Archive for the ‘Sociale’ Category

Niente foto, per favore

18 settembre 2017

Sono passato ieri (in macchina) nella riserva della Marcigliana.

Questa strada che ho percorso è la stessa che per anni percorrevo quando andavo in bici, anni fa.

E’ il posto più vicino a dove abito con una discreta salita d’asfalto, utile per mantenere un pò di allenamento senza sacrificare troppo il calendario.

Quelli più motivati (e più bravi) di me la utilizza(va)no per le “ripetute”.

La strada è abbastanza piccola, e abbastanza poco frequentata, anche se non del tutto isolata dato che è anche una allungatoia per arrivare da via Nomentana sulla Salaria.

Definisco allungatoia: voglio dire che in realtà ci si mette più o meno lo stesso tempo che facendo altre strade, ma passando in un punto che oggettivamente è bello, con tanto verde, anche se con il prezzo di pagare una cattiva frequentazione.

Ma tant’è, per anni lo facevo perché nel complesso era un modo gradevole di passare una parte della Domenica mattina. Aria, verde, (un pò di) fatica. Una volta ho anche visto un gruppo di cervi. O forse avevo bevuto troppo la sera prima, chi lo sa.

Bene, dicevo. Ci sono tornato ieri.

Oramai sono pronto quasi a tutto, e sì che già la strada (pur essendo dentro la riserva) era oggetto di abbandono di materiali, attività più o meno contrastata con interventi di vario genere.

Ma l’impressione di rivedere com’è ridotta ora, mi ha fatto davvero male.

Forse non immaginavo che l’inciviltà potesse raggiungere questi livelli: sono un ingenuo.

Le tracce degli incendi, sì ma non è questo. Il punto è che le zone denudate dagli incendi sono diventate prede facili per l’abbandono di immondizia di ogni genere. Di OGNI genere.

E’ la stessa impressione che mi avrebbe fatto vedere una donna malmenata e perciò violata, e proprio perché più vulnerabile, ancora e ancora.

Una via crucis.

Non ci ripasserò più, esempio di come la bruttezza (e la brutalità che si porta dietro) vincono.

Non aggiungo foto, diffondere il brutto non ha senso, se non a determinate condizioni.

Annunci

La città come luogo eroico

29 agosto 2017

Sapevate che esiste un indice che aiuta ad identificare gli “Stati falliti”? E’ il “Fragile State Index”. Non credo esista uno strumento simile per le città.

Servirebbe un accordo scritto con i cittadini, con i suoi bravi parametri da rispettare. Non credo esista niente di così esplicito e soprattutto vincolante.

Chiacchiere sì. Quelle, tante.

Torno a Roma, dopo 15 giorni di mancanza.

Io sono ultimamente molto critico, questo è vero. Ma è anche tremendamente reale la puzza che ti assale appena scendi, dopo 9 ore tappati in una macchina in 5. Il che non è un bell’inizio. Comunque anche questa il giorno dopo non la senti più, semplicemente ti assuefai.

Poi, lo sguardo spazia su un panorama di erbacce, cumuli di immondizia, e strisce di fumo a colorare il cielo azzurro. A questo, almeno io, cerco di non assuefarmi.

In serata, accompagno mio figlio da un amico, zona Viale della Moschea.

Io non ho esperienza diretta di Sarayevo nell’immediato dopoguerra, per mia fortuna. Ma non mi aspetto fosse tanto differente da così. Una transenna arancione a delimitare metà della carreggiata, in maniera da impedire il transito in uno dei sensi (o forse no? non c’era nessuna indicazione), con nessuna ragione apparente. Le radici? I dossi? Le buche? Mah.

Sporcizia ovunque. Erbacce. Tracce di incendi.

No, Sarayevo non doveva essere molto diversa. Mancano i crateri dei 105 e delle mitragliere pesanti. Ma per quello le strade di Roma già da tempo somigliano più a delle carrarecce di montagna. Mancano i morti per la strada, vero.

Non esiste un indice delle città fallite. Esiste però un limite alla sopportazione. E tanti – troppi – lo valicano (soprattutto giovani) e se ne vanno. Chi lontano, chi più vicino.

E questo alla lunga, è il modo in cui le città muoiono. Morte o non morte per i suoi abitanti. Storia o non storia.

