Yes, you Can

13 settembre 2017

Di Maio è pronto a governare. Non lo metto in dubbio.

Ma io sono pronto a Di Maio che governa?

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NATural born gambler

12 settembre 2017

Domani, in edicola con Il Fatto Quotidiano, quattro pagine speciali dedicate a questa sciagura che è “il ritorno a scuola”. Tra le tante cose, ci sarà anche una mia striscia che ancora non ha titolo perchè la sto disegnando ma sarà tipo “tutte le volte che avrei potuto morire a scuola (e non sono morto)”. […]

via La squola, signori! — natangelo

è tutto, o quasi. aggiungerei una postilla sul senso logico di mandare i nostri figli a scuola per imparare (tra le altre cose, almeno si spera) a vivere civilmente in un edificio che non è a norma.

Il punto, per me, non è il rischio della tragedia che può accadere, ma la certezza di aver insegnato ai nostri figli che le regole esistono per essere contravvenute.

piccole storie – ascolto

6 settembre 2017

La gente lo evitava.

Col tempo chiunque impara a diffidare di chi ascolta.

Io parlo tu ascolti, parrebbe questo il rapporto “normale” tra le persone.

In realtà non è così, ve lo assicuro.

Normalmente io parlo e tu pensi ai fatti tuoi. O meglio pensi a come quello che sto dicendo possa avere una qualche relazione con te.

Lui no. Lui la gente la ascoltava.

E non parlava, se non dopo essersi fatto un’idea circostanziata della situazione.

E quando parlava, usava poche parole, ma puntute come spilli.

Perché – certo – non voleva far male.

Però male faceva, per far del bene magari, però lo faceva.

Non tanto male da ammazzarti, ma abbastanza da cercare di evitare nel futuro la stessa esperienza.

Quindi era solo.

Direi non con ostentazione, però nemmeno sembrava con troppo dolore.

Mi sembra che si bastasse, se posso dire così.

Lo conobbi così, che ostentava la sua indifferente solitudine. O magari non la ostentava, semplicemente se ne stava per i fatti suoi a riflettere.

Era una domenica, ancora lo ricordo bene.

Io facevo due passi in montagna, ma vicino.

Lui non so da dove venisse, ma dava l’impressione di aver camminato molto.

Era solo, allora – nonostante anch’io non sia precisamente un comunicativo – mi venne naturale chiedere qualcosa.

Non è normale andarsene in giro in montagna, soli.

Ovviamente rispose a monosillabi, comunque io andavo nella stessa direzione e fu lui a chiedermi di fare un tratto insieme.

Certo non era il tipo con il quale sia necessario inventare discorsi per evitare i silenzi. Lui semplicemente se ne fotteva.

Io no, ma non ho l’horror vacui sonoro.

Quindi fummo in silenzio per buoni venti minuti, camminando lui davanti e io dietro.

Lo chiamai, per dirgli che sarei tornato indietro. Lui si voltò, e mi disse “Con lei si cammina bene, se vuole organizziamo un’uscita in montagna”.

Lui era così. Si vede che quel poco che avevamo condiviso gli era stato bene.

Da lì partì quella che posso definire una vera amicizia – e io sono sempre stato ben attento all’uso di questa parola – che durò moltissimi anni.

Non quanti avrei voluto, ma la morte si invita da sé, e non chiede permesso.

Molte volte mi ha fatto del male, dicendomi cose che nessun altro aveva avuto il coraggio. Ma mi fu più vicino lui, nel costringermi a guardare in faccia la realtà, che tanti “amici” che quando c’era un problema tendevano ad evitarti.

Amici per la bonaccia. Neanche cattivi, gente con cui condividere quattro chiacchiere e qualche banalità.

Con lui era diverso. Ogni volta si arrivava ad un nodo sul quale non eravamo proprio d’accordo.

E le discussioni non erano tranquille. Ci si scazzava, perché ognuno dei due aveva le sue buone ragioni, e non indietreggiava facilmente.

Però si usciva da queste discussioni meglio di come ci si era ritrovati sull’uscio.

Quando poi non ci fu più, mi venne anche di pensare che lui tutte quelle discussioni le avesse di volta in volta apparecchiate solo per me, per farmi – in qualche modo contorto – crescere di mio.

