Too much caffeine

12 febbraio 2020

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È sconcertante ciò che la centrifuga dei social può spremere dalle viscere dei politigans, gli hooligans della politica pronti a randellarsi senza pietà dalla loro tastiera al seguito dei loro beniamini. La vicenda della prescrizione ha scatenato un’abominevole gazzarra social tra ex compagni del partito democratico, che non avevano altro motivo per darsele se non […]

via La miserabile guerra dei politigans — Politica per Jedi

Con Yoda condividiamo – se non sempre gli esiti – senz’altro l’analisi.

Mi verrebbe da dire che Yoda, ben più e ben prima di me, ha capito d’altra parte che “bisogna andare” lì dove va la gente.

Io sono decisamente più orso che Jedi, e quindi preferisco starmene in un cantuccio a dirmi le mie cose tra di me, a borbottarle se si vuole.

E poi mi piacciono più le camomille che i caffé.

Qualche volta posto qualche commento qui e lì. Normalmente avrei commentato anche sul blog di Yoda, questa sua riflessione così appropriata.

Purtroppo anche un Jedi ha un limite, e ogni limite ha una pazienza, indi Yoda a bloccato i commenti sul suo blog. Mi spiace. Capisco che su twitter si viva di fiammate e si rischi spesso di bruciarsi.

Direi: qui non è così, sei tra amici.

Ma insomma, capisco, rispetto e – appunto – mi adeguo.

Nel tema: sulla prescrizione la penso quasi esattamente come Yoda. Quasi esattamente perché ritengo che – proprio perché si parla di un tema così complesso – non penso si dovrebbe lasciare in mano ad un ministro così. Ma è successo, ed è successo che il PD si è ritrovato ad avere una posizione debole proprio su un tema così sensibile. E qui mi viene il dubbio sincero che se Renzi da una parte fa il suo gioco, che mi sembra in questo caso anche troppo comprensibile – semel in anno – nel PD abbiano fin troppo presente che questo tema non sia nella “top ten” diciamo così degli interessi della gente. Sbagliato. Sbagliatissimo. Ma soprattutto sbagliato partire dai sondaggi per decidere le priorità piuttosto che partire dalle priorità per migliorare i sondaggi.

Io non sono nessuno. Ma mi preoccupa di essere talmente passivi da farsi inoculare dalla destra i suoi temi inventati, e non essere capaci di combattere battaglie che – in cuor proprio – si giudica sacrosante, ma vergognandosi di ammetterlo perché nessuno ti capirebbe.

Birdwatching

6 febbraio 2020

Osservo che chi si lamenta di più è lo stesso che non fa nulla per cambiare.

In particolare: chi si lamenta che i politici sono tutti uguali, al voto sceglie sempre gli stessi che lo hanno deluso.

dubbio

Centoquarantamila — Stefano Tartarotti Blog

5 febbraio 2020

Amnesty International stima che in Italia, entro la fine del 2020, i decreti sicurezza sposteranno nell’illegalità circa ottantamila persone. Queste andranno ad aggiungersi alle sessantamila già presenti sul territorio prima dei decreti. La clandestinità aumenterà fortemente le probabilità che le stesse finiscano in balia di povertà, ghettizzazione o preda dello sfruttamento criminale.

via Centoquarantamila — Stefano Tartarotti Blog

Ex voto

3 febbraio 2020

Ovviamente sono felice che Bonaccini abbia vinto.

Però le condizioni erano le migliori possibili (un Bonaccini bravissimo, contro una sfidante “cavallo di Caligola”).

Certo, certo, c’è stato il 67% di affluenza e certo, le Sardine.

Ma né l’uno né l’altro risultato (per quanto connessi tra loro) sono riconducibili all’azione di Governo o PD.

Anzi, mi verrebbe da dire, sono stati ottenuti “nonostante” Governo e PD.

Il PD è quello che ha beneficiato di più dei voti. Ma – temo – più per mancanza di alternative ritenute credibili, che per forza manifesta.

Mi sembra quindi che ci si possa solo rallegrare del fatto che le istanze nazionali non abbiano zavorrato una pur ottima esperienza politica locale.

