Il secolo greve


Non è passato che un secolo dall’inizio del secolo breve, e pare che l’assunto che la Storia si ripeta debba risolversi a confermare la sua validità. Proprio adesso.

Voglio dire, proprio adesso che questo secolo non sembrava passato invano. Nel 1921 circa il 12% degli sposi e il 20% delle spose non firmavano l’atto di matrimonio perché non sapevano scrivere. Nel 1921 l’Italia era un Paese povero, senza infrastrutture, agli albori della rivoluzione industriale.

Ora per fortuna siamo lontani anni luce da questo, o almeno così sembrava. Abbiamo un livello medio di istruzione non disprezzabile, certo non al livello della media europea, ci sono troppo pochi laureati, eccetera. Abbiamo certo molti problemi. Niente a che vedere con un secolo fa.

La buona informazione e le opportunità di farsi un’opinione ragionata sono disponibili in una maniera impensabile, eppure rischiamo di restare impigliati nelle stesse trappole psicologiche di cent’anni fa, quelle dei nostri nonni. Cosa abbiamo sbagliato? Forse il fatto che è vero che tante informazioni buone sono disponibili, ma accanto a quelle c’è un cumulo di immondizia. Nel rapporto tra una collinetta e una montagna.

Ma neanche questo, alla fine, è il motivo. Si vede, che anche in Paesi più avanzati nel nostro, le cose non vanno in maniera molto diversa.

Alla fine, la sussistenza dell’identità politica del cittadino passa sempre tramite una delega (anche se si propugna la democrazia diretta, alla fine “ci si fida” del tizio che porta avanti quest’idea, quindi – di fatto – si delega lui). La delega si fonda sulla fiducia, e il fatto paradossale è che oggi ci si vanti di non dare fiducia a nessuno (vedi le polemiche sui “giornaloni” o con le tv), salvo fidarsi di quanti raccomandano di non fidarsi.

Io ricordo che quando ero ragazzo, uno degli obiettivi dei nostri insegnanti era “insegnarci”, per quanto possibile uno spirito critico, rispetto a quanto – allora – sembrava delinearsi come il problema del presente e del futuro, e cioè la distorsione della realtà operata dagli organi di informazione.

Mi sembra che la lezione sia stata appresa, ma volgendo il risultato ad un indirizzo paradossale: ora non ci si fida più del telegiornale, del quotidiano (tutto giusto), ma per fidarsi del blog del santone sciochimichista sul web o dei commenti su facebook strillati e linkati.

Una “mala informazione” fatta dal basso, ma a meglio vedere sempre pilotata, solo con finalità e tramite mezzi parecchio più oscuri. Riuscendo ad essere persino peggiore del male originario.

Almeno se uno comprava L’Unità e Il Tempo sapeva già in anticipo di dover fare un certo tipo di tara, e paradossalmente con due falsità si riusciva a ricostruire un’idea della verità.

E’ proprio vero che la storia si ripete, in un modo però tanto inatteso da soprenderci lo stesso.

Infatti come i fanciulli nelle tenebre temono
e hanno paura di tutto così nella luce noi talvolta
temiamo cose che non sono affatto più spaventose
di quelle che i fanciulli nelle tenebre paventano
immaginandole prossime a prendere forma.
Occorre dunque che questo terrore dell’animo
e queste tenebre siano dissipate non dai raggi
del sole, né dai fulgidi dardi del giorno, bensì
dalle evidenze e dalla ragione propria della natura.
(Lucrezio, De Rerum Natura, Traduzione di Luca Canali con modifiche)

da Lucrezio, la luce della ragione — Palomar

someoneiswrong

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