Vive la France

8 maggio 2017

C’è un messaggio che arriva dalla Francia, e che è più importante della sconfitta del populismo e delle sue ricette approssimative, che assecondano gli istinti peggiori dei popoli che i suoi sostenitori aspirerebbero a governare.

No, non conosco bene il messaggio che Macron ha utilizzato, o perché abbia funzionato.

Una cosa però l’ho capita, e mi fa piacere: si può associare successo ed europeismo, speranza in un futuro migliore e diritti.

E’ evidente che una sana dose di “popolarismo” al limite del cinismo populista aiuta, ed è spesso imprescindibile. E Macron certo non fa eccezione quando – come fa – insiste sulla sicurezza e sulla protezione. Come forse su altri temi (come quelli strettamente economici, che spesso somigliano alle formule degli stregoni).

Il punto è quanto si riesce – sempre mantenendosi in quest’ambito – ad inserire dei messaggi veri ma impopolari, e ad essere dirompenti ma in senso opposto alla “vulgata” dell’Europa brutta e cattiva, ai migranti come pesi insostenibili, ecc. ecc.

Poi, in tutti i casi, vedremo cosa potrà e saprà fare il nuovo Presidente francese.

Quello che succede spesso con i politici populisti è che una volta arrivati al governo non riescano ad uscire da una specie di campagna elettorale perenne, dove invece ci sarebbe bisogno di scelte e azioni vere.

In questo senso mi auguro che finito il rullo dei tamburi e dei discorsi roboanti si passi ad una fase di ricostruzione dell’Europa, cantiere lasciato a metà, e del cui perfezionamento oggi più di ieri ci sarebbe la necessità, lasciato orfano spesso proprio dai Paesi fondatori, ognuno con le sue colpe e le sue piccole meschinità.

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La Verità fatta in casa

4 maggio 2017

C’è un effetto perverso che chi si occupa di sociologia probabilmente già sta studiando, connesso con i cambiamenti che Internet (o la Società dell’Informazione, se preferite), induce negli atteggiamenti personali.

Uno di questi effetti riguarda il rapporto con la realtà. Quello che negli ultimi mesi più che altro ha investito i titoli dei giornali con il nome di “fake news” (le bufale).

Il problema mi sembra qui più complesso del semplice essere o meno creduloni, come pare sembrino suggerire alcuni approfondimenti.

In effetti la diffusione delle fake news è data non tanto dalla loro disponibilità, o dall’approssimazione con cui alcuni formano le proprie opinioni, quanto dall’attitudine delle persone (la gente) ad adattare la realtà ai propri istinti e/o desideri e non i propri istinti e/o desideri alla realtà.

Abbiamo bisogno di esempi? Vogliamo parlare della vicenda di questi giorni rispetto al ruolo delle ONG? Fare un discorso che abbia un capo e una coda è oramai diventato impraticabile: stavo vedendo i commenti ad un articolo su un noto giornale italiano, ed erano tutti (ma proprio tutti) schierati dalla stessa parte. Direi disinformata. Ma lì il problema non è neanche essere disinformati, è evitare a bella posta i fatti, per fumarsi il pongo fabbricato in casa che si spaccia per verità.

E che narra di complotti tra ONG e trafficanti, addirittura di un piano per destabilizzare il nostro Paese (come se non avessimo dimostrato di essere a questo capacissimi già da soli), o per ricavare mirabolanti guadagni alle spalle dei poveri contribuenti italiani.

Non so in che modo, ma sembra che sapere che anche nelle ONG si annidino degli spazi di malaffare agisca come un balsamo sull’animo dei nostri poveri concittadini, che non riescono a vedere le cose nella loro linearità e sono costretti ad immaginare arzigogoli logici, per tenere in piedi le loro assunzioni sbagliate.

Arrivano troppi migranti. Ma troppi rispetto a che? Forse ci sono troppe guerre, conflitti, persecuzioni.

E quale sarebbe il ruolo delle ONG se non di salvare quante più persone possibile?

