Il trollino di Foucault

21 giugno 2017

Per quali ragioni ci si concentra in città rumorose, sporche, affollate?

Ma è chiaro: per usufruire di servizi, alcuni dei quali in comunità più grandi sono più efficienti, altri in comunità più piccole semplicemente non ci sono.

Per dire: se voglio andare all’Opera, probabilmente in un piccolo centro non avrò questa possibilità e dovrò spostarmi in uno più grande.

E’ solo un esempio, non volevo dire che chi abita a Vulci è uno zotico, beninteso.

Comunque uno dei vantaggi dell’abitare in queste grosse, flaccide, puzzose città dovrebbe essere quello di avere un’offerta di servizi migliore.

In teoria. In pratica, noi che abitiamo a Roma, sappiamo quanto tutto questo sia teorico.

E veniamo al senso di Atac. Atac esiste per svolgere un servizio pubblico? Sì.

E’ efficace? No. E’ efficiente? Men che meno.

Qual è la colpa dei 5S in questo? Nell’insistere a voler considerare riformabile questo strumento quando invece è chiaro che lo sforzo per riformare ATAC è superiore – e di gran lunga – allo sforzo di ricominciare da capo.

Non è cattiveria. Capisco le preoccupazioni sui livelli occupazionali, sulle garanzie, e su tutte le altre belle cose che sono valide solo quando si parla di società pubbliche, e meno valide quando a subire i contraccolpi delle crisi sono dipendenti di società private.

Ma qui non siamo davanti ad una società che magari non è efficiente, ma è efficace (ie funziona ma costa troppo). O che magari non è efficace, ma intanto è efficiente (che sarebbe come a dire che costa poco ma non funziona).

No. Qui siamo stati in grado di creare un ircocervo che non funziona e – tanto per non farsi mancar nulla – costa un buco annuale di 500 milioni al Comune.

Allora la colpa dei 5S è di cercare di mantenere il pentolone sul fuoco, per squallidi calcoli post-elettorali (con tutto che lo sport di allisciare il pelo ai dipendenti delle municipalizzate è sempre stato molto diffuso, a Roma).

Oppure no, non si tratta nemmeno di squallidi calcoli elettorali (perché si sa, la politica è lo spazio vuoto tra due campagne elettorali), e sono davvero convinti che il loro potere taumaturgico e riformatore possa modificare le situazioni da terzo mondo di cui questa città è piena.

Perché si è convinti – prima di tutto – che non servano segnali, ma solo un onesto (!) lavoro di cesello, e tutto tornerà a posto.

Basterà il cesello per far sentire i cittadini romani un pò meno sudditi? Ma anche profittatori. Perché le medaglie hanno sempre due facce.

E – qui a Roma – come forse a Caracas o a Calcutta le due facce sono quelle di un apparato di servizi inesistente, con burocrazia maramaldeggiante e spocchiosa, e di popolazione oramai usa a considerare l’esercizio di propri diritti come risultato di una contrattazione mafiosa, e a ciò oramai usi da decenni.

Per un ATAC che non funziona, ma nemmeno in sedicesimo (e non dò certo la colpa ai grillini per questo, l’esempio dei trollini è soltanto un esempio), e che non si ha nessuna intenzione di colpire, così come non si può/vuole colpire la burocrazia cieca, fatta di piccole e grandi angherie, dove le uniche responsabilità vengono identificate nella classe “dirigente”: il politico, l’imprenditore, facendo un racconto che – per me – è parziale, ma che è anche più semplice da fare, e meno impegnativo.

Un racconto sulla base del quale si può poi difendere i livelli occupazionali di ATAC, o i vantaggi piccoli e grandi delle municipalizzate a Roma, ma anche certi discorsi sui dipendenti comunali, scivolosi quanto si pare ma che un giorno qualcuno dovrà pure affrontare, a meno di decidere di tenersi questa struttura dei costi (e della annessa qualità nulla dei servizi) fino alla fine dei giorni.

Quindi quello che rimprovero oggi – per ATAC, ma solo come esempio – ai 5S è di essersi venduti come la soluzione a tutti i mali di Roma, spacciandosi per la medicina nuova, ma rivelandosi poi – a distanza di un anno – nient’altro che la solita pappa, solo con il nome diverso.

