Archive for the ‘Politics’ Category

Dati da fare

11 luglio 2018

L’irrilevanza dei dati per i nostri concittadini non nasce oggi.

Di recente un collega che si è trasferito a vivere in Germania mi diceva di come stesse reimparando (o imparando) a guardare la televisione.

Lì, mi raccontava, è normale assistere a trasmissioni di approfondimento che – senza toni scandalistici – informano i cittadini illustrando i dati di base di un tema.

Questo non vuol dire che quei dati poi ognuno (ogni parte politica) non li legga in un modo diverso.

Però pare ci sia un’abitudine a dare per scontato che i cittadini condividano con i politici una base di dati comuni.

Non voglio dire che in Germania siano MIGLIORI di noi.

Tante soluzioni sono anche il risultato di una serie di usi sociali magari anche casuali.

Però mi sembra un approccio vantaggioso.

Oggi leggevo un post di Barney (https://wordpress.com/read/feeds/2102411/posts/1918730863)) che cita a sua volta un articolo del Corriere (https://www.corriere.it/opinioni/18_luglio_09/forza-numerisull-emergenza-migranti-576ebeec-82e0-11e8-8c19-eee67e3476a0.shtml), che si rifà ad uno studio americano pubblicato in inglese, ma con riferimento principale Alesina. La realtà è complicata. Vero.

Il punto qui è l’osservazione (ricavabile dallo studio comparato, ma anche più prosaicamente da una passeggiata in una strada di Roma), che l’opinione che le persone “mediamente” si formano è basata su percezioni errate, informazioni distorte, dati mancanti o controintuitivi.

Qui non sto facendo il “solito discorso” sui migranti.

No. Qui faccio un discorso più ampio sul fatto che manchi una base di dati comuni dai quali partire.

Non è che se Renzi (faccio apposta a prendere ad esempio un esponente delle “passate amministrazioni”, così magari passa meglio il concetto), dice che il tasso disoccupazione si è abbassato in ragione del jobs act c’è una comprensione di base di cosa stiamo parlando tanto da far sobbalzare sulla sedia l’ascoltatore, a dire: le cose sono un pò più complicate di così.

No, il punto è che il cittadino è normalmente disinformato e questo senz’altro a causa di un proprio attivo disinteresse, ma anche per una carenza di spazi di informazione.

Forse il mercato informativo italiano li rifiuta e quindi non vengono prodotti, e questo è più che probabile, ma le istituzioni pubbliche si sono nel tempo a questo acconciate.

Le macerie culturali tra cui ci aggiriamo oggi, e in cui un Grillo o un Salvini sguazzano come a casa loro, non sono conseguenza di un’improvvisa ecatombe o di una bomba esplosa a Dicembre del 2016. Eh no.

E Renzi è stato solo l’ultimo arrivato di una sinistra che – a partire dal benaltrismo dello statista D’Alema – nei periodi in cui è stata nella “stanza dei bottoni” di questo non si è occupata se non per avallare un continuismo letargico, che non è una buona premessa per una Società che deve competere con i tempi e i modi del ventunesimo secolo.

Ma certo, c’è qualcuno che nega anche questo. Che si debba competere, intendo. Quelli della decrescita felice.

Una volta per tutte, la decrescita – felice o infelice che sia – è un discorso filosoficamente serio, logicamente inappuntabile, magari utopico ma questo è un dettaglio.

A patto di essere totalmente onesti su quello che significa.

Quello che veramente non sopporto sono i discorsi da “decrescita felice”, associati alla indipendenza masochista nell’elevare la spesa interna. I melmosi discorsi sui padroni dello spread, con la necessità di elevare il benessere dei cittadini.

Quello che – legittimamente – propugna la decrescita felice è che l’uomo dovrebbe acconciarsi ad una vita più semplice e meno orpelli della modernità.

Che sia quanto hanno in mente quanti reclamano la propria ganzissima unicità autarchica, o che abbiano una qualche idea che questa implica quella, avrei qualche dubbio.

Vedremo se fondato o no, temo nel breve.

Consiglio del giorno: forcone sempre oliato, potrebbe risultare utile.

