Posts Tagged ‘migranti’

La Verità fatta in casa

4 maggio 2017

C’è un effetto perverso che chi si occupa di sociologia probabilmente già sta studiando, connesso con i cambiamenti che Internet (o la Società dell’Informazione, se preferite), induce negli atteggiamenti personali.

Uno di questi effetti riguarda il rapporto con la realtà. Quello che negli ultimi mesi più che altro ha investito i titoli dei giornali con il nome di “fake news” (le bufale).

Il problema mi sembra qui più complesso del semplice essere o meno creduloni, come pare sembrino suggerire alcuni approfondimenti.

In effetti la diffusione delle fake news è data non tanto dalla loro disponibilità, o dall’approssimazione con cui alcuni formano le proprie opinioni, quanto dall’attitudine delle persone (la gente) ad adattare la realtà ai propri istinti e/o desideri e non i propri istinti e/o desideri alla realtà.

Abbiamo bisogno di esempi? Vogliamo parlare della vicenda di questi giorni rispetto al ruolo delle ONG? Fare un discorso che abbia un capo e una coda è oramai diventato impraticabile: stavo vedendo i commenti ad un articolo su un noto giornale italiano, ed erano tutti (ma proprio tutti) schierati dalla stessa parte. Direi disinformata. Ma lì il problema non è neanche essere disinformati, è evitare a bella posta i fatti, per fumarsi il pongo fabbricato in casa che si spaccia per verità.

E che narra di complotti tra ONG e trafficanti, addirittura di un piano per destabilizzare il nostro Paese (come se non avessimo dimostrato di essere a questo capacissimi già da soli), o per ricavare mirabolanti guadagni alle spalle dei poveri contribuenti italiani.

Non so in che modo, ma sembra che sapere che anche nelle ONG si annidino degli spazi di malaffare agisca come un balsamo sull’animo dei nostri poveri concittadini, che non riescono a vedere le cose nella loro linearità e sono costretti ad immaginare arzigogoli logici, per tenere in piedi le loro assunzioni sbagliate.

Arrivano troppi migranti. Ma troppi rispetto a che? Forse ci sono troppe guerre, conflitti, persecuzioni.

E quale sarebbe il ruolo delle ONG se non di salvare quante più persone possibile?

E poi: ma se non ci fossero le ONG a raccoglierli, i migranti, dovremmo supporre che dovremmo lasciarli crepare in mare, o comunque lasciarne affogare un numero molto più grande di quello di oggi.

Ma certo, l’atteggiamento già conosciuto è di infangare qualsiasi cosa, per liberarsi (in un qualche modo distorto) la coscienza, e arrivare a considerare (e spesso senza avere il coraggio di dirlo) che in fondo chi paga 3000 euro per un passaggio su un gommone sdrucito per arrivare in Europa se l’è anche andata a cercare, e quindi tanto meglio sotto un centinaio di metri di mare, piuttosto che ad ingombrare le nostre piantagioni di pomodori per 50 centesimi a cassetta, o anche a fare il vu’cumprà sulle nostre spiaggie, per 8 euro al giorno.

Ma certo, pensare che 10/15000 euro al giorno per tenere in mare una nave di una di queste ONG siano pagati dai trafficanti libici e non tramite le donazioni di quanti forse – un pò – si preoccupano di aiutare questo mondo a essere un pò meno pessimo di quanto già non sia, deve essere quasi incredibile. Molto più improbabile dal punto di vista della “gente” che 10/15000 persone in tutta Europa donino in media 365 euro all’anno, che i mercanti di umani cedano una parte dei loro guadagni per assicurare salvezza a quanti loro – in ogni caso – getterebbero in mare.

Poi, come in tutte le cose, potranno esserci eccezioni, spazi di infamia etc., ma logica e intelligenza dovrebbero aiutare ad incasellare le cose nella prospettiva che più si avvicina alla realtà.

Ma certo, questo è uno sport che oggi non vede atleti in gara.

mattarello

Pateh Sabally

31 gennaio 2017

http://internacional.elpais.com/internacional/2017/01/29/actualidad/1485682582_222583.html

Mi capita di sbirciare il mondo visto da altri punti di vista. Capito l’altro giorno sull’articolo che è linkato qui sopra, e scopro una cosa che non sapevo.

Perché non la sapevo? Per un motivo che è causa della mia successiva indignazione: la notizia, pur riguardando un avvenimento verificatosi in Italia, non è stato riportato da alcun quotidiano principale (colpevolmente non leggo il Corriere di Venezia).

L’altro motivo di indignazione è che mentre il ragazzo (appena poco più che ventenne, poco più grande di mio figlio), si toglieva la vita nelle acque di Venezia la “gente” intorno, gridava frasi della più triste ferocia.

Tutto questo non ha trovato spazio nei nostri spazi di informazione.

Evidentemente non era importante. Almeno non per chi ha scartato la notizia, accantonata tra i “non expedit” della realizzazione degli spazi di informazione, con tempi tanto tiranni, da non consentire di riflettere su chi stiamo diventando.

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