Archive for the ‘Informazione’ Category

Zorro

15 maggio 2017

Se n’è andato un altro grande. Un pensatore, un giornalista, un uomo.

Una persona che potevi fermarti ad ascoltare con la certezza di cogliere un punto di vista, un’idea davvero nuova e illuminante.

Qual è il livello minimo di intelligenza con cui questo mondo può reggersi in piedi?

http://www.olivierobeha.it/inevidenza/2017/05/la-liberta-e-un-lusso-di-pochi-mi-ripeteva

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La tecnologia indeterminata

19 settembre 2016

Pensare che l’innovazione consista nel dotarsi di attrezzi nuovi per fare lo stesso lavoro, è prova che dell’innovazione non si è capito nulla.

subwaydoodles15 (proprietà: Ben Rubin)

L’articolo nerd

8 settembre 2016

Il mercato degli smartphone è molto chiaro.

Circa l’80% dei device è Android.

Io passai a Windows phone qualche anno fa, allora il sistema era alla versione 7. Poi transitai all’8 con un nuovo device, e quindi quest’anno ho effettuato l’upgrade a Win10.

Dopo il passaggio, nonostante sia rimasto molto soddisfatto del nuovo ambiente (ma il mio utilizzo del telefono è tra i più basici: telefonate, sms, whattsapp, mail e poco altro…), onestamente il device – che i suoi anni li aveva – ha cominciato a diventare sempre più lento.

Comunque, mi son detto, ripasso ad Android (un primo lo ebbi qualche anno fa), che onestamente deve essere un sistema ben più solido e con molte più funzionalità.

Quindi ho acquistato un P8 Lite, un device onesto, con l’idea di “testare” cos’è oggi lo stato dell’arte in termini di sistema.

Siamo ancora alle prime impressioni. Però certo per uno con il mio profilo (sostanzialmente a me delle App interessa abbastanza poco), sono rimasto abbastanza deluso. Il sistema funziona “il giusto”. Qualche volta il wi-fi non prende, il Pebble non si riconnette automaticamente neanche a calci, per cui tocca entrare nell’app e forzarlo, e vabbé. Molto carino è cardboard. Però oltre qualche demo e qualche giochino, per adesso non si va.

Quello che proprio non va, è l’interazione Bluetooth con l’automobile.

Ora, va bene che ci sono le auto equipaggiate con Google Car, e lì almeno spero sia tutto rose e fiori. E va bene pure che magari è colpa del P8 se “spesso” (quasi sempre) quando ricevo una chiamata la connessione bluetooth con il telefono fa a farsi benedire con conseguenti imprecazioni e atteggiamenti da fesso con una mano sul volante e l’altra sul telefonino (cit. https://diariomalfatto.wordpress.com/2016/06/20/il-dente-blu-questo-sconosciuto/)

Quello che davvero non va bene, è che non c’è modo (oddio, magari con delle App aggiuntive?), di avere una vera interazione col telefono con la voce.

C’è Google Now. Ma questo è passivo. Tu dici “Ok google”, e il comando. Ma quando arriva un SMS?

Ma non è nemmeno questo. Potrebbe essere che io non abbia trovato la configurazione, o che magari vada aggiornato il sistema, quindi può anche essere che la colpa sia mia, la funzione sia lì e io talmente zuccone da non averlo capito. No.

E’ il fatto che già su WP7 io non ho dovuto configurare o cercare niente. Era così e funzionava. Punto. (cit. https://diariomalfatto.wordpress.com/2014/12/15/passo-del-gambero/).

Ed è che – al di là di questioni tecniche/grafiche o di App varie – l’interazione in automobile è una di quelle cose che ti fa dire che la tecnologia ti è amica, e magari ti salva anche la pelle.

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Supermanzanas

7 settembre 2016

Cosa diavolo fosse una supermanzana (letteralmente: supermela), non lo sapevo fino a poche ore fa.

Ora, pare che a Barcellona si siano sollevate delle critiche alla creazione di una “supermanzana”.

Quindi, tanto per eliminare la suspense, si tratta di un’innovativa gestione del traffico all’interno di “cellule urbane”, tipicamente di 400×400 metri.

Sulla provenienza del nome, purtroppo ho solo ipotesi.

Pare che questa gestione del traffico veicolare sia stata sperimentata per prima in Sud America, sembra a partire da Cancun, dove i quartieri centrali si chiamano – per l’appunto – supermanzanas.

Ora, il termine sarà anche conosciutissimo in ambito Architetturale, ma per me suona completamente nuovo.

Credo di non essere il solo. E lo segnalo.

Certo, accanto a questo non posso fare a meno di rilevare che altrove si è abbastanza meno pressati da questioni contingenti (i.e. “la monnezza”), da riuscire a sperimentare e immaginare soluzioni diverse per la città.

Noi invece, siamo talmente “ventre a terra”, che qualsiasi tentativo di questo tipo sarebbe ridicolo e puerile.