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L’eu-politica

25 giugno 2018

A fianco di una destra che prepara un menù elettorale per tutti i gusti, e pazienza che le proposte siano una più inapplicabile e strampalata dell’altra, abbiamo una una sinistra che continua a fare quello che l’ha fatta perdere su tutti i fronti: discetta di grandi prospettive mentre le prospettive delle seconde linee – che alla fine una soluzione l’hanno sempre trovata – rimangono oscure e quindi non valutate dagli elettori.

Colpa anche degli elettori, per certo. Ma colpa anche di un partito che ha più o meno governato cinque anni trovare delle parole d’ordine che non siano il tentativo di riprodurre dal lato sinistro la semplificazione che riesce tanto bene ai cavalieri di varia natura della destra.

Prendendo per esempio il tema dei migranti, abbiamo una sinistra o sinistra-sinistra che continuano con le frasi assertive che si è visto con quale favore vengono accolte dai nostri concittadini tipo “bisogna costruire ponti e non muri”. Che va benissimo, ma oggi mi sembra sia elettoralmente poco produttivo e soprattutto abbastanza vago da risultare indefinito: “e quindi?” direbbe l’uomo della strada che ha appena finito di dire la sua su tutti “stì negri” che stanno per le strade.

Ecco, invece uno come Magi ha messo (a suo tempo) i piedi nel piatto. Vuoi parlare di migranti? Vieni a parlarne con me che su una delle mefitiche navi delle OnG ci sono stato, sembre dire.

Io non so se questo sia un modo di risultare più convincente, ma certamente più credibile, in una situazione nella quale di panzane e non-notizie che diventano pilastri dell’azione di governo dobbiamo subirne una al giorno.

https://www.radicali.it/20180505/migranti-magi-europa-missione-di-ricerca-e-soccorso-con-open-arms-se-solidarieta-e-reato-io-qui-per-commetterlo-da-parlamentare-voglio-testimoniare-cosa-accade-nel-mediterraneo/

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Difetti di comprensione

21 giugno 2018

Prima solidarizzate con Orban e Seehofer che chiedono di rispedire i migranti ai Paesi d’ingresso, e poi vi agitate perché vi si propone di rimandare i migranti in Italia?

E scommettete che la stessa cosa accadrà con le pensioni e la famosa “quota 100”?

Prima chiedete di andare in pensione in anticipo, e poi – alla scoperta che vi daranno una fame – ululerete alla luna. Scommettiamo?

Comprensione del testo

Mancanza di credito

11 giugno 2018

Il diavolo si annida nei dettagli, ma talvolta non bisogna scavare più di tanto.

Bisogna fare caso alle parole e alle motivazioni che oggi gli elettori, i simpatizzanti e anche gli stessi rappresentanti dei 5S utilizzano per significare l’esistenza del MoVimento e tutto quanto ne consegue.

Che non è l’atteggiamento di un Conte “legittimato dal voto popolare” – che agisce dal lato dell’offerta – rimpinguando ad abundantiam il proprio CV.

Ma agisce dal lato della domanda, rispondendo (anche oggi, a governo formato e sottosegretari in fila per l'”unzione”) “e il PD allora?”.

No, perché tutta la legittimità del proprio agire non sembra per questi fenomeni della natura provenire da una propria capacità – magari anche supposta o magari anche soltanto epifanica – no.

Sembra che il tutto promani dalla mancanza di credibilità altrui. Dove gli altrui sono comunque personaggi che rispetto a questi sono dei giganti, sia di capacità che d’intelligenza, o anche – in mancanza – di semplice capacità di tacere quando richiesto (dote importantissima, ma disgraziatamente carente nei pallonari di questa fatta).

Perché alle anche giuste critiche alla Fedeli all’istruzione, son stati capaci di rispondere con un’uno-due micidiale: Toninelli alle infrastrutture e Di Maio al lavoro, il quale – non contento – perché l’ignoranza si associa facilmente alla cafonaggine, ha assunto il carico dello sviluppo economico.

Si vede che tenere un solo dicastero a Di Maio doveva sembrare una diminutio rispetto alle sue sconfinate – e chiaramente appalesate – capacità.

