Archive for the ‘Sociale’ Category

Endogenesi del male

4 luglio 2018

Il brutto si riproduce. E’ proprio come nelle storie dell’orrore: alcune cose sono innominabili, perché a citarle le si richiama alla vita, gli si dà respiro.

Quello che sentivo in maniera confusa qualche tempo fa con tutt’altro (ma solo apparentemente) obiettivo (ricordo che non postai foto di una riserva vicino casa devastata dall’immondizia e dagli incendi, precisamente perché dicevo “il brutto non va mostrato, neanche a mò d’esempio”), mi torna indietro moltiplicato cento.

Vivo i commenti che leggo ovunque – intrisi di cattiveria, ignoranza, egoismo – come sassate in pieno petto. La lapidazione dell’anima.

Dell’anima che fu sempre alimentata a – almeno formalmente – rispetto reciproco, empatia, equanimità.

Il punto è che un numero spaventosamente alto di persone non solo ha questo tipo di riflessi ma – diversamente da ciò che accadeva fino a qualche tempo fa – non ha alcuna remora a mostrare esplicitamente il parto della propria natura peggiore.

E’ tutto sdoganato.

Il dire “meglio morti in mezzo al mare che qui a spacciare”, “ce l’ha sulla coscienza chi li ha messi al mondo” e via così di questo passo.

Persone altrimenti ragionevoli e “normali” si trasformano in bestie rabbiose, come se fossero infettati da un terribile morbo, che gli trasforma l’anima.

Come zombie assetati di sangue, per dire.

E quindi tutta la filmografia, la letteratura, le fiabe, i racconti dell’orrore assumono una rilevanza “reale” che fino ad oggi non riuscivo a leggervi.

Già avevo percepito questo modo molto traslato di raccontare la sfida del singolo contro il mostro che ti sovrasta, come la sfida contro la malattia, per esempio.

Ma questo racconto della “trasformazione” non l’avevo proprio colto.

Il parente, il fratello, il collega, che si trasformano in altrettante bestie impazzite, è una cosa che vedevo come puro parto della fantasia, e vedo invece come siano racconti esempleficativi del reale.

Di quello che in determinate condizioni, in determinate epoche, può accadere.

E infatti accade. Davanti ai nostri occhi.

Zombies-walking

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Piccola guida alla sopravvivenza

23 maggio 2018

Da ora, smetterò di parlare di politica italiana. Mi sembra inutile.

Mi concentrerò invece su questioni più pratiche e tristemente a breve importanti: come salvare la pelle.

Questo non in generale, perché ognuno di noi subirà com’è naturale il proprio segnato destino, ma nel caso specifico, cioé come salvarsi l’osso del collo nella congiuntura che – è facile prevedere – seguirà a quest’ordalia politico/sociale fatta di ruspe e bufale conclamate.

  1. se ne avete la possibilità, trasferitevi in un altro Paese. Che so, se lavorate in una multinazionale, fatevi spostare (anche con nequizia), in un Paese politicamente più stabile del nostro. Potrebbe non essere scontato trovarne.
  2. acquistate beni reali, non puntate sulle rendite finanziarie. Se possibile acquistate beni reali all’estero. Che so, comprate forconi contando a breve di rivenderli con profitto.
  3. Se siete furfanti, potreste esportare i vostri capitali e metterli in una banca compiacente.
  4. Se avete un mutuo, cercate di passare ad un tasso fisso. Non basterà, ma qualcosa dovrete pur fare, che so – avrete da litigare con la Banca.
  5. Puntate una casa fuori città con orto annesso, consiglio anche di impegnare qualche capretta. La pastorizia è sempre un’alternativa valida. L’orto è vita: grama, ma vita.
  6. Un consiglio potrebbe essere di comprare oro, ma il rischio è che ve lo rubino (ah, sì: aumenterà la delinquenza, assieme alla fame). Potrete sparare, se ce la fate. A spararvi (da soli) sui coglioni, l’avete già fatto col voto. Inutile ripetersi.
  7. se non avete risparmi, ma solo lo stipendio e il mutuo, preparatevi a tempi difficili: cercate di ridurre il peso del debito in qualche modo: vi farà male, ma in futuro sarà peggio. Fate questo esercizio: immaginate che la rata del mutuo raddoppi e lo stipendio si dimezzi. se riuscite a immaginare un modo di cavarvela, siete sulla buona strada (e – per inciso – siete degli eroi).
  8. se non avete stipendio, beh vi consiglio di rifarvi al punto 1. faticoso ma utile.