Ma noi romani siamo così.

Chi volete che l’avrebbe votato un partito che si fosse presentato con un approccio davvero (magari sbagliando, perché no) completamente diverso?

Nessuno. Infatti guarda caso i Radicali Italiani nelle ultime elezioni hanno preso talmente pochi voti da non avere nemmeno un rappresentante in Consiglio.

E oggi promuovono un Referendum per la messa a bando del servizio di trasporto pubblico a Roma non essendo rappresentati nelle istituzioni. Quando si dice essere “fuori del palazzo”.

Ma in questo caso per colpa dei politici, degli imprenditori o dei faccendieri?

O perché – in fondo in fondo – al romano piace prendersela con gli altri, ma “manzo eh?”, quando si tratta del proprio miserevole tornaconto?

E’ caratteristica di tutte le società degradate che i diritti si frantumino in tornaconti risultando in una mancanza di interesse comune ai più per “cambiare” davvero le cose.

Roma non fa – purtroppo – eccezione.

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Susan J. Fowler

20 giugno 2017

Susan ha scritto questo post sul suo blog: Riflessioni su un anno  in Uber (https://www.susanjfowler.com/blog/2017/2/19/reflecting-on-one-very-strange-year-at-uber).

Uno dei pericoli quando si descrivono torti subiti, è il rischio di tracimare nel patetico, e di lì giungere ad un problema di credibilità.

Susan questo percorso non lo fa, dimostrando di avere una personalità salda, più di tanti altri nella sua posizione.

Arrivando alla fine del racconto, molto onesto, si riesce a provare quella stessa sensazione di frustrazione che – più di altre – deve aver provato la stessa protagonista.

Più della rabbia, più del senso di ingiustizia per i torti (tanti) subiti.

Siamo abituati a pensare che new economy sia sinonimo di apertura culturale, di meritocrazia, di diversity, come usa dire.

Poi arriva questo racconto su Uber, a rovesciare questa assunzione come un calzino. Perché se è vero che l’interesse dell’Azienda è unicamente rivolto al profitto, allora il rischio è di diventare conservativi come e più delle aziende da meccanica pesante, altro che start up.

E il racconto di Susan va esattamente in questo senso, con manager che – come scusa o no – usano le performance dell’aggressore come motivo per lasciarlo indisturbato al suo posto, e cadendo più volte – come giustamente Susan fa notare, nel ridicolo.

Comunque – sia stato il post della Fowler o no – dall’inizio dell’anno a Uber c’è un terremoto che sta tirando giù tutto il management.

Se questo basterà a riallineare Uber non so. Di sicuro sarà un insegnamento per tutti quanti – me compreso – associavano tutte le qualità migliori legate all’agilità, al merito, alle idee “smart” con la Silicon Valley, che dovranno rivedere le proprie assunzioni, e – almeno per quanto mi riguarda – continuare a pensarlo, ma con un abbondante beneficio di inventario.

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Totò la belva

15 giugno 2017

Si parla di Antonio Riina. Non entro nella questione tecnica della sentenza della Cassazione, sia perché – per l’appunto – si tratta di una questione tecnica, e io tecnico della materia non sono, sia perché di tutti quanti si sono espressi mi pare che la maggior parte non avessero fatto neanche la fatica di leggerla, o – avendola letta – avevano deciso (a priori o meno) di avversarla per puro calcolo di convenienza.

Si chiama, in altra forma, di polemica politica.

Lungo pippone di premessa finito.

Il punto, e veniva ben individuato in uno degli articoli che ho letto sull’argomento (http://www.lavocedinewyork.com/news/primo-piano/2017/06/08/se-riina-e-ancora-il-capo-dei-capi-lo-stato-ha-fallito/), è il seguente: qual è il pericolo connesso con la revoca del 41bis per questo ottantasettenne? Cioè: chi realmente può credere che questo individuo – potente e sanguinario al momento del suo arresto – abbia conservato il proprio potere dopo vent’anni di regime speciale?

Non ci posso credere perché se fosse vero, allora vorrebbe prima di tutto dire che il 41bis è inutile.

