Il senso dello Stato

10 gennaio 2018

Aspettarsi una terzietà (almeno di facciata) da parte dei latori di cariche istituzionali è un lusso che pare non possiamo più permetterci.

Che questa terzietà possa rappresentare un problema nell’esercizio della proprie prerogative “politiche”, è certo. D’altronde non vedo grosse soluzioni. Come diceva un mio amico ciclista, “hai voluto la bicicletta”?

Certo, avete ragione, non scendiamo troppo in basso.

Il punto è che io vedo cariche istituzionali dappertutto. Le vedo in qualunque ruolo in cui si rappresenta un’istituzione pubblica. Questo vuol dire che a causa della mia malattia, considero i Sindaci, i Parlamentari, i presidenti di commissione, etc. etc. tutte figure istituzionali, e solo secondariamente politiche.

Ma dimenticando quello che penso io, almeno le prime tre cariche dello Stato potranno essere considerate “istituzionali”?

Vado al punto. Vedere il Presidente della Camera che nell’ambito di una manifestazione politica (di lancio della campagna elettorale) di un partito politico, esponga la sua opinione circa il tradimento della Camera stessa sulla questione dello Ius Soli, è cosa che mi rattrista profondamente.

Da una parte mi rattrista vedere che quello che il più alto rappresentante di un’Istituzione accusi l’Istituzione di cui è essa stessa rappresentante.

Potrei però accettare quest’impostazione come extrema ratio nell’ipotesi che la Camera non avesse istituzionalmente ottemperato ai propri doveri. Ma, e qui viene il secondo motivo di tristezza, la verità è che qui la Boldrini usa il proprio ruolo istituzionale a fini politici e – mi si lasci dire – anche un pò furbeschi, per scaricare la maggior parte della responsabilità sullo Ius Soli al PD. Non c’è dubbio che una frase che fa riferimento alla “subalternità politica alla destra” non può che far riferimento al PD. A chi altri, sennò?

E’ proprio qui che la mia tristezza si accentua. Il Presidente della Camera fa forse finta di ignorare che la maggioranza per l’approvazione dello Ius Soli non ci fosse? Avrei potuto accettare un argomento del genere da parte di un altro esponente di Articolo 1, ma proprio il Presidente della Camera ritiene necessario giocare con le parole, in particolare sul ruolo della Camera da essa stessa presieduta?

E tutto questo, per lanciare una campagna elettorale che si preannuncia come una delle più straccione (in termini culturali) degli ultimi decenni?

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Non più di una parola

8 gennaio 2018

Dal 1-1-2018 è iniziata in Italia una rivoluzione ecologica che porterà gli italiani a produrre e consumare meno plastica, a vantaggio di altri materiali più innovativi, ecologicamente sostenibili. E’ la rivoluzione dei sacchetti per l’acquisto nei supermercati di carne, pesce, frutta e altri alimenti sfusi. Naturalmente l’ecologia inizialmente ha un costo, ma il rispetto dell’ambiente […]

via LA RIVOLUZIONE ANTI-PLASTICA E LE BUFALE REAZIONARIE — il pensiero di oggi

Posto un articolo che mi sembra ben fatto sull’argomento, ma non ce ne dovrebbe essere nemmeno bisogno. Detto questo, un’osservazione ma giusto per aiutare a riflettere: la legge impone di esporre un prezzo per i sacchetti di plastica che precedentemente erano “percepiti” come gratuiti. Ma – a ben pensare – gratuiti non erano. Semplicemente entravano nei costi “di gestione” del supermercato e ricadevano sui prezzi dei prodotti. Ora, per l’appunto, essendo “non esposti” questi costi erano “occulti”. Semmai, sarebbe da accertarsi se le aziende interessate calcoleranno in maniera corretta i costi finali dei prodotti. Ma veramente, veramente, chi ha voglia di discutere per 3 centesimi? Suvvia, siamo seri. E già con questo post, ho sprecato un eccesso di CO2 per un argomento che non lo merita.

