Archive for the ‘Politics’ Category

Birdwatching

6 febbraio 2020

Osservo che chi si lamenta di più è lo stesso che non fa nulla per cambiare.

In particolare: chi si lamenta che i politici sono tutti uguali, al voto sceglie sempre gli stessi che lo hanno deluso.

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Ex voto

3 febbraio 2020

Ovviamente sono felice che Bonaccini abbia vinto.

Però le condizioni erano le migliori possibili (un Bonaccini bravissimo, contro una sfidante “cavallo di Caligola”).

Certo, certo, c’è stato il 67% di affluenza e certo, le Sardine.

Ma né l’uno né l’altro risultato (per quanto connessi tra loro) sono riconducibili all’azione di Governo o PD.

Anzi, mi verrebbe da dire, sono stati ottenuti “nonostante” Governo e PD.

Il PD è quello che ha beneficiato di più dei voti. Ma – temo – più per mancanza di alternative ritenute credibili, che per forza manifesta.

Mi sembra quindi che ci si possa solo rallegrare del fatto che le istanze nazionali non abbiano zavorrato una pur ottima esperienza politica locale.

A ben vedere, quindi, questa vittoria dà una serie di segnali, che dovrebbero spingere i responsabili del centro sinistra a muoversi, cercando di andare incontro alle richieste che evidentemente arrivano:

Le Sardine > tanta parte di persone (soprattutto giovani) che si considerano di sinistra, non trovano risposte nel PD o negli altri partiti

La presa dei temi di Salvini in aree a basso reddito > evidentemente c’è un disallineamento tra quello che si può dire, e quello che la gente si aspetta

Su quest’ultimo punto, io posso anche capire che in realtà la gente si aspetta cose sbagliate, ma il problema VERO del partito, secondo me, è che non riesce più a trasmettere la (propria) visione del mondo e a condividerla. Anzi, a dirla tutta, sembrerebbe accadere esattamente l’opposto: i partiti populisti/sovranisti raccontano una verità (che ovviamente è fake) e il PD cerca di rispondere a quel bisogno inventato.

Quindi, di fatto: l’agenda la fissano i populisti/sovranisti.

Con queste premesse NON SI PUO’ vincere. Bisognerebbe dirselo chiaramente.

Poi: è vero che ci si trova in una condizione che non è troppo diversa da quella del direttore RAI che di suo cercherebbe pure di fare un palinsesto decente, ma si ritrova nella condizione che ove lo facesse semplicemente gli verrebbe detto che non ha risposto ai desideri della gente. E verrebbe cacciato. Immediatamente.

Ci vorrebbe qualcuno che trovasse il modo giusto di dire se non la verità, qualcosa che gli assomigliasse un pochino.

Ma per far questo ci vorrebbe una roba chiamata Credibilità.

Per la Credibilità, serve la Memoria (dei cittadini/elettori) e per questa serve l’Interesse.

Non vorrei farla troppo semplice, ma finché siamo (complessivamente intesi), cittadini disinteressati alla politica, senza memoria, non daremo la possibilità a nessuno di guadagnare credibilità uscendosene con quel minimo di verità che gli consentirebbe di vincere le elezioni e portare questo Paese fuori dalle secche in cui (volontariamente, e con gusto si direbbe) si è ficcato.

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Il secolo greve

9 gennaio 2020

Non è passato che un secolo dall’inizio del secolo breve, e pare che l’assunto che la Storia si ripeta debba risolversi a confermare la sua validità. Proprio adesso.

Voglio dire, proprio adesso che questo secolo non sembrava passato invano. Nel 1921 circa il 12% degli sposi e il 20% delle spose non firmavano l’atto di matrimonio perché non sapevano scrivere. Nel 1921 l’Italia era un Paese povero, senza infrastrutture, agli albori della rivoluzione industriale.

Ora per fortuna siamo lontani anni luce da questo, o almeno così sembrava. Abbiamo un livello medio di istruzione non disprezzabile, certo non al livello della media europea, ci sono troppo pochi laureati, eccetera. Abbiamo certo molti problemi. Niente a che vedere con un secolo fa.