Secondariamente se è vero che quest’individuo è alla fine della sua vita sciagurata, allora la reale forza di uno Stato si esprime nel decidere valutando i fatti, e non le suggestioni – come temo possa essere un magari umananamente giusto sentimento di vendetta.

E non sono affatto d’accordo su quanti dicono che una (supposta, e peraltro non richiesta nella pronuncia della Cassazione) scarcerazione di Riina sarebbe un segno di cedimento dello Stato. Un atto di questo tipo per un individuo morente, non più in grado di nuocere, né di comandare neanche al proprio corpo, sarebbe semmai il segno opposto.

Fortes semper monstrant misericordiam.

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Zorro

15 maggio 2017

Se n’è andato un altro grande. Un pensatore, un giornalista, un uomo.

Una persona che potevi fermarti ad ascoltare con la certezza di cogliere un punto di vista, un’idea davvero nuova e illuminante.

Qual è il livello minimo di intelligenza con cui questo mondo può reggersi in piedi?

http://www.olivierobeha.it/inevidenza/2017/05/la-liberta-e-un-lusso-di-pochi-mi-ripeteva

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Wannacry

13 maggio 2017

Una crisi informatica senza precedenti ha colpito ieri tutto il mondo, a partire da un ransoworm (neologismo testé coniato).

La cosa particolare di questo malware (doveva accadere prima o poi) é che unisce al classico attacco ransomware tramite e-mail la capacità di diffondersi orizzontalmente nelle reti locali, sfruttando una vulnerabilità utilizzata nel passato da NSA e pubblicata di recente da wikileaks.

Se ricordate blizzard circa 15 anni fa, questo é peggio:  ieri Telefonica (in Spagna) ha chiesto ai propri dipendenti di spegnere i computer e andare a casa, per limitare gli effetti del contagio.

Vive la France

8 maggio 2017

C’è un messaggio che arriva dalla Francia, e che è più importante della sconfitta del populismo e delle sue ricette approssimative, che assecondano gli istinti peggiori dei popoli che i suoi sostenitori aspirerebbero a governare.

No, non conosco bene il messaggio che Macron ha utilizzato, o perché abbia funzionato.

Una cosa però l’ho capita, e mi fa piacere: si può associare successo ed europeismo, speranza in un futuro migliore e diritti.

E’ evidente che una sana dose di “popolarismo” al limite del cinismo populista aiuta, ed è spesso imprescindibile. E Macron certo non fa eccezione quando – come fa – insiste sulla sicurezza e sulla protezione. Come forse su altri temi (come quelli strettamente economici, che spesso somigliano alle formule degli stregoni).

Il punto è quanto si riesce – sempre mantenendosi in quest’ambito – ad inserire dei messaggi veri ma impopolari, e ad essere dirompenti ma in senso opposto alla “vulgata” dell’Europa brutta e cattiva, ai migranti come pesi insostenibili, ecc. ecc.

Poi, in tutti i casi, vedremo cosa potrà e saprà fare il nuovo Presidente francese.

Quello che succede spesso con i politici populisti è che una volta arrivati al governo non riescano ad uscire da una specie di campagna elettorale perenne, dove invece ci sarebbe bisogno di scelte e azioni vere.

In questo senso mi auguro che finito il rullo dei tamburi e dei discorsi roboanti si passi ad una fase di ricostruzione dell’Europa, cantiere lasciato a metà, e del cui perfezionamento oggi più di ieri ci sarebbe la necessità, lasciato orfano spesso proprio dai Paesi fondatori, ognuno con le sue colpe e le sue piccole meschinità.

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La Verità fatta in casa

4 maggio 2017

C’è un effetto perverso che chi si occupa di sociologia probabilmente già sta studiando, connesso con i cambiamenti che Internet (o la Società dell’Informazione, se preferite), induce negli atteggiamenti personali.

Uno di questi effetti riguarda il rapporto con la realtà. Quello che negli ultimi mesi più che altro ha investito i titoli dei giornali con il nome di “fake news” (le bufale).

Il problema mi sembra qui più complesso del semplice essere o meno creduloni, come pare sembrino suggerire alcuni approfondimenti.

