Guida galattica per commentatori

12 dicembre 2017

Un veloce recap riguardo alla politica italiana:

a destra si vince, e ci si divide dopo le elezioni

a sinistra si perde, e ci si divide prima delle elezioni

se un politico italiano vince, vuol dire che è uguale a tutti quelli prima di lui (e sì, vale anche per i 5S)

se un politico italiano vi sembra “nuovo”, è tempo di rivedere la vostra alimentazione

in politica, nulla si crea e nulla si distrugge (se vi sfugge cosa significhi, guardate l’Udeur).

La politica italiana è uguale a sé stessa da 100 anni (no, non è un’esagerazione).

L’elettore italiano dice di volere il cambiamento, ma solo per ciò che non lo riguarda

Corollario: il politico italiano è abituato a fare molto rumore per nulla: ie cronoprogrammi, bicamerali, monocamerali, commissioni, leggi e leggine.

La legge più importante degli ultimi cento anni è l’ultima Finanziaria (dicasi ogni anno).

Spiacente, per voi che le riforme, anche quelle costituzionali, le leggi sullo ius soli, sul fine vita, aborto, divorzio, leggi elettorali, riforma della procedura penale etc. etc.

La cosa più importante per i politici italiani sono gli ultimi 12 mesi e non i prossimi 30 anni.

Non sono differenti dai propri elettori, che quindi li meritano per questo e per altri simili motivi.

L’Italia sta andando contro un muro, ma sono tutti troppo occupati per occuparsi del volante.

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Coda critica

20 novembre 2017

La Legislatura si sta chiudendo ed è (in qualche modo) stata varata la legge elettorale.

Dopo tanto parlare (in maniera puramente strumentale, direi), della Costituzione, e del rispetto che le si deve, anche autoinfliggendosi altri trent’anni di niente politico, scopriamo che il “sistema” escogitato per portarci alle urne, un effetto “riformante” (voluto o no), ce l’ha.

Nella Costituzione “più bella del mondo” le due Camere erano state concepite come diverse, e conseguentemente i sistemi elettorali, per un motivo che era (relativamente all’epoca post-bellica) sensato. Avrei detto che ora sarebbe stato necessaria una maggiore semplificazione, ma questo attiene alla decisione del Popolo Sovrano, che – ora fa un anno – disse “NO”.

Scopriamo invece che per questioni “pratiche” (ma anche matematiche), la Legge Rosato prevede lo stesso sistema per Camera e Senato.

Questo – fatte salve le differenze dei collegi e dell’elettorato attivo – dovrebbe provocare un effetto parente alla lontana di quanto cercato con la – mal partorita, per carità – riforma bocciata.

Senza dismettere una delle Camere, ma di fatto rendendo più probabile l’esistenza di una stessa maggioranza purché sia nelle due Camere.

Funzionerà?

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Hope dies last

24 ottobre 2017

Cosa non trovo mai in un politico? La chiarezza.

Certo, non che se ne trovino molti di politici che vendono chiarezza.

Chiacchiere, fuffa, giochi di prestigio. Chiarezza se ne trova poca.

Deve esserci una scuola superiore per politici che insegna i pregi della doppiezza (sì, c’è, è vero!).

Comunque la scena di Speranza che finta un’apertura al PD, seguita da un richiamo al sacrosanto principio del rispetto delle Camere, che nell’ambito del “dire una cosa per intenderne un’altra” è da Oscar e applausi scroscianti.

Comunque, tanto per dire la chiarezza, vi dico come stanno le cose secondo me:

  1. Speranza si è convinto che senza accordo col PD, e nel caso di approvazione della legge Rosato, con lo sbarramento al 5% è fottuto.
  2. Da Politico accorto sa che fare un accordo col PD sarebbe come commettere harakiri politico, cosa che alla sua giovane età potrebbe essere controproducente
  3. Sempre da Politico accorto, sa che un’apertura al PD non è una cosa seria, ma la fa lo stesso, perché questo gli dà l’agio di chiedere il rispetto delle prerogative del Senato (cioé, tu non metti la fiducia, io lancio un certo numero di siluri sotto forma di voti segreti, e la legge Rosato viene affondata

Riassumendo:

  1. bersaglio grosso, affondare la proposta Rosato
  2. in subordine, dare la colpa a Renzi (tentando di cavarne elettoralmente qualcosa)
  3. trascinare se possibile il tutto fino alla Finanziaria, per far cadere Rosato e Governo (un hint: il prossimo anno andremo di esercizio provvisorio)

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Pesce azzurro

20 ottobre 2017

Non ho capito perché la carica di governatore della Banca d’Italia dovrebbe essere intoccabile. Niente da dire sul profilo di Ignazio Visco, ma in una posizione tanto apicale, si risponde solo degli errori propri, o si rappresenta l’Istituzione in sé, eventualmente fungendo da parafulmine?