A ben vedere, quindi, questa vittoria dà una serie di segnali, che dovrebbero spingere i responsabili del centro sinistra a muoversi, cercando di andare incontro alle richieste che evidentemente arrivano:

Le Sardine > tanta parte di persone (soprattutto giovani) che si considerano di sinistra, non trovano risposte nel PD o negli altri partiti

La presa dei temi di Salvini in aree a basso reddito > evidentemente c’è un disallineamento tra quello che si può dire, e quello che la gente si aspetta

Su quest’ultimo punto, io posso anche capire che in realtà la gente si aspetta cose sbagliate, ma il problema VERO del partito, secondo me, è che non riesce più a trasmettere la (propria) visione del mondo e a condividerla. Anzi, a dirla tutta, sembrerebbe accadere esattamente l’opposto: i partiti populisti/sovranisti raccontano una verità (che ovviamente è fake) e il PD cerca di rispondere a quel bisogno inventato.

Quindi, di fatto: l’agenda la fissano i populisti/sovranisti.

Con queste premesse NON SI PUO’ vincere. Bisognerebbe dirselo chiaramente.

Poi: è vero che ci si trova in una condizione che non è troppo diversa da quella del direttore RAI che di suo cercherebbe pure di fare un palinsesto decente, ma si ritrova nella condizione che ove lo facesse semplicemente gli verrebbe detto che non ha risposto ai desideri della gente. E verrebbe cacciato. Immediatamente.

Ci vorrebbe qualcuno che trovasse il modo giusto di dire se non la verità, qualcosa che gli assomigliasse un pochino.

Ma per far questo ci vorrebbe una roba chiamata Credibilità.

Per la Credibilità, serve la Memoria (dei cittadini/elettori) e per questa serve l’Interesse.

Non vorrei farla troppo semplice, ma finché siamo (complessivamente intesi), cittadini disinteressati alla politica, senza memoria, non daremo la possibilità a nessuno di guadagnare credibilità uscendosene con quel minimo di verità che gli consentirebbe di vincere le elezioni e portare questo Paese fuori dalle secche in cui (volontariamente, e con gusto si direbbe) si è ficcato.

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Tap Gear

22 gennaio 2020

Questa notizia qui:

Sony Vision-S presentata al CES 2020: da quando Sony fa auto?

mi ha ispirato qualche riflessione, assieme alla lettura di un post di Mario Seminerio

Auto tedesca, la batteria del futuro

La questione è legata alle trasformazioni – queste sì epocali – che stanno avvenendo nel mondo automotive.

L’esempio dell’esperimento di Sony ci dice quanto costruire un’auto elettrica sia “semplice”. Dal punto di vista industriale, gran parte della componentistica è bella e pronta, il resto è software.

E’ quello che si diceva di Tesla… Musk non ci riuscirà mai! costruire un’automobile in serie non è come produrre un videogioco.

Bene, la situazione ad oggi pare raccontare una realtà diversa. E forse davvero costruire un’auto elettrica è più simile a costruire un triciclo che un razzo.

Che impatti avrà tutto questo? Intanto una riduzione importante degli occupati diretti nell’ambito della produzione, ma – ancora di più – nell’ambito della manutenzione.

Infatti essendo costruttivamente più semplici, banalmente ci sono meno pezzi che tenderanno ad usurarsi o a guastarsi.

Intendiamoci, un mercato esisterà comunque, ma sarà più ristretto.

Sicuramente ci sarà un trasferimento di lavoro verso i servizi (anche per come si ridisegnerà in futuro il mercato della mobilità), verso il software (navigazione, guida), e tutta la parte di alimentazione (sarà elettrica pura, con batterie, o a celle di combustibile, o ancora soluzioni che ad oggi ancora non immaginiamo?).

Ecco perché in tanti stanno puntando sui dati prodotti e generati dalla mobilità, e da tutti i servizi che faranno in qualche modo la concorrenza e la differenza.

Ecco, farebbe piacere avere una guida politica che si occupasse di queste prospettive, tentando magari delle strade (che non è detto siano quelle giuste).

Sicuramente cosa non potrà funzionare sarà stare alla finestra e aspettare.

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Trasmettere il giusto messaggio — Stefano Tartarotti Blog

22 gennaio 2020

via Trasmettere il giusto messaggio — Stefano Tartarotti Blog

Villa Salvini e altri spaccati — Stefano Tartarotti Blog

11 gennaio 2020

Mi piacciono le infografiche e gli spaccati. Così, ispirato dalle traversie immobiliari di Renzi, ho disegnato una mini galleria di possibili sezioni delle abitazioni di vari politici.

via Villa Salvini e altri spaccati — Stefano Tartarotti Blog

Grazie, Erasmus — natangelo

9 gennaio 2020

Grazie, Erasmus #erasmus #webcomic #uk #cartoon #natangelo

via Grazie, Erasmus — natangelo

Il secolo greve

9 gennaio 2020

Non è passato che un secolo dall’inizio del secolo breve, e pare che l’assunto che la Storia si ripeta debba risolversi a confermare la sua validità. Proprio adesso.

