La “mela” mancata


Qualche giorno fa ho assistito ad una trasmissione televisiva che parlava di Olivetti. Intesa come azienda, ma intesa anche come persona.

Non voglio parlare di questo. O meglio, vorrei parlarne attraverso uno strumento che – senza tanta retorica mirabolante – fu ideato, realizzato e costruito in quell’ambiente (inteso anche come periodo).

Nella trasmissione si faceva riferimento al PROGRAMMA 101, e veniva definito il primo Personal Computer.

Ora, per essere chiari, l’affermazione per una macchina costruita nel 1965 e – soprattutto – in Italia, mi sembrava la solita claque da tromboni di uno squinternato celodurismo italiano (lo stesso che la “fuga di cervelli” e altre idiozie simili).

Ho quindi cercato di informarmi.

Ora – mutatis mutandis – ho dovuto riconoscere che la definizione di Personal Computer non era campata per aria.

Riassumiamo, il PROGRAMMA 101:

  • Aveva una memoria (d’accordo poco meno di 1K ma questo è meno importante)
  • Era programmabile (con tanto di salti logici)
  • Aveva un sistema di archiviazione di massa (su schede magnetiche)
  • Il “display” dei risultati avveniva su mini-stampante incorporata

E comunque, l’oggetto in questione era (ed è) anche “bello”.

Ora, è chiaro che ci siano differenze, ma l’APPLE I è stato sviluppato solo poco più di un decennio più tardi.

Un tempo ***SIDERALE***.

Su cosa questo mi porta a riflettere?

Sul fatto che delle intuizioni, non GENIALI in senso stretto, ma quantomeno prodromiche rispetto ai tempi siano state possibili anche in Italia, la cui maggior parte della classe politica e imprenditoriale ha scelto poi di rinchiudersi nella certezza di oscure rendite di posizione.

Attenzione al design, funzionalità, cura dei particolari…

Se aggiungete l’organizzazione del lavoro in Olivetti a quei tempi (gli orari ridotti, gli alti stipendi, gli asili nido), la “cultura al comando”, l’attenzione all’architettura delle sedi e dei negozi… ricorda qualcosa?

Più tardi, più mestamente, Olivetti decise di non assumere alcun ruolo nell’adveniente mondo “digitale”, riservandosi il profilo di costruttore di cloni di PC IBM e definendo – già da subito – se non la data, sicuramente luogo e causa del proprio fallimento.

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