I limiti della politica


Chi si aggira per Roma, oggi, non può non attribuire alla Politica, intesa nel suo insieme, il fallimento evidente della capacità della città di rispondere alle necessità dei suoi abitanti.

Come ho detto in altri casi, a sua volta il fallimento della politica appare conseguenza del fallimento sociale e culturale. Come tutti questi casi insegnano, le due parti si tengono e sembrano presagire l’incapacità totale di arrestare il degrado.

Ma non va dimenticato che il fallimento della politica interviene attraverso il contemporaneo (o forse addirittura precedente) fallimento della macchina burocratica del Comune.

E’ giusto infatti attribuire alle varie sindacature le colpe politiche assunte nel decidere di non decidere, o di pensare costantemente ai successivi 3 mesi anziché ai prossimi 30 anni della città, ma altrettanto non si può con casi di “mala gestio” che – lungi dal significare con esattezza la gravità della situazione – sono però i classici canarini nella miniera che ci avvertono che sotto l’apparenza di assoluta inefficienza si agita un mare di nulla, di una macchina che gira – se gira – a vuoto, incapace non solo e non tanto di indirizzare la Sindacatura verso le soluzioni tecnicamente più idonee, ma addirittura di supportare la stessa nelle (poche) iniziative dotate di capo e coda, e – ancora peggio – incapace anche di gestire il “dia dia”.

I ritardi accumulati su tutti i fronti, l’incapacità di gestire anche il minimo servizio, cito per tutti lo scandalo che si consuma nell’assoluta indifferenza di chiunque non sia direttamente coinvolto della gestione degli immobili da affrancare, dove gli abitanti di interi quartieri di Roma sono ostaggi di uffici comunali protervi e incapaci, cittadini sequestrati nell’incapacità di gestire le cose della propria vita a causa di un problema degli uffici comunali, si direbbe dalla creazione stessa del problema, all’incapacità della sua risoluzione.

Ho visto altri esempi di politica carente o incapace, ma quello che generalmente accade è che invece la macchina burocratica pubblica supplisce alle carenze della politica e – al netto dell’assenza di decisioni strategiche – continua in una gestione dell’as-is in maniera dignitosa.

Qui nulla di questo, ma forse – come dicevo prima – tutto si tiene: la trimurti politica, burocrazia, cittadinanza, tutto concorre al cupio dissolvi.

A queste condizioni, non dovremo attendere molto.

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