Dipendenza


Un passo non ha memoria di sé. Eppure molti passi fanno una storia.

Nel perenne affacciarsi del lentigginoso io che ero parecchi anni fa, in fondo di passi non ne ho fatti.

Semmai veli, protezioni, metodi pratici per evitare le bruciature della dipendenza.

Sommare strati su strati non serve. Sempre, quello sguardo si rifrange in una situazione, solo un accenno, oppure una parola detta o non detta, quell’impressione di Déjà vu.

Come due trenini a vapore, sbuffiamo i nostri pensieri alternandoli ai passi che – piccini – ci conducono alla vetta.

Fa freddo. Ma non poi così tanto. E dopo qualche minuto che si cammina già il caldo e il fiatone hanno preso a sciogliere le idee.

Ma sono idee solitarie, che si accompagnano solo per sbaglio a parole slegate, in fondo ognuno è preso dal suo mondo.

La montagna aiuta solo a dimostrarlo.

Il mondo è rovesciato, e abbiamo le nuvole sotto di noi, e le radici della terra che si alzano verso il cielo.

Il cielo spinge il nostro buffo respiro a lasciare una traccia del nostro passaggio.

Più tardi non ci penso, perché sono impegnato a vincere alcune battaglie dentro di me, e la montagna mi si appoggia, per non cadere.

Arrivare è scoprire un’altra meta, porsi un obiettivo – di nuovo – irraggiungibile.

E quella è la parte bella di avere dei limiti. Per – provare a – vincerli.

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Una Risposta to “Dipendenza”

  1. Raffaele Says:

    Immagino il momento… bello bello bello

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