Duilio e Serafino


Duilio si è sentito male che stava facendo la patente.

Cioé, non è che stesse facendo la visita e tutte queste robe. Lui la patente l’aveva data a quel suo amico che se ne occupa lui, con venti euro, di risolvergli il problema.

Anche perché proprio regolare regolare dovrebbe mettere gli occhiali obbligatori, ma è una scocciatura e poi lui ci vede bene lo stesso. Di giorno. Di notte chi cazzo gira, tanto?

Comunque stava lì a discutere col suo amico perché venti euro per 5 minuti ma chi li guadagna? Insomma è uno schifo, e lui più di 10 non gliene avrebbe dati e – zac – ha sentito una fitta al petto.

Ché lì per lì è stato un attimo, gli è passato per la testa fosse il cornetto della mattina che gli era andato di traverso. Ma è stato un attimo, poi non ha potuto continuare a prendersi per il culo.

Hanno chiamato l’ambulanza subito. E lui stava lì e tutti quegli stronzi gli sembrava non stessero facendo niente. Basta poco. Mi portano in ospedale, 5 minuti in macchina, come guido io.

Già, ma per strada di gente “come guido io” ce n’erano un pò troppi, e quindi Duilio se n’è andato, imprecando contro gli infermieri, l’autista, i guidatori della domenica e chiunque gli fosse capitato in mente in quei lunghi e tragici minuti di attesa imbottigliati in un traffico insensato, provocato da lavori insensati, decisi da politici insensati, realizzati da funzionari incompetenti e abitati da guidatori distratti e menefreghisti, ignari di ogni regola di buon senso.

Serafino, mettiamolo subito in chiaro, anche lui se n’è andato.

E’ che Serafino, diversamente da Duilio, ce l’aveva sempre messa tutta per rispettare le regole. Anche quelle messe a bella posta per non essere rispettate. Era uno che nell’ISEE ci metteva fino all’ultimo gettone telefonico, e poi si vedeva scavalcato nei punteggi da signore palestrate col macchinone che una portiera era quanto a tutta la sua vettura.

E le regole – sì che le rispettava – ma lo facevano dannare, tanto erano insensate. Certo non stava a lui cambiarle, e infatti non fece nulla.

Anche lui, imbottigliato nello stesso traffico di Duilio, anzi addirittura nello stesso momento, nello stesso tratto.

Come sarebbe stato più vantaggioso sia per Duilio, sia per Serafino, se di traffico quel giorno non ce ne fosse stato così tanto.

Se i lavori fossero stati gestiti in maniera più intelligente, impegnando quindi meno tempo la carreggiata, se il politico e il funzionario non si fossero trovati a gestire una procedura oscura e contorta, dovendo quindi ricevere una generosa mancia dalla società appaltatrice, per sbloccare i lavori. Generosa mancia sottratta sfrondando i costi vivi, e quindi facendo di un cantiere un simpatico suq, buono per fermarsi a riflettere.

E comunque quel giorno, nel traffico Serafino effettivamente rifletté, e decise di andarsene. In Germania. E lì ebbe un crepacuore come quello che costò la vita a Duilio, e lo ebbe per l’emozione di vedere che nessuno si aspettava niente di meno di quello che per lui era un sacrificio in Patria.

E comunque si salvò, perché la strada era – sorprendetemente – sgombra.

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