Ius Soli

9 ottobre 2017

Ho deciso di aderire allo sciopero della fame a staffetta per chiedere di varare lo Ius Soli.

Non perché sia convinto che entro questa legislatura ci sia veramente la volontà politica di arrivare alla sua approvazione.

Penso però sia utile che questo tema esca dallo scontro rozzo e inconcludente cui è riuscito a condurlo Salvini.

E non lo faccio nell’interesse degli immigrati. No, non sono un’anima bella che antepone l’interesse degli altri al proprio.

Quello su cui mi piacerebbe che ci confrontassimo è proprio che idea abbiamo dell’Italia per i prossimi 50 anni. Tema poco appassionante, lo so.

Ma è nel nostro interesse che ritengo si farebbe bene ad attirare immigrati e a legarli ai nostri destini, non come ultima spiaggia, ma proprio perché qui da noi si creano opportunità per tutti, italiani e stranieri.

Non è un caso che alla mancanza di opportunità per gli stranieri, corrisponda una fuga sempre più precipitosa dei giovani italiani.

Perché questo Paese se ha una speranza, questa risiede nell’afflusso di persone nuove, giovani con voglia di fare e di costruire.

Quando saremo abbastanza maturi da poterci permettere un Sadiq Khan italiano?

BRITAIN-DANCE

Annunci

Cataluña flambé

6 ottobre 2017

Per la crisi catalana, mi vengono in mente solo frasi scontate alla “piano inclinato”.

Il punto è essenzialmente politico, ma in questi giorni (e negli ultimi tempi) di tutto si è parlato fuorché di politica.

Di stampe di schede fatte in casa, di voti raccolti nei garage, nei sottoscala, di scontri, botte proteste, discorsi roboanti e a chi è più tosto.

Quando ci si mette in queste condizioni, non si sa dove si va a finire. O meglio, una qualche idea confusa potrei tentarla: male, e molto.

L’autodeterminazione è una cosa molto bella, bisogna anche mettersi d’accordo però sui limiti che uno Stato deve darsi, perché l’associazione non sia un’allegra e scanzonata unione dei volenterosi, che magari dopo una bella bevuta lasci andare ognuno a farsi gli affari propri.

E il punto che dovrebbe essere ben chiaro è che l’indipendenza COSTA.

Comunque, tenendo conto di tutti questi costi, staccarsi da uno Stato centrale deve avere un punto critico, un punto in cui cioé da una singola legalità, ne derivino due distinte, ognuna con una propria legittimità.

Ed è vero che in Spagna non esiste un modo “legale” di organizzare un referendum per l’indipendenza.

Quindi – in principio – se vuoi davvero perseguire questo scopo (e ti sono ben chiari i costi che affronterai), dovrai da qualche parte staccarti dalla legalità consolidata.

Però questo referendum catalano vacilla anche solo in termini di legittimità democratica: le schede stampate a casa senza nessuna verifica, l’assenza di quorum, le irregolarità connesse con le circostanze straordinarie (attivamente ricercate, mi verrebbe da dire), ne fanno – mi spiace dirlo, ma la vedo così – una mezza buffonata.

Se non fosse che comunque c’è stato il rischio e serio, che qualcuno si facesse male sul serio.

Le immagini degli agenti che provocano danni ad una scuola per sospendere un’azione che – illegittima quanto si vuole – ma comunque era pacifica richiama alla mente altro, che si preferirebbe dimenticare.

Cosa avrebbe dovuto fare il governo centrale? E chi lo sa.

Una cosa è certa: non avrebbe dovuto agire come ha fatto. In fin dei conti legittimando ex-post almeno agli occhi di una parte importante dei catalani, la procedura e l’esito del referendum.

Mi verrebbe da dire che oggi la Spagna ha due problemi, ma il più grosso è a Madrid.

crema-catalana-flambe

 

La natura delle cose

26 settembre 2017

Una goccia rimane di un manto di luce avvolta,

nell’acuto angolo oltre la guancia.

Terra, che dei tuoi figli fai strame

non c’è pioggia, non c’è fuoco che sia salvezza

ad un avvinto respiro che solenne rimane.

