indignazione che animava gli appassionati interventi di un grande economista mai abbastanza rimpianto come Paolo Sylos Labini.

(1) Banca d’Italia, Il turismo internazionale in Italia: dati e risultati. Seminari e convegni, Roma, marzo 2013.

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Una Risposta to “Le mani sul turismo”

  1. forumconvergenzepossibili Says:

    L’ha ribloggato su The law of news 2.

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