Il genere che preferisco

24 marzo 2017

Si parla del genere femminile applicato alle cariche pubbliche.

Ho visto molte opinioni, molte questioni di buon senso, ma non quella che a me sembra dirimente.

Si parla di genere, prima di tutto. Quando l’aspirazione di chi assume cariche tanto importanti dovrebbe essere quella di perdere il proprio genere, per rappresentare l’istituzione.

Io sono sempre convinto che la maggior parte di chi si occupa della cosa pubblica abbia intenzione di fare del bene: you can say I’m a dreamer, etc.

Da questo deriva – almeno per me – che il ruolo istituzionale dovrebbe far dimenticare chi si era “prima” o “accanto”. Uomo, donna, di qualsiasi schieramento.

Il punto è che fare troppa allusione al genere, nasconda una non piena comprensione del ruolo che ci si assume.

La differenza tra fare qualcosa e pubblicare su FB di averlo fatto.

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Del relativismo politico

22 marzo 2017

Che poi, l’affermazione “se non accetti le regole di questo partito, createne uno tuo” è legittimo.

La questione dovrebbe eventualmente porsi nell’assenza delle regole, anzi in una regola che è la negazione di qualsiasi regola (decido io punto e basta).

E – si badi bene – per me resta comunque un atteggiamento legittimo.

Come è legittima qualsiasi posizione politica, anche la più stravagante, che dovrebbe essere bocciata dalla logica, e conseguentemente nei fatti, più che da barocchi vincoli legali.

Perché il punto è questo, che nel mercato politico, così come in qualsiasi altro mercato, qualcuno che vende quel prodotto statisticamente lo troverai sempre. Qualcuno che identificherà una nicchia da poter pascere e con la quale fare la sua (magari limitata) fortuna.

Il problema sorge quando quella nicchia si allarga, a dispetto di ogni considerazione sui dati, sugli aspetti legali, sociali, economici, e pretende di essere verità contro la verità, dato farlocco contro il dato reale.

Ma questa è colpa dell’imbonitore di turno che onestamente (o meno) vende la sua merce? E’ colpa del santone che vende il filtro d’amore della sacra pozza del Gange, o della folla che si accalca, convinta di poter avere così migliore soddisfazione?

Ecco, in questo io trovo molte differenze rispetto alle persone con le quali normalmente mi confronto. Per me molto (anche se certo non tutto) nasce dal disinteresse delle persone. O da un interesse superficiale. L’abitudine di utilizzare la propria intelligenza per altre cose (tipo dove buttare l’immondizia differenziata purché non nel cassonetto giusto), ma affidarsi ad altre proprietà quando si tratta di scelte politiche, tipo

Il Fiuto (che non previene dal non sentire la puzza di merda, evidentemente)

Il Culo (che include la sfiga di scegliere sempre l’opzione peggiore)

Il Caso (che esclude la possibilità di cogliere l’opzione migliore anche per errore)

Di esempi ne ho accumulati tanti, da una trentina di anni a questa parte.

Quindi: colpa senz’altro dei politici che non sanno vendere bene la propria merce, ma se il pubblico chiede proprio merce avariata, cosa deve fare il politico che non sia utopista, se non in qualche modo adeguarsi al mercato?

protagoras

Renzinante

16 marzo 2017

Succede che a star dietro alle proprie scommesse, si perda di vista il motivo per cui si era iniziato a giocare.

Un buon giocatore dovrebbe però sapere che quando si è rischiato molto, e si è perso, è meglio saltare un giro. O forse anche due.

Che abbiamo invece qui? Un ex premier ex segretario che di nuovo ricomincia a scommettere sul futuro, ma per farlo butta all’aria anche quello che di buono aveva fatto.

Molto male.

Questa storia dei voucher poi è abbastanza ridicola. Legittimo l’interesse della CGIL ad inquadrare tutto il lavoro in rigidi schemi contrattuali, dove può giocare meglio il proprio ruolo. Dubito che lo faccia per amor di Patria.