Eppoi lo sviluppo economico l’aveva gestito uno come Calenda che – lo dice il fatto stesso che facesse parte di una “passata amministrazione” – doveva essere uno schifoso venduto e incapace, o no?

O probabilmente deve aver fatto qualche fatica ad immaginarsi il lavoro del Ministro del lavoro e quindi ha voluto il “rinforzino”, così che non gli corresse il rischio di appisolarsi nell’orario post-prandiale causa scarsità d’impegni.

Ogni popolo ha i super ministri che si merita. Nonché il credito che ne consegue…

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Vacanze tunisine

5 giugno 2018

Pensavo Salvini fosse un politico, e invece – nella giornata di ieri – ho capito che è un pollivendolo esattamente quale il dirimpettaio del “governo del cambiamento”.

Ora – che Dio ci assista – vuoi fare la tua uscita circaquotidiana rabbiosa e accattona alternando come bersaglio l’Europa e l’immigrato clandestino?

Uno potrebbe dire che c’era un secondo fine insondabile, nell’esplicitare la connessione tra delinquenti e tunisini? Ma no. La realtà è triste, e non c’era proprio niente di furbo.

Pure una strigliata dal governo tunisino ci siamo dovuti beccare, e a ragione: le dichiarazioni di Salvini infatti “denotano una mancanza di conoscenza dei vari meccanismi di coordinamento stabiliti tra i servizi tunisini e italiani responsabili della lotta contro la migrazione irregolare”.

Cioé: non sa di cosa parla.

Ed è facilmente verificabile. In effetti la Tunisia è uno dei (pochi) Paesi che hanno accordi bilaterali con l’Italia in tema di rimpatri.

Quindi intelligenza politica avrebbe voluto sfruttare questo pertugio, per continuare a fare campagna elettorale a corredo di qualche charter di rimpatriati.

Ma no, quindi proprio di cialtrone si tratta, senza infingimenti.

Cialtrone che invece di gettarsi a capofitto a studiare i difficili compiti del Ministro degli Interni, preferisce giocare al piccolo sfascista in incontri elettorali in giro per l’Italia.

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De gustibus

1 giugno 2018

Ha accettato un incarico di puro sacrificio sapendo perfettamente di andare incontro, nella migliore delle ipotesi, a una via crucis. Lo ha fatto perché gli è stato chiesto dal Capo dello Stato nel superiore interesse del Paese, e a queste richieste si risponde sempre con un sì. Ha composto in silenzio un Consiglio dei Ministri […]

via Elogio di un uomo perbene — Politica per Jedi

Ai più – ai più degli elettori italiani, intendo – di Cottarelli non resterà praticamente alcun sapore. Certo Cottarelli non ha il sapore rancido di un Salvini (ad alcuni piace per quello), né il sapore leggero di Di Maio (ché si adatta a tutte le pietanze).

No, Cottarelli è uno del quale resterà sempre a quella stessa parte di elettori il fatto che è un pensionato da 18000 euro. Solo questo capiscono.

Non resterà il sapore della sua correttezza istituzionale, delle parole misurate, dell’evidente agire nell’esclusivo interesse patrio (sì, è un caso in cui l’espressione è adeguata, per quanto abusata in altri contesti).

Perché l’Italia è anche questo. Convivono le fortune della strana coppia Di Maio/Salvini accanto a Cottarelli e Cantone. Lo splendore della Domus Aurea (anche con gli annessi organizzativi) e i cessi buttati in mezzo alla strada.

Finché avremo lo scarso rispetto di noi stessi e della nostra storia, da affidarci ai cessi in mezzo alla strada piuttosto che ai Cottarelli e ai Cantone, non potranno che seguire tempi vieppiù peggiori.

Magari l’unico aspetto positivo di questo governo, sarà di condurci ad apprezzare di più anche i governi peggiori degli ultimi 70 anni, con tutti i loro limiti.

Salvini, venga alla lavagna

31 maggio 2018

Qualcuno l’altro giorno deve essersi impegnato a spiegare ai leader dei 5S come nel chiedere l’impeachment del Presidente, avessero sbagliato i bersagli per i loro strali.

