Gentilmente gentilmente

22 febbraio 2018

Prendo spunto da un articolo del post https://www.ilpost.it/francescocosta/2018/02/19/guardiamoci-negli-occhi/

Date le condizioni, qual è la migliore prospettiva della quale disponiamo?

La mia opinione è che la migliore opzione sia quella già in qualche modo “preparata” da Gentiloni e Mattarella: cioé che nessuna maggioranza sia possibile.

In questo modo questo governo (“quasi tecnico”) andrebbe avanti per il “disbrigo degli affari correnti” fino alle elezioni successive. Ma – suvvia – cos’è questo benedetto disbrigo se non l’essenza dell’Esecutivo? Certo, problemi ci sarebbero. Ma incoparabilmente meno di quelli che si avrebbero con un esecutivo rabberciato dal duo Berlusconi/Salvini che avrebbe la durata di un alito (e anche lo stesso tanfo), o di un governo con i 5Stelle, che già nella propria esistenza consisterebbe il disastro.

Nell’eventualità della mancanza di una maggioranza si avrebbero due conseguenze immediate: la prima, Gentiloni continuerebbe a solcare con il suo passo felpato le stanze di palazzo Chigi, devo dire prima di tutto con modi che sono quantomeno urbani e risultati che non mi vergogno a definire non disprezzabili: tanti hanno proclamato molto di più e combinato molto meno.

La seconda conseguenza deriva dala premessa: se non ci sarà possibilità di architettare nessuna maggioranza vorrà dire prima di tutto che il PD avrà preso uno sganassone alle urne. E uno dei motivi di una sconfitta del PD non potrebbe che essere individuato nell’attuale segretario. Spiace dirlo, ma Renzi a partire dal Referendum “trivelle”, ha sbagliato quasi tutto. E un suo passaggio in secondo piano non potrà che fare bene al partito.

L’altro motivo per cui i miei concittadini non condividono l’evidenza che un unico partito – con tutti i suoi limiti – sia l’unico a poter assicurare un governo abile a questo disgraziatissimo Paese, è evidentemente il fatto stesso che il PD sia attualmente al governo.

Nessuno scampo, da questo. Tranne forse l’aiuto che potrebbe dare vedere il dopo elezioni negli esercizi ridicolmente muscolari che vedranno impegnati i Superman di cui si diceva sopra (i.e. Salvini, Di Maio, Berlusconi).

Chissà, magari con un Segretario diverso e un pò di job taste di Salvini, davvero il PD potrà riprendere qualche decimale e anche più.

Quindi: speriamo non vinca nessuno, come ultimo argine alla sconsolante possibilità che i nostri concittadini possano dare mandato di governarci a persone cui gli stessi non affiderebbero le chiavi della propria automobile, per procederne al lavaggio.

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Il ramoscello d’ulivo di Erdogan

16 febbraio 2018

Certo la simbologia Turca e Italiana è assai diversa: Erdogan ha dato il nome “ramoscello d’ulivo” all’operazione militare in corso da circa un mese nel nord della Siria, contro i Curdi siriani.

Quale uso immagini Erdogan riferendosi al ramoscello d’ulivo nei confronti dei Curdi, è meglio ignorare.

Pare certo che una volta di più i Curdi siano stati scaricati dopo essere stati abbondantemente illusi dagli alleati occidentali. Complimenti.

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La trama

7 febbraio 2018

Ho finito da poco di leggere “L’Esperimento” di Jacopo Iacoboni.

Il libro è ottimamente argomentato, con un approfondimento a tratti stupefacente, e articolato in maniera da far comprendere come il fenomeno 5S in Italia sia solo un aspetto di una tendenza più complessiva, con cui bisognerà cominciare a prendere familiarità.

Come al solito noi siamo in ritardo nella comprensione del fenomeno, ma prima di tutto a livello culturale, più che tecnico o politico.

Detto questo però volevo anche segnalare un timido (timidissimo nel mio caso) dato positivo.

La rete è questo, i social sono questo, senza dubbio. Lo vediamo, lo vedo, tutti i giorni.

Però la rete è anche il suo opposto. Sono gli hacker “etici” che sberlinano la c.d. “sicurezza” del “sistema operativo” Rousseau (già il fatto di chiamare un sito web, con una qualche logica applicativa sistema operativo, dovrebbe darci un’idea delle capacità reali di questa gente). E’ di qualche ora fa l’hacking del ributtante post di Davide Casaleggio che (apprendiamo) utilizza(va) una password che neanche il sapientino.