Voglio dire, proprio adesso che questo secolo non sembrava passato invano. Nel 1921 circa il 12% degli sposi e il 20% delle spose non firmavano l’atto di matrimonio perché non sapevano scrivere. Nel 1921 l’Italia era un Paese povero, senza infrastrutture, agli albori della rivoluzione industriale.

Ora per fortuna siamo lontani anni luce da questo, o almeno così sembrava. Abbiamo un livello medio di istruzione non disprezzabile, certo non al livello della media europea, ci sono troppo pochi laureati, eccetera. Abbiamo certo molti problemi. Niente a che vedere con un secolo fa.

La buona informazione e le opportunità di farsi un’opinione ragionata sono disponibili in una maniera impensabile, eppure rischiamo di restare impigliati nelle stesse trappole psicologiche di cent’anni fa, quelle dei nostri nonni. Cosa abbiamo sbagliato? Forse il fatto che è vero che tante informazioni buone sono disponibili, ma accanto a quelle c’è un cumulo di immondizia. Nel rapporto tra una collinetta e una montagna.

Ma neanche questo, alla fine, è il motivo. Si vede, che anche in Paesi più avanzati nel nostro, le cose non vanno in maniera molto diversa.

Alla fine, la sussistenza dell’identità politica del cittadino passa sempre tramite una delega (anche se si propugna la democrazia diretta, alla fine “ci si fida” del tizio che porta avanti quest’idea, quindi – di fatto – si delega lui). La delega si fonda sulla fiducia, e il fatto paradossale è che oggi ci si vanti di non dare fiducia a nessuno (vedi le polemiche sui “giornaloni” o con le tv), salvo fidarsi di quanti raccomandano di non fidarsi.

Io ricordo che quando ero ragazzo, uno degli obiettivi dei nostri insegnanti era “insegnarci”, per quanto possibile uno spirito critico, rispetto a quanto – allora – sembrava delinearsi come il problema del presente e del futuro, e cioè la distorsione della realtà operata dagli organi di informazione.

Mi sembra che la lezione sia stata appresa, ma volgendo il risultato ad un indirizzo paradossale: ora non ci si fida più del telegiornale, del quotidiano (tutto giusto), ma per fidarsi del blog del santone sciochimichista sul web o dei commenti su facebook strillati e linkati.

Una “mala informazione” fatta dal basso, ma a meglio vedere sempre pilotata, solo con finalità e tramite mezzi parecchio più oscuri. Riuscendo ad essere persino peggiore del male originario.

Almeno se uno comprava L’Unità e Il Tempo sapeva già in anticipo di dover fare un certo tipo di tara, e paradossalmente con due falsità si riusciva a ricostruire un’idea della verità.

E’ proprio vero che la storia si ripete, in un modo però tanto inatteso da soprenderci lo stesso.

Infatti come i fanciulli nelle tenebre temono
e hanno paura di tutto così nella luce noi talvolta
temiamo cose che non sono affatto più spaventose
di quelle che i fanciulli nelle tenebre paventano
immaginandole prossime a prendere forma.
Occorre dunque che questo terrore dell’animo
e queste tenebre siano dissipate non dai raggi
del sole, né dai fulgidi dardi del giorno, bensì
dalle evidenze e dalla ragione propria della natura.
(Lucrezio, De Rerum Natura, Traduzione di Luca Canali con modifiche)

da Lucrezio, la luce della ragione — Palomar

someoneiswrong

Il dialogo nel ventunesimo secolo — Stefano Tartarotti Blog

8 gennaio 2020

Più di duecentomila anni dalla comparsa dell’Homo sapiens e la capacità di gestire l’escalation dei conflitti è rimasta più o meno la stessa. Ah, no, aspetta. Ora c’è anche twitter.

via Il dialogo nel ventunesimo secolo — Stefano Tartarotti Blog


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Pensieri spelacchiati

Un piccolo giro nel mio mondo spelacchiato.