Pazzesco che nel PD si abbia talmente poca fiducia nelle ragioni che portarono alla creazione dei Voucher, da deciderne l’abolizione. Puf. Che poi i voucher servissero a combattere il nero e che – con tutto che si prestavano ad utilizzi “furbetti” – questo avevano fatto, no comment. Lontano dagli occhi…

Questo sarebbe ad oggi l’esito del Renzinante che ha preso il posto del Renzi-vi-faccio-vedere-io-come-mi-seguono-gli-italiani il quale a sua volta aveva preso il posto del Renzi-rottamatore (che nella furia, evidentemente, si era dimenticato qualche pezzo).

asino1

 

 

Satira politica

12 marzo 2017

 

In vista delle prossime elezioni deve essere partito un concorso a premi nella Lega, su chi è capace di spararla più grossa, da cui (non a caso)

Tosi: io dormo con la pistola.

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Pare che la moglie abbia confidato: io invece dormo COL pistola.

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Concordo quindi condivido

23 febbraio 2017

europa

http://www.radicali.it/campagne/europa/

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Il fallimento con cura

20 febbraio 2017

Siamo allo showdown del PD. Quello che dopo l’ulivo era nato come luogo di incontro di sinistra riformista e cattolici democratici.

Checché ne raccontino, il motivo dell’uccisione del partito dell’incontro risiede tutto nell’impossibilità della “ditta” di riprendere il controllo del partito, perduto alcuni anni fa, dopo fallimenti e disastri, calcoli di bassa lega (mal fatti) e appuntamenti mancati con la storia.

E’ la sinistra che continua a sentirsi irresistibilmente attirata dal proprio ombelico (o dal proprio dito pollice, se si preferisce), mentre dovrebbe sentire la responsabilità di trovare il modo per riformare questo Paese.

Ma niente, non funziona. Si preferisce ripetere la litania del lavoro e dei diritti. Peccato che sui diritti abbia realizzato più “il giovanotto” Renzi in poco meno di due anni che in 20 tutta la sinistra che ora pontifica dall’alto del proprio rigorismo morale.

E questo non per osannare Renzi, che i suoi errori li ha fatti tutti, ma per dire quanto poche motivazioni si dovrebbero trovare dall’altra parte, vista la fine che hanno e ci hanno fatto fare.

Alla fine, un no al referendum su una riforma cercata per un trentennio, deciso sulla base di nessun obiettivo, se non quello di far dispiacere a Renzi, senza sapere cosa se ne sarebbe poi cavato. E infatti non se ne è cavato nulla. Speravano di riprendersi il partito sulla base delle proprie belle speranze. E ora – dato che si sono accorti di essere ancora più minoranza – se ne vanno sbattendo la porta.

Tirando giù l’edificio, se serve.

Il loto ultimo atto per la sinistra, come la intendono loro.

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Passo cassabile

3 febbraio 2017

Negli scorsi giorni ho avuto un “simpatico” fuori programma con una vettura perfettamente parcheggiata in corrispondenza di un passo carrabile, che si dà il caso in quel momento io dovessi usare. Cose che capitano.

Avevo un pò di riluttanza a chiedere l’assistenza dei Vigili Urbani. Questo non perché sia particolarmente timoroso, o diffidente. E’ che mi è capitato anche in altri casi di vedere diminuire la mia fiducia nella capacità delle istituzioni di rispondere al motivo della loro esistenza (almeno per noi cittadini), in conseguenza del tentativo di chiederne il supporto.

Ciò mi provoca una grande tristezza, e quindi cerco di evitarlo: più banalmente, temevo che il numero trovato su internet fosse sbagliato, che non rispondesse nessuno, o che mi dicessero che erano impegnati fino al 2018.

Comunque, nulla di tutto questo (oddio, il numero sul sito del municipio era sbagliato, ma insomma…). Il funzionario che ha risposto è stato gentilissimo, ha preso nota, e ha chiarito che non era sicuro che sarebbero riusciti a passare in tempi stretti.

Circa tre quarti d’ora dopo tornando noto che la vettura non era più presente davanti al passo. Per correttezza richiamo, per segnalare ed eventualmente non far sprecare tempo alla pattuglia. Mi risponde lo stesso funzionario di prima, che – sempre gentilissimo – mi informa che la pattuglia è passata e la vettura era ancora parcheggiata nella posizione in cui l’avevo trovata io. “E quindi?” “Sì ma non hanno potuto far nulla, perché il numero di concessione era scolorito” “Scusi, per capire, voi non avete alcun modo di verificare se ad un certo indirizzo c’è un passo carrabile autorizzato? Sa… siamo nel XXI secolo…” (oddio, qui certo il mio commento poteva suonare un pò “da facebook”), comunque la risposta mi ha riportato con i piedi ben piantati per terra: “Eh lei ha visto troppi film americani, il problema è che voi cittadini dovete capire che è colpa dello stato centrale che taglia taglia e alla fine non si riescono ad assicurare i servizi”.