Ancora abbacinati e con gli occhi fuori delle orbite per l’affronto subito dal Presidente che – dal loro punto di vista – aveva impedito la nascita del governo del cambiamento, gdc per gli amici.

Credo qualcuno abbia trovato le parole giuste (e magari aiutandosi anche con dei disegnini, immagino io, per facilitare il compito al candidato presidente del consiglio del Movimento, nonché ai suoi sodali), e si sia impegnato a spiegare loro quello che una persona minimamente addentro alla politica (uno schifoso quindi, per definizione), vi avrebbe spiegato già il 5 Marzo: Salvini non aveva e non ha alcun interesse alla formazione del governo in questa fase, soprattutto con i 5S.

Salvini, ancora più dei 5S non ha mai smesso di fare campagna elettorale, e anzi nell’ultimo periodo questa attività l’ha addirittura intensificata.

Oh, intendiamoci, tanto di cappello dal punto di vista della tenuta fisica. Chi fa politica sa che la campagna elettorale è un’attività logorante, e Salvini oramai ne ha fatto il suo status abituale.

Il leder della Lega sicuramente puntava ad alcuni obiettivi, che secondo me ha centrato in pieno:

  • puntava a farsi “sdoganare” dai 5S come interlocutore: da interlocutore a “drenatore” di voti il passo è breve
  • puntava a fare l’ein plein sul centro destra, e ha annichilito Berlusconi all’interno di una riserva indiana
  • puntava a screditare i 5S agli occhi di (almeno una parte) del proprio elettorato
  • puntava a rafforzare il suo azzardo di sfidante dell’unione europea, dei vincoli di bilancio

Alla luce di tutto questo, ieri il buon Di Maio si è messo in tasca l’avventatissima richiesta di impeachment e ha fatto quello che avrebbe dovuto già alla pretestuosissima impuntatura sul nome di Savona da parte di Salvini: cioé lasciargli il cerino in mano.

Certo, fatto come minestrina scaldata, dopo qualche giorno di follia collettiva fatta di gente con la bava alla bocca che commentava cose che – evidentemente – non aveva capito, e gente che avrebbe fatto meglio a riflettere prima di parlare.

Ma tant’è. Siamo in Italia, non in Germania o in Francia, e quindi un minimo di credibilità o di competenza non solo non è necessaria, non con evidenza neppure gradita.

Si dice che ieri Di Maio suggellasse la bontà del suo comportamento con: preferisco essere una brava persona, più che un furbo. Opinioni. Comunque qui il punto non è essere stati o meno furbi, ma sciocchi.

E uno che deve rappresentare qualche milione di persone, deve essere quantomeno intelligente.

Ma forse oramai anche questo non è più necessario.

E affidiamoci al buonsenso di un gambler seriale, più che ad un arrogante sempliciotto.

Id est: stiamo messi DAVVERO male.

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q.b.

28 maggio 2018
Una delle cose che nelle ultime settimane era stata rimproverata al Presidente, era stato di essere stato fin troppo accondiscendente alle richieste un pò sgangherate, un pò scientemente tendenti a far franare Costituzione scritta e materiale, come nella più classica delle azioni controrivoluzionarie di cui sono normalmente maestri dalle parti dell’America del sud.
Ecco, ieri il Presidente si è trovato di fronte al nodo che era in fine di sottomettersi a questo potente flusso – che è vero, scorre in una direzione diversa da quella da lui rappresentata – o fare scudo agli sfascisti, pre-fascisti, più che estranei al fascismo.
Credo che occorrerà entrare nella modalità “RESISTENZA”.
Art. 91. Il Presidente della Repubblica, prima di assumere le sue funzioni, presta giuramento di fedelta’ alla Repubblica e di osservanza della Costituzione dinanzi al Parlamento in seduta comune.
Art. 92. Il Governo della Repubblica e’ composto del Presidente del Consiglio e dei ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei ministri. Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri.

