Il no al no al si


Che poi, ammetto la mia incapacità.

Incapacità nell’esprimere le idee che nella testa sembrano tanto chiare, ma quando si traducono in parole, diventano contorte, confuse, ingolfate di troppi dettagli.

E’ la mia incapacità. Altri hanno il pregio di saper prendere un concetto che di per sé è scivoloso, soggetto ad interpretazioni contorte, e renderlo in maniera semplice e chiara.

Il tema è il referendum confermativo, questo strumento di democrazia diretta che il premier ha pensato di poter usare come clava contro gli oppositori, ma che rischia di ritorcerglisi contro.

Da qui a fine novembre molte cose potranno cambiare, e Renzi ha dimostrato di saper gestire con abilità da prestigiatore i (pochi) strumenti a sua disposizione.

E – diciamolo pure, che questo è il suo tratto distintivo migliore – è stato anche molto chiaro sull’esito di un’eventuale sconfitta.

Per saltare con i piedi nel piatto, il Referendum è un bel rebus, per me.

Nel senso che questa riforma – come e più di ogni altra legge – è stata oggetto di mediazioni infinite (anzi no, finite). E il prodotto finale non è proprio un prodigio di armonia e completezza.

Si doveva forse ad un certo punto fermare tutto e dire, schiettamente “ok, con questi equilibrismi politici cui siamo costretti non riusciamo a produrre nulla per cui valga la pena”? Forse.

Ma dove sono i risultati degli altri? Quelli che fino a pochi anni fa dicevano le stesse cose che dice oggi Renzi, salvo a parti invertite.

Cioè più che un dire un sì, l’istinto è di dire un no al no.

A Berlusconi, che prima ha partecipato alla stesura e all’approvazione, e poi si è opposto allo stesso testo che aveva contribuito ad emendare (così malamente).

A Salvini, senza bisogno di elencare un motivo. E’ che se la risposta a Berlusconi degli US è Trump, la risposta a Trump dell’Italia è Salvini. Non ci batte nessuno a noi.

A D’Alema. Davvero noi italiani non abbiamo vergogna. Dopo aver sapientemente alternato scelte sbagliate a disastri, ed aver condotto la sinistra da una sconfitta alla successiva, uno che si permette anche di pontificare.

A Bersani, che – al netto della “Ditta” – si è ridotto a fare l’opposizione al governo espresso dal proprio partito. Dissenso interno va bene, ma credo che questo sia altro.

Ai Sindacati, cui i vincoli di bilancio fanno lo stesso effetto dell’aglio ai vampiri.

Alla sinistra-sinistra, quella per cui i vincoli europei sono scellerati, con la stessa logica con cui si elimina l’allarme antifumo, se continua a disturbarti mentre ti vai a fare un pisolino

Ai 5S, per cui la soluzione è uscire dall’euro, annullare il debito con un tratto di penna, e stampare moneta con cui pagare il salario di cittadinanza. E dimostrare che chiunque può fare il Sindaco di Roma. Ok, avete vinto. Ora che l’avete dimostrato, dite a Virginia di smetterla di fingere?

Il nodo gordiano

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