E poi: ma se non ci fossero le ONG a raccoglierli, i migranti, dovremmo supporre che dovremmo lasciarli crepare in mare, o comunque lasciarne affogare un numero molto più grande di quello di oggi.

Ma certo, l’atteggiamento già conosciuto è di infangare qualsiasi cosa, per liberarsi (in un qualche modo distorto) la coscienza, e arrivare a considerare (e spesso senza avere il coraggio di dirlo) che in fondo chi paga 3000 euro per un passaggio su un gommone sdrucito per arrivare in Europa se l’è anche andata a cercare, e quindi tanto meglio sotto un centinaio di metri di mare, piuttosto che ad ingombrare le nostre piantagioni di pomodori per 50 centesimi a cassetta, o anche a fare il vu’cumprà sulle nostre spiaggie, per 8 euro al giorno.

Ma certo, pensare che 10/15000 euro al giorno per tenere in mare una nave di una di queste ONG siano pagati dai trafficanti libici e non tramite le donazioni di quanti forse – un pò – si preoccupano di aiutare questo mondo a essere un pò meno pessimo di quanto già non sia, deve essere quasi incredibile. Molto più improbabile dal punto di vista della “gente” che 10/15000 persone in tutta Europa donino in media 365 euro all’anno, che i mercanti di umani cedano una parte dei loro guadagni per assicurare salvezza a quanti loro – in ogni caso – getterebbero in mare.

Poi, come in tutte le cose, potranno esserci eccezioni, spazi di infamia etc., ma logica e intelligenza dovrebbero aiutare ad incasellare le cose nella prospettiva che più si avvicina alla realtà.

Ma certo, questo è uno sport che oggi non vede atleti in gara.

mattarello

La trampa

30 aprile 2017

Trump è un oggetto politico paradossale.

Oggi si svolge una delle trasformazioni più sorprendenti di questo imbonitore di spazzole prestato alla Politica.

Da sovranista inveterato, convinto del dover “dismettere” le responsabilità di “protettore del mondo” degli Stati Uniti, a fautore di una politica estera azzardata quanto si vuole ma estremamente attiva (proprio per compensare la mala parata interna, potrebbero pensare le malelingue).

Da filoputinista a difensore degli interessi regionali nel medio oriente, e specificamente in ruolo anti-putin.

E nello scacchiere internazionale il dubbio è: qual è il vero obiettivo (sempre che ci sia, ma diamine stiamo sempre parlando degli Stati Uniti, anche se con ciuffo ribelle e ketchup) della politica di Trump?

Perché diciamocelo, Obama per quanto apprezzabile probabilmente non è riuscito in politica estera in otto anni a dare un senso compiuto alle proprie azioni, o almeno non a darlo in maniera duratura e visibile.

Io ho tutta una serie di dubbi che l’obiettivo sia davvero la Corea del Nord, che mi sembra più un modo per (con tutto che certe azioni politiche, specialmente tanto spregiudicate si sa come iniziano e non si sa come finiscano) far sì che “nuora intenda” piuttosto che suocera si faccia davvero edotta.

La mia impressione è che con la Corea del Nord, l’obiettivo sia più la Cina.

E che in Siria abbia voluto “battere un colpo”, sia per motivi legati agli equilibri politici interni, sia perché effettivamente il ruolo degli Stati Uniti oramai in Siria era decisamente appannato (stretto tra Iran, Russia e Turchia).

Oggi in Siria ho l’impressione che nessuno abbia fretta di togliere dallo scenario l’ISIS. Una Siria senza ISIS infatti vorrebbe dire un ritorno di Assad o un processo di Pace in cui gli oppositori dovrebbero avere un ruolo, e oggi nessuno è disponibile a lasciare alla parte avversa alcuna chance. Temo che ISIS verrà perciò tenuto in coma profondo, facendo sì che la guerra duri ancora parecchio a lungo.

E la bomba da 10 tonnellate? Ehi, ma si tratta pur sempre di un venditore di spazzole capitato nella stanza di bottoni, un po’ di sano divertimento glielo concederemo?

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Sono stato nel futuro, e ho pessime notizie.

