Immoralità diffusa


Mi riferisco a quanto dichiarato dal viceministro Zanetti: è immorale rimborsare tutti i pensionati in seguito alla nota sentenza della Corte Costituzionale.

Sì, è immorale, parliamo però anche di cifre.

Dire che una pensione di 1400 e rotti euro sia “alta”, se da una parte rende chiaro quale sia il futuro che ci attende – tutti – dall’altra non esclude tutta una gradazione varia e multicolore di poveracci che si sono visti togliere il pane dalla bocca, come di profittatori che negli anni delle vacche magre per tutti, hanno continuato tranquillamente a pascolare l’erba dei gonzi.

Posso capire che un blocco della rivalutazione delle pensioni più alte fosse un atto moralmente necessario, ma purtroppo inefficace sulla stabilità dei conti pubblici.

Quindi, l’idea fu, intanto tagliamo, poi si vedrà. Non c’ero. Non ho prove. Ma sono certo che sia andata un pò “italioticamente” così.

E ora?

Lo scandalo è vedere che per recuperare questi 5 o 6 o 10 o 16 miliardi (tante cifre, troppe, si son sentite), bisognerà una volta di più ricorrere a frugare nelle tasche di noi uniche bestie da macello che non possiamo sottrarci: saranno nuove tasse, nuove accise o un aumento dell’IVA, o chi lo sa, di tutto un pò.

E tutto questo mentre penso ai diritti “acquisiti” negli anni delle vacche grasse da sedicenti lavoratori a riposo, andati in pensione chi a 40, chi a 45 anni, in virtù di regole folli che consentivano a gente che aveva versato 10 di ricevere non 20 o 50, ma 100 e più.

E che dire della “follia” del retributivo in sé, che si basava sull’assunto che la platea dei lavoratori fosse in costante crescita. Ma no. La follia è la mia.

Ancora ieri ho dovuto assistere esterefatto ad un Damiano che – gongolante per la decisione avversa della consulta – invocava la convocazione dei sindacati per rimettere finalmente mano al capitolo.

Ciò che mi indigna dei ragionamenti di Damiano, non è l’aspetto tecnico, ma la ratio sottesa: sulle pensioni bisogna fare degli interventi e spendere.

Damiano dimentica (o gli conviene dimenticare) che ogni anno il sistema così arrogantemente difeso a colpi di “diritti acquisiti” viene tenuto in piedi a forza di trasferimenti dello Stato.

Detto in altri termini: la barca non sta a galla. E in una situazione del genere, e soprattutto, con una decisione della consulta pendente di attuazione che significherà altri e nuovi aggravi, Damiano che fa? Se ne esce con affermazioni tanto imbarazzanti quanto strafottenti.

Strafottenti per la mancanza di vergogna nel confronto dei “diritti” che lui difende, contro i “non diritti” dei figli e nipoti dei pensionati di oggi, che saranno semplicemente e ineluttabilmente lasciati liberi.

Liberi di morire di fame, o di andare a cercarsi un posto via – e lontano.

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