articolodiciotto


Siamo così noi, Signori.

Dobbiamo occuparci di cose che – qualora – importanti “sarebbero state”. Al passato.

Quale articolodiciotto?

Dov’è costui? Sono già più di due anni che è emigrato. Non so se in Australia, o nelle isole Cayman.

Qui però non c’è. Semmai un diciassetteeduefigure. E neanche sono sicuro.

Scannarsi nel PD per questo? Mah, sì. Una scusa buona si trova sempre.

Io penso che al buon Renzi sia stato chiesto di fare i compiti a casa. La politica è così. Aiutami ad aiutarti. Dammi qualcosa che possa rivendermi come scalpo.

“L’art. 18? Davvero? Davvero Davvero?”.

L’altra possibilità è che chi te lo chiede non abbia capito il resto di niente, su quello che succede adesso in Italia, e dove siano eventualmente i limiti veri che impediscono non ad un imprenditore di investire, perché da quello siamo lontani anni luce, ma più basicamente agli sfortunati umani concittadini di vivere, se non sopravvivere.

Volete un esempio, cari concittadini europei? Qualcosa che per voi è scontato come il respirare, e che da noi è invece inarrivabile utopia?

Il pagamento delle tasse. Voi europei vi aspettate che le tasse vi inseguano fin dentro casa.

Non è che paghiate volentieri. Nessuno paga volentieri. Però vi suonano a casa, vi arrivano per posta, per raccomandata, per corriere, paracadutate da swat in elicottero.

In Italia no. Alla base del pagamento delle tasse c’è una volontà imperscrutabilmente granitica da parte del contribuente.

Non c’è un’altra spiegazione.

In quale altro Paese al mondo, infatti, il contribuente deve occuparsi/preoccuparsi di andare a scovare la legge, cosa prevede, cosa ha fatto il proprio comune, leggersi le delibere (se si trovano), capirle (e ti ci voglio), quindi reprimere improperi, respingere forconi e procedere con un semplice F24? In quale altro Paese al mondo sugli stessi immobili ci sarebbero due tassazioni distinte e parallele come i beni non pertinenziali (soggetti sia all’IMU che alla TASI). Dove – comune per comune – bisognerà distinguere cosa è soggetto e cosa no, se ci sono esenzioni e forse anche no. Se pagare la mini-IMU, oppure la prima rata della TASI – se non era già da pagare, allora in ravvedimento operoso – ma senza confondere con l’IMU ma la prima la seconda o la rata unica?

Ma poi – soprattutto – non chiamatemi una tassa, “tassa sui servizi indivisibili”.

Davvero non avete vergogna a dire che quei soldi servono per la manutenzione delle strade, della pulizia, del decoro della mia città?

Chiamatela “Tassa paghi e zitto”.

Ecco, di questo sarebbe stato più serio occuparsi, non del “fu” articolodiciotto.

rifiuti-roma

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