La rete non sono solo gli hater seriali, è anche una straordinaria occasione di discussione su un piano orizzontale. E’ l’operaio che scrive direttamente a Calenda perché in fabbrica sono incazzati e una soluzione non si trova.

Un pò come avveniva (mi dicono) decenni fa nelle sedi del PCI.

Io probabilmente in una sede del PCI non mi ci sarei ritrovato completamente a mio agio, ma su twitter sì, perché no.

Internet è anche la Bonino che fa un video con quattro soldi e con quattro soldi cerca di far conoscere la lista con cui si presenta.

E’ una possibilità di discorso orizzontale che ieri non c’era. Io ricordo che solo qualche anno fa l’unica possibilità per farsi conoscere come partito politico era avere soldi, tanti. O amici, tantissimi.

C’è nella situazione attuale il germe del disastro umano e morale, ma c’è anche il seme per una resistenza attiva, per una presa in carico di ciascuno del suo piccolo carico di responsabilità e – perché no – di soddisfazioni.

Come quella di un post avventato e impudente di Casaleggio jr che viene sbugiardato e ridicolizzato in “tempo reale”.

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Gli Angeli della California

26 gennaio 2018

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Il deserto custodisce la California come il guscio dell’uovo il tuorlo.

La costa di Los Angeles è stretta da una parte dal Pacifico, dall’altra dal deserto, in mezzo c’è una striscia fertile di poche decine di chilometri. In queste poche decine di chilometri c’è tutta la vita di cui il pianeta Terra è capace.

Con tutte le sue contraddizioni, che è la parte interessante di tutta la storia.

Los Angeles è il fulcro di tutte le contraddizioni Californiane, e la California è il fulcro delle contraddizioni della specie umana, in questo angolo di spazio-tempo.

Le foto servono solo a dare un’idea, se risultano vagamemente decenti è solo una frazione della meraviglia e della potenza originaria. Ogni questione banale lì diventa avventurosa a causa della distanza. Percorrere centinaia di miglia di niente è la normalità. Una città grande come Los Angeles, scompare rispetto all’immensità degli spazi circostanti.

Come gli esseri umani, che non fanno fatica a sentire la propria nullità, e la necessità di sbrigarsi a dare un senso alla propria esistenza. Una visione troppo romantica? Forse, ma consiglio di provare prima di giudicare.

Economica politica

24 gennaio 2018

Flat tax.

E’ un argomento seducente. Si potrebbe anche dire serio, se non fosse maneggiato da imbonitori idioti.

Non sono un tecnico, perciò lo dico male.

Il fatto è che se si ipotizza di sostituire gli scaglioni IRPEF con un’aliquota unica, si deve anche aggiungere (che è la cosa più importante) SE si pensa di farlo a gettito invariato.

Allora, mettiamo subito in chiaro che in Italia NESSUNO può promettere di diminuire il gettito essendo serio. Ah e se qualcuno lo dice, cortesemente dovrebbe anche dire come coprirà l’ammanco. Ah certo, a parte nazionalizzando la Banca d’Italia e stampando soldi del monopoli. O raccontandovi che al diminuire delle aliquote, ci sarà un nuovo rinascimento ed un’inarrestabile crescita del PIL. “Sfortunatamente la speranza non è una strategia” (Anonimo).

A gettito invariato, bisognerebbe applicare un’aliquota improponibile; no way. Voglio vedere Salvini a dire dopo aver vinto le elezioni che la flat tax si farà al 40%.

Molto più probabile che si rimangino tutto, nella speranza che la gente dimentichi (e dimentica, è vero).

Poi, tutto è fattibile, magari per tenere fede alla parola data potranno mettere un’aliquota unica al 40% o stampare soldi del monopoli e schiantarci fuori dell’Universo, però non dite che non avevate capito dopo che li avrete votati.

E’ un modo di fare politica molto economico.

Che ha stancato me, ma non la maggioranza, evidentemente.

