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Sulla via di Bracciano, mi persi 8000 litri. Di quello buono.

27 luglio 2017

ACEA pensa di interrompere il servizio di erogazione dell’acqua potabile a Roma in turni da 8 ore, per consentire di assorbire il mancato apporto dell’acqua proveniente dal Lago di Bracciano.

Si è visto e sentito molto, su questo punto. E credo ci siano alcuni dati che non “tornano”.

Ma certo, noi siamo abituati a badare alla sostanza, no?

Leggo quest’articolo:

http://roma.repubblica.it/cronaca/2017/07/23/news/roma_acqua_razionata_e_turni_di_otto_ore_citta_divisa_in_due-171450598/

che è breve, ma nella sua brevità offre alcuni spunti di riflessione:

“Acea, prevede turni di stop di otto ore consecutive e la divisione della città in due quadranti da almeno 1,5 milioni di residenti; l’acqua sarà erogata a turno a ciascun quadrante e quindi ogni 24 ore un romano su due rimarrà senza acqua, in totale, per sedici ore.”

aggiungerei: a giorni alterni. Ma transeat.

“A giugno Acea ha prelevato 1400 litri al secondo e a luglio 1.100 … Le altre fonti, a causa della siccità, riescono a coprire la metà del fabbisogno della città, che supera i 18mila litri al secondo”

E qui i conti (anche se concordano con Acea…) non tornano.

ACEA continua a ripetere che in caso di stop a Bracciano, mancherebbe circa il 50% dell’apporto idrico. E l’articolo sembra essere un meccanico copia&incolla di questa posizione.

Ma i dati (qui riportati, peraltro), dicono altro.

A casa mia 1400 l/s su 18000 sono circa l’8%, peggio mi sento per i 1100 l/s che rappresenterebbero circa il 6%.

Non mi sembra di chiedere troppo, se non di verificare le cifre che si mettono nel proprio pezzo, prima di farne discendere come in un sillogismo le decisioni di ACEA.

Andrebbe anzi rimarcato come o da Bracciano si captano ben più dei 1100 l/s dichiarati, o il consumo di Roma è inferiore (e di molto) ai 18000 l/s, o ancora ci sono altri motivi (al momento ignoti) che consigliano la riduzione del consumo idrico giornaliero, motivi che – magari anche sensati – non hanno nulla a che vedere con Bracciano.

Una postilla (ma breve) sulla Raggi, cui non si può negare la dote della coerenza: la Raggi è talmente coerente che dice oggi delle cose (da Sindaco), come le avrebbe dette ieri (dall’opposizione). Bene la coerenza, anche se non si è capito chi dovrebbe assumere delle decisioni (a questo punto urgenti) nella sua visione del mondo.

Ah sì: la “cabina di regia”. Ma i 5S non erano quelli “diversi”?

danza

Il trollino di Foucault

21 giugno 2017

Per quali ragioni ci si concentra in città rumorose, sporche, affollate?

Ma è chiaro: per usufruire di servizi, alcuni dei quali in comunità più grandi sono più efficienti, altri in comunità più piccole semplicemente non ci sono.

Per dire: se voglio andare all’Opera, probabilmente in un piccolo centro non avrò questa possibilità e dovrò spostarmi in uno più grande.

E’ solo un esempio, non volevo dire che chi abita a Vulci è uno zotico, beninteso.

Comunque uno dei vantaggi dell’abitare in queste grosse, flaccide, puzzose città dovrebbe essere quello di avere un’offerta di servizi migliore.

In teoria. In pratica, noi che abitiamo a Roma, sappiamo quanto tutto questo sia teorico.

E veniamo al senso di Atac. Atac esiste per svolgere un servizio pubblico? Sì.

E’ efficace? No. E’ efficiente? Men che meno.

Qual è la colpa dei 5S in questo? Nell’insistere a voler considerare riformabile questo strumento quando invece è chiaro che lo sforzo per riformare ATAC è superiore – e di gran lunga – allo sforzo di ricominciare da capo.

Non è cattiveria. Capisco le preoccupazioni sui livelli occupazionali, sulle garanzie, e su tutte le altre belle cose che sono valide solo quando si parla di società pubbliche, e meno valide quando a subire i contraccolpi delle crisi sono dipendenti di società private.

Ma qui non siamo davanti ad una società che magari non è efficiente, ma è efficace (ie funziona ma costa troppo). O che magari non è efficace, ma intanto è efficiente (che sarebbe come a dire che costa poco ma non funziona).

No. Qui siamo stati in grado di creare un ircocervo che non funziona e – tanto per non farsi mancar nulla – costa un buco annuale di 500 milioni al Comune.