La buona informazione e le opportunità di farsi un’opinione ragionata sono disponibili in una maniera impensabile, eppure rischiamo di restare impigliati nelle stesse trappole psicologiche di cent’anni fa, quelle dei nostri nonni. Cosa abbiamo sbagliato? Forse il fatto che è vero che tante informazioni buone sono disponibili, ma accanto a quelle c’è un cumulo di immondizia. Nel rapporto tra una collinetta e una montagna.

Ma neanche questo, alla fine, è il motivo. Si vede, che anche in Paesi più avanzati nel nostro, le cose non vanno in maniera molto diversa.

Alla fine, la sussistenza dell’identità politica del cittadino passa sempre tramite una delega (anche se si propugna la democrazia diretta, alla fine “ci si fida” del tizio che porta avanti quest’idea, quindi – di fatto – si delega lui). La delega si fonda sulla fiducia, e il fatto paradossale è che oggi ci si vanti di non dare fiducia a nessuno (vedi le polemiche sui “giornaloni” o con le tv), salvo fidarsi di quanti raccomandano di non fidarsi.

Io ricordo che quando ero ragazzo, uno degli obiettivi dei nostri insegnanti era “insegnarci”, per quanto possibile uno spirito critico, rispetto a quanto – allora – sembrava delinearsi come il problema del presente e del futuro, e cioè la distorsione della realtà operata dagli organi di informazione.

Mi sembra che la lezione sia stata appresa, ma volgendo il risultato ad un indirizzo paradossale: ora non ci si fida più del telegiornale, del quotidiano (tutto giusto), ma per fidarsi del blog del santone sciochimichista sul web o dei commenti su facebook strillati e linkati.

Una “mala informazione” fatta dal basso, ma a meglio vedere sempre pilotata, solo con finalità e tramite mezzi parecchio più oscuri. Riuscendo ad essere persino peggiore del male originario.

Almeno se uno comprava L’Unità e Il Tempo sapeva già in anticipo di dover fare un certo tipo di tara, e paradossalmente con due falsità si riusciva a ricostruire un’idea della verità.

E’ proprio vero che la storia si ripete, in un modo però tanto inatteso da soprenderci lo stesso.

Infatti come i fanciulli nelle tenebre temono
e hanno paura di tutto così nella luce noi talvolta
temiamo cose che non sono affatto più spaventose
di quelle che i fanciulli nelle tenebre paventano
immaginandole prossime a prendere forma.
Occorre dunque che questo terrore dell’animo
e queste tenebre siano dissipate non dai raggi
del sole, né dai fulgidi dardi del giorno, bensì
dalle evidenze e dalla ragione propria della natura.
(Lucrezio, De Rerum Natura, Traduzione di Luca Canali con modifiche)

da Lucrezio, la luce della ragione — Palomar

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Tutto quello che avreste voluto sapere sul MES, e non avete mai osato chiedere — Phastidio.net

5 dicembre 2019

Il governatore Visco spiega con eroica pazienza ed in modo didatticamente impeccabile come guardare la luna anziché il dito. L’articolo Tutto quello che avreste voluto sapere sul MES, e non avete mai osato chiedere proviene da Phastidio.net.

via Tutto quello che avreste voluto sapere sul MES, e non avete mai osato chiedere — Phastidio.net

Venendo da Seminerio tutto molto chiaro, lo ringrazio per la fiducia che mi sento ogni volta di più di potergli concedere.

Qui il punto si sposta dal piano logico a quello politico. Pare che ormai la politica (in Italia, ma forse non siamo soli), si sia trasformata nell’arte di presentare le cose nella maniera più accettabile per una opinione pubblica assunta come incapace di intendere.

Quindi sul MES è partita questa campagna folle, che dovrà condurre da qualche parte.

Un pò come per l’immigrazione che da problema inventato è diventato terreno di prova per soluzioni inventate per i vari partiti che hanno comunque accettato la base di discussione imposta dai sovranisti. Quindi inventare delle soluzioni in realtà si traduce in alcune cose che tu fai a favore di camera per dare l’idea che stai risolvendo il problema.