Comunque, il Presidente ha in maniera irrituale tenuto a spiegare le sue ragioni, che sono le ragioni della “Costituzione più bella del mondo”, finché non risulterà modificata dalle convenienze dei piccoli liberticidi in erba

“Dopo aver sperimentato, nei primi due mesi, senza esito, tutte le possibili soluzioni, si è manifestata – com’è noto – una maggioranza parlamentare tra il Movimento Cinque Stelle e la Lega che, pur contrapposti alle elezioni, hanno raggiunto un’intesa, dopo un ampio lavoro programmatico.

Ne ho agevolato, in ogni modo, il tentativo di dar vita a un governo.

Ho atteso i tempi da loro richiesti per giungere a un accordo di programma e per farlo approvare dalle rispettive basi di militanti, pur consapevole che questo mi avrebbe attirato osservazioni critiche.

Ho accolto la proposta per l’incarico di Presidente del Consiglio, superando ogni perplessità sulla circostanza che un governo politico fosse guidato da un presidente non eletto in Parlamento. E ne ho accompagnato, con piena attenzione, il lavoro per formare il governo.

Nessuno può, dunque, sostenere che io abbia ostacolato la formazione del governo che viene definito del cambiamento. Al contrario, ho accompagnato, con grande collaborazione, questo tentativo; com’ è del resto mio dovere in presenza di una maggioranza parlamentare; nel rispetto delle regole della Costituzione.

Avevo fatto presente, sia ai rappresentanti dei due partiti, sia al presidente incaricato, senza ricevere obiezioni, che, per alcuni ministeri, avrei esercitato un’attenzione particolarmente alta sulle scelte da compiere.

Questo pomeriggio il professor Conte – che apprezzo e che ringrazio – mi ha presentato le sue proposte per i decreti di nomina dei ministri che, come dispone la Costituzione, io devo firmare, assumendomene la responsabilità istituzionale.

In questo caso il Presidente della Repubblica svolge un ruolo di garanzia, che non ha mai subito, né può subire, imposizioni.

Ho condiviso e accettato tutte le proposte per i ministri, tranne quella del ministro dell’Economia.

La designazione del ministro dell’Economia costituisce sempre un messaggio immediato, di fiducia o di allarme, per gli operatori economici e finanziari.

Ho chiesto, per quel ministero, l’indicazione di un autorevole esponente politico della maggioranza, coerente con l’accordo di programma. Un esponente che – al di là della stima e della considerazione per la persona – non sia visto come sostenitore di una linea, più volte manifestata, che potrebbe provocare, probabilmente, o, addirittura, inevitabilmente, la fuoruscita dell’Italia dall’euro. Cosa ben diversa da un atteggiamento vigoroso, nell’ambito dell’Unione europea, per cambiarla in meglio dal punto di vista italiano.

A fronte di questa mia sollecitazione, ho registrato – con rammarico – indisponibilità a ogni altra soluzione, e il Presidente del Consiglio incaricato ha rimesso il mandato.

L’incertezza sulla nostra posizione nell’euro ha posto in allarme gli investitori e i risparmiatori, italiani e stranieri, che hanno investito nei nostri titoli di Stato e nelle nostre aziende. L’impennata dello spread, giorno dopo giorno, aumenta il nostro debito pubblico e riduce le possibilità di spesa dello Stato per nuovi interventi sociali.
Le perdite in borsa, giorno dopo giorno, bruciano risorse e risparmi delle nostre aziende e di chi vi ha investito. E configurano rischi concreti per i risparmi dei nostri concittadini e per le famiglie italiane.

Occorre fare attenzione anche al pericolo di forti aumenti degli interessi per i mutui, e per i finanziamenti alle aziende. In tanti ricordiamo quando – prima dell’Unione Monetaria Europea – gli interessi bancari sfioravano il 20 per cento.

È mio dovere, nello svolgere il compito di nomina dei ministri – che mi affida la Costituzione – essere attento alla tutela dei risparmi degli italiani.

In questo modo, si riafferma, concretamente, la sovranità italiana. Mentre vanno respinte al mittente inaccettabili e grotteschi giudizi sull’Italia, apparsi su organi di stampa di un paese europeo.

L’Italia è un Paese fondatore dell’Unione europea, e ne è protagonista.

Non faccio le affermazioni di questa sera a cuor leggero. Anche perché ho fatto tutto il possibile per far nascere un governo politico.