In effetti la diffusione delle fake news è data non tanto dalla loro disponibilità, o dall’approssimazione con cui alcuni formano le proprie opinioni, quanto dall’attitudine delle persone (la gente) ad adattare la realtà ai propri istinti e/o desideri e non i propri istinti e/o desideri alla realtà.

Abbiamo bisogno di esempi? Vogliamo parlare della vicenda di questi giorni rispetto al ruolo delle ONG? Fare un discorso che abbia un capo e una coda è oramai diventato impraticabile: stavo vedendo i commenti ad un articolo su un noto giornale italiano, ed erano tutti (ma proprio tutti) schierati dalla stessa parte. Direi disinformata. Ma lì il problema non è neanche essere disinformati, è evitare a bella posta i fatti, per fumarsi il pongo fabbricato in casa che si spaccia per verità.

E che narra di complotti tra ONG e trafficanti, addirittura di un piano per destabilizzare il nostro Paese (come se non avessimo dimostrato di essere a questo capacissimi già da soli), o per ricavare mirabolanti guadagni alle spalle dei poveri contribuenti italiani.

Non so in che modo, ma sembra che sapere che anche nelle ONG si annidino degli spazi di malaffare agisca come un balsamo sull’animo dei nostri poveri concittadini, che non riescono a vedere le cose nella loro linearità e sono costretti ad immaginare arzigogoli logici, per tenere in piedi le loro assunzioni sbagliate.

Arrivano troppi migranti. Ma troppi rispetto a che? Forse ci sono troppe guerre, conflitti, persecuzioni.

E quale sarebbe il ruolo delle ONG se non di salvare quante più persone possibile?

E poi: ma se non ci fossero le ONG a raccoglierli, i migranti, dovremmo supporre che dovremmo lasciarli crepare in mare, o comunque lasciarne affogare un numero molto più grande di quello di oggi.

Ma certo, l’atteggiamento già conosciuto è di infangare qualsiasi cosa, per liberarsi (in un qualche modo distorto) la coscienza, e arrivare a considerare (e spesso senza avere il coraggio di dirlo) che in fondo chi paga 3000 euro per un passaggio su un gommone sdrucito per arrivare in Europa se l’è anche andata a cercare, e quindi tanto meglio sotto un centinaio di metri di mare, piuttosto che ad ingombrare le nostre piantagioni di pomodori per 50 centesimi a cassetta, o anche a fare il vu’cumprà sulle nostre spiaggie, per 8 euro al giorno.

Ma certo, pensare che 10/15000 euro al giorno per tenere in mare una nave di una di queste ONG siano pagati dai trafficanti libici e non tramite le donazioni di quanti forse – un pò – si preoccupano di aiutare questo mondo a essere un pò meno pessimo di quanto già non sia, deve essere quasi incredibile. Molto più improbabile dal punto di vista della “gente” che 10/15000 persone in tutta Europa donino in media 365 euro all’anno, che i mercanti di umani cedano una parte dei loro guadagni per assicurare salvezza a quanti loro – in ogni caso – getterebbero in mare.

Poi, come in tutte le cose, potranno esserci eccezioni, spazi di infamia etc., ma logica e intelligenza dovrebbero aiutare ad incasellare le cose nella prospettiva che più si avvicina alla realtà.

Ma certo, questo è uno sport che oggi non vede atleti in gara.

mattarello

La trampa

30 aprile 2017

Trump è un oggetto politico paradossale.

Oggi si svolge una delle trasformazioni più sorprendenti di questo imbonitore di spazzole prestato alla Politica.

Da sovranista inveterato, convinto del dover “dismettere” le responsabilità di “protettore del mondo” degli Stati Uniti, a fautore di una politica estera azzardata quanto si vuole ma estremamente attiva (proprio per compensare la mala parata interna, potrebbero pensare le malelingue).

Da filoputinista a difensore degli interessi regionali nel medio oriente, e specificamente in ruolo anti-putin.

E nello scacchiere internazionale il dubbio è: qual è il vero obiettivo (sempre che ci sia, ma diamine stiamo sempre parlando degli Stati Uniti, anche se con ciuffo ribelle e ketchup) della politica di Trump?