La settimana scorsa mi ritrovavo a riflettere di questo, in una delle mie tranquille camminate in montagna. Un ragazzo camminava nella mia stessa direzione, ma io sinceramente non me ne ero accorto. Mi ha chiesto se camminavo da molto. Io gli ho proposto di fare un tratto insieme. Dai suoi persistenti silenzi ho capito che aveva una gran voglia di parlare. E mi sono come visto in uno specchio.

Ché fino a quel momento non l’avevo capito.

 

Piove, opposizione ladra

5 settembre 2017

Venerdì scorso a Roma è successa questa cosa strana, che poi si è ripetuta anche il giorno dopo: cadeva acqua dal cielo…

Mi hanno detto che si chiama pioggia e che normalmente accade anche spesso, io francamente ne avevo dimenticato l’esistenza.

Comunque, ha piovuto, e quindi ACEA (la società comunale che si occupa di distribuzione idrica a Roma) ha revocato le misure di diminuzione del consumo idrico, che erano state prospettate sin dalla fine di Luglio e poi via via rimandate fino, per l’appunto a questa settimana.

Tutto risolto, quindi? Ma certo.

Poco importa se di anno in anno la soglia di attenzione si sposta un pelino più in basso, mandandoci prima o poi a sbattere, come quasi è avvenuto quest’anno.

La tendenza alla riduzione delle risorse idriche non sembrerebbe essere ciclica, ma associata a riduzione sistematica delle precipitazioni (e associabile con il tendenziale aumento delle temperature medie).

Se di questo si tratta, il problema dell’acqua dovrebbe essere il problema numero uno per la città di Roma, addirittura prima del disastro (largamente annunciato) di ATAC.

Invece no. L’ultimo post su facebook del Sindaco è del 20 Agosto.

Ben fatto, per carità. Equilibrato e preciso.

Sta di fatto che dopo quella data e una volta ricevuta la soluzione sotto forma di pioggia alla fase di crisi acuta, pare che il problema sia uscito dal radar dell’attuale amministrazione.

Vedremo, c’è tempo per ricredersi. Si approssima l’autunno e sicuramente sarà un periodo in cui non bisognerebbe aspettarsi altre crisi come quella appena passata, ma sono anche i mesi in cui si capisce l’andamento e si programmano (auspicabilmente) gli interventi necessari per la prossima stagione secca.

Sta di fatto che quest’anno l’appuntamento è stato rovinosamente “bucato”.

Dovremmo – come italiani – esserci abituati a questa cialtroneria e mancanza di pianificazione, che evidentemente non è un problema solo della città di Roma, o solo della Sindacatura attuale.

Ma la verità è che sono un pò stanco di folle tanto vocianti quanto attivamente disinformate, di imbonitori mai capaci di settare il proprio calendario non sui passati sei mesi, quanto sui prossimi trent’anni.

Ma tutto si tiene, probabilmente i nostri politici non sentirebbero la necessità di una interlocuzione più che giornaliera su twitter, se gli elettori non si aspettassero più risposte a bisogni immediati che una visione del futuro.

Pare che invece l’abitudine sia più rivolta al proprio ombelico, tendendo al pianto disperato quando la realtà esterna avvilisce le nostre speranze fondate sulle nostre legittime (e ci mancherebbe) aspirazioni, ma su poco altro.

Ma magari anche il pianto potrà fare brodo, quando si tratterà della prossima estate, a Roma.

E speriamo di sbagliarci.

homero[5]

 

Pessimus inimicorum genus laudantes

30 agosto 2017

“Inciampo” nell’ennesimo commento al “blog di Casaleggio” su Roma.

Un recente ritorno dalle ferie, e qualche giorno di “quiete prima della tempesta” lavorativa, mi consentono di approfondire la curiosità.

Ultimamente non sono stato molto tenero dei confronti dei 5S, ma ho sempre riconosciuto alla loro maggior parte un’ottima volontà. Condita da troppa ideoligicizzazione, ma comunque con ottime intenzioni e – spesso – con tanta voglia di fare.

Chi fa sbaglia, dice un proverbio. Ma un altro aggiunge perseverare diabolicum.

Ma questa è tutt’altra storia.

Questo post qui http://www.beppegrillo.it/m/2017/08/tutta_la_verita_su_roma.html (che trovo nel blog di Grillo), è però ad un altro livello.

Vergato da un tale Maurizio Alesi, già dal titolo “tutta la verità su Roma” si presenta bene; ed è dinamite, ma davvero.