5 aprile 2017

“L’epidemia di stupidità che avvolge questo paese” (http://phastidio.net/2017/04/04/lo-stato-dellallucinazione/) ha preso sempre più forza, con lo stesso meccanismo per cui un torrente man mano che scende verso valle si gonfia sempre di più.

Nel 2018, come era facile prevedere, si ripeterà la stessa manfrina del 2013 e di cui tutti, ma proprio tutti, avevano giurato di scongiurare il ripetersi. Con una riforma costituzionale, con una legge elettorale anzi anche due, con la preghiera, il voodoo e le zampe di gallina bollite nel caffé.

Bene quindi. Anzi male. L’unica differenza sarà che le parti saranno invertite. Questa volta la maggioranza della minoranza l’avranno i 5S.

Quindi l’incarico sarà affidato loro.

Al grido “a noi il governo con noi il popolo” la loro piattaforma di accordo con altre forze per arrivare ad avere la maggioranza sarà “il popolo ha scelto, quindi votate le nostre iniziative senza pretendere nulla in cambio”.

Bersani commenterà “hanno ragione loro, dobbiamo votarli e non chiedere nulla in cambio”. Ma sarà il primo tentativo di eutanasia del non consenziente da parte di D’Alema, sempre memore dell’adagio del nonno “dove non c’è guadagno la remissione è certa”.

Al fallimento del tentativo di Di Maio, i 5S bloccheranno il Parlamento, mentre un Renzi affasciato da mummia e una mummia di nome Berlusconi proveranno a convincere un certo numero di schegge elettorali impazzite a rifare il pentapartito di andreottiana memoria.

Nell’occasione della resistenza del parlamento (che sarà ricordata come le 5 giornate di andreotti) un busto del Divo sarà eretto all’entrata della Bouvette.

Dopo diversi mesi di tentativi falliti, proteste di piazza, richieste di uscire dall’Euro, di scendere dal mondo, di uscire da questa galassia, ci ritroveremo davvero ad un passo dall’uscita con i rendimenti dei nostri titoli schizzati al 15% e i conti pubblici fuori controllo. L’inizio della fine sarà dato dall’impossibilità di pagare le tredicesime agli statali. I centri commerciali chiuderanno come le mosche.

La ggente (specialmente gli statali) scenderà per le strade con i forconi (ci sarà un’impennata nelle vendite di questo utile strumento) gridando “abbasso le scie chimiche, viva grillo, viva di maio, a morte gli sfruttatori”.

A quel punto il colpo di stato sarà ad un passo, ma non si troverà nessuno disposto a farlo, perché anche i militari – essendo statali pure loro – saranno scesi in piazza con gli altri.

La soluzione sarà presto trovata: Salvini – battendo una moneta padana autoctona (il goldone di fango) – pagherà un esercito privato che in breve prenderà il controllo della pedemontana e si proclamerà imperatore del Nord-Nord/Est.

Grillo a quel punto, al comando di un manipolo di eroi pollicultori (come Di Maio), prenderà il controllo del centro, proclamando il Regno di Fanculonia (no, non il centro d’Italia, proprio il centro di Roma, tra Via XX Settembre e Via del Tritone). Tra i primi provvedimenti, sarà sancità l’abolizione della povertà, della malattia e dei geloni ai piedi. Immediatamente dopo sarà dichiarato passibile di morte per lapidazione chiunque metta in dubbio l’efficacia delle misure “del popolo per il popolo con il popolo”. Saranno quindi istituite delle feste di piazza gioiose per procedere alle numerose esecuzioni dei “non-poveri”, “non-malati” e dei “non-portatori-di-geloni-ai-piedi”.

Per ultimo, tutti i dotati di un QI maggiore di 21 saranno banditi e costretti a fuggire per aver salva la vita.

Intanto i mutui stipulati in euro saranno pagati in pizze di fango, ma alcune banche avranno l’ardire di storcere il naso. Quindi queste saranno nazionalizzate, e il controllo della Banca di Fanculonia sarà posto sotto l’egida del sito web della Casaleggio. Che nel frattempo non avrà pagato per il Dominio e a quell’indirizzo si troverà quindi un sito di scommesse on-line.