Dopo qualche altro scambio, ho ringraziato il comunque gentilissimo funzionario, e sono tornato a maledirmi per aver chiamato.

Ho il timore di giustificare gli incivili che in un caso del genere possono utilizzare metodi più “diretti” per esprimere il proprio disappunto, che richiedere l’assistenza delle istituzioni.

Una riflessione banale è che purtroppo episodi di inciviltà siano in qualche modo istigati dal fatto che siamo completamente incartati in regole inapplicabili.

Un’altra riflessione è che – al di là della buona volontà – le amministrazioni pubbliche sono chiuse a guardarsi l’ombelico e non hanno nessun obiettivo abbastanza alto da distrarli da questo spettacolo che deve peraltro essere appassionante (vista la costanza con cui vi si dedicano).

Un’altra riflessione (ma è davvero l’ultima), è che se noi italiani non passiamo dalla gestione degli eventi alla gestione dei processi, presto o tardi saremo fatti fuori dalla storia, con buona pace dei richiami di convenienza all’italianità.

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Pateh Sabally

31 gennaio 2017

http://internacional.elpais.com/internacional/2017/01/29/actualidad/1485682582_222583.html

Mi capita di sbirciare il mondo visto da altri punti di vista. Capito l’altro giorno sull’articolo che è linkato qui sopra, e scopro una cosa che non sapevo.

Perché non la sapevo? Per un motivo che è causa della mia successiva indignazione: la notizia, pur riguardando un avvenimento verificatosi in Italia, non è stato riportato da alcun quotidiano principale (colpevolmente non leggo il Corriere di Venezia).

L’altro motivo di indignazione è che mentre il ragazzo (appena poco più che ventenne, poco più grande di mio figlio), si toglieva la vita nelle acque di Venezia la “gente” intorno, gridava frasi della più triste ferocia.

Tutto questo non ha trovato spazio nei nostri spazi di informazione.

Evidentemente non era importante. Almeno non per chi ha scartato la notizia, accantonata tra i “non expedit” della realizzazione degli spazi di informazione, con tempi tanto tiranni, da non consentire di riflettere su chi stiamo diventando.

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President evil

30 gennaio 2017

Nei miei ricordi di ragazzo, mi sorprendeva l’apparente semplicità con cui l’Europa passò da regimi democratici a illiberali e antidemocratici, a partire dagli anni ’20 del secolo scorso.

Mi appariva incomprensibilmente breve e illogico il tragitto che aveva compiuto un intero continente.

Ora capisco che, se non fermato, il giorno per giorno possa farci considerare “normale” e con sufficienza quasi qualunque cosa, mentre alcuni tramite errori e sottovalutazioni favoriscono il crescere del “mostro”. Come possa esserci consegnato in poco tempo un mondo cattivo, fatto di protervia e egoismo. Un posto dove la “reciprocità” è intesa nel senso di “legge del taglione”.

E questo in parte perché comportamenti non collaborativi – per così dire – ispirano sovente emulazione per una parte, e d’altra parte esigono “reciprocità” di trattamento. In senso negativo, s’intende.

E in questo modo – ora lo vedo chiaramente – la soluzione si satura finché basta un niente per far precipitare, giù o indietro secondo i propri punti di vista la situazione globale.

Giù all’inferno, o indietro di quasi cent’anni.

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Solo fumetti

28 dicembre 2016

two_years[1]

Ho preso l’immagine da qui:

https://barneypanofsky.wordpress.com/2012/11/30/xkcd-two-years/two_years1/

A parte il tocco leggero e la capacità di gestire una questione tanto complicata, e per più personale, quello che mi ha colpito è l’abilità nel trasmettere un messaggio positivo. Quel rivolo di speranza che scorre lungo tutto il racconto, con due tratti di pennarello e una eleganza nel misurare le poche parole spese, che ne fanno un esempio.

Perché il mondo è pieno di bruttezza, ma talvolta sa anche sorprenderci.


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