Non un fiato si stacca,

restano così appese le parole,

come ad invisibili tele di ragno

a segnare la distanza con il vento,

che l’ordinato piano di noi foglie

fa indifferente passato

di questo bosco secco.

 

Regressione lineare

20 settembre 2017

C’è un argomento che non mi convince nella polemica sulla carenza di democrazia interna ai 5S.

Non sono diventato tutto a un tratto un estimatore di Grillo. E’ che le polemiche possono essere fatte quando si ha alle spalle una cosa a tratti in Italia sconosciuta: la credibilità.

Ora, è senz’altro vero che la scelta del “candidato premier in pectore” sia nel caso dei 5S quasi imbarazzante.

Ma questo certo (almeno questo) non è colpa di Di Maio.

Ma che dire allora delle “primarie” della Lega, di solo qualche mese fa, che ci consegnarono un altro “pezzo da novanta” quale il mai sufficientemente (auto)celebrato Salvini?

O che dire delle primarie di Forza Italia (o come diavolo si chiami ora)? Che dite? Che Berlusconi è il capo naturale? Ecco, appunto.

O addirittura, per andare alle sole primarie vere, quelle del PD. Anche omettendo di valutare il risultato, sconsolatamente prevedibile, questo era tutto quello che un grande partito di centrosinistra può offrire? Un Emiliano manco tanto convinto, un Orlando presentatosi quasi per fare piacere al “capo”, e il resto del partito silente.

E’ che dovremmo fare una riflessione più generale, sul fatto che siano prima di tutto le nostre aspettative di elettori ad essere regredite.

I vari Salvini, Di Maio, Renzi e Berlusconi non sono che il risultato di una regressione che parte dagli elettori.

Certo, l’elettore aveva le sue ragioni a dubitare della cosidetta classe dirigente (anche soprannominata classe digerente), ma da lì invece che pretendere più dettagli, di preoccuparsi di più e di seguire le vicende politiche, l’elettore medio si è accontentato di uno sguardo svogliato e superficiale, seguito da scelte azzardate se non temerarie, che come principale ragione hanno ignoranza o stanchezza.

Sì ma purtroppo, le scorciatoie non esistono, e di taglio in taglio ci stiamo attrezzando per le elezioni del prossimo anno con questo materiale politico.

Dovremmo guardare i nostri candidati premier e ammettere che ci riconosciamo in loro, ammettiamolo. Sono simili a noi con i modi evasivi di gestire realtà e regole, con i piccoli sotterfugi seguiti dalle petizioni di principio (sempre valide per gli altri), con l’incapacità di gestire qualsiasi situazione che non sia un’emergenza.

E’ triste, ma dovremmo guardare a un Salvini a un Di Maio o ai veterani Renzi e Berlusconi come simpatici cialtroni, che diffondono l’italian way of life nel mondo.

Perché a noi, non ci batte nessuno. Specialmente nel farci male da soli.

jpg_2152262

 

Niente foto, per favore

18 settembre 2017

Sono passato ieri (in macchina) nella riserva della Marcigliana.

Questa strada che ho percorso è la stessa che per anni percorrevo quando andavo in bici, anni fa.

E’ il posto più vicino a dove abito con una discreta salita d’asfalto, utile per mantenere un pò di allenamento senza sacrificare troppo il calendario.

Quelli più motivati (e più bravi) di me la utilizza(va)no per le “ripetute”.

La strada è abbastanza piccola, e abbastanza poco frequentata, anche se non del tutto isolata dato che è anche una allungatoia per arrivare da via Nomentana sulla Salaria.

Definisco allungatoia: voglio dire che in realtà ci si mette più o meno lo stesso tempo che facendo altre strade, ma passando in un punto che oggettivamente è bello, con tanto verde, anche se con il prezzo di pagare una cattiva frequentazione.

Ma tant’è, per anni lo facevo perché nel complesso era un modo gradevole di passare una parte della Domenica mattina. Aria, verde, (un pò di) fatica. Una volta ho anche visto un gruppo di cervi. O forse avevo bevuto troppo la sera prima, chi lo sa.

Bene, dicevo. Ci sono tornato ieri.

