I Caproni dimenticati


Ho fatto la maturità quasi trent’anni fa.

Allora era uso arrivare alla fine dell’ultimo anno riuscendo in maniera rocambolesca e stiracchiatissima a “coprire” il periodo della seconda guerra mondiale, fino ad Ungaretti, Montale.

Caproni no. Non pervennero in quella fase. E più tardi, a causa della mia incultura ancora lo ignorai.

Eppure era un contemporaneo, avrei potuto conoscerlo, stringergli la mano, congratularmi con lui per quello che aveva scritto, che scopro solo ora e con meraviglia.

Cose di una scintillante bellezza. Un prodigio d’uso delle parole, che vanno come tasselli a costruire una struttura perfetta, che ammiri con stupore e nient’altro.

LAMENTI (da ilfatto)

Quali lacrime calde nelle stanze?

Sui pavimenti di pietra una piaga

solenne è la memoria. E quale vaga

tromba – quale dolcezza erra di tante

stragi segrete, e nel petto propaga

l’armonioso sfacelo? No, speranze

più certe son troncate sulle stanche

bocche dei morti. E non cada, non cada

con la polvere e gli aghi nelle bocche

dei morti una parola! La ferita

inferta, non rinsalderà la notte

sulle stanze squassate: è dura vita

che non vive nell’urlo in cui altra notte

geme – in cui vive intatta un’altra vita.

 

Non so se oggi ancora si arrivi alla maturità con gli stessi programmi di trent’anni fa. Spero di no. Comunque si pone un problema che – conoscendo come si è fatti – senz’altro non sarà stato risolto.

Il punto è che tra i programmi scolastici e la contemporaneità c’è uno spazio di nessuno. No man’s land. E – almeno ai miei tempi – non era uno spazio da poco:

c’era dentro la guerra fredda, la nascita di Israele, la prima Intifada, la guerra in Corea, la fine del Franchismo, tutte cose che poi imparavi (se imparavi) più tardi, con letture, approfondimenti a smozzichi e bocconi. E comunque perdendoti (almeno io) tutto uno spazio di contemporanei scrittori, poeti, che poi ti sono sconosciuti.

Mi chiedo, ma è corretto che tanto spazio sia lasciato all’iniziativa personale, soprattutto perché si tratta di questioni che hanno per tanti versi ancora tanta presa sull’attualità?

Suggerirei di partire nell’insegnamento della Storia e della Letteratura al contrario.

Cominciando cioé dagli ultimi autori ancora in erba e dai fatti di attualità, fino a risalire le eredità (e magari guadagnando anche in coinvolgimento da parte dei ragazzi)?

25utemw

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