Il post è spudoratamente elogiativo, al punto che si potrebbe trovare perfino ridicolo, non vivendoci, a Roma.

Peccato che a me, che contrariamente ad Alesi a Roma ci vivo, faccia solo rabbia.

Descrivere una città che non c’è, e sbugiardare quanti ogni giorno sono costretti in questa realtà è una cosa di un’insolenza che arriva al limite dello sberleffo.

Dico alle persone dotate di intelletto, nel Movimento: fermatevi. Questa è dinamite, ma prima di tutto per voi stessi. Di questo passo si diventa facilmente paranoici alla Kim Jong Un o alla Nicolas Maduro.

O ancora peggio, si diventa burattini di pezza nelle mani di paranoici idioti.

wizin

La città come luogo eroico

29 agosto 2017

Sapevate che esiste un indice che aiuta ad identificare gli “Stati falliti”? E’ il “Fragile State Index”. Non credo esista uno strumento simile per le città.

Servirebbe un accordo scritto con i cittadini, con i suoi bravi parametri da rispettare. Non credo esista niente di così esplicito e soprattutto vincolante.

Chiacchiere sì. Quelle, tante.

Torno a Roma, dopo 15 giorni di mancanza.

Io sono ultimamente molto critico, questo è vero. Ma è anche tremendamente reale la puzza che ti assale appena scendi, dopo 9 ore tappati in una macchina in 5. Il che non è un bell’inizio. Comunque anche questa il giorno dopo non la senti più, semplicemente ti assuefai.

Poi, lo sguardo spazia su un panorama di erbacce, cumuli di immondizia, e strisce di fumo a colorare il cielo azzurro. A questo, almeno io, cerco di non assuefarmi.

In serata, accompagno mio figlio da un amico, zona Viale della Moschea.

Io non ho esperienza diretta di Sarayevo nell’immediato dopoguerra, per mia fortuna. Ma non mi aspetto fosse tanto differente da così. Una transenna arancione a delimitare metà della carreggiata, in maniera da impedire il transito in uno dei sensi (o forse no? non c’era nessuna indicazione), con nessuna ragione apparente. Le radici? I dossi? Le buche? Mah.

Sporcizia ovunque. Erbacce. Tracce di incendi.

No, Sarayevo non doveva essere molto diversa. Mancano i crateri dei 105 e delle mitragliere pesanti. Ma per quello le strade di Roma già da tempo somigliano più a delle carrarecce di montagna. Mancano i morti per la strada, vero.

Non esiste un indice delle città fallite. Esiste però un limite alla sopportazione. E tanti – troppi – lo valicano (soprattutto giovani) e se ne vanno. Chi lontano, chi più vicino.

E questo alla lunga, è il modo in cui le città muoiono. Morte o non morte per i suoi abitanti. Storia o non storia.

Comunque l’accostamento con Sarayevo non dovrebbe scandalizzare più di tanto: è anche il segno che le città, volendo, possono anche rinascere.

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Il dessert libico

3 agosto 2017

Finalmente abbiamo capito a cosa si riferiva Renzi quando ha scritto “aiutiamoli a casa loro”.

E’ come quando la colf vi viene a casa e vi lava le mutande.

La stessa cosa, con la differenza che la colf in Libia ci andrà con due navi da guerra.

E ci sta, per carità, essendo la Libia un Paese non-Paese con un livello di stabilità interna che i più prudenti definirebbero “problematico”.

Bisogna capire comunque le finalità con cui il governo italiano invia due pattugliatori. E lasciamo stare le dichiarazioni formali. Un indizio lo si apprende dalla reazione rabbiosa di Haftar – appoggiato dalla Francia.

Allora viene il dubbio che le due navi italiane, dovranno entrare in acque libiche per puntellare la leadership “assai problematica” di Al Serraj, in un’escalation di ganzate cosmiche che Francia e Italia pare si stiano avviando a percorrere tutta, fino al punto in cui in questa roulette russo-libica qualcuno non si farà male sul serio.

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Sulla via di Bracciano, mi persi 8000 litri. Di quello buono.

27 luglio 2017

ACEA pensa di interrompere il servizio di erogazione dell’acqua potabile a Roma in turni da 8 ore, per consentire di assorbire il mancato apporto dell’acqua proveniente dal Lago di Bracciano.