Comunque l’accostamento con Sarayevo non dovrebbe scandalizzare più di tanto: è anche il segno che le città, volendo, possono anche rinascere.

150605121136-sarajevo-then-and-now-4-super-43

Il trollino di Foucault

21 giugno 2017

Per quali ragioni ci si concentra in città rumorose, sporche, affollate?

Ma è chiaro: per usufruire di servizi, alcuni dei quali in comunità più grandi sono più efficienti, altri in comunità più piccole semplicemente non ci sono.

Per dire: se voglio andare all’Opera, probabilmente in un piccolo centro non avrò questa possibilità e dovrò spostarmi in uno più grande.

E’ solo un esempio, non volevo dire che chi abita a Vulci è uno zotico, beninteso.

Comunque uno dei vantaggi dell’abitare in queste grosse, flaccide, puzzose città dovrebbe essere quello di avere un’offerta di servizi migliore.

In teoria. In pratica, noi che abitiamo a Roma, sappiamo quanto tutto questo sia teorico.

E veniamo al senso di Atac. Atac esiste per svolgere un servizio pubblico? Sì.

E’ efficace? No. E’ efficiente? Men che meno.

Qual è la colpa dei 5S in questo? Nell’insistere a voler considerare riformabile questo strumento quando invece è chiaro che lo sforzo per riformare ATAC è superiore – e di gran lunga – allo sforzo di ricominciare da capo.

Non è cattiveria. Capisco le preoccupazioni sui livelli occupazionali, sulle garanzie, e su tutte le altre belle cose che sono valide solo quando si parla di società pubbliche, e meno valide quando a subire i contraccolpi delle crisi sono dipendenti di società private.

Ma qui non siamo davanti ad una società che magari non è efficiente, ma è efficace (ie funziona ma costa troppo). O che magari non è efficace, ma intanto è efficiente (che sarebbe come a dire che costa poco ma non funziona).

No. Qui siamo stati in grado di creare un ircocervo che non funziona e – tanto per non farsi mancar nulla – costa un buco annuale di 500 milioni al Comune.

Allora la colpa dei 5S è di cercare di mantenere il pentolone sul fuoco, per squallidi calcoli post-elettorali (con tutto che lo sport di allisciare il pelo ai dipendenti delle municipalizzate è sempre stato molto diffuso, a Roma).

Oppure no, non si tratta nemmeno di squallidi calcoli elettorali (perché si sa, la politica è lo spazio vuoto tra due campagne elettorali), e sono davvero convinti che il loro potere taumaturgico e riformatore possa modificare le situazioni da terzo mondo di cui questa città è piena.

Perché si è convinti – prima di tutto – che non servano segnali, ma solo un onesto (!) lavoro di cesello, e tutto tornerà a posto.

Basterà il cesello per far sentire i cittadini romani un pò meno sudditi? Ma anche profittatori. Perché le medaglie hanno sempre due facce.

E – qui a Roma – come forse a Caracas o a Calcutta le due facce sono quelle di un apparato di servizi inesistente, con burocrazia maramaldeggiante e spocchiosa, e di popolazione oramai usa a considerare l’esercizio di propri diritti come risultato di una contrattazione mafiosa, e a ciò oramai usi da decenni.

Per un ATAC che non funziona, ma nemmeno in sedicesimo (e non dò certo la colpa ai grillini per questo, l’esempio dei trollini è soltanto un esempio), e che non si ha nessuna intenzione di colpire, così come non si può/vuole colpire la burocrazia cieca, fatta di piccole e grandi angherie, dove le uniche responsabilità vengono identificate nella classe “dirigente”: il politico, l’imprenditore, facendo un racconto che – per me – è parziale, ma che è anche più semplice da fare, e meno impegnativo.

Un racconto sulla base del quale si può poi difendere i livelli occupazionali di ATAC, o i vantaggi piccoli e grandi delle municipalizzate a Roma, ma anche certi discorsi sui dipendenti comunali, scivolosi quanto si pare ma che un giorno qualcuno dovrà pure affrontare, a meno di decidere di tenersi questa struttura dei costi (e della annessa qualità nulla dei servizi) fino alla fine dei giorni.

Quindi quello che rimprovero oggi – per ATAC, ma solo come esempio – ai 5S è di essersi venduti come la soluzione a tutti i mali di Roma, spacciandosi per la medicina nuova, ma rivelandosi poi – a distanza di un anno – nient’altro che la solita pappa, solo con il nome diverso.