Per il MES, cosa potrà significare? Farsi dare del tempo, all’interno del quale contrattare con l’unione non una modifica, ma una sorta di effetto cosmetico che possa far dire “abbiamo vinto”? Oppure andare a sbattere contro una non-ratifica del parlamento, cioé un sostanziale suicidio assistito?

La cosa che più sorprende è che la politica non riesca a trovare alcun rappresentante dotato di quel minimo di credibilità, tale da chiudere questo come altri capitoli imbarazzanti per la montagna di stupidaggini che impone di esprimere, quando invece si potrebbe usare il tempo per discutere di cose ben più serie, tipo cosa vogliamo fare del nostro debito.

Ogni fake una volta lanciata vivrà ancora nei secoli, sulla base del niente e allergica ad ogni dato di fatto.

Ora, superflua, la mia opinione da assoluto uomo della strada.

La questione del MES è questione puramente tecnica. E tale sarebbe logico considerarla.

Tutte le questioni sollevate in queste ultime settimane, quando (e se) hanno un fondamento non sono relative alle modifiche intervenute (proposte) nell’ultima revisione, ma fanno riferimento all’esistenza stessa di un meccanismo europeo di supporto ai Paesi in difficoltà finanziaria.

Il fatto stesso di prevedere un meccanismo di stabilità, significa che il rischio di instabilità sia contemplato. E questo, va da sé, aumenta il rischio che si vuole scongiurare. Ma è un fatto che deriva dalla vita, che pare sia fatta così.

Stop. Fine delle parole inutili.

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Fishing bowl

21 novembre 2019

Da cosa nasce la sensazione di insicurezza che si vive in alcune delle nostre città? Ha ragione chi mostra le statistiche in diminuzione delle rapine, degli omicidi, dei furti. Ma è come dire ad una persona ansiosa che non c’è niente di cui avere paura.

Racconto un episodio, è l’ultimo in termini di tempo.

Ai piedi del palazzo dove abito ci sono due posti riservati ad altrettante signore con problemi di deambulazione.

Una di queste ha problemi davvero seri, e non si può non ammirare la perseveranza con cui ogni giorno affronta delle prove ciclopiche per fare cose semplici come salire sulla macchina riponendo la carrozzina, e l’opposto al ritorno.

Ieri sera sento suonare ripetutamente (capita spesso che qualcuno si metta in doppia fila), questa volta qualcuno aveva occupato il suo posto. La signora ha suonato per un pò, poi ha chiamato i vigili, quindi passato ancora un pò di tempo ha occupato un altro posto, più scomodo ma che intanto si era liberato.

Beh, l’operazione di parcheggio per la Signora è stata abbastanza impegnativa, quindi è passato altro tempo. Poi la signora finalmente è riuscita a guadagnare il vialetto d’ingresso con la sua carrozzina, scortata da una persona di buon cuore.

Mi sono messo di punta per vedere quando fossero arrivati i famosi vigili. Molto semplice: non sono arrivati. Dopo un paio d’ore il tizio se n’è andato tranquillamente.

Nota di colore, il posto non è rimasto vuoto che qualche minuto, ma anche il secondo scienziato, non ha avuto nulla da temere…

Voglio dire: temo che molta parte dell’atmosfera di insicurezza derivi non dalla presenza o meno di fatti gravi, ma dal fatto che nelle banalità “si sa” (e chi non lo sa lo impara in fretta), che chiamare polizia, carabinieri per fatti che non siano di sangue è perfettamente inutile. Dei vigili invece non c’è proprio più traccia. Ma non è che non vengono quando chiamati, non ci sono neanche sulle strade.

L’unica sicurezza diffusissima è quella di farla franca, per qualsiasi sopruso piccolo o grande, certo non cose gravi. L’auto in doppia fila o sulle strisce, in divieto di sosta, il passaggio “gratuito” sugli autobus o alla metro.

Tant’è che quando invece per qualche caso fortuito arriva una multa, o una sanzione, la persona – lungi dall’accettare la cosa – sbraita, si arrabbia. E da un certo punto di vista, giustamente “ma tra tanti, proprio a me doveva capitare?”.

La maggioranza silenziosa, fin troppo, queste cose le interiorizza, magari le replica, ma poi alla domanda se si senta sicuro ti risponde “no”.