Oramai sono pronto quasi a tutto, e sì che già la strada (pur essendo dentro la riserva) era oggetto di abbandono di materiali, attività più o meno contrastata con interventi di vario genere.

Ma l’impressione di rivedere com’è ridotta ora, mi ha fatto davvero male.

Forse non immaginavo che l’inciviltà potesse raggiungere questi livelli: sono un ingenuo.

Le tracce degli incendi, sì ma non è questo. Il punto è che le zone denudate dagli incendi sono diventate prede facili per l’abbandono di immondizia di ogni genere. Di OGNI genere.

E’ la stessa impressione che mi avrebbe fatto vedere una donna malmenata e perciò violata, e proprio perché più vulnerabile, ancora e ancora.

Una via crucis.

Non ci ripasserò più, esempio di come la bruttezza (e la brutalità che si porta dietro) vincono.

Non aggiungo foto, diffondere il brutto non ha senso, se non a determinate condizioni.

Occupati a disoccuparsi

13 settembre 2017

E’ una tiritera che va avanti da tempo.

Da una parte l’Istat che tira fuori i dati, poi dall’altra parte la politica che a quei dati fa dire quel che conviene.

La questione – per come l’ho capita io – è in realtà sufficientemente semplice da arrischiarmi a spiegarla in parole poverissime, quelle che posso io.

Altri lo fanno in maniera più informata e tecnicamente ineccepibile.

Facciamo conto che il numero di occupati (meglio parlare del numero “bruto”, altrimenti diventa tutto più complicato) sia la quantità di acqua in un lago. Diciamo il lago di Bracciano, anche come segno dei tempi.

Diciamo che la quantità di acqua nel lago di Bracciano (invero molto bassa), sia 60. Ora diciamo che ogni anno si aggiungono le acque provenienti da varie fonti (i nuovi occupati), diciamo che questi sono 10. Ora diciamo che questo viene abitualmente bilanciato dall’uscita (che è fatta di varie voci, ma una parte importante dovrebbe essere l’agognata pensione). Diciamo che abitualmente la somma di tutte queste voci è ancora 10.

Ne risulterebbe che in condizioni normali (cioé di mancanza di espansione e/o assumendo un’invarianza dell’indice di produttività) la quantità di acqua nel lago rimanga a 60.

Cosa accade se però l’uscita viene parzialmente ostacolata (nel nostro caso obbligando le persone a restare al lavoro fino ai 65/67 anni)? Ovviamente l’uscita non sarà più 10, ma – per dire – 8.

Questo si rifletterà sulla quantità di acqua nel lago che passerà anno per anno prima a 62, poi a 64 etc.

Tutto questo per dire che – visto che l’uscita sarà ostacolata finché saremo entro i (più o meno) 10 anni dall’entrata in vigore della cd “fornero” (tanto per essere chiari il 2020), i dati relativi agli occupati resteranno “viziati”. O meglio i dati sono assolutamente corretti, ma andrebbe sottratta la quota degli over 60 che rimangono al lavoro (con tutta la complessità di un simile esercizio), volendo dire davvero con certezza se il numero di occupati stia aumentando a causa di una ripresa dell’occupazione o piuttosto per l’obbligata permanenza al lavoro.

Cercasi-personale-e1392019600103

Yes, you Can

13 settembre 2017

Di Maio è pronto a governare. Non lo metto in dubbio.

Ma io sono pronto a Di Maio che governa?

01251

NATural born gambler

12 settembre 2017

Domani, in edicola con Il Fatto Quotidiano, quattro pagine speciali dedicate a questa sciagura che è “il ritorno a scuola”. Tra le tante cose, ci sarà anche una mia striscia che ancora non ha titolo perchè la sto disegnando ma sarà tipo “tutte le volte che avrei potuto morire a scuola (e non sono morto)”. […]

via La squola, signori! — natangelo

è tutto, o quasi. aggiungerei una postilla sul senso logico di mandare i nostri figli a scuola per imparare (tra le altre cose, almeno si spera) a vivere civilmente in un edificio che non è a norma.

Il punto, per me, non è il rischio della tragedia che può accadere, ma la certezza di aver insegnato ai nostri figli che le regole esistono per essere contravvenute.

piccole storie – ascolto

6 settembre 2017

La gente lo evitava.