Ma noi romani siamo così.

Chi volete che l’avrebbe votato un partito che si fosse presentato con un approccio davvero (magari sbagliando, perché no) completamente diverso?

Nessuno. Infatti guarda caso i Radicali Italiani nelle ultime elezioni hanno preso talmente pochi voti da non avere nemmeno un rappresentante in Consiglio.

E oggi promuovono un Referendum per la messa a bando del servizio di trasporto pubblico a Roma non essendo rappresentati nelle istituzioni. Quando si dice essere “fuori del palazzo”.

Ma in questo caso per colpa dei politici, degli imprenditori o dei faccendieri?

O perché – in fondo in fondo – al romano piace prendersela con gli altri, ma “manzo eh?”, quando si tratta del proprio miserevole tornaconto?

E’ caratteristica di tutte le società degradate che i diritti si frantumino in tornaconti risultando in una mancanza di interesse comune ai più per “cambiare” davvero le cose.

Roma non fa – purtroppo – eccezione.

pendolino

Susan J. Fowler

20 giugno 2017

Susan ha scritto questo post sul suo blog: Riflessioni su un anno  in Uber (https://www.susanjfowler.com/blog/2017/2/19/reflecting-on-one-very-strange-year-at-uber).

Uno dei pericoli quando si descrivono torti subiti, è il rischio di tracimare nel patetico, e di lì giungere ad un problema di credibilità.

Susan questo percorso non lo fa, dimostrando di avere una personalità salda, più di tanti altri nella sua posizione.

Arrivando alla fine del racconto, molto onesto, si riesce a provare quella stessa sensazione di frustrazione che – più di altre – deve aver provato la stessa protagonista.

Più della rabbia, più del senso di ingiustizia per i torti (tanti) subiti.

Siamo abituati a pensare che new economy sia sinonimo di apertura culturale, di meritocrazia, di diversity, come usa dire.

Poi arriva questo racconto su Uber, a rovesciare questa assunzione come un calzino. Perché se è vero che l’interesse dell’Azienda è unicamente rivolto al profitto, allora il rischio è di diventare conservativi come e più delle aziende da meccanica pesante, altro che start up.

E il racconto di Susan va esattamente in questo senso, con manager che – come scusa o no – usano le performance dell’aggressore come motivo per lasciarlo indisturbato al suo posto, e cadendo più volte – come giustamente Susan fa notare, nel ridicolo.

Comunque – sia stato il post della Fowler o no – dall’inizio dell’anno a Uber c’è un terremoto che sta tirando giù tutto il management.

Se questo basterà a riallineare Uber non so. Di sicuro sarà un insegnamento per tutti quanti – me compreso – associavano tutte le qualità migliori legate all’agilità, al merito, alle idee “smart” con la Silicon Valley, che dovranno rivedere le proprie assunzioni, e – almeno per quanto mi riguarda – continuare a pensarlo, ma con un abbondante beneficio di inventario.

1487488054864

 

Totò la belva

15 giugno 2017

Si parla di Antonio Riina. Non entro nella questione tecnica della sentenza della Cassazione, sia perché – per l’appunto – si tratta di una questione tecnica, e io tecnico della materia non sono, sia perché di tutti quanti si sono espressi mi pare che la maggior parte non avessero fatto neanche la fatica di leggerla, o – avendola letta – avevano deciso (a priori o meno) di avversarla per puro calcolo di convenienza.

Si chiama, in altra forma, di polemica politica.

Lungo pippone di premessa finito.

Il punto, e veniva ben individuato in uno degli articoli che ho letto sull’argomento (http://www.lavocedinewyork.com/news/primo-piano/2017/06/08/se-riina-e-ancora-il-capo-dei-capi-lo-stato-ha-fallito/), è il seguente: qual è il pericolo connesso con la revoca del 41bis per questo ottantasettenne? Cioè: chi realmente può credere che questo individuo – potente e sanguinario al momento del suo arresto – abbia conservato il proprio potere dopo vent’anni di regime speciale?

Non ci posso credere perché se fosse vero, allora vorrebbe prima di tutto dire che il 41bis è inutile.

Secondariamente se è vero che quest’individuo è alla fine della sua vita sciagurata, allora la reale forza di uno Stato si esprime nel decidere valutando i fatti, e non le suggestioni – come temo possa essere un magari umananamente giusto sentimento di vendetta.