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(grafico da lavoce.info)

Psicologia social

23 gennaio 2018

Dello studio avevo già sentito. Ma il post di Barney è stata l’occasione (a parte il divertente video presente nel post originale), per leggere il documento: http://www.avaresearch.com/files/UnskilledAndUnawareOfIt.pdf

Ora, nel leggerlo sono emerse una preoccupazione, una certezza:

la preoccupazione è di ricadere – almeno in qualche caso – nell’ambito dei soggetti studiati. E’ evidente, se non ho gli strumenti per giudicare, non posso nemmeno giudicare di non poter giudicare. L’ho detta male scusatemi, ma l’angoscia è reale. Inoltre c’è lo studio allegato, leggetelo lì: è molto più chiaro.

la certezza deriva dall’essere finalmente riuscito a spiegare dei comportamenti da parte di persone che conosco, comportamenti che ritenevo troppo idioti per essere veri. Ecco, ora ho la spiegazione di come questo si realizza, e mi dà la certezza di doverle evitare, queste persone.

O magari sono loro che devono evitare me, in un gioco degli specchi infinito, di opinioni divergenti e ugualmente soggettive.

 

David e’ Dunning, Justin e’ Kruger: due dei miei fari per comprendere la psicologia dell’essere umano, specialmente nell’era dell’Universita’ di Youtube e degli esperti tuttologi a 360 °. Me compreso, ovviamente. I due hanno vinto un premio IgNobel, nel 2000, quando invece avrebbero dovuto portarsi a casa il Nobel vero. Ma si sa: quelli dell’IgNobel […]

via David e Justin cantati e ballati — BarneyPanofsky

Odio per passione

22 gennaio 2018

L’Odio precede o segue l’avvento dei social?

L’abitudine di tanti a inondare i social di commenti male informati, tendenziosi, livorosi quando non semplicemente maleducati, da cosa dipende?

La “crisi” ha provocato, o almeno acuito questa tendenza?

Certo, ad una prima impressione potrebbe sembrare che in effetti ci sia una correlazione: i due fenomeni sono praticamente coevi, e non c’è dubbio che l’Italia di oggi sia un posto dove la percentuale di scontenti è mediamente più elevata di una decina di anni fa.

Quindi, non posso escludere che ci sia una qualche correlazione almeno sulla quantità.

Che però l’odio, la rabbia fossero già lì, e ben prima dell’avvento dei social, abbiamo le prove:

http://www.ilpost.it/2014/09/18/radio-parolaccia/

In cosa i microfoni aperti di Radio Radicale erano diversi? Nel media, certo.

Qualcuno potrebbe obiettare nel contraddittorio, che allora non c’era.

Mi chiedo se realmente questa differenza sia reale. La maggior parte di questi hater si parlano addosso, in realtà non prendono in esame se non icasticamente il contenuto del “thread”. Di fatto parlano per anafore, già orecchiate altrove, ma comunque esagerate. Non cercano interlocuzione, offrono sentenze a buon mercato. Ricordo che ne parlai qualche tempo fa:

https://diariomalfatto.wordpress.com/2016/06/07/loquacita-sociale/

La mia opinione: no non c’è nessuna differenza. Si può parlare della crisi, della tristezza della vita, di quello che volete, ma la violenza verbale rimane un modo ieri come oggi per darsi un’identità che altrimenti in questo mondo complicato è difficile attribuirsi.

E’ farsi riconoscere per una parola chiara, a modo proprio. E’ raccogliere degli apprezzamenti a poco prezzo.

Tante di queste persone non sono disposte a pagare il prezzo dello studio e dell’approfondimento, per poter accedere alla discussione, non accettano che ci siano discussioni nelle quali la cosa più opportuna è tacere, per la mancanza dei requisiti minimi.

Tante di queste persone vedono la necessità di approfondimento come una porta sbattuta in faccia. A questo reagiscono con tutta la rabbia che il sostanziale anonimato consente.

Queste stesse persone non riconoscono valore alla stima guadagnata sul campo, ai titoli, ai risultati dimostrabili.

Tutto questo per loro è insopportabile perché imperscrutabile.

Molto meglio un vaffa, sparato a raffica su tutto quello che non si capisce, per affermarsi e darsi pacche virtuali sulle spalle, tra troll.

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La democrazia direttissima

19 gennaio 2018

Con la delibera su ATAC la giunta Raggi ha toccato il punto più basso della Consigliatura.

In sintesi, la Giunta ha deciso di prorogare la concessione ad ATAC (Società in Concordato preventivo: cioé tecnicamente fallita) fino al 2021.

Questo ignorando il Referendum (consultivo) che avrebbe potuto (e dovuto) dare indicazioni politiche chiare alla giunta Raggi sulla gestione di ATAC. Indicazioni che la Giunta ha rifiutato, con l’approvazione nelle more dell’indizione del Referendum di questa delibera, di fatto tentando di vanificarlo .

