Archive for the ‘diarioimmaginario’ Category

Diario immaginario – day11

19 luglio 2017

Anche oggi non funziona la connessione.

Il satellitare mi prende il segnale, ma non riesco a comporre il numero.

Quando arriverà il resto della squadra, rideremo insieme delle pippe mentali che mi sto facendo.

Certo, a raccontarlo è strano. Ma strano strano strano.

Dalla base ad Amsterdam: niente. Dal cargo: niente. Internet: niente. Satellitare: muto.

Ecco, ci sarà davvero parecchio da ridere.

Mi è venuto in mente che dovremmo avere anche una radio ad onde corte.

Ho fatto un corso prima di andare in Libia, ma non l’ho mai utilizzata.

Mi toccherà provarci.

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Diario immaginario – day10

5 agosto 2015

Fa freddo. Ma fa più freddo dentro che fuori.

Il mio cuore è di ghiaccio. E anche le mie budella.

Non oso pensare al motivo per cui da due giorni non ho notizie del cargo che doveva essere già in viaggio.

La squadra dovrebbe essere sempre di almeno cinque persone.

Certo, mi fosse capitato in un altro posto, non mi sarei preoccupato più di tanto.

Ma qui. E’ come essere su Marte, senza i vantaggi (?).

Sono in un cazzo di buco ai confini della Terra, senza nessun motivo buono per esserci.

Se non il contratto, certo.

Ma i soldi hanno senso se posso spenderli. E oggi non funziona neanche la connessione.

Comunque, non dovrei restare da solo più di 5 giorni. E 3 sono già passati.

Ho un pò paura, è vero.

Anche se la paura ha il lato comico di farmi compagnia.

Diario immaginario – day1

24 giugno 2015

Le gocce cadono dall’alto, piano e diradate.

Non sembra pioggia, paiono più lame sottili che fendono l’aria, ma con fatica.

Non c’è vento. Sembra non ci sia mai stato vento qui, né possa esserci mai.

Né alberi, né ripari, non c’è nulla. Che ci verrebbe a fare il vento qui?

Niente contro cui fischiare, niente da modellare.

Solo terra. Ma non terra terra. Una specie di sostanza pastosa simile alla sabbia ma più dura, diversa dalla roccia ma che la ricorda per l’ostilità che trasmette.

E il sole, un sole che altrove sarebbe alto e potente nel cielo, qui diventa uno stanco combattente, che pare più lontano e indifferente che realmente incapace di seccare questa landa.

Non so se qui ci sia una fauna. Ma non sembra possibile.

Cosa ci sono venuto a fare qui?

Dicono che il sottosuolo sia ricco di idrocarburi.

Lo spero, perché altrimenti non troveremmo alcuna ragione per dare un nome a questo posto altrimenti inutile per la società umana. E quindi senza nome.

Quando mi hanno comunicato che una settimana dopo il ritorno dalla Libia, sarei ripartito, mi hanno semplicemente dato le coordinate GPS.

Per prima cosa, ho provato a mettere le coordinate su Google. Mi rimandava a google maps, ci voleva poco.

Ho cercato intorno qualche isoletta che avesse un nome, un identificativo, un approdo, una base.

Niente.

Ma niente niente. Per migliaia di chilometri intorno non c’è assolutamente nulla, fuori di sconfinato, interminabile Oceano.

Sto in un container. No. Non è proprio un container. Sono una folla di container sparpagliati, ammucchiati, sovrapposti.

Stando dentro si dimentica di essere in un non posto. Sembra una casa come tante.

Magari un pò spartana, però calda e sufficientemente accogliente.

Non sono romantico, ma arrivando con la nave mi aspettavo di rimanere abbagliato dalla bellezza di questo luogo talmente remoto da essere simile ad un pianeta alieno.

Mi ritrovo con la netta sensazione, che qui l’unico alieno sia io.


Tratto d'unione

Ma cosa c'è dentro un libro? Di solito ci sono delle parole che, se fossero messe tutte in fila su una riga sola, questa riga sarebbe lunga chilometri e per leggerla bisognerebbe camminare molto. (Bruno Munari)

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" Chi beve solo acqua ha un segreto da nascondere."

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