Politica for dummies

28 dicembre 2017

Nei giorni scorsi, c’è stata una surreale accusa ai 29 senatori del PD colpevoli di non aver partecipato alla seduta poi andata deserta sullo Ius Soli.

Potrebbe essere nonostante tutto rimproverato ai 29 assenti di aver disertato una seduta pubblica, ma il punto essenziale che emerge da questa (come da altre, simili) polemica, è la mancata conoscenza dei meccanismi di funzionamento di Camera e Senato.

E dire che tutti sapevano che quella seduta sarebbe stata inutile è superfluo. Come dire che tra quelli che sono andati, qualcuno l’avrà fatto per motivi opposti: prendere la diaria avendo comunque la giornata libera.

Applicare le categorie “sporco” o “pulito” alla politica è fuorviante.

E’ fuorviante perché la politica è la sovrastruttura sociale costruita sullo scontro tra gruppi di interesse. In quanto tale, le (poche) regole che “tengono” alla prova dei fatti sono già troppe.

La politica è brutale, non è certo un’esperienza per cuori deboli.

Ma questo non vuol dire che non sia nobile, bisogna sempre ricordare che è l’alternativa agli scontri, alle botte, alla violenza per la prevalenza propria e/o del proprio gruppo, insomma alla legge della giungla.

La politica è un’intermediazione ad un fenomeno della natura, e in quanto tale è sottratta a giudizi di valore.

Il risultato in politica prescinde dal discernimento o dalla decisione del singolo: è la risultante di più fattori concomitanti, spesso non espressi.

Uno dei corollari a questa regola è che non esiste risultato che in politica sia frutto di fortunate coincidenze: il modo in cui viene espresso è un’espressione delle diverse tendenze che rimangono congelate in commi, espressioni, aggettivi, virgole che spesso danno vita ad un’irresolubile pastrocchio. Ma mai coincidenze, men che meno fortunate: dietro ogni risultato ci sono giorni mesi se non anni e decenni di lavoro di qualcuno che ha preso a cuore un tema (che sia una tematica di diritti, o una regalia ad una società amica degli amici), e lo ha seguito brigando, mediando, tessendo e ritessendo la stessa tela.

In questo senso, avere un sistema bicamerale perfetto fa sì che tutto questo meccanismo sia stereoscopico, in un gioco di specchi che amplifica all’infinito le istanze iniziali, fino al parossismo.

Ma anche dove vigono sistemi meno “estremi” la situazione non è troppo diversa.

Che dite, che dalla politica si salvano i sistemi retti da despoti?

Sbagliato, i sistemi non democratici sono preda di una parte che istantaneamente si divide in correnti, rendendo i giochi ancora più spietati perché ancora meno scoperti.

Non vi piace? Ok, potete sempre chiedere un referendum (consultivo, certo) per uscire dall’euro, dal mondo, dall’universo. E magari vincerlo, contando sul fatto che i cittadini non capiscano la domanda.

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Moderatamente fallito, grazie

21 dicembre 2017

Parto da questo articolo, di Melanie Stefan https://www.nature.com/naturejobs/science/articles/10.1038/nj7322-467a

Cos’è il fallimento? Pare che ultimamente ci sia una moda a riconsiderare i fallimenti, a ricavare da questi elegia e mitologia.

Non intendo dire che questo sia il modo di intendere l’articolo della Stefan, che anzi è serio e più che ragionevole.

Il fatto è che invece ho potuto sentire diverse interpretazioni dello stesso concetto in forma euforica “yesss, wonderful, we failed again!”.

Non prendiamoci per il culo, per favore.

A furia di prendere portate in faccia, nessuno è mai diventato AD di una Società della Silicon Valley, e anche la più umile delle attività ha bisogno di una certa dose di successo.

Certo, considerare i fallimenti parte del processo di apprendimento è bene, ma sappiamo anche che spesso successo e fallimento, per noi che non siamo geni, sono separati da un sottilissimo strato di sedere. Chiamatela fortuna, opportunità, etc. etc.

Quindi fallimento sì, ma senza esagerare.

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Foschi Boschi

19 dicembre 2017

Che la Boschi sia una ragazzaccia è assodato.

