Posts Tagged ‘atac’

La democrazia direttissima

19 gennaio 2018

Con la delibera su ATAC la giunta Raggi ha toccato il punto più basso della Consigliatura.

In sintesi, la Giunta ha deciso di prorogare la concessione ad ATAC (Società in Concordato preventivo: cioé tecnicamente fallita) fino al 2021.

Questo ignorando il Referendum (consultivo) che avrebbe potuto (e dovuto) dare indicazioni politiche chiare alla giunta Raggi sulla gestione di ATAC. Indicazioni che la Giunta ha rifiutato, con l’approvazione nelle more dell’indizione del Referendum di questa delibera, di fatto tentando di vanificarlo .

Non c’è uno straccio di giustificazione, né c’è stato un serio tentativo di trovarlo. E’ quello che in altri tempi si sarebbe chiamato sopruso.

ATAC non avrebbe potuto presentare il piano di rientro. Ma questa scusa sconta il pensiero retrostante, che così appare chiaro: una decisione era già stata presa, e il referendum “tamquam non esset”.

Fatto da chi fa della propria autodichiarata onestà il motore primo di tutta la propria proposta politica, e da chi invoca la democrazia diretta, appare di più come uno sberleffo.

Questa disgraziatissima città non ha ancora terminato di scontare la propria pena, evidentemente. Pena che i cittadini si meritano ogni giorno, con la superficialità che dimostrano nel lasciarsi scorrere addosso tutto e di più.

Oggi da questo Sindaco, ma ieri da altri, diversamente incompetenti.

Se c’è una parte di cittadini ancora viva e cosciente, batta un colpo.

Questo è il modo in cui le città muoiono, vita a non-vita degli abitanti.

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Il trollino di Foucault

21 giugno 2017

Per quali ragioni ci si concentra in città rumorose, sporche, affollate?

Ma è chiaro: per usufruire di servizi, alcuni dei quali in comunità più grandi sono più efficienti, altri in comunità più piccole semplicemente non ci sono.

Per dire: se voglio andare all’Opera, probabilmente in un piccolo centro non avrò questa possibilità e dovrò spostarmi in uno più grande.

E’ solo un esempio, non volevo dire che chi abita a Vulci è uno zotico, beninteso.

Comunque uno dei vantaggi dell’abitare in queste grosse, flaccide, puzzose città dovrebbe essere quello di avere un’offerta di servizi migliore.

In teoria. In pratica, noi che abitiamo a Roma, sappiamo quanto tutto questo sia teorico.

E veniamo al senso di Atac. Atac esiste per svolgere un servizio pubblico? Sì.

E’ efficace? No. E’ efficiente? Men che meno.

Qual è la colpa dei 5S in questo? Nell’insistere a voler considerare riformabile questo strumento quando invece è chiaro che lo sforzo per riformare ATAC è superiore – e di gran lunga – allo sforzo di ricominciare da capo.

Non è cattiveria. Capisco le preoccupazioni sui livelli occupazionali, sulle garanzie, e su tutte le altre belle cose che sono valide solo quando si parla di società pubbliche, e meno valide quando a subire i contraccolpi delle crisi sono dipendenti di società private.

Ma qui non siamo davanti ad una società che magari non è efficiente, ma è efficace (ie funziona ma costa troppo). O che magari non è efficace, ma intanto è efficiente (che sarebbe come a dire che costa poco ma non funziona).

No. Qui siamo stati in grado di creare un ircocervo che non funziona e – tanto per non farsi mancar nulla – costa un buco annuale di 500 milioni al Comune.

Allora la colpa dei 5S è di cercare di mantenere il pentolone sul fuoco, per squallidi calcoli post-elettorali (con tutto che lo sport di allisciare il pelo ai dipendenti delle municipalizzate è sempre stato molto diffuso, a Roma).

Oppure no, non si tratta nemmeno di squallidi calcoli elettorali (perché si sa, la politica è lo spazio vuoto tra due campagne elettorali), e sono davvero convinti che il loro potere taumaturgico e riformatore possa modificare le situazioni da terzo mondo di cui questa città è piena.

Perché si è convinti – prima di tutto – che non servano segnali, ma solo un onesto (!) lavoro di cesello, e tutto tornerà a posto.

Basterà il cesello per far sentire i cittadini romani un pò meno sudditi? Ma anche profittatori. Perché le medaglie hanno sempre due facce.

E – qui a Roma – come forse a Caracas o a Calcutta le due facce sono quelle di un apparato di servizi inesistente, con burocrazia maramaldeggiante e spocchiosa, e di popolazione oramai usa a considerare l’esercizio di propri diritti come risultato di una contrattazione mafiosa, e a ciò oramai usi da decenni.

Per un ATAC che non funziona, ma nemmeno in sedicesimo (e non dò certo la colpa ai grillini per questo, l’esempio dei trollini è soltanto un esempio), e che non si ha nessuna intenzione di colpire, così come non si può/vuole colpire la burocrazia cieca, fatta di piccole e grandi angherie, dove le uniche responsabilità vengono identificate nella classe “dirigente”: il politico, l’imprenditore, facendo un racconto che – per me – è parziale, ma che è anche più semplice da fare, e meno impegnativo.

Un racconto sulla base del quale si può poi difendere i livelli occupazionali di ATAC, o i vantaggi piccoli e grandi delle municipalizzate a Roma, ma anche certi discorsi sui dipendenti comunali, scivolosi quanto si pare ma che un giorno qualcuno dovrà pure affrontare, a meno di decidere di tenersi questa struttura dei costi (e della annessa qualità nulla dei servizi) fino alla fine dei giorni.

Quindi quello che rimprovero oggi – per ATAC, ma solo come esempio – ai 5S è di essersi venduti come la soluzione a tutti i mali di Roma, spacciandosi per la medicina nuova, ma rivelandosi poi – a distanza di un anno – nient’altro che la solita pappa, solo con il nome diverso.

Ma noi romani siamo così.

Chi volete che l’avrebbe votato un partito che si fosse presentato con un approccio davvero (magari sbagliando, perché no) completamente diverso?

Nessuno. Infatti guarda caso i Radicali Italiani nelle ultime elezioni hanno preso talmente pochi voti da non avere nemmeno un rappresentante in Consiglio.

E oggi promuovono un Referendum per la messa a bando del servizio di trasporto pubblico a Roma non essendo rappresentati nelle istituzioni. Quando si dice essere “fuori del palazzo”.

Ma in questo caso per colpa dei politici, degli imprenditori o dei faccendieri?

O perché – in fondo in fondo – al romano piace prendersela con gli altri, ma “manzo eh?”, quando si tratta del proprio miserevole tornaconto?

E’ caratteristica di tutte le società degradate che i diritti si frantumino in tornaconti risultando in una mancanza di interesse comune ai più per “cambiare” davvero le cose.

Roma non fa – purtroppo – eccezione.

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