Spesso viene detto che Bankitalia non è responsabile di quanto è accaduto alle Banche dall’inizio della crisi.

Io su questo ho parecchio da obiettare. Bankitalia si è trasformata a partire dall’istituzione della BCE, in un organismo fondamentalmente di controllo, tant’è che ha accentrato anche le funzioni di controllo sull’operato delle Assicurazioni.

Ora, che un organismo che si occupa di vigilanza non sia in grado di accorgersi delle mucche parcheggiate nei corridoi di alcune banche, mi sembra francamente incredibile.

E – se vero – temo faccia vacillare il senso di un’istituzione che dovrebbe derivare la propria ragion d’essere proprio dall’essere argine all’arbitrio in un campo così sensibile. Argine a che? Alla malversazione, alla mala gestio nonché alla truffa nella salvaguardia dei risparmiatori e della correttezza del sistema.

Poi, è un problema che nasce con Visco? Mai lo penserò. Però il perdurare delle accomodanti bugie deriva da una gestione che – direi proprio per la lunga carriera che Visco ha fatto in Bankitalia – si incarna plasticamente nella sua figura.

D’altra parte, Renzi ha fatto questo per il bene dell’Italia? Ne dubito.

Ma è meglio continuare a trincerare Bankitalia dietro una presunta “indipendenza”? Indipendente Bankitalia – e gli eventi degli ultimi anni ne sono la triste conferma – non è mai stata. O meglio indipendente sì ma comunque immersa in un rete di relazioni tipicamente italiane, in cui le evidenze si aggiustano – sempre nel superiore interesse del Paese, almeno nella rappresentazione che del Paese hanno alcuni. Tipico pesce di questo mare, direi.

Vogliamo dire che il problema è il mare? Ne sono certo.

Ma intanto partiamo dalle responsabilità evidenti, altrimenti sarà una volta di più un messaggio per le persone che nelle regole ci credono, e non mi pare molto positivo.

Siamo davvero – nel perdurare di queste condizioni – tanto stupiti dal verificare quanta poca fiducia ispiriamo a livello internazionale? E – si badi bene – certo non è un problema solo di Bankitalia.

Faremo un bel dì una riflessione sul motivo per cui lo spread di un Paese come la Spagna, con un profilo che – sotto tanti aspetti – dovrebbe essere peggiore del nostro, continui ad essere più basso del nostro, nonostante un pezzo (e non irrilevante) del Paese stia vivendo una crisi politica senzi precedenti?

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Ius Soli

9 ottobre 2017

Ho deciso di aderire allo sciopero della fame a staffetta per chiedere di varare lo Ius Soli.

Non perché sia convinto che entro questa legislatura ci sia veramente la volontà politica di arrivare alla sua approvazione.

Penso però sia utile che questo tema esca dallo scontro rozzo e inconcludente cui è riuscito a condurlo Salvini.

E non lo faccio nell’interesse degli immigrati. No, non sono un’anima bella che antepone l’interesse degli altri al proprio.

Quello su cui mi piacerebbe che ci confrontassimo è proprio che idea abbiamo dell’Italia per i prossimi 50 anni. Tema poco appassionante, lo so.

Ma è nel nostro interesse che ritengo si farebbe bene ad attirare immigrati e a legarli ai nostri destini, non come ultima spiaggia, ma proprio perché qui da noi si creano opportunità per tutti, italiani e stranieri.

Non è un caso che alla mancanza di opportunità per gli stranieri, corrisponda una fuga sempre più precipitosa dei giovani italiani.

Perché questo Paese se ha una speranza, questa risiede nell’afflusso di persone nuove, giovani con voglia di fare e di costruire.

Quando saremo abbastanza maturi da poterci permettere un Sadiq Khan italiano?

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Cataluña flambé

6 ottobre 2017

Per la crisi catalana, mi vengono in mente solo frasi scontate alla “piano inclinato”.

Il punto è essenzialmente politico, ma in questi giorni (e negli ultimi tempi) di tutto si è parlato fuorché di politica.

Di stampe di schede fatte in casa, di voti raccolti nei garage, nei sottoscala, di scontri, botte proteste, discorsi roboanti e a chi è più tosto.

Quando ci si mette in queste condizioni, non si sa dove si va a finire. O meglio, una qualche idea confusa potrei tentarla: male, e molto.

L’autodeterminazione è una cosa molto bella, bisogna anche mettersi d’accordo però sui limiti che uno Stato deve darsi, perché l’associazione non sia un’allegra e scanzonata unione dei volenterosi, che magari dopo una bella bevuta lasci andare ognuno a farsi gli affari propri.