Non c’è uno straccio di giustificazione, né c’è stato un serio tentativo di trovarlo. E’ quello che in altri tempi si sarebbe chiamato sopruso.

ATAC non avrebbe potuto presentare il piano di rientro. Ma questa scusa sconta il pensiero retrostante, che così appare chiaro: una decisione era già stata presa, e il referendum “tamquam non esset”.

Fatto da chi fa della propria autodichiarata onestà il motore primo di tutta la propria proposta politica, e da chi invoca la democrazia diretta, appare di più come uno sberleffo.

Questa disgraziatissima città non ha ancora terminato di scontare la propria pena, evidentemente. Pena che i cittadini si meritano ogni giorno, con la superficialità che dimostrano nel lasciarsi scorrere addosso tutto e di più.

Oggi da questo Sindaco, ma ieri da altri, diversamente incompetenti.

Se c’è una parte di cittadini ancora viva e cosciente, batta un colpo.

Questo è il modo in cui le città muoiono, vita a non-vita degli abitanti.

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Il popolo di Platone

17 gennaio 2018

Platone non aveva una grande fiducia nel popolo, si sa. Per lui, lo abbiamo studiato più o meno tutti chi più chi meno anni fa, l’ideale sarebbe uno Stato retto da Filosofi.

Non avevo pienamente compreso la portata e il senso di questa posizione.

Per anni (decenni) mi sono trascinato dietro l’idea che Platone alludesse ad una superiorità sdegnosa dei Filosofi.

Tutto questo fino a quando non ha preso avvio questa disgraziatissima campagna elettorale, con il livello triviale di proposte e suggestioni, che – lungi dal provocare un’ondata di sdegno fino negli ultimi gangli della nostra bella Società – fanno guadagnare agli stessi politici punti e consensi.

A partire da (dico a caso): Pensioni, Tasse universitarie, Vaccini, Immigrazione, Flat tax, lotta all’evasione, spending review e giù a scendere fino alla conservazione della razza (ma uno zoo?), o case chiuse, è tutto un fiorire di proposte stravaganti e sconclusionate, con pochi pochissimi (ma subito zittiti dalla maggioranza), a ricordare alcuni dati oggettivi. Ma in fondo chi se ne frega dei dati oggettivi, giusto?

Platone non si riferiva ad una boriosa prosopopea del Filosofo, semplicemente considerava che componente base della Politica (assieme – come noto – a sangue e merda) sia la riflessione, ingrediente assai evidentemente carente in tutte le epoche storiche.

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SDA

12 gennaio 2018

Signori, toglietevi il cappello di fronte al meglio della logistica italiana, meglio: l’interpretazione italiana del concetto di logistica.

Bene, avete finito di togliervi il cappello? Ora potete rimetterlo.

Questa Società, è uno dei player maggiori in Italia (sarà perché consegna i pacchi per Poste, chissà), puntando sulla qualità del servizio, sulla puntualità, sulla cortesia? No, sul prezzo.

Ora, per avere un prezzo di consegna tanto basso e mantenersi in piedi c’è un solo modo: non consegnare.

E in questo senso la Società suddetta è efficientissima.

Ma non dimentica il rapporto con il cliente. All’uopo mantiene anche un numero di telefono (rigorosamente a pagamento) e un account facebook (che consiglio di visitare, essendo pieno di insulti e disservizi accanto a messaggini amorosi tra dipendenti).

Il giochino è semplice: il pacco viene smistato fino alla filiale, ma la consegna non viene nemmeno tentata, la scusa usata varia ma neanche tanto (destinatario sconosciuto, indirizzo errato). Ovviamente nulla risponde a realtà.

E’ lo schema Ponzi della logistica: a quel punto la responsabilità è del cliente che è obbligato a chiamare il numero a pagamento (si badi bene, non c’è altro modo per contattare l’SDA, tranne voler inoltrare un reclamo).

Quindi: guadagno poco o niente sulla consegna (che non effettuo, perché spesso il clente è invitato ad andarsi a ritirare il pacco in giacenza nella filiale), ma arrotondo sulle chiamate al call center.

Dei geni. Da bannare.

A quando la befana per i figli dei dipendenti con i pacchi non smistati?

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Doduck

Lo stagismo è il primo passo per la conquista del mondo.

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