Nel fare queste affermazioni antepongo, a qualunque altro aspetto, la difesa della Costituzione e dell’interesse della nostra comunità nazionale.

Quella dell’adesione all’Euro è una scelta di importanza fondamentale per le prospettive del nostro Paese e dei nostri giovani: se si vuole discuterne lo si deve fare apertamente e con un serio approfondimento. Anche perché si tratta di un tema che non è stato in primo piano durante la recente campagna elettorale.

Sono stato informato di richieste di forze politiche di andare a elezioni ravvicinate. Si tratta di una decisione che mi riservo di prendere, doverosamente, sulla base di quanto avverrà in Parlamento.

Nelle prossime ore assumerò un’iniziativa.”

Per chi non avesse capito: per lui (doverosamente, aggiungerei) lo scioglimento delle camere è legato alla bocciatura formale in Parlamento di un presidente del consiglio incaricato, che poi gestirà gli “affari correnti”. Id est: abbiamo ancora davanti a noi qualche mese di bonaccia, per dar modo all’inevitabile di diventare evitabile, chissà. Anche se devo confidare nei miei concittadini…

Politicamente:

  • Di Maio e i 5Stelle escono da questa storia con le ossa rotte, e sono convinto che prima delle prossime elezioni ci sarà una resa dei conti in stile prima repubblica.
  • Salvini ha gettato la maschera, per chi ancora pensa che i populisti straparlino. E lui non è un populista: è uno sfascista che ha tutto l’interesse al disastro, perché è solo nel marcio che uno come lui e il suo partito possono prosperare. Marcio che fino ad adesso gli è stato graziosamente omaggiato dall’insipienza delle classi dirigenti, ma che ora progetta di procurarsi da solo.

Lettura del giorno: MARCIA SU ROMA E DINTORNI di Emilio Lussu

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Piccola guida alla sopravvivenza

23 maggio 2018

Da ora, smetterò di parlare di politica italiana. Mi sembra inutile.

Mi concentrerò invece su questioni più pratiche e tristemente a breve importanti: come salvare la pelle.

Questo non in generale, perché ognuno di noi subirà com’è naturale il proprio segnato destino, ma nel caso specifico, cioé come salvarsi l’osso del collo nella congiuntura che – è facile prevedere – seguirà a quest’ordalia politico/sociale fatta di ruspe e bufale conclamate.

  1. se ne avete la possibilità, trasferitevi in un altro Paese. Che so, se lavorate in una multinazionale, fatevi spostare (anche con nequizia), in un Paese politicamente più stabile del nostro. Potrebbe non essere scontato trovarne.
  2. acquistate beni reali, non puntate sulle rendite finanziarie. Se possibile acquistate beni reali all’estero. Che so, comprate forconi contando a breve di rivenderli con profitto.
  3. Se siete furfanti, potreste esportare i vostri capitali e metterli in una banca compiacente.
  4. Se avete un mutuo, cercate di passare ad un tasso fisso. Non basterà, ma qualcosa dovrete pur fare, che so – avrete da litigare con la Banca.
  5. Puntate una casa fuori città con orto annesso, consiglio anche di impegnare qualche capretta. La pastorizia è sempre un’alternativa valida. L’orto è vita: grama, ma vita.
  6. Un consiglio potrebbe essere di comprare oro, ma il rischio è che ve lo rubino (ah, sì: aumenterà la delinquenza, assieme alla fame). Potrete sparare, se ce la fate. A spararvi (da soli) sui coglioni, l’avete già fatto col voto. Inutile ripetersi.
  7. se non avete risparmi, ma solo lo stipendio e il mutuo, preparatevi a tempi difficili: cercate di ridurre il peso del debito in qualche modo: vi farà male, ma in futuro sarà peggio. Fate questo esercizio: immaginate che la rata del mutuo raddoppi e lo stipendio si dimezzi. se riuscite a immaginare un modo di cavarvela, siete sulla buona strada (e – per inciso – siete degli eroi).
  8. se non avete stipendio, beh vi consiglio di rifarvi al punto 1. faticoso ma utile.