E il punto che dovrebbe essere ben chiaro è che l’indipendenza COSTA.

Comunque, tenendo conto di tutti questi costi, staccarsi da uno Stato centrale deve avere un punto critico, un punto in cui cioé da una singola legalità, ne derivino due distinte, ognuna con una propria legittimità.

Ed è vero che in Spagna non esiste un modo “legale” di organizzare un referendum per l’indipendenza.

Quindi – in principio – se vuoi davvero perseguire questo scopo (e ti sono ben chiari i costi che affronterai), dovrai da qualche parte staccarti dalla legalità consolidata.

Però questo referendum catalano vacilla anche solo in termini di legittimità democratica: le schede stampate a casa senza nessuna verifica, l’assenza di quorum, le irregolarità connesse con le circostanze straordinarie (attivamente ricercate, mi verrebbe da dire), ne fanno – mi spiace dirlo, ma la vedo così – una mezza buffonata.

Se non fosse che comunque c’è stato il rischio e serio, che qualcuno si facesse male sul serio.

Le immagini degli agenti che provocano danni ad una scuola per sospendere un’azione che – illegittima quanto si vuole – ma comunque era pacifica richiama alla mente altro, che si preferirebbe dimenticare.

Cosa avrebbe dovuto fare il governo centrale? E chi lo sa.

Una cosa è certa: non avrebbe dovuto agire come ha fatto. In fin dei conti legittimando ex-post almeno agli occhi di una parte importante dei catalani, la procedura e l’esito del referendum.

Mi verrebbe da dire che oggi la Spagna ha due problemi, ma il più grosso è a Madrid.

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La natura delle cose

26 settembre 2017

Una goccia rimane di un manto di luce avvolta,

nell’acuto angolo oltre la guancia.

Terra, che dei tuoi figli fai strame

non c’è pioggia, non c’è fuoco che sia salvezza

ad un avvinto respiro che solenne rimane.

Non un fiato si stacca,

restano così appese le parole,

come ad invisibili tele di ragno

a segnare la distanza con il vento,

che l’ordinato piano di noi foglie

fa indifferente passato

di questo bosco secco.

 

Regressione lineare

20 settembre 2017

C’è un argomento che non mi convince nella polemica sulla carenza di democrazia interna ai 5S.

Non sono diventato tutto a un tratto un estimatore di Grillo. E’ che le polemiche possono essere fatte quando si ha alle spalle una cosa a tratti in Italia sconosciuta: la credibilità.

Ora, è senz’altro vero che la scelta del “candidato premier in pectore” sia nel caso dei 5S quasi imbarazzante.

Ma questo certo (almeno questo) non è colpa di Di Maio.

Ma che dire allora delle “primarie” della Lega, di solo qualche mese fa, che ci consegnarono un altro “pezzo da novanta” quale il mai sufficientemente (auto)celebrato Salvini?

O che dire delle primarie di Forza Italia (o come diavolo si chiami ora)? Che dite? Che Berlusconi è il capo naturale? Ecco, appunto.

O addirittura, per andare alle sole primarie vere, quelle del PD. Anche omettendo di valutare il risultato, sconsolatamente prevedibile, questo era tutto quello che un grande partito di centrosinistra può offrire? Un Emiliano manco tanto convinto, un Orlando presentatosi quasi per fare piacere al “capo”, e il resto del partito silente.

E’ che dovremmo fare una riflessione più generale, sul fatto che siano prima di tutto le nostre aspettative di elettori ad essere regredite.

I vari Salvini, Di Maio, Renzi e Berlusconi non sono che il risultato di una regressione che parte dagli elettori.

Certo, l’elettore aveva le sue ragioni a dubitare della cosidetta classe dirigente (anche soprannominata classe digerente), ma da lì invece che pretendere più dettagli, di preoccuparsi di più e di seguire le vicende politiche, l’elettore medio si è accontentato di uno sguardo svogliato e superficiale, seguito da scelte azzardate se non temerarie, che come principale ragione hanno ignoranza o stanchezza.

Sì ma purtroppo, le scorciatoie non esistono, e di taglio in taglio ci stiamo attrezzando per le elezioni del prossimo anno con questo materiale politico.

Dovremmo guardare i nostri candidati premier e ammettere che ci riconosciamo in loro, ammettiamolo. Sono simili a noi con i modi evasivi di gestire realtà e regole, con i piccoli sotterfugi seguiti dalle petizioni di principio (sempre valide per gli altri), con l’incapacità di gestire qualsiasi situazione che non sia un’emergenza.

