Vittime


Qualche anno fa lessi un libro di Benny Morris (Vittime).

Le osservazioni di quel libro mi hanno guidato nel tempo a riconoscere il dramma inestricabile che vivono quelle persone in Israele e Palestina.

Oggi come ieri, chi sono le vittime? Sono i Palestinesi, sottoposti ad incessanti attacchi, bombardamenti, usati come scudi umani, o sono gli Israeliani, in frontiera da sempre, con centinaia di attacchi missilistici subiti ogni anno, oppure dinamitardi, di kamikaze, auto-bomba, raid?

E chi è legittimato a fare ciò che fa? Certo non si parla di individui, per i quali vale la regola della responsabilità personale. Nel caso di entità sociali, che si organizzano democraticamente o no, i comportamenti seguono a complesse, ma tristemente prevedibili traiettorie. Con conseguente “vittoria” all’interno di ogni entità, sempre del gruppo più oltranzista.

Spesso gruppi ben cinicamente consci del proprio ruolo conseguito solo per la disperazione della propria gente, che quindi si guardano bene dall’allontanare.

In questo consiste, l’inestricabile dramma, a mio parere. Nel non avere modo di anche solo immaginare un futuro diverso da quello che per motivi dannatamente contingenti si è auto-deciso plumbeo e arcigno. E nell’aver tolto speranza alle persone, tanto da averle costrette al più brutale confronto con il presente, piuttosto che all’alea del futuro umano. Incerto, triste a volte, ma proprio perché umano anche – e per fortuna – stolidamente felice.

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