Perché diciamocelo, Obama per quanto apprezzabile probabilmente non è riuscito in politica estera in otto anni a dare un senso compiuto alle proprie azioni, o almeno non a darlo in maniera duratura e visibile.

Io ho tutta una serie di dubbi che l’obiettivo sia davvero la Corea del Nord, che mi sembra più un modo per (con tutto che certe azioni politiche, specialmente tanto spregiudicate si sa come iniziano e non si sa come finiscano) far sì che “nuora intenda” piuttosto che suocera si faccia davvero edotta.

La mia impressione è che con la Corea del Nord, l’obiettivo sia più la Cina.

E che in Siria abbia voluto “battere un colpo”, sia per motivi legati agli equilibri politici interni, sia perché effettivamente il ruolo degli Stati Uniti oramai in Siria era decisamente appannato (stretto tra Iran, Russia e Turchia).

Oggi in Siria ho l’impressione che nessuno abbia fretta di togliere dallo scenario l’ISIS. Una Siria senza ISIS infatti vorrebbe dire un ritorno di Assad o un processo di Pace in cui gli oppositori dovrebbero avere un ruolo, e oggi nessuno è disponibile a lasciare alla parte avversa alcuna chance. Temo che ISIS verrà perciò tenuto in coma profondo, facendo sì che la guerra duri ancora parecchio a lungo.

E la bomba da 10 tonnellate? Ehi, ma si tratta pur sempre di un venditore di spazzole capitato nella stanza di bottoni, un po’ di sano divertimento glielo concederemo?

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Sono stato nel futuro, e ho pessime notizie.

5 aprile 2017

“L’epidemia di stupidità che avvolge questo paese” (http://phastidio.net/2017/04/04/lo-stato-dellallucinazione/) ha preso sempre più forza, con lo stesso meccanismo per cui un torrente man mano che scende verso valle si gonfia sempre di più.

Nel 2018, come era facile prevedere, si ripeterà la stessa manfrina del 2013 e di cui tutti, ma proprio tutti, avevano giurato di scongiurare il ripetersi. Con una riforma costituzionale, con una legge elettorale anzi anche due, con la preghiera, il voodoo e le zampe di gallina bollite nel caffé.

Bene quindi. Anzi male. L’unica differenza sarà che le parti saranno invertite. Questa volta la maggioranza della minoranza l’avranno i 5S.

Quindi l’incarico sarà affidato loro.

Al grido “a noi il governo con noi il popolo” la loro piattaforma di accordo con altre forze per arrivare ad avere la maggioranza sarà “il popolo ha scelto, quindi votate le nostre iniziative senza pretendere nulla in cambio”.

Bersani commenterà “hanno ragione loro, dobbiamo votarli e non chiedere nulla in cambio”. Ma sarà il primo tentativo di eutanasia del non consenziente da parte di D’Alema, sempre memore dell’adagio del nonno “dove non c’è guadagno la remissione è certa”.

Al fallimento del tentativo di Di Maio, i 5S bloccheranno il Parlamento, mentre un Renzi affasciato da mummia e una mummia di nome Berlusconi proveranno a convincere un certo numero di schegge elettorali impazzite a rifare il pentapartito di andreottiana memoria.

Nell’occasione della resistenza del parlamento (che sarà ricordata come le 5 giornate di andreotti) un busto del Divo sarà eretto all’entrata della Bouvette.

Dopo diversi mesi di tentativi falliti, proteste di piazza, richieste di uscire dall’Euro, di scendere dal mondo, di uscire da questa galassia, ci ritroveremo davvero ad un passo dall’uscita con i rendimenti dei nostri titoli schizzati al 15% e i conti pubblici fuori controllo. L’inizio della fine sarà dato dall’impossibilità di pagare le tredicesime agli statali. I centri commerciali chiuderanno come le mosche.

La ggente (specialmente gli statali) scenderà per le strade con i forconi (ci sarà un’impennata nelle vendite di questo utile strumento) gridando “abbasso le scie chimiche, viva grillo, viva di maio, a morte gli sfruttatori”.

A quel punto il colpo di stato sarà ad un passo, ma non si troverà nessuno disposto a farlo, perché anche i militari – essendo statali pure loro – saranno scesi in piazza con gli altri.

