Tap Gear

22 gennaio 2020

Questa notizia qui:

Sony Vision-S presentata al CES 2020: da quando Sony fa auto?

mi ha ispirato qualche riflessione, assieme alla lettura di un post di Mario Seminerio

Auto tedesca, la batteria del futuro

La questione è legata alle trasformazioni – queste sì epocali – che stanno avvenendo nel mondo automotive.

L’esempio dell’esperimento di Sony ci dice quanto costruire un’auto elettrica sia “semplice”. Dal punto di vista industriale, gran parte della componentistica è bella e pronta, il resto è software.

E’ quello che si diceva di Tesla… Musk non ci riuscirà mai! costruire un’automobile in serie non è come produrre un videogioco.

Bene, la situazione ad oggi pare raccontare una realtà diversa. E forse davvero costruire un’auto elettrica è più simile a costruire un triciclo che un razzo.

Che impatti avrà tutto questo? Intanto una riduzione importante degli occupati diretti nell’ambito della produzione, ma – ancora di più – nell’ambito della manutenzione.

Infatti essendo costruttivamente più semplici, banalmente ci sono meno pezzi che tenderanno ad usurarsi o a guastarsi.

Intendiamoci, un mercato esisterà comunque, ma sarà più ristretto.

Sicuramente ci sarà un trasferimento di lavoro verso i servizi (anche per come si ridisegnerà in futuro il mercato della mobilità), verso il software (navigazione, guida), e tutta la parte di alimentazione (sarà elettrica pura, con batterie, o a celle di combustibile, o ancora soluzioni che ad oggi ancora non immaginiamo?).

Ecco perché in tanti stanno puntando sui dati prodotti e generati dalla mobilità, e da tutti i servizi che faranno in qualche modo la concorrenza e la differenza.

Ecco, farebbe piacere avere una guida politica che si occupasse di queste prospettive, tentando magari delle strade (che non è detto siano quelle giuste).

Sicuramente cosa non potrà funzionare sarà stare alla finestra e aspettare.

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Trasmettere il giusto messaggio — Stefano Tartarotti Blog

22 gennaio 2020

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Villa Salvini e altri spaccati — Stefano Tartarotti Blog

11 gennaio 2020

Mi piacciono le infografiche e gli spaccati. Così, ispirato dalle traversie immobiliari di Renzi, ho disegnato una mini galleria di possibili sezioni delle abitazioni di vari politici.

via Villa Salvini e altri spaccati — Stefano Tartarotti Blog

Grazie, Erasmus — natangelo

9 gennaio 2020

Grazie, Erasmus #erasmus #webcomic #uk #cartoon #natangelo

via Grazie, Erasmus — natangelo

Il secolo greve

9 gennaio 2020

Non è passato che un secolo dall’inizio del secolo breve, e pare che l’assunto che la Storia si ripeta debba risolversi a confermare la sua validità. Proprio adesso.

Voglio dire, proprio adesso che questo secolo non sembrava passato invano. Nel 1921 circa il 12% degli sposi e il 20% delle spose non firmavano l’atto di matrimonio perché non sapevano scrivere. Nel 1921 l’Italia era un Paese povero, senza infrastrutture, agli albori della rivoluzione industriale.

Ora per fortuna siamo lontani anni luce da questo, o almeno così sembrava. Abbiamo un livello medio di istruzione non disprezzabile, certo non al livello della media europea, ci sono troppo pochi laureati, eccetera. Abbiamo certo molti problemi. Niente a che vedere con un secolo fa.

La buona informazione e le opportunità di farsi un’opinione ragionata sono disponibili in una maniera impensabile, eppure rischiamo di restare impigliati nelle stesse trappole psicologiche di cent’anni fa, quelle dei nostri nonni. Cosa abbiamo sbagliato? Forse il fatto che è vero che tante informazioni buone sono disponibili, ma accanto a quelle c’è un cumulo di immondizia. Nel rapporto tra una collinetta e una montagna.

Ma neanche questo, alla fine, è il motivo. Si vede, che anche in Paesi più avanzati nel nostro, le cose non vanno in maniera molto diversa.

Alla fine, la sussistenza dell’identità politica del cittadino passa sempre tramite una delega (anche se si propugna la democrazia diretta, alla fine “ci si fida” del tizio che porta avanti quest’idea, quindi – di fatto – si delega lui). La delega si fonda sulla fiducia, e il fatto paradossale è che oggi ci si vanti di non dare fiducia a nessuno (vedi le polemiche sui “giornaloni” o con le tv), salvo fidarsi di quanti raccomandano di non fidarsi.