Che faccia parte dell'”inner circle” di Renzi, è pure assodatissimo.

Che emergere (come politico) in un mondo retto da uomini, debba essere – anche per una ragazzaccia quale abbiamo già assodato – straordinariamente difficile, è certo.

Soprattutto quando questo sia dovuto a doti proprie e non per imprimatur semi-divino, come già visto (alla Boschi va riconosciuta un’indubbia capacità affabulatoria e una capacità da vero “animale politico”). Posso dire che per quanto di politici ne abbiamo molti (per alcuni anche troppi) queste capacità sembra vadano scomparendo, e amen.

Cosa abbia potuto (o non potuto) fare in quanto Ministro, in vigenza di suo padre nella baruffa di Etruria, diciamo che mi interessa poco.

Vorrei circostanziare, il perché.

Al di là dell’opportunità di certe ingerenze (che anche se non ci fossero state, comunque avrebbero potuto, da questo derivando l’oggettivo conflitto d’interessi), non vorrei si scambiasse la questione di opportunità della Boschi Ministro, colla questione del semi fallimento (anzi, fallimento tout court – non fosse che le Banche per carità di patria si salvano e non falliscono) delle Banche medesime.

No, perché qualcuno vorrà mica far credere a ben disposti cittadini elettori che le Banche sono fallite a causa delle ingerenze (possibili, anzi probabili) della Boschi, e non a causa di un’attitudine inveterata e diffusa ad “aggiustare” le cose, in Italia?

E non è certo cosa che possa andare circoscritta alla Banca D’Italia, o al Governo, al Parlamento, alle Autorità di Vigilanza che hanno vigilato che non si vigilasse troppo, anzi che anche quando le cose proprio non potevano non, ma sì andassero avanti sempre per amor della patria e supposto interesse superiore della stabilità del sistema.

Io – purtroppo – sono un incolto. E mi dico che il sistema di favori funziona solo se è isolato. Ehi ma caspita, cosa vuoi che esista di isolato dopo la vulgata “globalizzazione”, che va bene solo quando ci porta vantaggi e invece quando ti impone le regole del mercato no?

E’ che temo di aver capito perché tanti invocano l’uscita dall’euro. Uscita dall’euro, dalle organizzazioni mondiali, dal mondo, dalla galassia, dall’universo.

Per tornare alle care e vecchie abitudini, calde come coperte e rassicuranti nelle notti fredde di fronte al camino, sotto Natale, a raccontarsi come era bello quando si batteva moneta a più non posso, quando si svalutava ad libitum, e ci stringeva tutti intorno al fuoco, a rosolare il bue grasso.

Purtroppo sono un incolto, dato che mi pare che di buoi grassi non ce ne siano più, tanti ne hanno rosolati, e le vecchie abitudini più che come coperte ci ostacolino come sudari.

Ma appunto, io sono un incolto e non posso capire il superiore interesse patrio.

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Di pesi e di misure

14 dicembre 2017

http://milano.repubblica.it/cronaca/2017/11/29/news/naziskin_como_migranti_irruzione_fascismo-182499802/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P2-S1.8-T1

Da questi ragazzi sono distante anni luce, però osservo che – per una volta – sono, non so se educatamente, intervenuti, avendo letto un volantino che è mediamente ad un milione di parsec da me, ma comunque senza rompere teste e – dopo – ritirandosi nelle loro dimore o dovunque altro gli piacesse, senza lasciare strascichi, senza rompere, sporcare, dileggiare.

Interrompendo una riunione, quindi facendo un atto illegittimo, ma perciò stesso “dirompente”. Dove sia il confine tra l’illecito “lecito” e il lecito “illecito” non lo so con certezza io, come penso nessuno. Ne avevo già parlato, mi pare, anni fa.

Bloccare un’autostrada per protestare contro la chiusura di una fabbrica è lecito o illecito? Che dite, che dipende dall’impatto sociale dell’uno e dell’altro? Va bene, filosofia pura.