E forse non ha tutti i torti. Anche se gli omicidi sono calati, anche se gli scippi non ci sono quasi più, eccetera eccetera.

Una volta si pensava che più poliziotti fosse una misura di destra.

Ora penso che meno poliziotti sulle strade provoca un’ondata di sentimenti di destra.

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I limiti della politica

5 novembre 2019

Chi si aggira per Roma, oggi, non può non attribuire alla Politica, intesa nel suo insieme, il fallimento evidente della capacità della città di rispondere alle necessità dei suoi abitanti.

Come ho detto in altri casi, a sua volta il fallimento della politica appare conseguenza del fallimento sociale e culturale. Come tutti questi casi insegnano, le due parti si tengono e sembrano presagire l’incapacità totale di arrestare il degrado.

Ma non va dimenticato che il fallimento della politica interviene attraverso il contemporaneo (o forse addirittura precedente) fallimento della macchina burocratica del Comune.

E’ giusto infatti attribuire alle varie sindacature le colpe politiche assunte nel decidere di non decidere, o di pensare costantemente ai successivi 3 mesi anziché ai prossimi 30 anni della città, ma altrettanto non si può con casi di “mala gestio” che – lungi dal significare con esattezza la gravità della situazione – sono però i classici canarini nella miniera che ci avvertono che sotto l’apparenza di assoluta inefficienza si agita un mare di nulla, di una macchina che gira – se gira – a vuoto, incapace non solo e non tanto di indirizzare la Sindacatura verso le soluzioni tecnicamente più idonee, ma addirittura di supportare la stessa nelle (poche) iniziative dotate di capo e coda, e – ancora peggio – incapace anche di gestire il “dia dia”.

I ritardi accumulati su tutti i fronti, l’incapacità di gestire anche il minimo servizio, cito per tutti lo scandalo che si consuma nell’assoluta indifferenza di chiunque non sia direttamente coinvolto della gestione degli immobili da affrancare, dove gli abitanti di interi quartieri di Roma sono ostaggi di uffici comunali protervi e incapaci, cittadini sequestrati nell’incapacità di gestire le cose della propria vita a causa di un problema degli uffici comunali, si direbbe dalla creazione stessa del problema, all’incapacità della sua risoluzione.

Ho visto altri esempi di politica carente o incapace, ma quello che generalmente accade è che invece la macchina burocratica pubblica supplisce alle carenze della politica e – al netto dell’assenza di decisioni strategiche – continua in una gestione dell’as-is in maniera dignitosa.

Qui nulla di questo, ma forse – come dicevo prima – tutto si tiene: la trimurti politica, burocrazia, cittadinanza, tutto concorre al cupio dissolvi.

A queste condizioni, non dovremo attendere molto.

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La fine del secolo breve

28 ottobre 2019

Vale soprattutto per le svolte politiche. C’è l’idea che sì le cose cambino, ma con tempi tra lunghi e lunghissimi, in maniera che noi umani, con le nostre scale temporali non possiamo avvertire. E’ un bisogno di sicurezze, credo.

E comunque essere nati in un periodo in cui l’occidente è stato fondamentalmente in pace, ha contribuito a creare quest’idea. Impressione che non deve corrispondere a quella che aveva un cittadino di un comune italiano nel rinascimento, per dire. O quella di un suddito dell’impero asburgico a fine ‘800. O un cittadino russo, nello stesso periodo. L’impressione che tutto potesse precipitare da un momento all’altro, come poi – peraltro – puntualmente accadeva, doveva mettere alla prova la necessità di certezze e prospettive dell’essere umano mediamente inteso.

Siamo talmente avvezzi a questo modo di vedere, che quando le cose ci accadono davanti (e con effetti speciali senza risparmio) siamo capaci di calma serafica, senza che dubbi e domande comincino a premerci da tutte le parti, rendendoci inquieti. Qualcosa di molto più reale delle scie chimiche o delle fake news sul politico di turno.

Questo è quanto sta accadendo dall’elezione di Trump in avanti.

Che poi non è solo Trump, ma Trump soprattutto incarna bene il nuovo atteggiamento americano: di dismissione in tutti i teatri.