Allora la colpa dei 5S è di cercare di mantenere il pentolone sul fuoco, per squallidi calcoli post-elettorali (con tutto che lo sport di allisciare il pelo ai dipendenti delle municipalizzate è sempre stato molto diffuso, a Roma).

Oppure no, non si tratta nemmeno di squallidi calcoli elettorali (perché si sa, la politica è lo spazio vuoto tra due campagne elettorali), e sono davvero convinti che il loro potere taumaturgico e riformatore possa modificare le situazioni da terzo mondo di cui questa città è piena.

Perché si è convinti – prima di tutto – che non servano segnali, ma solo un onesto (!) lavoro di cesello, e tutto tornerà a posto.

Basterà il cesello per far sentire i cittadini romani un pò meno sudditi? Ma anche profittatori. Perché le medaglie hanno sempre due facce.

E – qui a Roma – come forse a Caracas o a Calcutta le due facce sono quelle di un apparato di servizi inesistente, con burocrazia maramaldeggiante e spocchiosa, e di popolazione oramai usa a considerare l’esercizio di propri diritti come risultato di una contrattazione mafiosa, e a ciò oramai usi da decenni.

Per un ATAC che non funziona, ma nemmeno in sedicesimo (e non dò certo la colpa ai grillini per questo, l’esempio dei trollini è soltanto un esempio), e che non si ha nessuna intenzione di colpire, così come non si può/vuole colpire la burocrazia cieca, fatta di piccole e grandi angherie, dove le uniche responsabilità vengono identificate nella classe “dirigente”: il politico, l’imprenditore, facendo un racconto che – per me – è parziale, ma che è anche più semplice da fare, e meno impegnativo.

Un racconto sulla base del quale si può poi difendere i livelli occupazionali di ATAC, o i vantaggi piccoli e grandi delle municipalizzate a Roma, ma anche certi discorsi sui dipendenti comunali, scivolosi quanto si pare ma che un giorno qualcuno dovrà pure affrontare, a meno di decidere di tenersi questa struttura dei costi (e della annessa qualità nulla dei servizi) fino alla fine dei giorni.

Quindi quello che rimprovero oggi – per ATAC, ma solo come esempio – ai 5S è di essersi venduti come la soluzione a tutti i mali di Roma, spacciandosi per la medicina nuova, ma rivelandosi poi – a distanza di un anno – nient’altro che la solita pappa, solo con il nome diverso.

Ma noi romani siamo così.

Chi volete che l’avrebbe votato un partito che si fosse presentato con un approccio davvero (magari sbagliando, perché no) completamente diverso?

Nessuno. Infatti guarda caso i Radicali Italiani nelle ultime elezioni hanno preso talmente pochi voti da non avere nemmeno un rappresentante in Consiglio.

E oggi promuovono un Referendum per la messa a bando del servizio di trasporto pubblico a Roma non essendo rappresentati nelle istituzioni. Quando si dice essere “fuori del palazzo”.

Ma in questo caso per colpa dei politici, degli imprenditori o dei faccendieri?

O perché – in fondo in fondo – al romano piace prendersela con gli altri, ma “manzo eh?”, quando si tratta del proprio miserevole tornaconto?

E’ caratteristica di tutte le società degradate che i diritti si frantumino in tornaconti risultando in una mancanza di interesse comune ai più per “cambiare” davvero le cose.

Roma non fa – purtroppo – eccezione.

pendolino

Lettera di un ex al Sindaco attuale

5 settembre 2016

Vs. Eccellenza Illustrissimo Sindaco,

purtroppo la mia condizione attuale mi impedisce una profferta di assistenza più attiva, ma ugualmente mi preme elargire qualche consiglio, senza infingimenti circa la loro natura.

Mi pregio di esser stato anch’io Sindaco di questa città, invero ultimamente di un lucore appannato, ma sempre usbergo di imperi e tremende spinte umane, di idee, di popolo di sentimenti belli e alti.

Per tanto ritengo di poterVi offrire qualche utile suggerimento per il prosieguo della Vs. speriamo fruttuosa attività.

Premetto che – certo – la città aveva arsura di cambiamento, e tale arsura potrebbe essere soddisfatta almeno per la novità del Vostro partito. Questo è un bene, perché siete giunta alla città quando ogni capacità di ulteriore sopportazione sembrava smarrita.

Non però dovreste limitare la Vostra azione al cambiamento come fine di per sé stesso.

Avete una grande occasione, ma di più ancora l’occasione è per un risveglio della città (ma qui si intende della cittadinanza) dal torpore che oramai da troppo la avvolge come un sudario (se Ella mi consente il motto scontato).