«La spirale del populismo è: elettori infelici; promesse irresponsabili, cattivi esiti; elettori ancor più infelici; promesse ancor più irresponsabili; ed esiti ancor peggiori. La storia non è finita. Potrebbe essere solo all’inizio»Martin Wolf.

Ah, e per finire: “e il PD allora?”

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La sofferenza come rimedio

8 maggio 2018

Ha ragione da vendere, Macaluso.

Ma il tutto deve essere conseguenza dello scadimento culturale che viviamo, e non da oggi.

Considerare il carcere come luogo della sofferenza, e la sofferenza come espiazione delle proprie azioni, è la vulgata più comune.

Per questo nessun politico con del sale in zucca, è disponibile ad impegnare un nichelino della propria credibilità per questo tema.

Ma è colpa dei politici, chiedo io, o piuttosto della gente il cui livello di attenzione e interesse per i temi “sociali” è pari allo stesso zero che meritano in educazione civica?

Piccole storie – Nike

4 maggio 2018

Lo scriva, lo scriva, che la vittoria non è il podio, i complimenti, le pacche sulle spalle alla fine.

Certo, certo, che ti fa piacere anche quella roba lì.

Ma se dovessi descrivere la vittoria, se lo chiede a me che pure ne dovrei sapere qualcosa, perché si può dire, si può dire sì che ho vinto tanto nella mia vita?

Non sto dicendo che ci fossi abituato. Nient’affatto. Avessi potuto, starei ancora lì, a combattere gli ultimi 10 metri, su una gara di due ore.

Ma andava bene così, anche le sconfitte facevano parte della vittoria.

Non lo capisce? E certo, cosa vuole, oramai sono un vecchio signore, i tempi in cui vincevo sono lontani, per voi giovani. Anche le parole che uso forse già sbeccate al principio, hanno perso la lucidità che potevano avere allora, forse.

Chissà cosa vuol dire per voi vittoria.

Io posso dirvi cosa ricorda a me.

Vittoria per me sono le gambe che non mi tengono, l’incertezza di ogni passo, il non sapere se possa avere un senso continuare a lottare, è la mancanza della voce e del respiro, ma non per la fatica, quella dopo.

Noooo, prima prima tutto prima. Le mie battaglie più dure le ho combattute prima delle gare, prima di piazzarmi sulla linea di partenza, assieme agli altri.

Non sto dicendo che questa parte fosse facile, ma se l’avete provato, e tutti l’hanno provato chi più chi meno, chi in un’occasione chi in un’altra, sapete quanto è più duro combattere senza combattere, quella battaglia che si compie tutta quando ci si corica la sera, quando teoricamente stanco delle fatiche del giorno dovrebbe essere solo il sonno a vincere.

Invece no. Ti accorgi che è il contrario. La battaglia vera è quando sei solo a pensare, il resto è una preparazione, è un costruirsi un’arzigogolo di fortificazioni. Per sentirti vincente, prima ancora di arrivare la mattina della gara. Se hai perso prima, non c’è neanche bisogno di fare la fatica di alzarsi.

Aver vinto ti aiuta. Ma solo come un’illusione che ti aiuta a creare.

Che poi sia un’illusione vera oppure no, a quel punto che importanza ha?

Viviamo solo di questo, di un’idea della realtà. Però quest’illusione è per noi talmente necessaria da sostituire la realtà stessa.

Non è questa la vittoria?

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E’ scritto

3 aprile 2018

Il Costarica ha visto lo scorso primo aprile la sconfitta del candidato “confessionale”, che aveva invece “vinto” il primo turno, per numero di voti.

Non pare che il candidato presidente Fabricio Alvarado abbia invocato la vittoria popolare al primo turno, come legittimazione sufficiente per vincere anche il secondo.

Comunque l’attrazione di un personaggio pubblico, dichiaratamente confessionale è il prossimo passo.

Si stanno gradualmente bruciando tutti i simboli che – anche in maniera semplicistica – sono stati usati nel passato per governare i popoli.

Se ne parlava anche qualche tempo fa. Una delle componenti che rende una Politica credibile è il fatto che un numero sufficientemente elevato di persone CI CREDA.

Questo – se volete – è il grosso limite dei partiti progressisti, in Italia. E tutta quest’invocazione alla “credibilità” della propria azione, è proprio il sintomo del fatto che l’adesione alla proposta sia evidentemente complicata dalla necessità di tutti questi passaggi di neuroni.