Col tempo chiunque impara a diffidare di chi ascolta.

Io parlo tu ascolti, parrebbe questo il rapporto “normale” tra le persone.

In realtà non è così, ve lo assicuro.

Normalmente io parlo e tu pensi ai fatti tuoi. O meglio pensi a come quello che sto dicendo possa avere una qualche relazione con te.

Lui no. Lui la gente la ascoltava.

E non parlava, se non dopo essersi fatto un’idea circostanziata della situazione.

E quando parlava, usava poche parole, ma puntute come spilli.

Perché – certo – non voleva far male.

Però male faceva, per far del bene magari, però lo faceva.

Non tanto male da ammazzarti, ma abbastanza da cercare di evitare nel futuro la stessa esperienza.

Quindi era solo.

Direi non con ostentazione, però nemmeno sembrava con troppo dolore.

Mi sembra che si bastasse, se posso dire così.

Lo conobbi così, che ostentava la sua indifferente solitudine. O magari non la ostentava, semplicemente se ne stava per i fatti suoi a riflettere.

Era una domenica, ancora lo ricordo bene.

Io facevo due passi in montagna, ma vicino.

Lui non so da dove venisse, ma dava l’impressione di aver camminato molto.

Era solo, allora – nonostante anch’io non sia precisamente un comunicativo – mi venne naturale chiedere qualcosa.

Non è normale andarsene in giro in montagna, soli.

Ovviamente rispose a monosillabi, comunque io andavo nella stessa direzione e fu lui a chiedermi di fare un tratto insieme.

Certo non era il tipo con il quale sia necessario inventare discorsi per evitare i silenzi. Lui semplicemente se ne fotteva.

Io no, ma non ho l’horror vacui sonoro.

Quindi fummo in silenzio per buoni venti minuti, camminando lui davanti e io dietro.

Lo chiamai, per dirgli che sarei tornato indietro. Lui si voltò, e mi disse “Con lei si cammina bene, se vuole organizziamo un’uscita in montagna”.

Lui era così. Si vede che quel poco che avevamo condiviso gli era stato bene.

Da lì partì quella che posso definire una vera amicizia – e io sono sempre stato ben attento all’uso di questa parola – che durò moltissimi anni.

Non quanti avrei voluto, ma la morte si invita da sé, e non chiede permesso.

Molte volte mi ha fatto del male, dicendomi cose che nessun altro aveva avuto il coraggio. Ma mi fu più vicino lui, nel costringermi a guardare in faccia la realtà, che tanti “amici” che quando c’era un problema tendevano ad evitarti.

Amici per la bonaccia. Neanche cattivi, gente con cui condividere quattro chiacchiere e qualche banalità.

Con lui era diverso. Ogni volta si arrivava ad un nodo sul quale non eravamo proprio d’accordo.

E le discussioni non erano tranquille. Ci si scazzava, perché ognuno dei due aveva le sue buone ragioni, e non indietreggiava facilmente.

Però si usciva da queste discussioni meglio di come ci si era ritrovati sull’uscio.

Quando poi non ci fu più, mi venne anche di pensare che lui tutte quelle discussioni le avesse di volta in volta apparecchiate solo per me, per farmi – in qualche modo contorto – crescere di mio.

La settimana scorsa mi ritrovavo a riflettere di questo, in una delle mie tranquille camminate in montagna. Un ragazzo camminava nella mia stessa direzione, ma io sinceramente non me ne ero accorto. Mi ha chiesto se camminavo da molto. Io gli ho proposto di fare un tratto insieme. Dai suoi persistenti silenzi ho capito che aveva una gran voglia di parlare. E mi sono come visto in uno specchio.

Ché fino a quel momento non l’avevo capito.

 

Piove, opposizione ladra

5 settembre 2017

Venerdì scorso a Roma è successa questa cosa strana, che poi si è ripetuta anche il giorno dopo: cadeva acqua dal cielo…

Mi hanno detto che si chiama pioggia e che normalmente accade anche spesso, io francamente ne avevo dimenticato l’esistenza.