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Fiat voluntas Google

11 maggio 2016

Il mondo automotive si sta lentamente (o non tanto lentamente) trasformando, e da business puramente manifatturiero “pesante”, nel vero senso della parola, si avvia a divenire “soffice” (che sarebbe forse la traduzione di soft, ma che richiama anche la morbidezza della panna, l’etereità della bruma).

Da società di vendita di veicoli, a società di vendita di servizi. Dove in questi servizi una parte importante ce li avranno (e in parte già ce li hanno) i dati di utilizzo.

E chi meglio delle “.com” come usa dire, per gestire dati e interazione/interfaccia col cliente? Proprio qui sta il punto.

Che ruolo si ritaglia / crede di potersi ritagliare Fiat in questo contesto?

A giudicare dalla scelta di fornire hardware ad Alphabet, perché possa essere rimarchiato come “Google”, pare nessuno.

O meglio, l’equivalente di un produttore cinese OEM per i telefonini.

Il tentantivo che stanno facendo altri è del tutto diverso, nella consapevolezza che la gestione dell’interazione con il cliente “è” il business. E che se questo viene demandato a terzi, allora si diviene meri esecutori.

Forse davvero quello è il futuro, e Marchionne è un individuo realista, talmente realista da sapere già in che modo si disegnerà il futuro.

Certamente non con Fiat (pardon, FCA), comunque.

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Autolimitati

7 febbraio 2016

Il Parlamento Europeo l’altra settimana ha innalzato i limiti delle emissioni del 200% (grossier).

Certo è uno scandalo.

Certo.

Il punto è però chiedersi per cosa sono utilizzati questi limiti, cioè sfugge specificare come verranno effettuati i test (nuovi).

Se vi ricordate, dopo lo scandalo Dieselgate, la decisione della Commissione fu di cambiare il tipo di test che prima venivano svolti in laboratorio, e portarli “per strada”.

Bene. Io non sono contrario a questa decisione, però è chiaro che dire l’una senza l’altra cosa rischia di trasmettere un messaggio sbagliato.

Al di là dei “furbetti”, infatti, i test in laboratorio assicuravano uguali condizioni al contorno, o almeno cercavano di ridurre al minimo i fattori esterni con influenza sui risultati dei test (o ancora meglio, era lecito supporre che ognuno cercasse di avere condizioni al contorno “ideali”, tali da avere i migliori risultati, ma essendo regola eguale per tutti, andava anche bene).

Quindi, lungi dall’essere falsi, i test erano fatti in condizioni “utopiche”.

E’ come dire che su una spin bike raggiungo i 45 km/h, anche se poi sull’asfalto con la mia bicicletta non riesco a superare i 30 (per dire, non prendetemi alla lettera).

Fatto questo ragionamento appare logico supporre che cambiando tutto il paradigma di valutazione e quindi protocolli, etc., anche i valori di riscontro debbano essere adattati.

E poi, il punto è: questi valori cosa indicano? Sono valori convenzionali. E’ come quando si va a comprare una lavatrice e c’è scritto che consuma 300 kW (in un anno). Chi si aspetta di consumare davvero quella quantità di energia? E’ un valore puramente convenzionale che serve però (e lì sta la sua utilità) a confrontare i diversi modelli.

La stessa cosa avviene per le auto.

Purtroppo non con le persone, pare.

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Epic Fail

19 gennaio 2015

Sono cosciente che il tema che sto per affrontare è scivoloso almeno come una saponetta bagnata.

Provo comunque, e spero che la penna mi supporti, nel non far sentire nessuno offeso.

Ho appreso con gioia della liberazione delle due cooperanti Vanessa e Greta.

Sono cosciente che un riscatto sia stato pagato, anche se in questo come in passato, non si può chiedere – evidentemente – più che risposte evasive a domande birichine.

Dirò di più. Secondo me è giusto pagare un riscatto, perché la vita umana è comunque più importante di qualsiasi ragionamento o speculazione.

Aggiungo che è giustificato qualsiasi tipo di accordo con qualsiasi delinquente o pazzo criminale o terrorista di uno degli svariatissimi filoni (tristemente assai fiorenti e variegati), pur di salvare una vita.

Però bisogna distinguere le motivazioni che stanno alla base dell’agire.

Altro è intervenire nei confronti di persone che si sono esposte a pericoli necessari per l’espletamento di una funzione vitale (i.e. il fotoreporter), altro è il trovarsi in maniera del tutto fortuita e involontaria proiettato in una situazione che non era nemmeno prospettabile (i.e. il passeggero di un aereo che viene dirottato), altro ancora è il trovarsi in un pericolo causato da una superficiale valutazione, o da un avventato quanto improvvido senso di partecipazione emotiva.

Non mi sarei mai sognato di affrontare un tema così spinoso, prima che le due ragazze fossero tornate sane e salve.

Se succede che mio figlio faccia una stupidaggine, faccio di tutto per evitargli gravi conseguenze.

Ciò non vuol dire che non abbia fatto una cazzata. Avrà fatto una cazzata, ma valuto che essendo ancora un ragazzo, non sia stato in grado di valutare le conseguenze delle proprie azioni.