Ora, noi, proprio in questo caso e non in altri invochiamo leggi contro il ritorno del fascismo, sì per carità tutto vero, ma davvero non capisco dove sia il pericolo.

Perché poi diventa un pò scivoloso lo spiegare perché un’azione così, compiuta da un gruppo di naziskin è inaccettabile, e quando invece è compiuta (uguale uguale, se non anche un pelino più violenta) da un gruppo di sinistra è perfettamente accettabile (anzi socialmente accettata).

E’ che bisogna stare attenti alle parole, e ai principi che si adottano che – per una questione etica – dovrebbero essere sempre gli stessi, ma poi alla fine anche per una questione di conveniente opportunità. Ma tanto noi italiani siamo furbi, no?

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Guida galattica per commentatori

12 dicembre 2017

Un veloce recap riguardo alla politica italiana:

a destra si vince, e ci si divide dopo le elezioni

a sinistra si perde, e ci si divide prima delle elezioni

se un politico italiano vince, vuol dire che è uguale a tutti quelli prima di lui (e sì, vale anche per i 5S)

se un politico italiano vi sembra “nuovo”, è tempo di rivedere la vostra alimentazione

in politica, nulla si crea e nulla si distrugge (se vi sfugge cosa significhi, guardate l’Udeur).

La politica italiana è uguale a sé stessa da 100 anni (no, non è un’esagerazione).

L’elettore italiano dice di volere il cambiamento, ma solo per ciò che non lo riguarda

Corollario: il politico italiano è abituato a fare molto rumore per nulla: ie cronoprogrammi, bicamerali, monocamerali, commissioni, leggi e leggine.

La legge più importante degli ultimi cento anni è l’ultima Finanziaria (dicasi ogni anno).

Spiacente, per voi che le riforme, anche quelle costituzionali, le leggi sullo ius soli, sul fine vita, aborto, divorzio, leggi elettorali, riforma della procedura penale etc. etc.

La cosa più importante per i politici italiani sono gli ultimi 12 mesi e non i prossimi 30 anni.

Non sono differenti dai propri elettori, che quindi li meritano per questo e per altri simili motivi.

L’Italia sta andando contro un muro, ma sono tutti troppo impegnati per occuparsi del volante.

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Coda critica

20 novembre 2017

La Legislatura si sta chiudendo ed è (in qualche modo) stata varata la legge elettorale.

Dopo tanto parlare (in maniera puramente strumentale, direi), della Costituzione, e del rispetto che le si deve, anche autoinfliggendosi altri trent’anni di niente politico, scopriamo che il “sistema” escogitato per portarci alle urne, un effetto “riformante” (voluto o no), ce l’ha.

Nella Costituzione “più bella del mondo” le due Camere erano state concepite come diverse, e conseguentemente i sistemi elettorali, per un motivo che era (relativamente all’epoca post-bellica) sensato. Avrei detto che ora sarebbe stato necessaria una maggiore semplificazione, ma questo attiene alla decisione del Popolo Sovrano, che – ora fa un anno – disse “NO”.

Scopriamo invece che per questioni “pratiche” (ma anche matematiche), la Legge Rosato prevede lo stesso sistema per Camera e Senato.

Questo – fatte salve le differenze dei collegi e dell’elettorato attivo – dovrebbe provocare un effetto parente alla lontana di quanto cercato con la – mal partorita, per carità – riforma bocciata.

Senza dismettere una delle Camere, ma di fatto rendendo più probabile l’esistenza di una stessa maggioranza purché sia nelle due Camere.

Funzionerà?

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Hope dies last

24 ottobre 2017

Cosa non trovo mai in un politico? La chiarezza.

Certo, non che se ne trovino molti di politici che vendono chiarezza.

Chiacchiere, fuffa, giochi di prestigio. Chiarezza se ne trova poca.

Deve esserci una scuola superiore per politici che insegna i pregi della doppiezza (sì, c’è, è vero!).

Comunque la scena di Speranza che finta un’apertura al PD, seguita da un richiamo al sacrosanto principio del rispetto delle Camere, che nell’ambito del “dire una cosa per intenderne un’altra” è da Oscar e applausi scroscianti.