E’ triste, ma dovremmo guardare a un Salvini a un Di Maio o ai veterani Renzi e Berlusconi come simpatici cialtroni, che diffondono l’italian way of life nel mondo.

Perché a noi, non ci batte nessuno. Specialmente nel farci male da soli.

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Niente foto, per favore

18 settembre 2017

Sono passato ieri (in macchina) nella riserva della Marcigliana.

Questa strada che ho percorso è la stessa che per anni percorrevo quando andavo in bici, anni fa.

E’ il posto più vicino a dove abito con una discreta salita d’asfalto, utile per mantenere un pò di allenamento senza sacrificare troppo il calendario.

Quelli più motivati (e più bravi) di me la utilizza(va)no per le “ripetute”.

La strada è abbastanza piccola, e abbastanza poco frequentata, anche se non del tutto isolata dato che è anche una allungatoia per arrivare da via Nomentana sulla Salaria.

Definisco allungatoia: voglio dire che in realtà ci si mette più o meno lo stesso tempo che facendo altre strade, ma passando in un punto che oggettivamente è bello, con tanto verde, anche se con il prezzo di pagare una cattiva frequentazione.

Ma tant’è, per anni lo facevo perché nel complesso era un modo gradevole di passare una parte della Domenica mattina. Aria, verde, (un pò di) fatica. Una volta ho anche visto un gruppo di cervi. O forse avevo bevuto troppo la sera prima, chi lo sa.

Bene, dicevo. Ci sono tornato ieri.

Oramai sono pronto quasi a tutto, e sì che già la strada (pur essendo dentro la riserva) era oggetto di abbandono di materiali, attività più o meno contrastata con interventi di vario genere.

Ma l’impressione di rivedere com’è ridotta ora, mi ha fatto davvero male.

Forse non immaginavo che l’inciviltà potesse raggiungere questi livelli: sono un ingenuo.

Le tracce degli incendi, sì ma non è questo. Il punto è che le zone denudate dagli incendi sono diventate prede facili per l’abbandono di immondizia di ogni genere. Di OGNI genere.

E’ la stessa impressione che mi avrebbe fatto vedere una donna malmenata e perciò violata, e proprio perché più vulnerabile, ancora e ancora.

Una via crucis.

Non ci ripasserò più, esempio di come la bruttezza (e la brutalità che si porta dietro) vincono.

Non aggiungo foto, diffondere il brutto non ha senso, se non a determinate condizioni.

Occupati a disoccuparsi

13 settembre 2017

E’ una tiritera che va avanti da tempo.

Da una parte l’Istat che tira fuori i dati, poi dall’altra parte la politica che a quei dati fa dire quel che conviene.

La questione – per come l’ho capita io – è in realtà sufficientemente semplice da arrischiarmi a spiegarla in parole poverissime, quelle che posso io.

Altri lo fanno in maniera più informata e tecnicamente ineccepibile.

Facciamo conto che il numero di occupati (meglio parlare del numero “bruto”, altrimenti diventa tutto più complicato) sia la quantità di acqua in un lago. Diciamo il lago di Bracciano, anche come segno dei tempi.

Diciamo che la quantità di acqua nel lago di Bracciano (invero molto bassa), sia 60. Ora diciamo che ogni anno si aggiungono le acque provenienti da varie fonti (i nuovi occupati), diciamo che questi sono 10. Ora diciamo che questo viene abitualmente bilanciato dall’uscita (che è fatta di varie voci, ma una parte importante dovrebbe essere l’agognata pensione). Diciamo che abitualmente la somma di tutte queste voci è ancora 10.

Ne risulterebbe che in condizioni normali (cioé di mancanza di espansione e/o assumendo un’invarianza dell’indice di produttività) la quantità di acqua nel lago rimanga a 60.

Cosa accade se però l’uscita viene parzialmente ostacolata (nel nostro caso obbligando le persone a restare al lavoro fino ai 65/67 anni)? Ovviamente l’uscita non sarà più 10, ma – per dire – 8.

Questo si rifletterà sulla quantità di acqua nel lago che passerà anno per anno prima a 62, poi a 64 etc.

Tutto questo per dire che – visto che l’uscita sarà ostacolata finché saremo entro i (più o meno) 10 anni dall’entrata in vigore della cd “fornero” (tanto per essere chiari il 2020), i dati relativi agli occupati resteranno “viziati”. O meglio i dati sono assolutamente corretti, ma andrebbe sottratta la quota degli over 60 che rimangono al lavoro (con tutta la complessità di un simile esercizio), volendo dire davvero con certezza se il numero di occupati stia aumentando a causa di una ripresa dell’occupazione o piuttosto per l’obbligata permanenza al lavoro.

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