Non che la tattica sia così definita e univoca. Ma la strategia appare chiara. L’impero americano si chiude su sé stesso, rinunciando al ruolo di “poliziotto del mondo” e – per ora – concentrandosi solo sulle aree di più stretto interesse.

La vicenda dei Curdi, spediti tra le braccia di Putin, traditi ancora una volta dagli americani, racconta di una NATO che si avvicina ogni giorno di più all’irrelevanza, dei Turchi che hanno avuto necessità di trovare un nuovo partner regionale (la Russia), a causa dell’evanescenza Trumpiana.

Racconta peraltro anche dell’Europa consapevole della perdita del punto di riferimento americano ma incapace di organizzare una qualsiasi politica di rincalzo.

Racconta di una Cina che oramai ha stabilito il suo strapotere nel Pacifico.

Se avessimo più coscienza di quello che sta agitando il mondo, saremmo probabilmente molto preoccupati, e cercheremmo di spingere le nostre forze politiche ad aprirsi di più a questi scenari, che a ragranellare consensi su questioni locali e – diciamolo – di scarso respiro.

Come preoccuparsi del pianoforte a coda scordato, a bordo del Titanic che affonda.

The band plays on as the Titanic sinks – a still from the 1958 film A Night To Remember

Una poltrona per 302.422

9 ottobre 2019
  • 1 deputato per 151.210 abitanti, mentre oggi era 1 per 96.006 abitanti
  • 1 senatore per 302.420 abitanti, mentre oggi era 1 ogni 188.424 abitanti

è tutta qui la riforma fortemente voluta dai 5S. Riforma cui nessuno in parlamento ha avuto il coraggio di dire no (con l’unica eccezione dei 3 parlamentari di +E e pochi altri).

Avevo cominciato a scrivere questo post col solito pistolotto dei buoni motivi del mio sdegno. Ma ci ho ripensato.

Due ragioni:

  • se siete capitati qua e pensate che il “taglio degli stipendi” sia un’ottima e storica iniziativa di riduzione dei costi della politica, non penso di avere né voglia né capacità di farvi entrare nella zucca che quelli che stanno tagliando il ramo su cui sono seduti siamo noi cittadini e non gli attuali parlamentari
  • nell’improbabile caso in cui invece la pensiate come me su questa questione, vi offenderei ripetendovi cose che sapete benissimo

Traggo solo qualche informazione, per appuntarmela soprattutto a mio uso:

Il PD ha mostrato quante idee possieda al momento (poche)

I 5S sono l’unica forza che professa la fine della Democrazia rappresentativa, propugnando la loro utopia della Democrazia partecipativa. Il problema sta nel fatto che intanto quella la stanno distruggendo, mentre di questa lo “stato dell’arte” (!) è dato dal sistema informatico di Casaleggio. Auguri.

Comunque la cosa che mi resterà più impressa, e la somiglianza tra la propaganda 5S sul tema, e le modalità di vendita “a strascico” dei grandi magazzini. Istruttivo.

Da appuntare, se un giorno voleste fondare un vostro partito personale, che punti sulla qualità dei temi politici, mi raccomando!

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Sullo studio di Cittadinanza e Costituzione

1 ottobre 2019

Di recente è stato introdotto negli esami di Stato la verifica su Cittadinanza e Costituzione.

Sulle forme e i tempi della modifica non entro, perché credo la questione sia sufficientemente ingarbugliata.

Sul problema dello studio di quella che una volta si chiamava Educazione Civica, potremmo parlare a lungo. Se sia giusto, o debba essere una conseguenza del modo in cui si studiano le altre materie a scuola, per esempio.

Qui il punto non è tanto sulle nozioni sul testo della Costituzione, o sapere quanti eletti siedono al Senato piuttosto che alla Camera.

Il punto è: ma si vuole davvero insegnare ai ragazzi i valori che sono alla base della Costituzione?

Questi sono la capacità critica, il rispetto delle istituzioni, la divisione tra poteri. Cose cui l’elaborazione teorica ha impiegato millenni per arrivare, in una maniera così limpida.

