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Il dessert libico

3 agosto 2017

Finalmente abbiamo capito a cosa si riferiva Renzi quando ha scritto “aiutiamoli a casa loro”.

E’ come quando la colf vi viene a casa e vi lava le mutande.

La stessa cosa, con la differenza che la colf in Libia ci andrà con due navi da guerra.

E ci sta, per carità, essendo la Libia un Paese non-Paese con un livello di stabilità interna che i più prudenti definirebbero “problematico”.

Bisogna capire comunque le finalità con cui il governo italiano invia due pattugliatori. E lasciamo stare le dichiarazioni formali. Un indizio lo si apprende dalla reazione rabbiosa di Haftar – appoggiato dalla Francia.

Allora viene il dubbio che le due navi italiane, dovranno entrare in acque libiche per puntellare la leadership “assai problematica” di Al Serraj, in un’escalation di ganzate cosmiche che Francia e Italia pare si stiano avviando a percorrere tutta, fino al punto in cui in questa roulette russo-libica qualcuno non si farà male sul serio.

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Vive la France

8 maggio 2017

C’è un messaggio che arriva dalla Francia, e che è più importante della sconfitta del populismo e delle sue ricette approssimative, che assecondano gli istinti peggiori dei popoli che i suoi sostenitori aspirerebbero a governare.

No, non conosco bene il messaggio che Macron ha utilizzato, o perché abbia funzionato.

Una cosa però l’ho capita, e mi fa piacere: si può associare successo ed europeismo, speranza in un futuro migliore e diritti.

E’ evidente che una sana dose di “popolarismo” al limite del cinismo populista aiuta, ed è spesso imprescindibile. E Macron certo non fa eccezione quando – come fa – insiste sulla sicurezza e sulla protezione. Come forse su altri temi (come quelli strettamente economici, che spesso somigliano alle formule degli stregoni).

Il punto è quanto si riesce – sempre mantenendosi in quest’ambito – ad inserire dei messaggi veri ma impopolari, e ad essere dirompenti ma in senso opposto alla “vulgata” dell’Europa brutta e cattiva, ai migranti come pesi insostenibili, ecc. ecc.

Poi, in tutti i casi, vedremo cosa potrà e saprà fare il nuovo Presidente francese.

Quello che succede spesso con i politici populisti è che una volta arrivati al governo non riescano ad uscire da una specie di campagna elettorale perenne, dove invece ci sarebbe bisogno di scelte e azioni vere.

In questo senso mi auguro che finito il rullo dei tamburi e dei discorsi roboanti si passi ad una fase di ricostruzione dell’Europa, cantiere lasciato a metà, e del cui perfezionamento oggi più di ieri ci sarebbe la necessità, lasciato orfano spesso proprio dai Paesi fondatori, ognuno con le sue colpe e le sue piccole meschinità.

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