Si è visto e sentito molto, su questo punto. E credo ci siano alcuni dati che non “tornano”.

Ma certo, noi siamo abituati a badare alla sostanza, no?

Leggo quest’articolo:

http://roma.repubblica.it/cronaca/2017/07/23/news/roma_acqua_razionata_e_turni_di_otto_ore_citta_divisa_in_due-171450598/

che è breve, ma nella sua brevità offre alcuni spunti di riflessione:

“Acea, prevede turni di stop di otto ore consecutive e la divisione della città in due quadranti da almeno 1,5 milioni di residenti; l’acqua sarà erogata a turno a ciascun quadrante e quindi ogni 24 ore un romano su due rimarrà senza acqua, in totale, per sedici ore.”

aggiungerei: a giorni alterni. Ma transeat.

“A giugno Acea ha prelevato 1400 litri al secondo e a luglio 1.100 … Le altre fonti, a causa della siccità, riescono a coprire la metà del fabbisogno della città, che supera i 18mila litri al secondo”

E qui i conti (anche se concordano con Acea…) non tornano.

ACEA continua a ripetere che in caso di stop a Bracciano, mancherebbe circa il 50% dell’apporto idrico. E l’articolo sembra essere un meccanico copia&incolla di questa posizione.

Ma i dati (qui riportati, peraltro), dicono altro.

A casa mia 1400 l/s su 18000 sono circa l’8%, peggio mi sento per i 1100 l/s che rappresenterebbero circa il 6%.

Non mi sembra di chiedere troppo, se non di verificare le cifre che si mettono nel proprio pezzo, prima di farne discendere come in un sillogismo le decisioni di ACEA.

Andrebbe anzi rimarcato come o da Bracciano si captano ben più dei 1100 l/s dichiarati, o il consumo di Roma è inferiore (e di molto) ai 18000 l/s, o ancora ci sono altri motivi (al momento ignoti) che consigliano la riduzione del consumo idrico giornaliero, motivi che – magari anche sensati – non hanno nulla a che vedere con Bracciano.

Una postilla (ma breve) sulla Raggi, cui non si può negare la dote della coerenza: la Raggi è talmente coerente che dice oggi delle cose (da Sindaco), come le avrebbe dette ieri (dall’opposizione). Bene la coerenza, anche se non si è capito chi dovrebbe assumere delle decisioni (a questo punto urgenti) nella sua visione del mondo.

Ah sì: la “cabina di regia”. Ma i 5S non erano quelli “diversi”?

danza

Diario immaginario – day11

19 luglio 2017

Anche oggi non funziona la connessione.

Il satellitare mi prende il segnale, ma non riesco a comporre il numero.

Quando arriverà il resto della squadra, rideremo insieme delle pippe mentali che mi sto facendo.

Certo, a raccontarlo è strano. Ma strano strano strano.

Dalla base ad Amsterdam: niente. Dal cargo: niente. Internet: niente. Satellitare: muto.

Ecco, ci sarà davvero parecchio da ridere.

Mi è venuto in mente che dovremmo avere anche una radio ad onde corte.

Ho fatto un corso prima di andare in Libia, ma non l’ho mai utilizzata.

Mi toccherà provarci.

Piccole storie – ICMP

12 luglio 2017

C’è qualcosa di sbagliato in me?

Fino a ieri rispondevi ai miei messaggi, non ho mai dovuto fare troppi giri per contattarti.

Poi… ehi sto parlando con te!

E tu non rispondi.

E’ perché sono cambiato ultimamente? E’ vero ho cambiato indirizzo, ma questo non vuol dire che io sia cambiato tanto, dai!

Ho provato anche a contattare i tuoi conoscenti, magari avevi cambiato indirizzo tu, o magari avevi cambiato nome, chissà.

E non ho provato solo una volta.

Almeno cinque, ma tu non rispondi, anche se aspetto in linea.

Certo, ultimamente mi sono un pò aggiornato. Ma in fondo sono sempre lo stesso.

Ho provato a rifare tutto il percorso, magari c’è un’interruzione.

Ma niente. Arrivo proprio all’ultimo dove dovresti esserci tu, e non rispondi.

E’ troppo per me. Sto malissimo.

Sono già passati 50 millisecondi senza risposta, e io non posso starci.

Chiamo il DNS secondario.

telephone


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