Ovviamente si desumerà che Bilderberg avrà preso il controllo dell’ICANN.

Sarà proclamato un Referendum consultivo sulla permanenza in Europa. Peccato che nel frattempo dell’Europa il Regno di Fanculonia e l’Impero del Nord-Nord/Est già non ne faranno più parte. In mancanza si deciderà – in seguito all’esito positivo – di staccare le Alpi dal continente tramite la costruzione di un immenso canale.

Rimarrà solo una zona del Frusinate, dove saranno fuggite tutte le mummie post rivoluzionarie a perpeturare i fasti (o nefasti) degli ultimi periodi dell’Italia unita. Renzi e Berlusconi, saranno tumulati insieme nel cimitero di Anagni ad imperitura memoria.

D’Alema presenzierà, anch’egli più mummificato di chiunque altro.

 

 

Firma volontà

31 marzo 2017

Ho letto quest’articolo (di interesse locale, direi) sul consigliere Onorato.

Il Consigliere non lo conosco, però a giudicare dall’intervista, sembra dire cose di buon senso.

https://www.romadailynews.it/politica/onorato-marchini-firme-raggi-sto-ricevendo-insulti-sessisti-0306829

Normalmente preferisco commentare le azioni (o le inazioni) politiche della Raggi.

E da questo punto di vista, mi pare che uno dei (pochi) punti fermi che fin qui si sono visti, sia una strenua difesa dell’as-is.

Tutto l’opposto – penso – rispetto al motivo per cui la maggior parte dei Romani l’hanno votata.

Detto ciò.

Un commento su questa storia delle firme va comunque fatta.

Tutti sappiamo (o dovremmo sapere) che le regole per la presentazione delle liste sono farraginose se non criminogene.

E ne fanno le spese tutti quelli che con metodi più o meno raccogliticci devono sottoporsi a queste forche caudine.

Quello che è veramente inaccettabile è il persistere a voler leggere in maniera totalmente diversa lo stesso atto (poniamo un’irregolarità formale nel modulo di raccolta) se fatto da un altro partito e se fatto dal MoVimento, o anche se fatto da una componente del MoVimento non allineata (allineata a chi? a cosa? pare che l’unica regola “vera” sia non stare sul culo di Grillo).

Che risponde alla stessa logica per cui in Parlamento i membri 5S fanno ostinatamente riferimento ai loro emendamenti, alle loro proposte, alle loro iniziative, come le uniche legittime e tutti gli altri ladri farabutti delinquenti.

Che è ad un tempo pericoloso e arrogante.

Ma spiega perfettamente perché i 5S siano predisposti a vedere complotti dappertutto, e perché non possano accettare alcuna mediazione.

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Il genere che preferisco

24 marzo 2017

Si parla del genere femminile applicato alle cariche pubbliche.

Ho visto molte opinioni, molte questioni di buon senso, ma non quella che a me sembra dirimente.

Si parla di genere, prima di tutto. Quando l’aspirazione di chi assume cariche tanto importanti dovrebbe essere quella di perdere il proprio genere, per rappresentare l’istituzione.

Io sono sempre convinto che la maggior parte di chi si occupa della cosa pubblica abbia intenzione di fare del bene: you can say I’m a dreamer, etc.

Da questo deriva – almeno per me – che il ruolo istituzionale dovrebbe far dimenticare chi si era “prima” o “accanto”. Uomo, donna, di qualsiasi schieramento.

Il punto è che fare troppa allusione al genere, nasconda una non piena comprensione del ruolo che ci si assume.

La differenza tra fare qualcosa e pubblicare su FB di averlo fatto.

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Del relativismo politico

22 marzo 2017

Che poi, l’affermazione “se non accetti le regole di questo partito, createne uno tuo” è legittimo.

La questione dovrebbe eventualmente porsi nell’assenza delle regole, anzi in una regola che è la negazione di qualsiasi regola (decido io punto e basta).