E non sono affatto d’accordo su quanti dicono che una (supposta, e peraltro non richiesta nella pronuncia della Cassazione) scarcerazione di Riina sarebbe un segno di cedimento dello Stato. Un atto di questo tipo per un individuo morente, non più in grado di nuocere, né di comandare neanche al proprio corpo, sarebbe semmai il segno opposto.

Fortes semper monstrant misericordiam.

bestia_gevaudan2

Zorro

15 maggio 2017

Se n’è andato un altro grande. Un pensatore, un giornalista, un uomo.

Una persona che potevi fermarti ad ascoltare con la certezza di cogliere un punto di vista, un’idea davvero nuova e illuminante.

Qual è il livello minimo di intelligenza con cui questo mondo può reggersi in piedi?

http://www.olivierobeha.it/inevidenza/2017/05/la-liberta-e-un-lusso-di-pochi-mi-ripeteva

untitled

Passo cassabile

3 febbraio 2017

Negli scorsi giorni ho avuto un “simpatico” fuori programma con una vettura perfettamente parcheggiata in corrispondenza di un passo carrabile, che si dà il caso in quel momento io dovessi usare. Cose che capitano.

Avevo un pò di riluttanza a chiedere l’assistenza dei Vigili Urbani. Questo non perché sia particolarmente timoroso, o diffidente. E’ che mi è capitato anche in altri casi di vedere diminuire la mia fiducia nella capacità delle istituzioni di rispondere al motivo della loro esistenza (almeno per noi cittadini), in conseguenza del tentativo di chiederne il supporto.

Ciò mi provoca una grande tristezza, e quindi cerco di evitarlo: più banalmente, temevo che il numero trovato su internet fosse sbagliato, che non rispondesse nessuno, o che mi dicessero che erano impegnati fino al 2018.

Comunque, nulla di tutto questo (oddio, il numero sul sito del municipio era sbagliato, ma insomma…). Il funzionario che ha risposto è stato gentilissimo, ha preso nota, e ha chiarito che non era sicuro che sarebbero riusciti a passare in tempi stretti.

Circa tre quarti d’ora dopo tornando noto che la vettura non era più presente davanti al passo. Per correttezza richiamo, per segnalare ed eventualmente non far sprecare tempo alla pattuglia. Mi risponde lo stesso funzionario di prima, che – sempre gentilissimo – mi informa che la pattuglia è passata e la vettura era ancora parcheggiata nella posizione in cui l’avevo trovata io. “E quindi?” “Sì ma non hanno potuto far nulla, perché il numero di concessione era scolorito” “Scusi, per capire, voi non avete alcun modo di verificare se ad un certo indirizzo c’è un passo carrabile autorizzato? Sa… siamo nel XXI secolo…” (oddio, qui certo il mio commento poteva suonare un pò “da facebook”), comunque la risposta mi ha riportato con i piedi ben piantati per terra: “Eh lei ha visto troppi film americani, il problema è che voi cittadini dovete capire che è colpa dello stato centrale che taglia taglia e alla fine non si riescono ad assicurare i servizi”.

Dopo qualche altro scambio, ho ringraziato il comunque gentilissimo funzionario, e sono tornato a maledirmi per aver chiamato.

Ho il timore di giustificare gli incivili che in un caso del genere possono utilizzare metodi più “diretti” per esprimere il proprio disappunto, che richiedere l’assistenza delle istituzioni.

Una riflessione banale è che purtroppo episodi di inciviltà siano in qualche modo istigati dal fatto che siamo completamente incartati in regole inapplicabili.

Un’altra riflessione è che – al di là della buona volontà – le amministrazioni pubbliche sono chiuse a guardarsi l’ombelico e non hanno nessun obiettivo abbastanza alto da distrarli da questo spettacolo che deve peraltro essere appassionante (vista la costanza con cui vi si dedicano).

Un’altra riflessione (ma è davvero l’ultima), è che se noi italiani non passiamo dalla gestione degli eventi alla gestione dei processi, presto o tardi saremo fatti fuori dalla storia, con buona pace dei richiami di convenienza all’italianità.

474374

Pateh Sabally

31 gennaio 2017

http://internacional.elpais.com/internacional/2017/01/29/actualidad/1485682582_222583.html

Mi capita di sbirciare il mondo visto da altri punti di vista. Capito l’altro giorno sull’articolo che è linkato qui sopra, e scopro una cosa che non sapevo.