Io ricordo che quando ero ragazzo, uno degli obiettivi dei nostri insegnanti era “insegnarci”, per quanto possibile uno spirito critico, rispetto a quanto – allora – sembrava delinearsi come il problema del presente e del futuro, e cioè la distorsione della realtà operata dagli organi di informazione.

Mi sembra che la lezione sia stata appresa, ma volgendo il risultato ad un indirizzo paradossale: ora non ci si fida più del telegiornale, del quotidiano (tutto giusto), ma per fidarsi del blog del santone sciochimichista sul web o dei commenti su facebook strillati e linkati.

Una “mala informazione” fatta dal basso, ma a meglio vedere sempre pilotata, solo con finalità e tramite mezzi parecchio più oscuri. Riuscendo ad essere persino peggiore del male originario.

Almeno se uno comprava L’Unità e Il Tempo sapeva già in anticipo di dover fare un certo tipo di tara, e paradossalmente con due falsità si riusciva a ricostruire un’idea della verità.

E’ proprio vero che la storia si ripete, in un modo però tanto inatteso da soprenderci lo stesso.

Infatti come i fanciulli nelle tenebre temono
e hanno paura di tutto così nella luce noi talvolta
temiamo cose che non sono affatto più spaventose
di quelle che i fanciulli nelle tenebre paventano
immaginandole prossime a prendere forma.
Occorre dunque che questo terrore dell’animo
e queste tenebre siano dissipate non dai raggi
del sole, né dai fulgidi dardi del giorno, bensì
dalle evidenze e dalla ragione propria della natura.
(Lucrezio, De Rerum Natura, Traduzione di Luca Canali con modifiche)

da Lucrezio, la luce della ragione — Palomar

someoneiswrong

Il dialogo nel ventunesimo secolo — Stefano Tartarotti Blog

8 gennaio 2020

Più di duecentomila anni dalla comparsa dell’Homo sapiens e la capacità di gestire l’escalation dei conflitti è rimasta più o meno la stessa. Ah, no, aspetta. Ora c’è anche twitter.

via Il dialogo nel ventunesimo secolo — Stefano Tartarotti Blog

Quelli che se ne vanno — Palomar

5 gennaio 2020

Ferruccio De Bortoli, Migranti cosa dicono i numeri, Corriere della Sera, 5 gennaio 2020 Le immagini dei primi nati dell’anno sono commoventi. I neonati, in un Paese che invecchia, sono ancora più i benvenuti. Il primo nato a Torino è stato Hadega; a Brescia Youssef; in Calabria Harshita; in Liguria Daniel; in Friuli Venezia Giulia […]

via Quelli che se ne vanno — Palomar

30 dicembre 2019

Renna 4WD — Stefano Tartarotti Blog

23 dicembre 2019

Ieri pomeriggio ho finalmente finito e inviato dei bozzetti di lavoro a cui ho lavorato abbastanza febbrilmente negli ultimi dieci giorni. Una volta inviati, mi sono fatto un caffè e ho pensato “potrei fare un disegnino cretino di una renna pazza sulla neve da mandare ad amici e clienti, oppure pulire il bagno che, tralasciato […]

via Renna 4WD — Stefano Tartarotti Blog

C’era una volta la sacra democrazia diretta. Poi arrivò Virginia — Phastidio.net

17 dicembre 2019

Di come la sindaca di Roma si sia messa sotto le suole una consultazione referendaria ed il rispetto per quella che resta una prassi di democrazia diretta, di quelle che tanto piacciono al suo movimento L’articolo C’era una volta la sacra democrazia diretta. Poi arrivò Virginia proviene da Phastidio.net.

via C’era una volta la sacra democrazia diretta. Poi arrivò Virginia — Phastidio.net

Assolutamente corretto evidenziare il paradosso di un movimento che pretende di bacchettare la politica pre-esistente, ripercorrendone pedissequamente – e bovinamente – gli stessi passi, con l’aggravio di non essere cosciente delle mostruosità partorite.

Resta il fatto – altrettanto paradossale – che a fronte di un servizio indecente se non assente, a fronte di anni e anni di processione dei morti viventi in termini di servizi resi, di mancata innovazione, al referendum parteciparono il 16% degli aventi diritto.

Una sconfitta per il comitato promotore? O più una sconfitta per chi ancora credeva nella possibilità di un sussulto morale, civico, dei romani?

La seconda che hai detto…

Fa male dirlo, ma noi romani ci meritiamo anche la Raggi, non a caso ce la siamo anche scelti. Fieri e orgogliosi sovranisti dei miei stivali. Ante litteram.


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