Comunque, ha piovuto, e quindi ACEA (la società comunale che si occupa di distribuzione idrica a Roma) ha revocato le misure di diminuzione del consumo idrico, che erano state prospettate sin dalla fine di Luglio e poi via via rimandate fino, per l’appunto a questa settimana.

Tutto risolto, quindi? Ma certo.

Poco importa se di anno in anno la soglia di attenzione si sposta un pelino più in basso, mandandoci prima o poi a sbattere, come quasi è avvenuto quest’anno.

La tendenza alla riduzione delle risorse idriche non sembrerebbe essere ciclica, ma associata a riduzione sistematica delle precipitazioni (e associabile con il tendenziale aumento delle temperature medie).

Se di questo si tratta, il problema dell’acqua dovrebbe essere il problema numero uno per la città di Roma, addirittura prima del disastro (largamente annunciato) di ATAC.

Invece no. L’ultimo post su facebook del Sindaco è del 20 Agosto.

Ben fatto, per carità. Equilibrato e preciso.

Sta di fatto che dopo quella data e una volta ricevuta la soluzione sotto forma di pioggia alla fase di crisi acuta, pare che il problema sia uscito dal radar dell’attuale amministrazione.

Vedremo, c’è tempo per ricredersi. Si approssima l’autunno e sicuramente sarà un periodo in cui non bisognerebbe aspettarsi altre crisi come quella appena passata, ma sono anche i mesi in cui si capisce l’andamento e si programmano (auspicabilmente) gli interventi necessari per la prossima stagione secca.

Sta di fatto che quest’anno l’appuntamento è stato rovinosamente “bucato”.

Dovremmo – come italiani – esserci abituati a questa cialtroneria e mancanza di pianificazione, che evidentemente non è un problema solo della città di Roma, o solo della Sindacatura attuale.

Ma la verità è che sono un pò stanco di folle tanto vocianti quanto attivamente disinformate, di imbonitori mai capaci di settare il proprio calendario non sui passati sei mesi, quanto sui prossimi trent’anni.

Ma tutto si tiene, probabilmente i nostri politici non sentirebbero la necessità di una interlocuzione più che giornaliera su twitter, se gli elettori non si aspettassero più risposte a bisogni immediati che una visione del futuro.

Pare che invece l’abitudine sia più rivolta al proprio ombelico, tendendo al pianto disperato quando la realtà esterna avvilisce le nostre speranze fondate sulle nostre legittime (e ci mancherebbe) aspirazioni, ma su poco altro.

Ma magari anche il pianto potrà fare brodo, quando si tratterà della prossima estate, a Roma.

E speriamo di sbagliarci.

homero[5]

 


Tratto d'unione

Ma cosa c'è dentro un libro? Di solito ci sono delle parole che, se fossero messe tutte in fila su una riga sola, questa riga sarebbe lunga chilometri e per leggerla bisognerebbe camminare molto. (Bruno Munari)

caterinarotondi

Se non combatti per costruire la tua vita non ti rimarrà niente

Chezliza

" Chi beve solo acqua ha un segreto da nascondere."

Uno di Troppo

"Poesie & Pensieri" - Uno Nessuno Cento Me

'mypersonalspoonriverblog®

Amore è uno sguardo dentro un altro sguardo che non riesce più a mentire

donutopenthisblog.wordpress.com/

di Giulia Sole Curatola

natangelo

Ogni giorno una vignetta nuova, un fumetto, un disegno. Ogni giorno.

adoraincertablog

...un messaggio in bottiglia....

Pendolante

Il treno è storie, ma anche geografie (liberamente sottratto ad A. Bergonzoni)

lacapufresca

A volte sarà più seriosa A volte sarà più burlesca

Certe luci

non puoi spegnerle

Social? Sí ma con la mente!

Condividiamo idee e valori tutelando la nostra privacy

paracqua

Un buco nell'acqua, mica facile a farsi

intempestivoviandante's Blog

Racconti, teatro, letteratura

Cronache Rosa

di Silvia Fasano Genisio

di Ruderi e di Scrittura

Il blog di Gaetano Barreca

Diario di una turista consapevole

Per chi si sente felice solo con la valigia in mano...

Phastidio.net

Andrà molto peggio, prima di andare meglio