Perché non la sapevo? Per un motivo che è causa della mia successiva indignazione: la notizia, pur riguardando un avvenimento verificatosi in Italia, non è stato riportato da alcun quotidiano principale (colpevolmente non leggo il Corriere di Venezia).

L’altro motivo di indignazione è che mentre il ragazzo (appena poco più che ventenne, poco più grande di mio figlio), si toglieva la vita nelle acque di Venezia la “gente” intorno, gridava frasi della più triste ferocia.

Tutto questo non ha trovato spazio nei nostri spazi di informazione.

Evidentemente non era importante. Almeno non per chi ha scartato la notizia, accantonata tra i “non expedit” della realizzazione degli spazi di informazione, con tempi tanto tiranni, da non consentire di riflettere su chi stiamo diventando.

pateh-sabally-300x212

President evil

30 gennaio 2017

Nei miei ricordi di ragazzo, mi sorprendeva l’apparente semplicità con cui l’Europa passò da regimi democratici a illiberali e antidemocratici, a partire dagli anni ’20 del secolo scorso.

Mi appariva incomprensibilmente breve e illogico il tragitto che aveva compiuto un intero continente.

Ora capisco che, se non fermato, il giorno per giorno possa farci considerare “normale” e con sufficienza quasi qualunque cosa, mentre alcuni tramite errori e sottovalutazioni favoriscono il crescere del “mostro”. Come possa esserci consegnato in poco tempo un mondo cattivo, fatto di protervia e egoismo. Un posto dove la “reciprocità” è intesa nel senso di “legge del taglione”.

E questo in parte perché comportamenti non collaborativi – per così dire – ispirano sovente emulazione per una parte, e d’altra parte esigono “reciprocità” di trattamento. In senso negativo, s’intende.

E in questo modo – ora lo vedo chiaramente – la soluzione si satura finché basta un niente per far precipitare, giù o indietro secondo i propri punti di vista la situazione globale.

Giù all’inferno, o indietro di quasi cent’anni.

resident-evil-the-final-chapter-logo

Solo fumetti

28 dicembre 2016

two_years[1]

Ho preso l’immagine da qui:

https://barneypanofsky.wordpress.com/2012/11/30/xkcd-two-years/two_years1/

A parte il tocco leggero e la capacità di gestire una questione tanto complicata, e per più personale, quello che mi ha colpito è l’abilità nel trasmettere un messaggio positivo. Quel rivolo di speranza che scorre lungo tutto il racconto, con due tratti di pennarello e una eleganza nel misurare le poche parole spese, che ne fanno un esempio.

Perché il mondo è pieno di bruttezza, ma talvolta sa anche sorprenderci.


Bad Work

Come sopravvivere ai lavori di merda

La Ragazza Approssimativa

Il blog di una ragazza qualunque, che non sa cucinare, non è fashion e ha la pancetta: una ragazza approssimativa.

Tratto d'unione

Ma cosa c'è dentro un libro? Di solito ci sono delle parole che, se fossero messe tutte in fila su una riga sola, questa riga sarebbe lunga chilometri e per leggerla bisognerebbe camminare molto. (Bruno Munari)

caterinarotondi

Se non combatti per costruire la tua vita non ti rimarrà niente

Chezliza

" Chi beve solo acqua ha un segreto da nascondere."

Uno di Troppo

"Poesie & Pensieri" - Uno Nessuno Cento Me

natangelo

Ogni giorno una vignetta nuova, un fumetto, un disegno. Ogni giorno.

adoraincertablog

...un messaggio in bottiglia....

Pendolante

Il treno è storie, ma anche geografie (liberamente sottratto ad A. Bergonzoni)

lacapufresca

A volte sarà più seriosa A volte sarà più burlesca

Certe luci

non puoi spegnerle

Social? Sí ma con la mente!

Condividiamo idee e valori tutelando la nostra privacy

paracqua

Un buco nell'acqua, mica facile a farsi

intempestivoviandante's Blog

Racconti, teatro, letteratura

Cronache Rosa

di Silvia Fasano Genisio

di Ruderi e di Scrittura

Il blog di Gaetano Barreca

Diario di una turista consapevole

Per chi si sente felice solo con la valigia in mano...