Alcuno dice che quel periodo delle mie consiliature fu un periodo memorabile, per la Città. Io questo ho difficoltà a dirlo con certezza. Certo il tentativo di lasciare traccia del nostro passaggio fu grande, ma questo avviene sempre e per chiunque venga onorato della fiducia di tanti concittadini.

Mi si consenta di dire che anche allora, ché tanti anni son passati, di facile non fu nulla. E le bassezze, e le differenti opinioni, anche tra i più vicini, anche tra i sodali di partito, certo non mancarono.

Ecco, io se posso consentirmi l’ardire, baderei alla sostanza e alle forme, con la stessa strenua forza caratteristica della Vostra giovine età.

Voi adesso rappresentate la Città, e con essa la Cittadinanza tutta.

Anche coloro che non hanno ritenuto di appoggiarvi in occasione degli scrutinii, pure sono da Voi rappresentati. Tenetelo a mente, ché come un sol uomo (o una sol donna, se lo preferite), Voi state innanzi al resto del mondo. Ogni Vostra azione è un’azione di Roma, tutta.

Vorrei essere più parco, in questo frangente. Mi preme tuttavia rappresentare che ho avuto modo di intravvederVi in alcuni dagherrotipi, in atteggiamenti familiari e talvolta intimi, che sono senz’altro indice di una tenera innocenza, ma si adattano poco all’altissimo ruolo che Vi siete scelta di rappresentare.

Un’altra cosa: le calde lagrime che avete versato.

Come potrei non apprezzare una tale purezza?

Pure, dovreste incutere rispetto e – perché non ammetterlo? – timore, in quanti Vi si presentino quale Primo Cittadino della Capitale dell’Italia unita.

Tanti eroi hanno dato la loro vita per consentire la libertà che al popolo sovrano offre la responsabilità nella scelta del Vostro scranno.

Tanti hanno versato il proprio sangue, pur rimanendo sconosciuti ai più.

Quel fremito di vita e di altissimi ideali ancora alberga nell’Aula Senatoriale.

Io stesso, sono stato preso da uno struggente impeto d’ansia, la prima volta che Vi entrai.

Col tempo, quella coscienza dell’eredità che ci toccava raccogliere, fu di sprone ma non per me solo, noi tutti di qualsiasi parte fossimo, fummo catturati a più alti ideali da quell’atmosfera.

Sono certo che lo stesso sarà possibile per Voi, sempre che accettiate di essere un’occasione ma non per una parte sola, ma per il bene di tutta la Città.

Ché, anche se non potrà apparirVi, sempre di idee e ideali bramano i nostri concittadini, e – in assenza – ogni coscienza civile illanguidisce e tutto permea del vuoto e dell’inutilità, della quale ben io potrei – ora – parlarVi. Ma non Voi cui la giovinezza, la fortuna e l’intelligenza delle menti devono far pulsare il sangue nelle vene, con la forza e con la temerarietà che più si addice ad un condottiero, che non ad notaio dell’altrui debolezze.

Vs. E. Nathan

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Il nulla democratico

16 giugno 2016

– Virginia, stasera pizza o gelato?

– Chiederò ai Cittadini

Credo che a decenni di nulla di fatto, ne seguiranno cinque di fatto di nulla.

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La sabbia del tempo

13 giugno 2016

Che poi, questa cosa che il tempo guarisca tutto, a me – e non lo dico per circostanza – è sempre sembrata una fesseria.

Io sono dell’idea che il tempo guarisce, nella misura in cui il comportamento si adegua.

Tutto questo per chiedersi:

il PD resterà avvitato nella sua crisi verticale a Roma (e non parlo di voti, ma di degrado), o questa sarà l’occasione buona per ripartire?

Mi farebbe piacere ovviamente che fosse veramente un’occasione per rifondare il partito, a Roma. E questo non nell’interesse del PD, ma nell’interesse di Roma, cioé mio.

Detto questo, i contenitori si cambiano se è necessario, l’importante è non perdersi per strada i contenuti.

Non c’è bisogno di essere particolarmente svegli, per avvertire tutta la rabbia che ha bisogno di trovare un suo sfogo in queste elezioni.

E ne farà le spese il PD, come è giusto che sia, anzi direi come è sacrosanto.

Ne farà le spese anche Giachetti, che è assai meno sacrosanto, ma questo è.

D’altronde non credo che Giachetti avrebbe mai potuto diventare candidato sindaco del PD, se non in queste condizioni.

Spero – ma lo spero di nuovo nel mio interesse, e capisco che il suo possa essere diverso – che rimanga a fare opposizione, anche perché il Radicale Magi in consiglio non ci sarà, nonostante l’ottimo lavoro svolto nella passata consigliatura.

Così vanno le cose del mondo.