«La spirale del populismo è: elettori infelici; promesse irresponsabili, cattivi esiti; elettori ancor più infelici; promesse ancor più irresponsabili; ed esiti ancor peggiori. La storia non è finita. Potrebbe essere solo all’inizio»Martin Wolf.

Ah, e per finire: “e il PD allora?”

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Paura

16 maggio 2018

C’è chi pensa che non si apprezza Salvini o Di Maio essendo radical-chic, o magari un pò snob, incapaci di apprezzare le parole crude come quelle che userebbe (usa) l’avventore del bar sotto casa o il passeggero del 63 (attrezzato di tuta d’amianto, s’intende).

C’è chi pensa che tutti i nostri guai cominciano in Europa e finiscono in Germania, che gli inglesi “hanno fatto bene” (anche se ci rimetteranno l’osso del collo, commento mio).

No. Io non è che non apprezzi Salvini e Di Maio: io ne ho paura, ma solo un sedicesimo di quanto abbia paura di voi.

Vi elenco due notiziole piccole piccole che esemplificano i motivi per cui mi fate paura:

https://www.corriere.it/cronache/18_maggio_14/xylella-milioni-ulivi-colpiti-un-miliardo-di-danni-fabb1620-56e1-11e8-8dce-9e466002592e.shtml

Ricordate la Xylella fastidiosa? Ricordate l’approccio “no-vax”, mi si passi il termine? Bene, ora ci si accorge che quell’approccio non è servito a limitare la malattia, e si procede a ranghi compatti (ma convinti, eh!) verso il disastro. La beffa è che l’Europa, e non perché brutta e cattiva, ma nella difesa di interessi comuni che (ancora) esistono, potrà sanzionare l’Italia (e – Dio mi scampi – farà anche bene).

http://www.lavoce.info/archives/53104/il-nuovo-bilancio-europeo-secondo-salvini-2/

L’altra notizia riguarda il giudizio tranchant di Salvini sul nuovo bilancio Europeo.

Ora, assunto che in qualunque organismo – e specialmente quando si parla di soldi – è opportuno esserci, e esserci con commitment e credibilità, Salvini dà un giudizio obiettivamente sbagliato (proprio sulle cifre) e arraffazzonato, buono solo per la propaganda.

Il dramma di tutto questo è che voi andate dietro a questa gente, ai NO TAP in Puglia, ai no-vax, alle scie chimiche, ai NO EURO, NO MIGRANTI, No Fornero, etc. etc.

E non credo non vi rendiate conto di quanto tutte queste pretese siano una più dell’altra assurde, fantasiose, stravaganti.

Quindi Di Maio e Salvini mi fanno paura, perché solleticano i vostri istinti peggiori, raccontandovi le favole.

Ma VOI mi fate ancora più paura, perché vi piace – alle vostre età – di sentirvi contare le favole, ma non solo. Perché sono favole che come morale hanno l’egoismo, la protervia, l’invidia, l’accidia. Un concentrato di tutto quello che mi fa paura nelle persone.

Ma ancora di più mi fa paura che non abbiate riflettuto, non vi siate fatti spiegare cosa succederà un giorno che davvero – come chiedete – si chiuderà l’ILVA, si bloccherà il TAP, la TAV, si uscirà dall’Euro, si varerà il reddito di cittadinanza pagato con le lire, che si sparerà in mare ai barconi di migranti per farli affondare prima di sbarcare sul suolo patrio.

Quel momento lì, quando vi renderete conto che la vostra rabbia vi ha condotto ad avere un’ipersvalutazione, che il vostro stipendio vale ogni mese meno del precedente, quando i vostri “risparmi di una vita” investiti in BOT e BTP saranno congelati, quando la rata del mutuo schizzerà a valori insostenibili.

Ecco, mi fate paura perché proprio in quel momento, non avrete l’onestà di guardarvi allo specchio e rivolgere la vostra rabbia contro voi stessi, no.

A quel punto la vostra rabbia diventerà furia cieca, e vi avventerete su chiunque vi capiti a tiro che vi possa mostrare quanto siate stati in errore.

Ora scusatemi ché esco: vado a comprare forcone e fazzoletto verde, così da potermi camuffare a tempo debito.

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