E – si badi bene – per me resta comunque un atteggiamento legittimo.

Come è legittima qualsiasi posizione politica, anche la più stravagante, che dovrebbe essere bocciata dalla logica, e conseguentemente nei fatti, più che da barocchi vincoli legali.

Perché il punto è questo, che nel mercato politico, così come in qualsiasi altro mercato, qualcuno che vende quel prodotto statisticamente lo troverai sempre. Qualcuno che identificherà una nicchia da poter pascere e con la quale fare la sua (magari limitata) fortuna.

Il problema sorge quando quella nicchia si allarga, a dispetto di ogni considerazione sui dati, sugli aspetti legali, sociali, economici, e pretende di essere verità contro la verità, dato farlocco contro il dato reale.

Ma questa è colpa dell’imbonitore di turno che onestamente (o meno) vende la sua merce? E’ colpa del santone che vende il filtro d’amore della sacra pozza del Gange, o della folla che si accalca, convinta di poter avere così migliore soddisfazione?

Ecco, in questo io trovo molte differenze rispetto alle persone con le quali normalmente mi confronto. Per me molto (anche se certo non tutto) nasce dal disinteresse delle persone. O da un interesse superficiale. L’abitudine di utilizzare la propria intelligenza per altre cose (tipo dove buttare l’immondizia differenziata purché non nel cassonetto giusto), ma affidarsi ad altre proprietà quando si tratta di scelte politiche, tipo

Il Fiuto (che non previene dal non sentire la puzza di merda, evidentemente)

Il Culo (che include la sfiga di scegliere sempre l’opzione peggiore)

Il Caso (che esclude la possibilità di cogliere l’opzione migliore anche per errore)

Di esempi ne ho accumulati tanti, da una trentina di anni a questa parte.

Quindi: colpa senz’altro dei politici che non sanno vendere bene la propria merce, ma se il pubblico chiede proprio merce avariata, cosa deve fare il politico che non sia utopista, se non in qualche modo adeguarsi al mercato?

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Renzinante

16 marzo 2017

Succede che a star dietro alle proprie scommesse, si perda di vista il motivo per cui si era iniziato a giocare.

Un buon giocatore dovrebbe però sapere che quando si è rischiato molto, e si è perso, è meglio saltare un giro. O forse anche due.

Che abbiamo invece qui? Un ex premier ex segretario che di nuovo ricomincia a scommettere sul futuro, ma per farlo butta all’aria anche quello che di buono aveva fatto.

Molto male.

Questa storia dei voucher poi è abbastanza ridicola. Legittimo l’interesse della CGIL ad inquadrare tutto il lavoro in rigidi schemi contrattuali, dove può giocare meglio il proprio ruolo. Dubito che lo faccia per amor di Patria.

Pazzesco che nel PD si abbia talmente poca fiducia nelle ragioni che portarono alla creazione dei Voucher, da deciderne l’abolizione. Puf. Che poi i voucher servissero a combattere il nero e che – con tutto che si prestavano ad utilizzi “furbetti” – questo avevano fatto, no comment. Lontano dagli occhi…

Questo sarebbe ad oggi l’esito del Renzinante che ha preso il posto del Renzi-vi-faccio-vedere-io-come-mi-seguono-gli-italiani il quale a sua volta aveva preso il posto del Renzi-rottamatore (che nella furia, evidentemente, si era dimenticato qualche pezzo).

asino1

 

 

Satira politica

12 marzo 2017

 

In vista delle prossime elezioni deve essere partito un concorso a premi nella Lega, su chi è capace di spararla più grossa, da cui (non a caso)

Tosi: io dormo con la pistola.

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Pare che la moglie abbia confidato: io invece dormo COL pistola.

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Concordo quindi condivido

23 febbraio 2017

europa

http://www.radicali.it/campagne/europa/

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Pendolante

Il treno è storie, ma anche geografie (liberamente sottratto ad A. Bergonzoni)

lacapufresca

A volte sarà più seriosa A volte sarà più burlesca

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paracqua

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