Paese che vai


La città no, troppe sono le voci contrastanti, tanto da creare un “rumore” bianco.

Ma ogni piccolo paese si presenta quando ti avvicini.

Già da come sono disposte le case, le strade.

Ci sono quelli che neanche a vederti passare, ti assaltano con i loro profumi, l’odore piacevole del legno bruciato, oppure l’erba tagliata, o il fieno.

Oppure la frutta, il vino, l’odore di chiuso – a volte – gli sguardi sospettosi, oppure le sedie per strada.

Oppure niente, anche quello è un segnale.

Ma presentarsi all’ingresso del paese con un negozio di chincaglierie in franchising, mi sembra un controsenso.

Uno di quei negozi che trovi in un qualsiasi centro commerciale di tutto il globo, i classici non-luoghi del consumismo.

Mai provato ad entrare in un magazzino Ikea a Madrid, piuttosto che a Bologna o a Roma?

Un paese, un classico paese del nostro territorio pieno di storia e di storie, e di odori, sapori ad ogni passo differenti anzi distinti dal passo precedente, trova poi una sua unità con il resto, ma un’unità complessa, felice almeno per questo.

E’ questo che mi spaventa di più: il non sapere a quale immagine illusoria si sacrifica il buon osso.

cane_con_osso

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