Cose che ancora tanti dubitano nel considerare imprescindibili. Anzi, cose cui la maggior parte dei Cittadini attribuisce un valore nullo, se non negativo.

Ricordo la vicenda di appena pochi mesi fa, di Rosa Maria dell’Aria. Forse il nome non sovviene immediatamente alla memoria: si tratta della professoressa sospesa (senza stipendio) dal provveditore agli studi di Palermo, rea di aver lasciato che alcuni dei suoi ragazzi facessero una presentazione nella quale veniva accostato il “lavoro” di Salvini ai periodi più bui della nostra storia recente (ma nemmeno tanto bui per alcuni, con tutta evidenza).

Non vedete il nesso? Il nesso sta nella rapidità con cui un provveditore “solerte” intese interpretare il “nuovo corso” politico, senza nemmeno bisogno di una sollecitazione esplicita dallo staff del sinistro ministro.

Un pò la stessa cosa (tanto per mantenere aperti i canali tra il passato e l’oggi) che accadde all’avvento del Fascismo in Italia, come raccontato per esempio da Lussu, in Marcia su Roma e dintorni.

Parlare di Cittadinanza e Costituzione, in un Paese nel quale le stesse istituzioni scolastiche offrono esempi di “eroi” pronti a sacrificare i principi al primo offerente, non correrà il rischio di esser preso per quello che certamente non è, cioé un’esercizio di retorica vuota?

E cosa vogliamo finire per chiedere ai ragazzi, a quanto sia conveniente vendersi la propria dignità? Magari potrebbe essere un esercizio interessante da far fare ai ragazzi, alla Maturità, magari invece di fargli aprire le buste, gli si potrebbero far aprire le bustarelle. Tanto per capire di che Società andranno di lì a poco a far parte.

Ma anche quello mi pare che sia loro – trsistemente – già assai chiaro.

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Renzi for ever

19 settembre 2019

Ora, che Renzi abbia fatto molti sbagli, alcuni esiziali, è evidente.
Non elencherò qui gli errori fatti. Potrei dire che Renzi in parte condivide con i vari populisti un retroterra molto scivoloso. O almeno, dà l’impressione di condividerlo, forse perché pensa sia elettoralmente vantaggioso. Vai a sapere.
L’altra fonte di errori è la fretta. Davvero cattivissima consigliera. Specialmente se ti sei costretto da solo per motivi politici a dover stringere i tempi, e a tentar sempre il tutto per tutto. Un vero gambler, comunque.
Oh, fatta tutta questa premessa, potrò esprimere sincera ammirazione per quest’uomo, che spinge le manovre politiche fino alle estreme conseguenze? Un uomo che – da solo, e a mani praticamente nude – è riuscito a far approvare la riforma Costituzionale poi malamente naufragata nelle urne, attraverso veti incrociati, franchi tiratori, manovre di palazzo infinite?
O che – anche nell’ultima occasione della formazione del governo – ha dimostrato di avere piani a più livelli di lettura. Uno ovvio, seguito da quello che classicamente in politica è il secondo (quello del vero motivo del proprio agire), ma che in Renzi è seguito da un terzo livello (ancora più recondito), e chissà, magari anche altri che scopriremo via via col passare del tempo, o magari mai.
Un uomo che è in grado di concepire e portare a termine queste operazioni in mezzo alla consueta confusione dei fuochi di sbarramento altrui. E con una notevole quantità di ammuina data dal fatto stesso di essere italiani.
Non mi stupirei se Salvini fosse stato indotto a “staccare la spina” con qualche manovra di circuizione orchestrata dal nostro.
Beh, grandissime capacità. Peccato solo che talvolta l’esercizio resti fine a sé stesso, un pò come Salvini che punta a vincere le elezioni per… vincere le elezioni successive. Sì va bene il potere. Ma un pò vuoto, no?
Magari credere davvero in qualcosa potrebbe aiutare ad essere più credibili. E lo dico con sincero interesse e ammirazione genuina. Nell’interesse comune, un politico così non è facile da trovare, e per un politico l’abilità è una dote fondamentale. Altro che onestà.

Leopolda: Nencini, mi piace richiamo Renzi a socialismo Ue


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