Macerie


Oggi, intorno alle 13.20. Luogo Roma, il centro.

Una donna è uscita prima dall’ufficio. Non si sente bene.

Non chiede all’ingresso un taxi, sa che – tanto – c’è un posto fisso a pochi passi.

C’è in effetti un taxi, in attesa.

“E’ libero?”, “Certo, salga”.

“Dove va?”, “Via xxxx, dalle parti di Piazza yyyy”.

La donna è stanca, si abbandona sul sedile.

Non è né sporco né pulito, quella terra di mezzo che consente al cliente di illudersi che sia abbastanza decente, senza obbligare il proprietario dell’auto ad ammazzarsi di lavoro.

Qualche istante, poi la donna si accorge che qualcosa non va. Il motore è ancora spento.

“Problemi?”. “E’ che io ho quasi finito il turno”.

“E quindi?”. “Se scende, perché io da quella parte non vado, poi sennò è troppo lontano per tornarmene a casa”.

Ora, saranno i politici che rappresentano degnamente il nostro Paese, o è il nostro Paese che si è adeguato ai propri politici, per non sfigurare?

PS: più tardi, ore 14.20 la donna era ancora sull’autobus di ritorno a casa, e no, non stava certo meglio per questo.

1008-servizio pubblico

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