Comunque la rabbia fine a sé stessa mi preoccupa. Perché i 5S – a fronte di una crisi di giovinezza – non mi sembra siano ancora cresciuti. Continua ad aleggiare quest’idea di “partito degli onesti”, che mi sembra pericolosa.

Questo fare un minestrone di tante cose e confondere i sintomi con le soluzioni, credo possa costarci caro. E’ anche vero che chi oggi scaccia ogni discorso vagamente ragionevole, lo fa dicendo una cosa vera: “vuoi che riescano a fare peggio degli altri?”.

Difficile sì, impossibile no…

Questo è un Paese che deve ancora fare i conti con la realtà.

Non sarò certo io a dare lezioni di realtà.

Ma temo che la realtà ci stia rapidamente piombando addosso, alla velocità di un treno in corsa, per dire. Magari un frecciarossa.

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Day after

31 maggio 2016

Vivo a Roma, e tra qualche giorno dovrò partecipare con il mio voto all’elezione del Sindaco di questa città.

Disgraziatamente, non riesco a riconoscermi in alcuna delle proposte politiche.

Non certo in Marchini o la Meloni. Ma nemmeno in Giachetti e Raggi.

Sono sempre stato un assertore della necessità di votare, cercando di trovare la proposta meno lontana dal proprio sentire.

Ma qui non si tratta di distanze normali. Siamo agli antipodi.

C’è qualcuno che vede quello che vedo io?

Una città di macerie culturali e morali, prima che di infrastrutture e politiche.

Ma c’è lo spazio per “e tu splendi invece, Roma”, o il “coRAGGIo Roma”, o ancora “Qui le regole si rispettano. Questa è Roma”. Appunto, dico. Roma, non New York.

Gente che la conta come fosse una sfida “normale” nella quale si deve parlare delle “solite cose da campagna elettorale”.

Le buche, l’occupazione, il verde pubblico, il debito.

Il debito, quella montagna di 12 miliardi che è diventata l’ottavo colle di Roma, più alto del Gianicolo.

Le partecipate, cui tutti badano a lisciare il pelo (non per nulla sono serbatoi di voti), ma che andrebbero eradicate per fare la metà della metà del minimo indispensabile.

Siamo al Day after, e questi ballano sul ponte del Titanic.

E qui non si discute di quanto possa essere bella Roma, ma di quanto sia diventata invivibile.

Esperimento in vitro sulla capacità di sopportazione dello sconcio malcostume, con noi come topi da laboratorio.

La cosa più deludente è che il cittadino si adegua, si rivolta nella melma, ci sguazza.

All’immondizia per strada non si fa più caso. Le buche oramai sono la regola, non l’eccezione. Il malcostume nell’utilizzo delle auto diventa ogni giorno più sfrontato. E tutto questo dovrebbe essere contrastato da chi, di questi?

Per cui non posso non essere sfiduciato.

Ci vorrebbe un profeta, un distruttore di templi, non un candidato sindaco.

Michelangelo_profeti_Jeremiah_02

Gli scontrini di Marino

9 ottobre 2015

Lo ammetto, giocare con quella parola, “scontrino” è stata una tentazione irresistibile.

E, sì, ammetto di aver letto con interesse da romanzo rosa le vicende culinarie del nostro “quasi ex” sindaco.

Ma no, non vorrei parlare dei suoi conti. Che se non sono conti della serva, poco ci manca.

Ma è giusto che qualcuno lo faccia, e con non un paio ma quattro di occhiali, a cercare anche le virgole fuori posto.

Rimane il fatto che un sindaco viene indotto a lasciare non da quattro scontrini o piuttosto da un’abitudine un pò sordidamente scanzonata di utilizzare la carta di credito aziendale.

Il fallimento di Marino per me rimane nella sua incapacità di nuotare in una piscina infestata di pescecani.

Nel suo essere puro – magari – ma non duro abbastanza.

Nell’assenza di scontri veri, con sangue e feriti (tutto virtuale, per carità, non mi si prenda alla lettera), pur di riportare in carreggiata il carrozzone sgangherato di un Comune infestato di parassiti e incompetenti.

Invece Marino è stata la foglia di fico dei veri padroni della città, lasciato a baloccarsi con le sue fissazioni, l’uomo che sulle scelte importanti non è mai riuscito ad andare oltre pallidi “scontrini”.

E il PD? Consegnare la città ai Grillini è oramai cosa fatta.

E’ come chiamare il supporto aereo per scaricare il Napalm, quando di battaglie non ce n’è neppure l’idea di cominciare a farne, talmente tutto è cadente e marcio. Passerà il Napalm, e si ricomincerà da capo.

Avendo avuto tempo di elaborare delle idee, si spera.


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