Il gioco dell’oca


La differenza tra chi si occupa di politica e il Politico, è la visione.

No, non crediate che io sia un ingenuo.

Faccio un esempio, così cerco di farmi capire. Bettino Craxi è stato un personaggio fortemente esecrato, e che io – personalmente – ho sempre considerato origine di un allegro andazzo che ancora perdura.

Ma non l’ho mai considerato un delinquente, come molti hanno fatto.

Perché Craxi aveva dalla sua una visione Politica di quello che voleva ottenere. E anche le malversazioni, di questo disegno Politico facevano parte.

Ovvio che per me quel disegno era sbagliato, ed erano comunque sbagliati i mezzi. Ma questo è un altro discorso.

Veniamo all’oggi, e vediamo di non fare confusione.

Renzi potrà anche non piacere, ma è l’unico con una visione, pare.

O meglio, è l’unico con una certa dose di potere, ad avere una visione.

E Renzi è a un passo dall’essere mandato a casa.

Festeggeranno vittoriosi il 5 Dicembre i vari Bersani, Brunetta, e compagnia cantante.

Una notte di festa e bagordi. E poi? Già Bersani mette le mani avanti “Renzi deve restare”.

Ma non resterà. Già il suo primo errore è stato prendere la guida del governo, senza un passaggio elettorale. I risultati sono quelli di questi giorni.

Ha dovuto mediare troppo, e le eccessive mediazioni tendono a far scadere la qualità di quello che si fa. E poi ha inteso personalizzare troppo lo scontro. Ma lui è abituato a fare gambling così, dall’inizio (puntando sempre il doppio di quanto perdeva).

E non sto dicendo che sia un modo di fare estremamente furbo. E’ lo stesso metodo che sta utilizzando con le “riforme” economiche. Rilancia ad ogni “giro” sperando nel colpaccio. Sempre che il banco non dica “rien ne va plus”.

Comunque – con tutti i suoi limiti – un obiettivo lui ce l’ha, politicamente parlando.

Gli altri non pare. La sinistra del suo partito si è ridotta a fare l’opposizione al governo del suo stesso partito. E ha fatto una campagna irresponsabile non tanto per i mezzi (in politica quasi tutto è giustificato dal fine), ma proprio per l’assenza di un fine che non sia scalzare Renzi.

E il giorno dopo, che fanno? Pensano di riprendersi il partito? Si accomodino se lo credono possibile. Oppure andranno alle elezioni con Renzi ancora segretario? Allora automaticamente dovranno fondarsi un altro partitino, con buona pace della “ditta”.

O Berlusconi, che pensa di fare? Un altro governicchio? O anche lui non si ritroverà a dover gestire una campagna elettorale dovendo consegnare di fatto la coalizione a Salvini?

A Grillo? Sì, Grillo può sperare di ottenere (avendo vinto il no), un bel en-plein. Auguri all’Italia, in quel caso. E se no? E se no prenderà una bella vittoria al parlamento col tanto “odiato” Italicum, ma dovrà acconciarsi ad un Senato eletto con il “porcellum monco”. Auguri.

E poi diciamocelo, il NO ha dentro due ragioni, tutte e due legittime: il continuismo (va tutto bene così, non c’è bisogno di cambiare nulla), e il migliorismo (questa riforma andava fatta diversamente/meglio, etc.).

E chi decide qual è la linea che la “gente” avrà dato?

Saranno autorizzate tutte le interpretazioni. Il NO potrà essere legittimamente visto dai politici come stanchezza della gente per tutti questi cambiamenti “tecnici”, e come un via libera a lasciare tutto com’è, anzi, a tornare indietro. Vedrete che appena dopo la vittoria ricominceranno a parlare di proporzionale.

Facendo così come nel gioco dell’oca: vai alla casella 1 e ricomincia, da zero.

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