La soluzione sarà presto trovata: Salvini – battendo una moneta padana autoctona (il goldone di fango) – pagherà un esercito privato che in breve prenderà il controllo della pedemontana e si proclamerà imperatore del Nord-Nord/Est.

Grillo a quel punto, al comando di un manipolo di eroi pollicultori (come Di Maio), prenderà il controllo del centro, proclamando il Regno di Fanculonia (no, non il centro d’Italia, proprio il centro di Roma, tra Via XX Settembre e Via del Tritone). Tra i primi provvedimenti, sarà sancità l’abolizione della povertà, della malattia e dei geloni ai piedi. Immediatamente dopo sarà dichiarato passibile di morte per lapidazione chiunque metta in dubbio l’efficacia delle misure “del popolo per il popolo con il popolo”. Saranno quindi istituite delle feste di piazza gioiose per procedere alle numerose esecuzioni dei “non-poveri”, “non-malati” e dei “non-portatori-di-geloni-ai-piedi”.

Per ultimo, tutti i dotati di un QI maggiore di 21 saranno banditi e costretti a fuggire per aver salva la vita.

Intanto i mutui stipulati in euro saranno pagati in pizze di fango, ma alcune banche avranno l’ardire di storcere il naso. Quindi queste saranno nazionalizzate, e il controllo della Banca di Fanculonia sarà posto sotto l’egida del sito web della Casaleggio. Che nel frattempo non avrà pagato per il Dominio e a quell’indirizzo si troverà quindi un sito di scommesse on-line.

Ovviamente si desumerà che Bilderberg avrà preso il controllo dell’ICANN.

Sarà proclamato un Referendum consultivo sulla permanenza in Europa. Peccato che nel frattempo dell’Europa il Regno di Fanculonia e l’Impero del Nord-Nord/Est già non ne faranno più parte. In mancanza si deciderà – in seguito all’esito positivo – di staccare le Alpi dal continente tramite la costruzione di un immenso canale.

Rimarrà solo una zona del Frusinate, dove saranno fuggite tutte le mummie post rivoluzionarie a perpeturare i fasti (o nefasti) degli ultimi periodi dell’Italia unita. Renzi e Berlusconi, saranno tumulati insieme nel cimitero di Anagni ad imperitura memoria.

D’Alema presenzierà, anch’egli più mummificato di chiunque altro.

 

 

Firma volontà

31 marzo 2017

Ho letto quest’articolo (di interesse locale, direi) sul consigliere Onorato.

Il Consigliere non lo conosco, però a giudicare dall’intervista, sembra dire cose di buon senso.

https://www.romadailynews.it/politica/onorato-marchini-firme-raggi-sto-ricevendo-insulti-sessisti-0306829

Normalmente preferisco commentare le azioni (o le inazioni) politiche della Raggi.

E da questo punto di vista, mi pare che uno dei (pochi) punti fermi che fin qui si sono visti, sia una strenua difesa dell’as-is.

Tutto l’opposto – penso – rispetto al motivo per cui la maggior parte dei Romani l’hanno votata.

Detto ciò.

Un commento su questa storia delle firme va comunque fatta.

Tutti sappiamo (o dovremmo sapere) che le regole per la presentazione delle liste sono farraginose se non criminogene.

E ne fanno le spese tutti quelli che con metodi più o meno raccogliticci devono sottoporsi a queste forche caudine.

Quello che è veramente inaccettabile è il persistere a voler leggere in maniera totalmente diversa lo stesso atto (poniamo un’irregolarità formale nel modulo di raccolta) se fatto da un altro partito e se fatto dal MoVimento, o anche se fatto da una componente del MoVimento non allineata (allineata a chi? a cosa? pare che l’unica regola “vera” sia non stare sul culo di Grillo).

Che risponde alla stessa logica per cui in Parlamento i membri 5S fanno ostinatamente riferimento ai loro emendamenti, alle loro proposte, alle loro iniziative, come le uniche legittime e tutti gli altri ladri farabutti delinquenti.

Che è ad un tempo pericoloso e arrogante.

Ma spiega perfettamente perché i 5S siano predisposti a vedere complotti dappertutto, e perché non possano accettare alcuna mediazione.

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