Se non vogliamo guardare al PD, che ha avuto tante colpe, tra cui – quella più grave – di aver governato per cinque anni, basta guardare a +Europa, la formazione della Bonino.

Uno poteva aspettarsi che in uno schieramento di sinistra anche – se vogliamo – così frusto e impacciato – insicuro anche delle proprie posizioni migliori – oltre, ovvio, di quelle peggiori, un partitino che affermasse con convinzione verità inaffondabili avesse buon gioco.

Invece no.

Questo mi dice tanto sullo stato psicologico, prima che politico, dell’Italiano medio: l’Italiano va dall’incazzato al furioso.

Ha ragione? E’ un discorso un pò complesso, che comunque riassumerei in “NO”.

Ciò detto, alcuni motivi di incazzatura ci sarebbero pure, ma non sono quelli che sembrano suscitare la furia distruttrice della folla inferocita.

Cose più sottili, che infatti sfuggono agli strali dei politici che preferiscono spacciare perline di saggezza spicciola.

Comunque non mi interessa convincere nessuno. Tra l’altro non ne sarei capace.

Sono abbastanza sicuro che anche quest’ondata “populista” brucerà allo stesso fuoco che l’ha alimentata.

La propaganda potrà andare avanti per un pò, identificando nuovi “intrusi” da avversare, ma dopo un certo numero di portate in faccia, si passerà all’unico simbolo che probabilmente ancora resiste in un panorama di alberi secchi o bruciati: la religione.

Ma – si badi bene – non il cattolicesimo “alla Bergoglio”, no.

A quel punto si passerà direttamente ad un invasato Lefevriano che susciterà immagini di Satana, Leviatani e Apocalissi varie, scalando il panorama politico di questo Paese che sembra votato all’autodistruzione, come unica via d’uscita.

Ci diamo un paio d’anni?

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Da paura

24 marzo 2018

I miei concittadini

Hanno paura dei migranti

Hanno paura della crisi

Hanno paura dell’Europa

Hanno paura del futuro

Hanno paura dei diversi

I più di voi “anime belle” penseranno che abbiano torto.

Io che sono bruttino pure escludendo l’animuccia mia, penso che invece abbiano ragione.

E la mia opinione la spiego in immagini, dato che in parole sarebbe un tantino più complicato:

[i dati sono tutti derivati da istituzioni consolidate, per me la credibilità ha ancora un valore]

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Detto per inciso, a me diversamente fanno paura i miei concittadini.

 

Il pensiero ti cambia

14 marzo 2018

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Per motivi – per così dire – “professionali” sono venuto a conoscere dell’esistenza di un altro luminare della non-scienza, che pare attecchire particolarmente bene nelle nostre lande (abbastanza desolate e desolanti).

Questa perla dell’eccellenza fuffologica è il tizio di cui accludo la splendida foto che ne immortala lo sguardo profondo e intelligente. O almeno tale deve apparire a tanti.

La particolarità di questo post-scienziato (una volta esisteva il metodo scientifico, ora questo accademico dell’ignoranza ha scoperto che non vale neanche la pena di pubblicare sulle riviste a pagamento dei finti abstract), è che insegna a considerare la mente come capace di mutare il DNA.

Ma essendo questo non ancora particolarmente inquietante, giustamente scambia perle di saggezza, in cambio di introiti pubblicitari a basso rendimento.

Quindi – anche spacciandosi originariamente per biologo – si esercita anche in altri campi (e perché negarglielo, a noi che abbiamo tanto bisogno di verità).

Ah il tizio si chiama Bruce Lipton.

Consiglio di sorbirsi qualche istante di questo video, fin quando lo stomaco regge.

Io, poi, ho sempre preferito la camomilla.

Psicologia social

23 gennaio 2018

Dello studio avevo già sentito. Ma il post di Barney è stata l’occasione (a parte il divertente video presente nel post originale), per leggere il documento: http://www.avaresearch.com/files/UnskilledAndUnawareOfIt.pdf

Ora, nel leggerlo sono emerse una preoccupazione, una certezza:

la preoccupazione è di ricadere – almeno in qualche caso – nell’ambito dei soggetti studiati. E’ evidente, se non ho gli strumenti per giudicare, non posso nemmeno giudicare di non poter giudicare. L’ho detta male scusatemi, ma l’angoscia è reale. Inoltre c’è lo studio allegato, leggetelo lì: è molto più chiaro.

la certezza deriva dall’essere finalmente riuscito a spiegare dei comportamenti da parte di persone che conosco, comportamenti che ritenevo troppo idioti per essere veri. Ecco, ora ho la spiegazione di come questo si realizza, e mi dà la certezza di doverle evitare, queste persone.