Comunque, tanto per dire la chiarezza, vi dico come stanno le cose secondo me:

  1. Speranza si è convinto che senza accordo col PD, e nel caso di approvazione della legge Rosato, con lo sbarramento al 5% è fottuto.
  2. Da Politico accorto sa che fare un accordo col PD sarebbe come commettere harakiri politico, cosa che alla sua giovane età potrebbe essere controproducente
  3. Sempre da Politico accorto, sa che un’apertura al PD non è una cosa seria, ma la fa lo stesso, perché questo gli dà l’agio di chiedere il rispetto delle prerogative del Senato (cioé, tu non metti la fiducia, io lancio un certo numero di siluri sotto forma di voti segreti, e la legge Rosato viene affondata

Riassumendo:

  1. bersaglio grosso, affondare la proposta Rosato
  2. in subordine, dare la colpa a Renzi (tentando di cavarne elettoralmente qualcosa)
  3. trascinare se possibile il tutto fino alla Finanziaria, per far cadere Rosato e Governo (un hint: il prossimo anno andremo di esercizio provvisorio)

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Pesce azzurro

20 ottobre 2017

Non ho capito perché la carica di governatore della Banca d’Italia dovrebbe essere intoccabile. Niente da dire sul profilo di Ignazio Visco, ma in una posizione tanto apicale, si risponde solo degli errori propri, o si rappresenta l’Istituzione in sé, eventualmente fungendo da parafulmine?

Spesso viene detto che Bankitalia non è responsabile di quanto è accaduto alle Banche dall’inizio della crisi.

Io su questo ho parecchio da obiettare. Bankitalia si è trasformata a partire dall’istituzione della BCE, in un organismo fondamentalmente di controllo, tant’è che ha accentrato anche le funzioni di controllo sull’operato delle Assicurazioni.

Ora, che un organismo che si occupa di vigilanza non sia in grado di accorgersi delle mucche parcheggiate nei corridoi di alcune banche, mi sembra francamente incredibile.

E – se vero – temo faccia vacillare il senso di un’istituzione che dovrebbe derivare la propria ragion d’essere proprio dall’essere argine all’arbitrio in un campo così sensibile. Argine a che? Alla malversazione, alla mala gestio nonché alla truffa nella salvaguardia dei risparmiatori e della correttezza del sistema.

Poi, è un problema che nasce con Visco? Mai lo penserò. Però il perdurare delle accomodanti bugie deriva da una gestione che – direi proprio per la lunga carriera che Visco ha fatto in Bankitalia – si incarna plasticamente nella sua figura.

D’altra parte, Renzi ha fatto questo per il bene dell’Italia? Ne dubito.

Ma è meglio continuare a trincerare Bankitalia dietro una presunta “indipendenza”? Indipendente Bankitalia – e gli eventi degli ultimi anni ne sono la triste conferma – non è mai stata. O meglio indipendente sì ma comunque immersa in un rete di relazioni tipicamente italiane, in cui le evidenze si aggiustano – sempre nel superiore interesse del Paese, almeno nella rappresentazione che del Paese hanno alcuni. Tipico pesce di questo mare, direi.

Vogliamo dire che il problema è il mare? Ne sono certo.

Ma intanto partiamo dalle responsabilità evidenti, altrimenti sarà una volta di più un messaggio per le persone che nelle regole ci credono, e non mi pare molto positivo.

Siamo davvero – nel perdurare di queste condizioni – tanto stupiti dal verificare quanta poca fiducia ispiriamo a livello internazionale? E – si badi bene – certo non è un problema solo di Bankitalia.

Faremo un bel dì una riflessione sul motivo per cui lo spread di un Paese come la Spagna, con un profilo che – sotto tanti aspetti – dovrebbe essere peggiore del nostro, continui ad essere più basso del nostro, nonostante un pezzo (e non irrilevante) del Paese stia vivendo una crisi politica senzi precedenti?

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Doduck

Lo stagismo è il primo passo per la conquista del mondo.

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