Ecco, questo è quello che provo nei confronti di queste due ragazze.

Con affetto, voglio loro bene, e mi stava a cuore la loro sorte quasi come fossero state figlie mie.

Ciò non toglie che dalle – poche veramente – informazioni su quello che erano andate a fare in Siria, e per le modalità, abbia più di qualche dubbio sulle valutazioni che possano aver fatto prima della partenza, e sulla valutazione delle conseguenze.

Ed è tantopiù giusto porsi il problema non per loro, ma per evitare – il più possibile – il ripetersi di episodi analoghi in futuro.

Allo stesso modo di come vieterei a mio figlio di giocare con il fuoco.

Ossi di seppia

24 giugno 2014

… codesto solo oggi possiamo dirti,

ciò che non siamo, ciò che non vogliamo …

e mi scusi Montale se lo scomodo per un commento sui 5S.

 

E’ che da qualche giorno rimugino sull’ultima apertura nei confronti delle riforme del PD.

E – la verità – è una mossa di cui – politicamente – non capisco il senso.

Sarà senz’altro un mio difetto, ma vorrei almeno provarci.

Ovviamente mi fa piacere che i 5S si “aprano” e vadano a mettere sul piatto i loro voti, che possono cambiare il senso di tante partite.

Ma ho l’impressione che entrare – oggi – nel processo di riforma incardinato da Renzi qualche mese fa, sia una mossa più che tardiva, controproducente.

Ho l’impressione che l’unico risultato reale che il M5S potrà portare a casa sia di accelerare l’approvazione dell’Italicum così com’è (quasi indigeribile).

Sì, perché FI che fino a ieri poteva gigioneggiare nella sua funzione di anello ineludibile, al rischio di vedersi scavalcata serrerà i tempi e abbandonerà una parte delle richieste.

Tutto, pur di salvare il salvabile.

E Grillo otterrà esattamente l’opposto di quanto va predicando: una rapida approvazione dell’Italicum.

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La grande bellezza

28 dicembre 2013

L’altra sera ho finalmente visto la grande bellezza.

Già conosco alcuni film di Toni Servillo e Paolo Sorrentino (le conseguenze dell’amore, in primis). Anche se non sono un cinefilo mi interessano i temi di Servillo e Sorrentino in una prospettiva più ampia.

La voglia di vederlo era tanta, e non è andata delusa.

Una storia senza storia.

Passare attraverso l’ignoranza della bellezza, per raccontare la bellezza, quella di Roma e dell’Italia, come fosse congelata in una foto. Ancora vitale ma irraggiungibile, non in grado di intersecare le eventualità del mondo di Jep Gambardella, che intanto è assorbito dal divorare sé stesso.

Quasi si staccava dalla penna la considerazione del mondo di Jep come “reale”. Ma con il proseguire della narrazione risulta “onirico” proprio questo mondo, mentre l’altro – silente – assiste come “sospeso”, ma l’unico davvero legato a radici che scendono nel sottosuolo, e che non si limitano solo alla superficie.

Insomma il film sembra il tentativo disperato di raccontare la bruttezza per il tramite della bellezza, e viceversa.

La bellezza di Roma in questo caso è mozzafiato. Risulta perciò facile immaginare che il film susciti interesse all’estero. E questo nonostante il senso della pellicola possa rimanere sostanzialmente oscuro a chi non conosce l’Italia e Roma, con i suoi travagli culturali e sociali prima che banalmente politici o economici.

Forse dire che non c’è una trama è fuorviante. In realtà di trame ce ne sono molte, intersecate tra di loro, ma come a formare una ragnatela che non consente di riconoscere un inizio e una fine. Molti inizi, molte fini e miriadi di percorsi possibili. Come la storia di Ramona: dilapida tutto solo per alleviare la propria malattia, ma senza riuscire davvero a curarsi. Che poi Ramona sia l’anagramma di Romana deve suonare un caso?

L’unico raggio di chiara intellegibilità arriva dalla “santa”; personaggio tutto sopra le righe, che dice in una frase più di quanto fosse chiaramente detto in tutto il film, prima: “le radici sono importanti”.

Che potrebbe essere il fulcro di tutta la narrazione.

Un’opera, così, può molto di più e molto meglio raccontare un bradisismo culturale che conduce una civiltà ricca e millenaria a inabbissarsi, mentre la musica continua a suonare un sottofondo. Ma che sia orecchiabile, per favore.

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Crisi

11 novembre 2013

Crisi: stato transitorio di particolare difficoltà o turbamento nella vita individuale o sociale

La parola deriva dal greco. Dato che i Greci antichi avevano capito tutto, Krinein significa “decidere”, “scegliere”.

E già.

Dopo 6 anni abbondanti è ancora crisi ?

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Ma cosa c'è dentro un libro? Di solito ci sono delle parole che, se fossero messe tutte in fila su una riga sola, questa riga sarebbe lunga chilometri e per leggerla bisognerebbe camminare molto. (Bruno Munari)

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