O magari sono loro che devono evitare me, in un gioco degli specchi infinito, di opinioni divergenti e ugualmente soggettive.

 

David e’ Dunning, Justin e’ Kruger: due dei miei fari per comprendere la psicologia dell’essere umano, specialmente nell’era dell’Universita’ di Youtube e degli esperti tuttologi a 360 °. Me compreso, ovviamente. I due hanno vinto un premio IgNobel, nel 2000, quando invece avrebbero dovuto portarsi a casa il Nobel vero. Ma si sa: quelli dell’IgNobel […]

via David e Justin cantati e ballati — BarneyPanofsky

Non più di una parola

8 gennaio 2018

Dal 1-1-2018 è iniziata in Italia una rivoluzione ecologica che porterà gli italiani a produrre e consumare meno plastica, a vantaggio di altri materiali più innovativi, ecologicamente sostenibili. E’ la rivoluzione dei sacchetti per l’acquisto nei supermercati di carne, pesce, frutta e altri alimenti sfusi. Naturalmente l’ecologia inizialmente ha un costo, ma il rispetto dell’ambiente […]

via LA RIVOLUZIONE ANTI-PLASTICA E LE BUFALE REAZIONARIE — il pensiero di oggi

Posto un articolo che mi sembra ben fatto sull’argomento, ma non ce ne dovrebbe essere nemmeno bisogno. Detto questo, un’osservazione ma giusto per aiutare a riflettere: la legge impone di esporre un prezzo per i sacchetti di plastica che precedentemente erano “percepiti” come gratuiti. Ma – a ben pensare – gratuiti non erano. Semplicemente entravano nei costi “di gestione” del supermercato e ricadevano sui prezzi dei prodotti. Ora, per l’appunto, essendo “non esposti” questi costi erano “occulti”. Semmai, sarebbe da accertarsi se le aziende interessate calcoleranno in maniera corretta i costi finali dei prodotti. Ma veramente, veramente, chi ha voglia di discutere per 3 centesimi? Suvvia, siamo seri. E già con questo post, ho sprecato un eccesso di CO2 per un argomento che non lo merita.

Moderatamente fallito, grazie

21 dicembre 2017

Parto da questo articolo, di Melanie Stefan https://www.nature.com/naturejobs/science/articles/10.1038/nj7322-467a

Cos’è il fallimento? Pare che ultimamente ci sia una moda a riconsiderare i fallimenti, a ricavare da questi elegia e mitologia.

Non intendo dire che questo sia il modo di intendere l’articolo della Stefan, che anzi è serio e più che ragionevole.

Il fatto è che invece ho potuto sentire diverse interpretazioni dello stesso concetto in forma euforica “yesss, wonderful, we failed again!”.

Non prendiamoci per il culo, per favore.

A furia di prendere portate in faccia, nessuno è mai diventato AD di una Società della Silicon Valley, e anche la più umile delle attività ha bisogno di una certa dose di successo.

Certo, considerare i fallimenti parte del processo di apprendimento è bene, ma sappiamo anche che spesso successo e fallimento, per noi che non siamo geni, sono separati da un sottilissimo strato di sedere. Chiamatela fortuna, opportunità, etc. etc.

Quindi fallimento sì, ma senza esagerare.

Burwell,_Nebraska_fallen_bridge_3

 


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Sopravvissuta a un attentato a Parigi e rinata in Australia. Un blog su: disagio e cose belle, strani posti e creature, tanta meraviglia e un po' di assurdo. Con un vombato contro lo stress post-traumatico. Scrivo per me, per gli italiani in Australia e per gli umani sulla Terra.

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Ma cosa c'è dentro un libro? Di solito ci sono delle parole che, se fossero messe tutte in fila su una riga sola, questa riga sarebbe lunga chilometri e per leggerla bisognerebbe camminare molto. (Bruno Munari)

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Chezliza

" Chi beve solo acqua ha un segreto da nascondere."(C.Baudelaire)

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"Poesie & Pensieri" - Uno Nessuno Cento Me

natangelo

Ogni giorno una vignetta nuova, un fumetto, un disegno. Ogni giorno. Quasi.