Elogio della Fuga


Fuga.

E’ anche una bella parola.

Due consonanti, due vocali, c’è anche parità di genere.

Per dire che desisto, che hai vinto, gioco, set, incontro.

Prendidi tutto. Ma non me. Perché io fuggo.

E’ una rinuncia, certo. Ma può essere una rinuncia consapevole.

E’ il riconoscimento di essere più debole, e di salvare il salvabile, cioé me stesso.

E’ distogliere lo sguardo? Non è detto.

E’ abbandonare lo scontro, se volete – anche – per paura, ma paura non irragionevole.

Lo decido io, quando scappare. E’ importante non subirla, la fuga. Ma utilizzarla come strategia matura.

Eppoi, la fuga ha dentro di sè anche il senso della velocità, e una radice greca legata all’adeguarsi.

E la fuga in musica, dà proprio l’idea di un affastellarsi di cose talmente grande che per tenerle tutte insieme è necessario aumentare l’andatura.

Quello che avviene anche nella vita.

Lasciatemelo dire. La fuga è un ingrediente buono per tutte le stagioni.

Come per tutti gli ingredienti, non bisogna eccedere.

Come per il sale, per dire.

bachdmajorfugue21to25

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